Per il 211° incontro del 1° febbraio 2018, il GdL ha letto e commentato "Ragione e sentimento" di Jane Austen


Il GdL continua nella scelta di romanzi senza seguire filoni o generi letterari. Questa volta la scelta è caduta su uno dei grandi classici di una delle più importanti scrittrici inglesi. L'appuntamento per parlarne è per giovedì 1° febbraio verso le 21 in Biblioteca a Segrate (via XXV Aprile, Centro Civico Verdi). Chiunque può partecipare. In un clima di amicizia e simpatia, i partecipanti possono parlare di ciò che hanno provato durante la lettura, condividere emozioni, scambiarsi opinioni. Nessuno ha la verità in tasca. non c'è ragione o torto. Solamente uno scambio di idee senza essere giudicati e nel più completo rispetto delle oipinioni altrui. E se non hai letto il libro? Nessun problema. E' bello anche partecipare ascoltando gli altri, non c'è alcun obbligo di parlare, non c'è nessun compito a casa da svolgere! C'è anche il diritto del lettoredi interrompere la lettura se non è piaciuta. Magari, poi, ascoltando altri pareri, in un coro di voci, riuniti in un abbraccio, il bello è anche cambiare opinione! Condividere la lettura fa bene, è piacevole! Vi aspettiamo!

Qui sotto alcune immagini della serata


 Anche Aida partecipa ai nostri incontri!








La conversazione è stata vivace, il libro è complessivamente piaciuto
Qualcuno ha trovato la lettura scorrevole ma pochi contenuti.

Su questo punto, però, non tutti sono d’accordo; un altro partecipante dice che il modo di scrivere dell'autrice fa immergere il lettore in un’atmosfera quasi magica.
Interviene un altro lettore, dicendo che la lettura è stata lunga, tuttavia piacevole per la scrittura elegante e raffinata.
Sembra scritto fuori dal tempo - dice un altro partecipante - l’autrice non considera il periodo storico e non accenna alla situazione socio economica del periodo, i personaggi sembrano vivere solo delle loro storie personali.
Per un altro lettore, la Austen descrive un mondo omogeneo, i personaggi appartengono all’alta borghesia inglese, la loro vita è scandita dai ritrovi in società, non lavorano ma amministrano le rendite, i personaggi non stanno mai da soli e parlano continuamente delle loro vicende. La natura fa da sfondo e dona serenità, l’autrice descrive le loro passeggiate tra le dolci colline Inglesi. La natura è un luogo dove ci si ritempra, quasi una compagna di vita.
Qui di seguito, altri commenti:
 
- Il denaro non è guadagnato ma ottenuto in eredità ed è il grande motore del racconto: le vedove possidenti decidono a tavolino a quali patrimoni possono avere accesso i propri figli combinando i loro matrimoni, la promessa in punto di morte del figlio al padre di non far mancare nulla alle sorellastre viene ridimensionata con discorsi dove l’avidità supera di gran lunga la generosità. Il valore economico primeggia sul sentimento.
- Le due sorelle l’una la ragione e l’altra il sentimento, possono anche essere viste come la personificazione dell’animo umano che le racchiude entrambe.

- La lettura di questo libro accompagna il lettore in un mondo orami perduto e caratterizzato da ritmi diversi dalla frenesia del quotidiano. Le donne apparentemente sembrano delle belle statuine mentre non lo sono affatto ma cercano di autodeterminarsi. Anche quando sono cattive o meschine dimostrano di avere il coraggio delle proprie azioni, mentre non è possibile dire lo stesso dei personaggi maschili che spesso sono inetti o dominati dalle proprie madri alle quale non riescono ad opporsi. 
- L’autrice utilizza una scrittura introspettiva e dimostra di conoscere l’animo umano, i dialoghi sembrano monologhi. Le due sorelle pur tanto diverse dimostrano di amare allo stesso modo, con purezza e disinteresse rispetto alla situazione economica degli amati, differenziandosi così dal resto dei personaggi.

- Qualcuno ha avvicinato il racconto al dipinto La Lettrice di Jean- Honorè Fragonard del 1776, per l’atmosfera sognante nella quale fa immergere il lettore, caratterizzata dalle passeggiate nella natura, il tempietto e il rito del te.

- Qualcuno ha notato che il libro è prevalentemente composto da dialoghi, quasi l’antesignano dei fumetti.

- L’autrice spesso usa l’ironia quella anglosassone, pungente ma bonaria. Talvolta risulta critica, sembra che si prenda gioco dei suoi personaggi.

