Per la nostra rubrica dei saggi n. 48 - Armand Mattelart, "Storia della società dell’informazione", Einaudi 2002.

Armand MattelartStoria della società dell'informazionee
Einaudi


 
Di Enrico Sciarini
 

Senza dubbio quella di Mittelart è un’accurata storia di come si è arrivati alla globalizzazione dell’informazione nei suoi aspetti positivi e negativi. Inizia molto indietro nel tempo, dall’Impero Romano, attraverso due millenni durante i quali l’Umanità ha sempre più intensificato i propri mezzi di comunicazione. Dallo scorso secolo in poi, scrive Mittelart, sono gli Stati Uniti il centro da cui si irradia l’innovazione tecnico-scientifica e la cultura di massa, prodotta da un modello consumistico elevato. Dagli USA si irradia pure la supremazia della tecnologia. Con l’avvento delle “macchine informatiche”, dalla metà del novecento in poi la “rete” si diffonde su tutto il pianeta senza alcun controllo sugli effetti positivi e negativi che ha generato. La “rete” ha invaso la vita degli esseri umani. Mittelart racconta come si sia diffusa nel giro di pochi decenni; con oltre 250 citazioni riporta i nomi dei molti sostenitori e dei pochi diffidenti. Tra questi annovera il sociologo francese Jacques Ellul il quale, già nel 1954, aveva previsto l’irresistibile ascesa di un “sistema tecnico” autonomo, totalizzante e auto riproduttore che, né la morale, né la politica avrebbero potuto contrastare. Anche il canadese Marshall Mc Luhan (1911 – 1980) aveva previsto il primato della tecnologia che, usando i mezzi di comunicazione, avrebbe creato un “villaggio globale”. Ne è invece scaturito un coacervo di relazioni interdipendenti  produttrici di anonimato e alienazione politica. Più ottimisticamente il giapponese Yoneji Masuda (1905 – 1995) prevedeva che la creatività avrebbe avuto il sopravvento sul consumismo. Anche questa una previsione non azzeccata. Il connubio tecnologia – informazione ha sicuramente generato grandi benefici; restano però ancora da valutarne gli occulti aspetti negativi. Mittelart ne cita uno allarmante: “il soft power”, la seduzione, che consiste nella capacità di suscitare nelle persone il desiderio di ciò che si vuole desiderino; la facoltà di indurre ad accettare norme e istituzioni che producano il comportamento desiderato.” (p.118) In altre parole vuol dire essere succubi del sistema, ossia essere schiavi credendo di essere liberi! Armand Mittelart è nato in Belgio nel 1936, ha insegnato teoria della comunicazione in Francia e i Cile. Ha scritto la Storia dell’informazione alla fine del secolo scorso. Nel gennaio del 2001 aveva partecipato al 1° Social Forum di Porto Alegre in Brasile durante il quale vennero denunciati i guasti del modello ultra liberista della globalizzazione. In Italia il Suo libro è stato pubblicato nel 2002; in tale occasione, nel novembre 2001, Mittelart ne ha scritto la breve prefazione che si conclude così: “ La volontà delle grandi potenze d’interrogarsi sulle cause profonde del disordine mondiale è sempre meno visibile.” A 17 anni di distanza la tecnologia ha proseguito il suo inarrestabile progresso e, purtroppo, è progredito anche il disordine mondiale.

1 commento:

  1. Solo per notare il paradosso dell'eterna ricerca dell'uomo di domesticare animali e territori mediante scoperte, invenzioni, tecnologie e macchine. Queste tanto potenti e difficili da governare che l'uomo ne ha infine timore.
    Resto positivo. La macchina più intelligente resta cretina. Senza sogni e senza un'anima propria, ma una creata con un copia e incolla.
    Farsi una domanda ha più forza creativa di trovare mille risposte.

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