Per il 205° incontro del 14 settembre 2017, il GdL ha letto "L'estate senza uomini" di Siri Hustvedt

Siri Hustvedt
L'estate senza uomini 



Alla prevedibilità del marito Boris, che sceglie un'amante giovane (e in piú francese!), Mia oppone la sua imprevedibilità di donna. Parte per il Minnesota, dove vive l'anziana madre, e trascorre un'estate senza uomini. Circondata dalle amiche della madre, ottuagenarie piene di risorse, dalle allieve adolescenti di un corso di poesia, tormentate e perfide, Mia ritrova la propria indipendenza, e subito dopo l'empatia verso le storie degli altri, e subito dopo il desiderio d'amare e di essere amata.

Boris, insigne neuroscienziato newyorkese, si è concesso una «pausa», vale a dire un'amante piú giovane, e la moglie Mia, poetessa e filosofa, l'ha presa male ed è finita in ospedale con una diagnosi di «psicosi reattiva breve». Uscita dall'ospedale, Mia non se la sente di tornare nella casa disertata dal marito, e decide cosí di allontanarsi per qualche tempo da New York per andare a trovare la madre, che abita in una struttura residenziale per anziani a Bonden, Minnesota, la cittadina dove Mia è nata e cresciuta.
Comincia cosí questa inconsueta storia di una convalescenza, la convalescenza di una donna che, sperimentando un'estate senza uomini, riscopre in una realtà provinciale apparentemente squallida e monotona un mondo di relazioni umane ancora piú ricco e coinvolgente di quello a cui era abituata nella sua sofisticata vita di intellettuale metropolitana. Non si pensi però a un'ingenua riscoperta delle radici, perché lo sguardo posato da Siri Hustvedt sulla provincia americana non ha nulla di idilliaco: le tenere adolescenti che studiano poesia sottopongono le compagne a raffinate torture psicologiche, le arzille vecchiette ricoverate in ospizio coltivano lubrichi «divertimenti segreti », e le simpatiche famigliole nelle loro villette suburbane sono lacerate da violenti diverbi.
In questo mondo apparentemente mansueto ma intimamente turbolento, Mia irrompe come una sorta di deus ex machina, suscitando confidenze, svelando intrighi e risolvendo conflitti, e da questo mondo in cambio riceve una nuova consapevolezza di sé: abituata a considerarsi bella e intelligente, Mia si scopre anche umana e autonoma, e soprattutto degna di essere amata.
L'estate senza uomini finisce cosí per rivelarsi un sorprendente romanzo d'amore, un'intensa e raffinata meditazione narrativa sulla piú irrazionale, incoerente, profonda e persistente delle forme di convivenza umana: il matrimonio.


 
Siri Hustvedt è nata è nata nel 1955 in Minnesota e ha studiato alla Columbia University. Figlia di un professore universitario, dopo aver conseguito un PhD. in letteratura inglese, ha abbandonato la carriera accademica per dedicarsi alla scrittura. Con Einaudi ha pubblicato: Quello che ho amato, Elegia per un americano, La donna che trema, L'estate senza uomini, Vivere, pensare, guardare e Il mondo sfolgorante. Nel 2012 ha vinto l'International Gabarron Prize per il Pensiero e le Scienze Umane. 

RESOCONTO DELL'INCONTRO

Nel complesso il Gruppo ha dimostrato di non gradire molto la lettura di questo romanzo.
A qualcuno non è proprio piaciuto, l’ha trovato un libro femminista che vuole mettere troppa carne al fuoco in modo però superficiale, e pieno di clichè quali la competitività tra le ragazzine, le donne di mezza età che rimangono imprigionate dalle situazioni drammatiche, le donne anziane che ormai conciliate con se stesse sanno farsi compagnia. Gli uomini invece sembrano sempre un po’ bambini.
Secondo altri l’autrice scrive in modo distaccato e non narra una storia, il romanzo rimane a metà tra il saggio e il racconto, anche gli inserti rivolti al lettore sono come buttati là senza accuratezza e il risultato finale è un po’ pretenzioso. Troppo denso, troppi avvenimenti poco legati tra loro che rendono la narrazione faticosa e irreale.
Per qualcuno tutto rimane un po’ sospeso, l’autrice che nel libro sottolinea l’importanza della collaborazione tra lettori e scrittori dimostra una certa indifferenza nei confronti dei suoi personaggi.
Qualcuno ha apprezzato l’idea della protagonista di far mettere insieme dalle ragazzine lo psicodramma per affrontare le loro problematiche.
Chi ha fatto fatica a leggerlo si dichiara delusa, l’ha trovato banale e pretenzioso, anche le citazioni filosofiche sono uno sfoggio di erudizione per mostrare la propria cultura.
Pretenzioso anche dal punto di vista psicologico, l’autrice parla come se fosse una psicologa senza esserlo.
Qualcuno ha letto in modo discontinuo saltando alcune parti perché non è mai stato davvero coinvolto dalla storia.
Qualcuno ha trovato interessante la descrizione del gruppo di lettura delle anziane signore e il modo come viene descritto.
Delicatezza ironia e tenerezza hanno caratterizzato la lettura di questo romanzo che però solo da pochi è stato apprezzato perché molto originale sia nella parte in cui l’autrice interloquisce con i suoi lettori, sia quando aggiunge interessanti riflessioni filosofiche e spunti letterari alla narrazione che non procede mai per ordine cronologico ma fa dei grandi salti in avanti e indietro rendendo avvincente e coinvolgente la storia.
Altri dimostrano apprezzamento per le numerose citazioni filosofiche e letterarie anche se sfiorando grandi temi ha dimostrato di mancare di coraggio e peccare di presunzione.
Alla fine la protagonista si relaziona solo con altre donne, interessante la parte in cui la figlia tiene d’occhio il padre e con il suo intervento lo induce a tornare sui suoi passi.





Qui sotto alcuni momenti della serata (Thanks per le foto e resoconto a Emanuela Zanini)
 









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