La serata, come sempre, è terminata con un piccolo rinfresco e un brindisi. Ancora qualche commento sul libro, l'amicizia tra i partecipanti, tanta convivialità, e relax.
 

Il primo libro non si scorda mai

Nasce una nuova rubrica: "Il primo libro non si scorda mai". Quali sono stati i libri che, da bambini o da grandi, ci hanno iniziato alla lettura? Sfogliando oggi quei libri è come riattivare sogni che avevamo dimenticato di aver fatto. Raccontiamoci queste prime letture: può essere un romanzo, un albo illustrato, un fumetto, chissà. Perchè è da quelle pagine che prende avvio la nostra avventura di lettori. Se le raccontiamo forse possiamo contagiare chi, oggi, non considera la lettura una emozione o chi se ne è allontanato. E' poi un modo per consigliarci nuove letture, trovare e ritrovare punti di contatto, è un modo, ancora una volta, per parlare di lettura. Perchè, forse, non è mai abbastanza!
Manda una mail a: gruppodiletturasegrate@yahoo.it magari con una foto del tuo primo libro con qualche riga che racconta questa tua prima esperienza di lettura, oppure scrivendo un commendo al post, qui sotto. Beninteso: non è detto che uno si sia avvicinato alla lettura da piccolo, questo inizio può anche essere cominciato da grandi. Non importa: non c'è età, non c'è età per cominciare a amare la lettura!
 
Il primo libro di... Annamaria B.
Alexandre Dumas, I tre moschettieri

Tempo di guerra...la mia famiglia era sfollata presso contadini, nella campagna brianzola. Mio padre, per motivi di lavoro, era rimasto a Milano e, in bibicletta, ci raggiungeva nei fine settimana. Arrivò un sabato sera e subito mi consegnò un pacchetto regalo. Nell'affidarmelo, la sua faccia assunse un'espressione seria, come se il gesto potesse preludere ad una raccomandazione.
Il pacchetto conteneva un libro ricco di illustrazioni: "I tre moschettieri", e poichè ero molto piccola mio padre, un po' alla volta, lo lesse per me ad alta voce.
Non seppi mai se la mia passione per i libri era stata sollecitata dal contenuto dell'opera o (ricordo indelebile!) dalla lettura  da parte di mio padre "solo per me".
Annamaria Borghi


Il primo libro di... Roberto S.
David Leavitt, La lingua perduta delle gru


Avevo vent'anni, e stavo cercando delle risposte. La lettura non era mai stato il mio forte, solo con l'esame di maturità avevo capito che per scrivere occorreva leggere. Poi ho compreso che la lettura poteva aiutare anche nel trovare una strada, una direzione. Mi ricordo che girando tra gli scaffali della libreria Mondadori a Milano - era la metà degli anni '90 - vidi questo libro, "La lingua perduta delle gru", e me ne innamorai a prima vista. Leggendo il retro di copertina sembrava che qualcuno avesse scritto la mia storia. Non solo fu un amico e un consigliere straordinario, ma quel romanzo mi apriì le porte al piacere della lettura. I libri, sì, ti possono cambiare la vita. In meglio. 

I primi libri di Marianne...
Contes des pays de neige 
Darbois Et Mazière, Patrana le petit indien 






Queste sono alcune foto di un libro magico e bellissimo della mia infanzia, letto e riletto e che rileggerei ancora oggi: "Contes des pays de neige". Ero completamente immersa in quei racconti di vari autori e in quelle illustrazioni splendide di Adrienne Ségur. Un mondo di sogni, con buoni e cattivi.
Poi l'ultima foto riguarda un libro sugli Indios dell'Amazonia, e sognavo di vivere là con loro, in un paradiso naturale.
Come vedete, viaggi dal freddo al caldo.
Un saluto.
Marianne


