Per il 210° incontro dell'11 gennaio 2018, il GdL ha letto e commentato il romanzo di Margherita Oggero, "L'ora di pietra"

Margherita Oggero
L'ora di pietra


I suoi primi tredici anni Immacolata, per tutti Imma, li ha vissuti dove è nata, in un paese del profondo Sud, non lontano da Napoli, dove la legge è quella dettata dal boss locale e le donne sono costrette a chinare il capo di fronte al volere - o al rifiuto - dei loro uomini. Già segnata da un grande dolore durante l'infanzia e testimone, non vista, di un terribile delitto, Imma cresce cercando di dominare la propria indole selvatica e indipendente: ma quando, in seguito a un suo gesto di coraggiosa ribellione, la famiglia decide di mandarla al Nord, nascondendola a casa di una zia che lei quasi non conosce, Imma si trova all'improvviso a fare i conti con se stessa. Le lunghe ore solitarie tra le mura dell'appartamento della "zia scaduta" diventano per Imma la sfida più grande. Ferma dietro la finestra che è il suo solo contatto col mondo, aspetta la magica "ora di pietra", in cui per la strada non passa nessuno, le foglie degli alberi sono immobili e nessuna scia solca il cielo. Ma la vita reale non si ferma mai, e solo violando la prigione che le è stata imposta Imma potrà conoscere il giovane venditore di libri usati che le offrirà la più meravigliosa delle evasioni: seguendo con trepidazione le vicende di Anna Frank, quelle di Michele Amitrano - protagonista di "Io non ho paura" - o di Oliver Twist, Imma supererà la nostalgia delle sue campagne assolate e assassine e troverà ancora una volta il coraggio per uno slancio di libertà. 



MARGHERITA OGGERO
Vive a Torino e ha insegnato in quasi tutti i tipi di scuola. Ha pubblicato il suo primo romanzo, La collega tatuata, con Mondadori nel 2002.
Da quest'opera Luciana Littizzetto ha tratto il fortunato film Se devo essere sincera.
Nel 2003, sempre con Mondadori, è uscito Una piccola bestia ferita che ha ispirato la serie televisiva Provaci ancora, prof! con Veronica Pivetti.
In seguito pubblica L'amica americana (2005), Qualcosa da tenere per sé (2007), Orgoglio di classe (2008), Risveglio a Parigi (2009), L'ora di pietra (2011), Un colpo all'altezza del cuore (2012), La ragazza di fronte (2015, vincitore del Premio Bancarella 2016), e i racconti Il rosso attira lo sguardo (2008), tutti editi da Mondadori. Per Einaudi ha pubblicato nel 2006 Così parlò il nano da giardino, nel 2009 Il compito di un gatto di strada e nel 2017 Non fa niente.




(foto tratta dal sito: http://www.lapaginachenoncera.it/edizioni-precedenti/iv-edizione/autori/margherita-oggero/)

RESOCONTO DELL'INCONTRO

La scrittura è asciutta e incalza il lettore come in un giallo.
La ragazzina è una protagonista che è costretta a crescere in fretta, dimostra maturità, equilibrio e forza. Per qualcuno è stata una lettura piacevole e veloce. La protagonista è un personaggio che trova sempre il lato positivo delle cose e anche chi si accompagna a lei viene toccato dalla sua grazia.
La figura della zia Rosaria sorprende, la zia scaduta ma chissà perché questo appellativo? Qualcuno suggerisce perché ha fatto fallire il suo matrimonio.
Qualcuno ha provato un nervosismo iniziale per via dello stile giallesco, ma quando ha deciso di lasciarsi trasportare dalla storia senza voler capire subito, tutto è diventato molto scorrevole. Il garbo è l’aggettivo che accompagna tutta la narrazione. Nonostante la drammaticità del racconto molti personaggi sono positivi, come il medico e il notaio.
Qualcuno lo definisce un romanzo di formazione, colpisce il continuo passaggio dalla prima alla terza persona.
La scrittura segue un metodo particolare: accenna e poi riprende in questa continua tensione che fa procedere il ragionamento e al tempo stesso dona vivezza. Colpiscono tante descrizioni argute e vere. L’autrice inserisce molti spunti culturali nel racconto e li fa vivere attraverso la vita dei personaggi. L’autrice riesce a comunicare molti messaggi che apparentemente sembrano senza importanza invece stimolano la tensione intellettuale.
Alcuni vocaboli sono lasciati in dialetto, la storia pur scorrevole sembra però costruita a tavolino e alla fine, come in un puzzle, ogni pezzo fa allargare la visuale e trova la sua giusta collocazione.
Molto interessante la descrizione dell’ora di pietra quel momento sospeso dove ogni cosa sembra fermarsi.
L’autrice descrive molto bene il mondo femminile sembra voler spronare le donne a prendere consapevolezza di sé.
A qualcuno non è piaciuto l’ha trovato troppo didascalico, a tratti irritante. Anche l’idea finale per cui tutto va a posto se ti rivolgi alla legge è troppo irreale, le è sembra un libro per adolescenti. Sembra in alcuni punti che voglia indirizzare il lettore verso alcuni dogmi, inoltre la narrazione risulta così dettagliata e piena da non lasciare spazio all’immaginazione.
 

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