La scrittrice Rosa Teruzzi a Segrate sabato 10 giugno


“Trame gialle e noir di una giornalista che ascolta il respiro di Milano”
Questo il titolo scelto per l’incontro con Rosa Teruzzi, giornalista e scrittrice, che sarà nostra ospite sabato 10 giugno alle ore 17 al Centro Culturale Verdi di via XXV Aprile.

L'Associazione D come Donna e l’Amministrazione comunale di Segrate presentano la sesta edizione della rassegna “Una trama di fili colorati”. Prosegue il percorso per aggregare, coinvolgere, far uscire dal proprio privato, e sollecitare spunti di riflessione sul ruolo della donna, sui suoi diritti oggi come ieri; per far crescere nella donna la stima e la consapevolezza del proprio valore; per allargare uno spazio di dialogo di donne per le donne, e allacciare le tante visioni e sfaccettature del mondo femminile... proprio come una trama di fili colorati!
Dopo aver ospitato la mostra fotografica “Donne d'Africa”, realizzata dai volontari della Onlus “Gente d'Africa”, in occasione della Giornata Internazionale della Donna viene aperta ora una finestra sul mondo dei libri, tradizione ormai consueta all'interno della rassegna. L'incontro con Rosa Teruzzi non sarà solo incentrato sulla presentazione dei suoi romanzi (entrambi pubblicati da Sonzogno) “La sposa scomparsa” e del recentissimo “La fioraia del Giambellino”, due gialli affascinanti che hanno come protagoniste un trio di scatenate detective per le vie di Milano, ma sarà anche l’occasione per parlare della sua professione di giornalista, in particolare di caporedattore della trasmissione televisiva “Quarto grado” in onda su Retequattro.
Palma Agati, anche lei giornalista, dialogherà con Rosa Teruzzi intorno alle vicende dei suoi romanzi sino alla cronaca nera, al fine di offrire al pubblico qualche spunto di riflessione in più sul lavoro delle donne nell'informazione. Le letture di Noemi Bigarella arricchiranno l'incontro.
Vi aspettiamo!!!


Dentro Milano esistono tante città, e quasi inavvertitamente si passa dall’una all’altra. C’è poi chi sceglie le zone di confinr come i Navigli, a cavallo tra i locali della movida e il quartiere popolare del Giambellino. Proprio da quelle parti Libera – quarantasei anni portati magnifi camente – ha trasformato un vecchio casello ferroviario in una casa-bottega, dove si mantiene creando bouquet di nozze. È lì che vive con la figlia Vittoria, giovane agente di polizia, un po’ bacchettona, e la settantenne madre Iole, hippie esuberante, seguace dell’amore libero. In una piovosa giornata di luglio, alla loro porta bussa una donna vestita di
nero: indossa un lutto antico per la figlia misteriosamente scomparsa e cerca giustizia. Il caso risale a tanti anni prima e, poiché è rimasto a lungo senza risposta, è stato archiviato.
Eppure la vecchia signora non si dà per vinta: all’epoca alcune piste, dice, sono state trascurate, e se si è spinta no a quel casello è perché spera che la signorina poliziotta possa fare riaprire l’inchiesta. Vittoria, irrigidita nella sua divisa, è piuttosto riluttante, ma sia Libera che Iole hanno molte buone ragioni per gettarsi a capo tto nell’impresa. E così, nel generale scetticismo delle autorità, una singolare équipe di improvvisate investigatrici riuscirà a trovare, in modo originale, il bandolo della matassa, approdando a una verità tanto crudele quanto inaspettata. 




Avvicinandosi il tanto atteso giorno delle nozze, Manuela, ragazza milanese romantica e un po’ all’antica, sogna di realizzare il suo desiderio più grande: essere accompagnata all’altare dal padre. Il problema è che lei quel genitore non l’ha mai conosciuto e non sa chi sia. È un segreto che sua madre ha gelosamente custodito, e che per nulla al mondo accetterebbe di rivelare. Stanca delle continue liti in famiglia per ottenere la confessione cui tanto tiene, a
Manuela non resta che cercare aiuto altrove. Così bussa alla porta del vecchio casello ferroviario, dove abitano tre donne assai originali, sulle quali ha letto qualcosa in una pagina di cronaca nera: la poliziotta Vittoria, tosta e non proprio un modello di simpatia, sua madre Libera, fi oraia con il pallino dell’investigazione, e la nonna Iole, eccentrica insegnante di yoga, femminista e post hippie. Sono tre donne diversissime, spesso litigiose, con il talento di mettersi nei guai ficcando il naso nelle faccende altrui. Saranno proprio loro, dopo le iniziali esitazioni, ad andare alla ricerca del misterioso padre. Le tracce, come in una caccia al tesoro di crescente suspense, le condurranno in giro per Milano e nei paesini della Brianza, a rivangare l’oscuro passato della madre di Manuela, custodito nei ricordi e nelle omertà di chi l’ha conosciuta da giovane. E a mano a mano che si avvicineranno alla soluzione del caso, si troveranno di fronte al dilemma: rivelare la scabrosa verità, oppure no?



















