Per il 212° incontro del 22 febbraio 2018, il GdL ha letto e commentato "Il grande futuro" di Giuseppe Catozzella

Giuseppe Catozzella
Il grande futuro
Feltrinelli


Amal nasce su un’isola in cui è guerra tra Esercito Regolare e Neri, soldati che in una mano impugnano il fucile e nell’altra il libro sacro. Amal è l’ultimo, servo figlio di servi pescatori e migliore amico di Ahmed, figlio del signore del villaggio. Da piccolo, una mina lo sventra in petto e ora Amal, che in arabo significa speranza, porta un cuore non suo. Amal e Ahmed si promettono imperitura amicizia, si perdono con i loro sogni in mezzo al mare, fanno progetti e dividono le attenzioni della affezionata Karima. Vivono un’atmosfera sospesa, quasi fiabesca, che si rompe quando le tensioni che pesano sul villaggio dividono le loro strade. In questo nuovo clima di conflitti e di morte anche Hassim, il padre di Amal, lascia il villaggio, portando con sé un segreto inconfessabile. Rimasto solo, Amal chiede ancora una volta il conforto e la saggezza del mare e il mare gli dice che deve raggiungere l’imam della Grande Moschea del Deserto, riempire il vuoto con un’educazione religiosa. Amal diventa preghiera, puro Islam, e resiste alla pressione dei reclutamenti. Resiste finché un’ombra misteriosa e derelitta riapre in lui una ferita profonda che lo strappa all’isolamento. Allora si lascia arruolare: la religione si colma di azione. Ma è proprio questo l’unico destino consentito? Qual è il bene promesso? L’avventura di vivere finisce davvero con la strage del nemico?

Giuseppe Catozzella scrive su numerose testate e ha pubblicato il libro in versi La scimmia scrive e i romanzi Espianti (Transeuropa, 2008), Alveare (Rizzoli, 2011; Feltrinelli, 2014), da cui sono stati tratti molti spettacoli teatrali e un film, Non dirmi che hai paura (Feltrinelli, 2014; vincitore del premio Strega Giovani 2014; finalista al premio Strega 2014; vincitore del premio Carlo Levi 2015), tradotto in tutto il mondo e da cui è in lavorazione un film, e Il grande futuro (Feltrinelli, 2016). Giuseppe Catozzella è Goodwill Ambassador Onu.











Giuseppe Catozzella – Il grande futuro – 22.2.2018
E’ un libro che appassiona ha una trama avvincente ma è anche molto poetico. Sembra scritto da una persona che vive in quei luoghi, sono citate molte parole arabe.
Il protagonista è una figura complessa: mistico, eremita, studioso del Corano e combattente. La realtà narrata è molto dura ma all’interno della narrazione si trovano momenti poetici.
L’autore si è fatto raccontare questa storia da chi l’ha vissuta in prima persona e nella narrazione dimostra di essersi immerso completamente in questo mondo.
A qualcuno la vicenda dei due amici ha ricordato il racconto biblico di Caino e Abele e sembra essere il tradimento un aspetto che accompagna quasi tutti i personaggi: il protagonista, infatti, è tradito dall’amico, il padre dalla moglie e l’amico dal padre.
C’è chi ha visto nel sentimento della rabbia il filo rosso che caratterizza tutta la narrazione, una rabbia sorda del protagonista che cerca il suo riscatto personale e un suo posto nel mondo.
La sua via non sarà né la sottomissione né la ribellione, solo alla fine capirà qual è il suo destino.
Alcuni personaggi sono dipinti con pochi tratti ma efficaci, il padre del protagonista è descritto dalla sua operosità e dal suo silenzio eloquente, l’amico incontrato nella moschea sembra assumere le vesti del tentatore.
La parte nella quale il protagonista diventa un combattente è solo abbozzata e non descritta bene, sembra quasi una lacuna della narrazione.
Il mare accompagna Amal rappresenta il suo mondo, l’ambiente in cui è cresciuto, Amal parla col mare e il mare ascolta la sua voce.
Si tratta di un romanzo che parla di spiritualità e il suo intento è didascalico. Ci sono passaggi in cui sono spiegati i precetti della religione musulmana, scritto molto bene, icastico con grande efficacia rappresentativa, anche se il finale non è credibile, un happy end, sembra un finale consolatorio.


1 commento:

  1. È un viaggio simbolico, alla ricerca di sè. Fuori di sè, nei luoghi e nei fatti. Dentro di sè, nelle ansie e nell'esperienza ricavata.
    È un viaggio. Lasciato il punto originario (casa, famiglia, amici), Alì lo perde altrove, nella Grande Moschea, metafora della sua evoluzione interiore. Alì si perde ancora, buttandosi via, fra le braccia dei Neri, dediti ad una guerra annichilente (la strage dei bimbi, della vita). Ali ritrova sè nel suo mondo intatto, pur se mutato; ciò grazie all'aiuto inatteso di un soggetto-cstalizzatore inatteso (Marya, cristiana fra musulmani. Marya come Margherita per Faust sostiene Ali nella speranza e ne coltiva l'amore). Apologia del valore del fialogo?

    Allegoria, usuale pur se sempre universale, della ricerca interiore fino al riconoscimento di sè, in un percorso faticoso, frustrante, in un mai esausto ciclo di ricerca/esperienza/abbandono/ricerca/esperienza/abbandono/... fino ad una selezione più o meno finale di valori da far propri.
    Allegoria dell'amicizia, esclusiva, delusa, perduta, irosamente ricordata, rimpianta, cancellata e ritrovata.
    Allegoria del potere e del tradimento, che incide negli accadimenti degli uomini, ma non ne snatura l'identità.

    Libro intenso.
    Oneroso per densità (eccesso) di simbologie.
    È assente, sui tanti accadimenti, un punto di vista/esperienza alternativo, con sostanziale assenza di un dialogo profondo.
    Faticoso per frazionamento del discorso in frasi brevi. Racconto spezzato, non fluido.

    Bravo. 7+

    RispondiElimina