Il primo libro di... Marino C.
Henryk Sienkiewicz, I cavalieri della Croce


Nei miei primi ricordi il tempo per dar sfogo alla mia immaginazione aveva bisogno di pioggia o di neve. Tutti al riparo in casa, con la bottiglia sul tavolo, o attorno al fuoco, a tentar di riscaldare di sè almeno un lato.
Ad ammazzare le ore, i racconti: esperienze, vecchi tempi, lontananze, servizio militare, lavoro altrove. E pettegolezzi, che accompagnavano la ricostruzione di intricati e sorprendenti alberi genealogici.
Io mi lasciavo prendere, come in un sogno, viaggiando non nel racconto, ma in parallelo ad esso, per luoghi e persone disegnate da me solo, attraverso le emozioni che percepivo dal tono delle voci, più che dalle scarne descrizioni o dai nomi che a me non dicevano nulla.
Ma i racconti, consunti dalle ripetizioni, divennero ben presto insipidi.
E provai a prendere un libro in mano.
Pinocchio, curioso. Giamburrasca divertente. I personaggi di De Amicis tragici o noiosamente retorici.
Libri? Mah. Meglio una partita a calcio!
In una di queste mi feci male a un ginocchio e rimasi tre giorni disteso.
Mi capitò tra le mani un romanzo epico: Sienkiewicz, I cavalieri della croce.
Per la prima volta una storia mi prese e ne provai emozioni intense.
Mi innamorai della coraggiosa e generosa Danusia; soffrii con lei torture e pazzia; mi si riempi il cuore di odio per i nemici aguzzini e gustai appieno la dovuta vendetta finale. Come fossi Zbysko io stesso.


I primi libri (o meglio, la prima frase) di... Enrico S.
Tra le cianfrusaglie raccolte nell’armadio a muro della grande cucina dove vissi la mia infanzia c’era un libro del quale ricordo solo la frase iniziale: “Lesse Bianca e i bimbi la stettero ad ascoltare”. Avevo appena incominciato a tenere in mano la penna, quella con il pennino da intingere nell’inchiostro, e qualche parola avevo imparato a leggerla. Ma quel passato remoto del verbo iniziale posta davanti a un nome di donna per me rimase un mistero durato mesi. Fu però anche quello che suscitò la mia curiosità e il desiderio di capire le cose. Poi scoprii in soffitta una cassa contenente una serie di fascicoli titolati: “I tre boy scout”  e “Le avventure di Buffalo Bill” che mi portarono in un mondo di avventure. In seguito mi venne regalata “La piccola enciclopedia italiana” e da lì partì la mia vera scoperta del mondo.

I primi libri di... Laura O.


Ecco la mia esperienza di lettura:
"Piccole donne": mi era antipatico fin dal titolo.
"Piccole donne crescono" : manco a parlarne!
"Cuore" : che strazio quei brani letti in classe alle elementari.
E poi... e poi alle medie scopro "Il paradiso può attendere".
Con questo romanzo ho sognato, ho vissuto una vita non mia, ho amato i personaggi e ho rivendicato il diritto del lettore di leggere quello che veramente ha voglia di leggere!
Nell' estate tra la terza media e la prima superiore, senza alcun obbligo scolastico, sdraiata su una riva del lago di Como ho letto e amato "I promessi sposi" in un edizione vecchissima trovata in casa. 
Il vero piacere della lettura non è mai imposto.
Buone letture a tutti
I primi libri di Ornella P.




La mia era una famiglia modesta, non si navigava nell’oro e io sono del ’46; sono tra quelli chiamati "i figli della pace".
Mia mamma lavorava e non aveva molto tempo da dedicarmi e posso dire che mia sorella Fernanda, di 10 anni piu grande, fu la mia vicemadre. Direi che lei, in particolare, ha seguito ta mia educazione e mi ha regalato i miei primi libri; e mi ha infuso il desiderio di sapere, conoscere, almemo e quello che io sento.
Quanta commozione per "Pattini d’Argento" e per "Il Lampionaio" !!!!!!
Poi ricordo che a 9 anni a scuola ho ricevuto un  libro come premio Catechistico "FADETTE"
di G. Sand  che mi ha fatto conoscere un altro mondo, societa’ e la realta’ dei primi innocenti interessi degli adolescenti.
Posso dire che non ho letto molto perche ho subito iniziato a lavorare a 15 anni, con relativa Scuola serale ed esperienza “au pair “in In ghilterra per un anno.
Da quando sono andata in pensione ho ripreso e ora faccio parte del Gruppo di Lettura della Biblioteca di Segrate.
Evviva !!!!  
 
I primi libri di... Anna P.
 
