Per il 214° incontro del 19 aprile 2018 il GdL ha letto e commentato "Eredi di un mondo lucente" di Cynthia Ozick

Cynthia Ozick
Eredi di un mondo lucente
Nel 1935 la diciottenne Rose Meadows, orfana, brillante, colta, distrutta, ‟essenzialmente una persona che si limita a guardare e ascoltare” e appena buttata fuori dalla casa di suo cugino Bertram dall'odiosa fidanzata comunista, risponde a un annuncio di un giornale di Albany che richiede un'assistente per una famiglia recentemente arrivata da Berlino che deve, da lì a poco, trasferirsi a New York. Sebbene non sia chiaro se Rose debba fare da segretaria a Rudolf Mitwisser (uno studioso ossessionato dall'antica eresia ebraica del kartismo), da infermiera a sua moglie Elsa (ex ricercatrice nel più importante istituto scientifico tedesco, espulsa perché ebrea) o da tata ai loro cinque difficili figli, Rose è l'unica ad aver risposto all'annuncio. E non ha altro posto dove andare. Comincia così la storia – curiosa e divertente – della vita di Rose con i Mitwisser, una convivenza che durerà qualche anno, fin quasi alla vigilia della Seconda guerra mondiale. È una famiglia di profughi strana, quella dei Mitwisser. Lui, Rudolf, studioso di storia delle religioni con particolare riguardo agli scismatici, agli eretici e agli apostati, è completamente assorbito dai suoi studi, e lascerebbe volentieri le cure domestiche alla moglie. Ma Elsa ha ricevuto dalle ultime vicende, fuga in America compresa, una tale scossa che il suo equilibrio sembra fortemente compromesso. Con cinque figli in casa, al professor Mitwisser occorre ben altro che una semplice assistente, anche se Anneliese, la maggiore, sembra sovrintendere con una certa fermezza a questa baraonda familiare. Ed è così che Rose, più che assistere il professore, si occuperà della casa, dei figli e in particolare di Elsa, vittima di un'apatia che la tiene quasi sempre inchiodata al letto. L'ulteriore stranezza dei Mitwisser è data dal fatto che sopravvivono solo grazie alla generosità di un personaggio altrettanto strambo: James, figlio di uno scrittore e disegnatore di libri per bambini, che, prendendo a modello il proprio figlio, ha realizzato una serie di opere immortali diventate una cornucopia di royalty per sé e per i propri discendenti. Che si riducono a uno solo, James, appunto, il figlio e modello che ora sta cercando in tutti i modi di disfarsi di un'eredità troppo pesante, giocando d'azzardo, viaggiando attraverso l'America, finanziando persone e iniziative improbabili e contribuendo al mantenimento dei Mitwisser. Le avventure dei diversi personaggi, lo svolgersi delle loro vite sono raccontate da Cynthia Ozick con straordinaria vivacità e umorismo; questo nuovo romanzo di una delle più grandi scrittrici americane – considerato dalla critica, oltre che una delle sue opere più accessibili, anche uno dei suoi romanzi più belli e riusciti – è molte cose insieme: un tenero racconto d'amore, una fiaba, una rievocazione dei romanzi vittoriani, una riflessione sulla differenza tra Europa e America. Ma è anche, e forse soprattutto, un meraviglioso ritratto di outsider, uniti insieme dal caso e che si rifugiano in aggrovigliate esistenze di erudita beatitudine per opporsi allo squallore di un mondo caotico e duro. 
Cynthia Ozick, nata nel 1928 da genitori ebreo-russi, a New York, dove vive, cresciuta da un lato con un’educazione religiosa ma dall’altro con una mentalità laica, ha studiato Letteratura alla New York University e all’Ohio State University. Ha pubblicato il suo primo romanzo, Trust, nel 1966, ha ricevuto vari premi e lauree ad honorem, ed è oggi riconosciuta come una delle più importanti scrittrici americane. Tra i suoi libri in italiano: La galassia cannibale (Garzanti, 1988), Lo scialle (Garzanti, 1990; Feltrinelli UE, 2003), Il Messia di Stoccolma (Garzanti, 1991; Feltrinelli, 2004), Il rabbino pagano (Garzanti, 1995), Eredi di un mondo lucente (Feltrinelli, 2005). Ha pubblicato inoltre: The Puttermesser Papers (1997); i saggi Art and Ardor (1983), Metaphor and Memory (1989), Fame and Folly (1996), Quarrel & Quandary (2000), The Din in the Head (2006); l’opera teatrale Blue Light (1994). 

