Per la nostra rubrica dei saggi n. 38 - Giovanni Ziccardi: “L’odio online Violenza verbale e ossessioni in rete” Raffaello Cortina editore, 2016


Di Enrico Sciarini

Il titolo del libro, già mezzo in inglese, lo diventa del tutto trasformandosi in hate speech intendendo con tale espressione l’odio che si esprime non solo verbalmente ma anche con tutti gli strumenti che la tecnologia ci mette a disposizione. Per sessanta pagine l’Autore non fa che spiegare gli aspetti giuridici che sono stati adottati nel contesto internazionale per garantire la libertà di espressione da un lato e la dignità della persona dall’altro. Lo fa da esperto perché Ziccardi è professore di informatica giuridica all’Università degli Studi di Milano. Entra nel merito della questione spiegando le differenze tra “l’odio tradizionale” e quello diffuso sulle reti informatiche. Ma per capire di cosa trattino le 245 pagine del libro viene anche spiegato quanto le antiche forme di odio,  razziale, religioso, sessuale, politico, vengano amplificate e divulgate con l’utilizzo di internet, dei social media e dalla telefonia mobile. Una volta che si abbia capito la pericolosità di questa diffusione planetaria dell’odio, l’Autore prospetta le modalità che devono essere messe in atto per contrastarla. Citando i maggiori studiosi del fenomeno, afferma che sia importante “promuovere la diffusione di standard di responsabilità sociale e morale”. Questo significa che “tutti gli esseri umani meritano rispetto e attenzione.” Alla diffusione dell’odio in rete contribuiscono in modo determinante i cosiddetti “provider”, vale a dire i gestori dei “social media”. Essi fanno una forma di autocensura che parte dal principio che “si può attaccare una religione, ma non i fedeli di quella religione”. Secondo Ziccardi internet non è da criminalizzare, è invece necessario mantenere ferma la sua “neutralità”, in tal modo si rende possibile la correzione delle irregolarità e degli abusi sulla rete. Lo strumento, se correttamente utilizzato può essere in grado di contrastare la disseminazione dell’odio. Così come è usato da pochi per diffondere l’odio, esso potrebbe essere usato da molti per diffondere il bene.  Verso la fine del libro viene chiamata in causa la politica: citando il filosofo Roberto Escobar il quale, nel suo libro “La paura in marcia”, afferma che: “compito della politica è quello di portare sicurezza. Purtroppo ci sono uomini politici che, vendendo sé stessi e la propria funzione, diffondono la paura”. Va però detto che la paura non è odio, ma ne può essere la premessa.  Ziccardi mi pare non abbia le doti di divulgatore, il suo libro non è di facile lettura, ma l’argomento è talmente attuale che vale di leggerlo anche se richiede un notevole sforzo di volontà.

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