 
Avevo sei anni e, terminata la prima elementare, per la prima volta sono partita per un soggiorno estivo al mare senza famiglia con altri bambini. Da quella esperienza mi sono portata a casa due ricordi: il bacio della buona notte che nella grande camerata comune una quindicenne dava la sera a me che ero la più piccola e forse la più spaurita e un libro: "Le favole di Esopo”. Con la mancia che papà mi aveva lasciato da spendere qualcuno mi chiese che cosa desiderassi e tra tanti giochi scelsi invece quel libro, attirata forse dall’illustrazione della cicogna che faticosamente con il becco cercava di mangiare nel piatto piano, mentre la volpe se la rideva. L’ho letto e riletto divertita e così è iniziata la mia passione per i libri. 
La lettura mi ha accompagnato per tutta la vita: c’è stato il periodo dei romanzi russi (“Le anime morte” di Gogol era il mio preferito) in adolescenza, quando vivevo in un piccolo paese di campagna senza troppi amici e distrazioni. Dei tempi del liceo ricordo “l’Orlando Furioso” che preferivo ai “Promessi Sposi” letti e riletti sino alla noia. Mi divertiva quel mondo fantasioso pieno di ironia, quel giocare dell’Ariosto con la serietà della vita, perché mi sembrava il modo giusto di superare i dolori. Mi piaceva tanto anche“il Mulino del Po”di Bacchelli, perché in quel libro ci sono la mia terra, la mia campagna con la gioia e la forza di vivere. Più tardi i miei interessi si sono orientati verso letture scientifiche, ma l’animo umano nella sua complessità mi ha sempre affascinato per un profondo bisogno di capire me stessa e il mondo. Le mie esperienze di vita e la condivisione con gli altri del reale ed dell’immaginario attraverso i libri mi hanno dato forse qualche risposta ed ora nella terza età ancora non sono stanca di cercare, non ho perso la curiosità e la passione di leggere.



Per il 210° incontro dell'11 gennaio 2018, il GdL ha letto e commentato il romanzo di Margherita Oggero, "L'ora di pietra"

Margherita Oggero
L'ora di pietra


I suoi primi tredici anni Immacolata, per tutti Imma, li ha vissuti dove è nata, in un paese del profondo Sud, non lontano da Napoli, dove la legge è quella dettata dal boss locale e le donne sono costrette a chinare il capo di fronte al volere - o al rifiuto - dei loro uomini. Già segnata da un grande dolore durante l'infanzia e testimone, non vista, di un terribile delitto, Imma cresce cercando di dominare la propria indole selvatica e indipendente: ma quando, in seguito a un suo gesto di coraggiosa ribellione, la famiglia decide di mandarla al Nord, nascondendola a casa di una zia che lei quasi non conosce, Imma si trova all'improvviso a fare i conti con se stessa. Le lunghe ore solitarie tra le mura dell'appartamento della "zia scaduta" diventano per Imma la sfida più grande. Ferma dietro la finestra che è il suo solo contatto col mondo, aspetta la magica "ora di pietra", in cui per la strada non passa nessuno, le foglie degli alberi sono immobili e nessuna scia solca il cielo. Ma la vita reale non si ferma mai, e solo violando la prigione che le è stata imposta Imma potrà conoscere il giovane venditore di libri usati che le offrirà la più meravigliosa delle evasioni: seguendo con trepidazione le vicende di Anna Frank, quelle di Michele Amitrano - protagonista di "Io non ho paura" - o di Oliver Twist, Imma supererà la nostalgia delle sue campagne assolate e assassine e troverà ancora una volta il coraggio per uno slancio di libertà. 



MARGHERITA OGGERO
Vive a Torino e ha insegnato in quasi tutti i tipi di scuola. Ha pubblicato il suo primo romanzo, La collega tatuata, con Mondadori nel 2002.
Da quest'opera Luciana Littizzetto ha tratto il fortunato film Se devo essere sincera.
Nel 2003, sempre con Mondadori, è uscito Una piccola bestia ferita che ha ispirato la serie televisiva Provaci ancora, prof! con Veronica Pivetti.
In seguito pubblica L'amica americana (2005), Qualcosa da tenere per sé (2007), Orgoglio di classe (2008), Risveglio a Parigi (2009), L'ora di pietra (2011), Un colpo all'altezza del cuore (2012), La ragazza di fronte (2015, vincitore del Premio Bancarella 2016), e i racconti Il rosso attira lo sguardo (2008), tutti editi da Mondadori. Per Einaudi ha pubblicato nel 2006 Così parlò il nano da giardino, nel 2009 Il compito di un gatto di strada e nel 2017 Non fa niente.