Ecco qualche immagine dell'incontro, in attesa del resoconto della serata!







Eredi di un mondo lucente – Ozick Cinzia

I commenti dei partecipanti al gruppo sono molto diversi tra loro, alcuni hanno fatto fatica e non hanno apprezzato molto il romanzo, altri invece lo hanno amato e ne sono rimasti profondamente colpiti.
- Non sono stata coinvolta dalla lettura, non l’ha finito. L’ha trovato pieno di cose ti costringe a passare da una situazione all’altra molto il racconto risulta molto difficile da seguire.
Solo nel finale si chiarisce tutto, l’autrice affronta argomenti difficili e molto profondi, i personaggi sono straordinari.
-Per qualcuno la lettura inizialmente è stata molto faticosa poi ha deciso di proseguire si è affezionato ai personaggi del mondo lucente, rappresentato dall’Europa, che però sono stati costretti ad abbandonare in quanto profughi.
La figura di Bear Boy entra di prepotenza nella storia e solo alla fine tutte si chiarisce.
-A qualcuno è piaciuto moltissimo e considera straordinaria la scrittrice. Le storie all’inizio sono molte, intrecciate tra loro e sembrano quasi incomprensibili, all’inizio sembra di entrare in un mondo surreale.
Rosie è stata la sua prediletta, la protagonista sfortunata alla quale si è subito affezionata.
Bear Boy lega tutto, è un ragazzo pieno di problemi e per questo non è mai riuscito a diventare grande. Non è mai cresciuto nella vita ha saputo solo sperperare la sua grande fortuna ma si rivela anche l’aiuto provvidenziale per questa famiglia in difficoltà. Le discussioni sono molto belle.
- All’inizio è stata una lettura difficile, si doveva passare da un personaggio all’altro e capire che ruolo avesse Rose in quella casa.
I personaggi sono astratti, quasi metafisici, il padre di famiglia si estranea da tutto.
Bear Boy, invece, rappresenta la materializzazione di se stesso, nel fumetto ha perso l’identità sociale e reale, la ritrova quale benefattore della famiglia di profughi.
- Qualcuno ha apprezzato molto la lettura e preso nota delle riflessioni filosofiche che l’autrice dissemina nel romanzo. L’ha gustato fino alla fine anche perché il periodare non è complesso e ci sono molti dialoghi
-Lettura difficile, la storia è interessante ma svela gli intrecci solo nel finale.
Alcuni personaggi sono caricaturali. Spesso eccessivo anche se l’autrice dimostra di scrivere molto bene, però nel complesso è risultato appesantito dalle troppe discussioni.
- La famiglia descritta può essere considerata l’opposto della “famiglia del Mulino Bianco”, è una famiglia dove sta l’imperfezione e dove il passato incombe su tutti i membri. L’ha molto colpita l’atteggiamento di Rudolf nei confronti della moglie: la accetta ma lascia che rimanga nel suo mondo, non dimostra alcuna cura nei suoi riguardi.
Solo Bertrand la porterà al cambiamento, le dimostra una cura amorevole, i due si confidano a vicenda, entrambi hanno il bisogno di essere perdonati. Inoltre, l’arrivo di Bertrand comporta che la famiglia ritrovi ordine e organizzazione. Lui silenziosamente prende la gestione della cucina e riorganizza la vita nella casa.
- E’ un romanzo che agisce su piani diversi, proprio adatto alla discussione all’interno di un gruppo di lettura. L’autrice mette bene in evidenza il contrasto tra la cultura americana e quella europea.
Due mondi molto diversi, probabilmente nei paesini sperduti americani non arriva nemmeno l’eco della guerra, mentre l’Europa è in fiamme lì la vita continua nella sua monotonia. L’autrice ha un modo molto particolare di narrare, il lettore vive la storia quasi fosse immerso nei pensieri dei protagonisti, l’autrice ci fa vedere coi suoi occhi.
 

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