(foto tratta dal sito: http://www.lapaginachenoncera.it/edizioni-precedenti/iv-edizione/autori/margherita-oggero/)

RESOCONTO DELL'INCONTRO

La scrittura è asciutta e incalza il lettore come in un giallo.
La ragazzina è una protagonista che è costretta a crescere in fretta, dimostra maturità, equilibrio e forza. Per qualcuno è stata una lettura piacevole e veloce. La protagonista è un personaggio che trova sempre il lato positivo delle cose e anche chi si accompagna a lei viene toccato dalla sua grazia.
La figura della zia Rosaria sorprende, la zia scaduta ma chissà perché questo appellativo? Qualcuno suggerisce perché ha fatto fallire il suo matrimonio.
Qualcuno ha provato un nervosismo iniziale per via dello stile giallesco, ma quando ha deciso di lasciarsi trasportare dalla storia senza voler capire subito, tutto è diventato molto scorrevole. Il garbo è l’aggettivo che accompagna tutta la narrazione. Nonostante la drammaticità del racconto molti personaggi sono positivi, come il medico e il notaio.
Qualcuno lo definisce un romanzo di formazione, colpisce il continuo passaggio dalla prima alla terza persona.
La scrittura segue un metodo particolare: accenna e poi riprende in questa continua tensione che fa procedere il ragionamento e al tempo stesso dona vivezza. Colpiscono tante descrizioni argute e vere. L’autrice inserisce molti spunti culturali nel racconto e li fa vivere attraverso la vita dei personaggi. L’autrice riesce a comunicare molti messaggi che apparentemente sembrano senza importanza invece stimolano la tensione intellettuale.
Alcuni vocaboli sono lasciati in dialetto, la storia pur scorrevole sembra però costruita a tavolino e alla fine, come in un puzzle, ogni pezzo fa allargare la visuale e trova la sua giusta collocazione.
Molto interessante la descrizione dell’ora di pietra quel momento sospeso dove ogni cosa sembra fermarsi.
L’autrice descrive molto bene il mondo femminile sembra voler spronare le donne a prendere consapevolezza di sé.
A qualcuno non è piaciuto l’ha trovato troppo didascalico, a tratti irritante. Anche l’idea finale per cui tutto va a posto se ti rivolgi alla legge è troppo irreale, le è sembra un libro per adolescenti. Sembra in alcuni punti che voglia indirizzare il lettore verso alcuni dogmi, inoltre la narrazione risulta così dettagliata e piena da non lasciare spazio all’immaginazione.
 

Per la nostra rubrica dei saggi n. 44 - Carlo Rovelli: Lezioni di fisica buddista (da: “Lettura” del 10 dicembre 2017)

immagine tratta da Architetti.com

di Enrico Sciarini

Per scrivere questa paginetta mi sono avvalso di quattro diversi mezzi di informazione: radio, giornale, internet e libro. Dalla radio sono venuto a conoscenza che il fisico Carlo Rovelli aveva scritto un articolo che metteva in collegamento la moderna fisica quantistica con il pensiero filosofico del monaco buddista Nagarjuma vissuto nel secondo secolo d.C. Dopo aver letto le “Lezioni di fisica buddista: le cose sono solo relazioni” scritte dal Rovelli mi sono reso conto che per capire un po’ meglio l’argomento avrei dovuto approfondire la conoscenza del monaco buddista. Cosa che ho fatto utilizzando internet. Approfondire gli scritti di Nagarjuma non è stata cosa facile, però, con l’aiuto dell’articolo di Rovelli ho capito che per Nagarjuma tutte le cose esistono solo perché tra di esse esistono delle relazioni che si annullano vicendevolmente dando luogo ad una realtà che è semplicemente vuota. Ad esempio, se si vede una cosa è perché c’è la vista e c’è uno che vede (veggente). Non ci sarebbe veggente senza la vista e neppure cosa vista. Per Nagarjuma quello che rimane è il “vuoto”. Rovelli usa un altro esempio e scrive: “La velocità di un oggetto non esiste in sé, esiste solo in relazione ad un altro oggetto.” Lo studio delle particelle subatomiche e della meccanica quantistica hanno indotto Rovelli a mettere in relazione la filosofia di Nagarjuma con quello che avviene sia nel mondo dell’infinitamente piccolo che in quello cosmico dell’infinitamente grande. E di questo me ne sono reso conto leggendo il libretto: “Sette brevi lezioni di fisica” che Rovelli ha scritto nel 2014. Una lettura entusiasmante. Ci sono descritti in forma semplice i grandi progressi scientifici dell’ultimo secolo, dalla teoria della relatività generale di Einstein alla meccanica quantistica di Max Plank che hanno cambiato la nostra vita permettendoci, ad esempio, di comunicare istantaneamente con tutti in tutto il mondo, di cuocere i cibi nel forno microonde o di essere guidati da un navigatore satellitare. Tutto questo è possibile perché avvengono dei fenomeni fisici dei quali non si conosce ancora l’esatta natura; ci sono però studiosi che sperano di trovarla anche con l’aiuto della vecchia filosofia del monaco buddista.