202° incontro di giovedì 22 giugno: speciale GdL + Vicini di Pagina: abbiamo incontratao Francesco Poli e il suo libro su Seurat

Giovedì 22 giugno, al Centro Civico "G. Verdi" di Segrate abbiamo incontrato:

FRANCESCO POLI con il suo libro
“Il pittore solitario. Seurat e la parigi moderna” (Mondadori Electa)
 

Con l’autore è intervenuta l’ospite d’eccezione
ROSELLINA ARCHINTO


 
SEURAT: IL PITTORE CHE INVENTÒ I PIXEL 

Il quarto incontro della quarta edizione della rassegna Vicini di Pagina, organizzata dall’Assesorato alla Cultura in collaborazione con D come Donna, ha avuto un ospite d’eccezione: lo storico dell’arte Francesco Poli e il suo nuovo libro Il pittore solitario. Seurat e la Parigi moderna, edito da Mondadori Electa. Ad arricchire l’incontro c'è stata anche Rosellina Archinto, che Segrate è tornata ad accogliere con vivo piacere, dopo averle conferito, nel 2016, il Premio alla Cultura “Ala d’oro”.
L’incontro, arricchito dalle letture di Noemi Bigarella, si è inserito, poi, nella programmazione del nostro Gruppo di Lettura: per i lettori del Gruppo la Parigi descritta da Poli è stata un piacevole quanto interessante approfondimento della Parigi che si trova nelle pagine del romanzo di Maupassant, Bel-Ami, che il GdL sta leggendo per parlarne il 6 luglio prossimo in Biblioteca in uno dei consueti incontri.
Francesco Poli (Torino 1949), insegna all’Université Paris VIII e a Scienze della comunicazione, Università di Torino. Ha curato numerose mostre in spazi pubblici e privati. Collabora con riviste specializzate e con il quotidiano “La Stampa”. Tra i volumi pubblicati: Giulio Paolini, Lindau 1990; La Metafisica, Laterza 2004; Catalogo generale delle opere di Felice Casorati, (con G.Bertolino), 3 vol., Allemandi, 2004; Minimalismo, Arte Povera, Arte Concettuale, Laterza, 2014; Il sistema dell’arte contemporanea, Laterza, (nuova edizione) 2015; Arte moderna. Dal postimpressionismo all’informale, Electa 2007; Arte contemporanea. Le ricerche internazionali dalla fine degli anni’50 ad oggi, Electa, II ed. 2011; La Scultura del Novecento, Laterza 2015; Postmodern Art.1945-Now, Harper Collins Publishers, New York 2008; Collezionisti d’arte; Non ci capisco niente. Arte contemporanea, istruzioni per l’uso, Ed. Electa, Milano 2014. Oltre 1600 persone hanno seguito le sue conferenze alla Gallaria d’Arte Moderna di Torino. Il suo volume Arte contemporanea ha venduto oltre 30.000 copie.

Qui sotto alcuni momenti dell'incontro! 

Dai nostri post di Facebook...

L'incontro con Francesco Poli è stato emozionante e magico! Un viaggio fin dentro quei puntini che tanto hanno caratterizzato i quadri di Seurat! E poi la bellezza e l'onore di aver avuto con noi Rosellina Archinto! Per tutto ma veramente per tutto grazie infinite a Enrica Melossi! E al mitico gruppi di lettura: siete lettrici uniche, straordinarie! Era passata mezzanotte ma eravamo ancora nella casa dei libri, al centro Verdi... Segrate scivolava nella notte, la calura estenuante del giorno sì era finalmente un po' placata, ma noi eravamo ancora lì, tra un ultimo Brindisi, ancora una firma da parte di Poli, mentre l'arte, la letteratura, e soprattutto l'amicizia e la simpatia dipingevano l'atmosfera! Il tutto con un po' di follia!











Per la nostra rubrica dei saggi n. 38 - Giovanni Ziccardi: “L’odio online Violenza verbale e ossessioni in rete” Raffaello Cortina editore, 2016


Di Enrico Sciarini

Il titolo del libro, già mezzo in inglese, lo diventa del tutto trasformandosi in hate speech intendendo con tale espressione l’odio che si esprime non solo verbalmente ma anche con tutti gli strumenti che la tecnologia ci mette a disposizione. Per sessanta pagine l’Autore non fa che spiegare gli aspetti giuridici che sono stati adottati nel contesto internazionale per garantire la libertà di espressione da un lato e la dignità della persona dall’altro. Lo fa da esperto perché Ziccardi è professore di informatica giuridica all’Università degli Studi di Milano. Entra nel merito della questione spiegando le differenze tra “l’odio tradizionale” e quello diffuso sulle reti informatiche. Ma per capire di cosa trattino le 245 pagine del libro viene anche spiegato quanto le antiche forme di odio,  razziale, religioso, sessuale, politico, vengano amplificate e divulgate con l’utilizzo di internet, dei social media e dalla telefonia mobile. Una volta che si abbia capito la pericolosità di questa diffusione planetaria dell’odio, l’Autore prospetta le modalità che devono essere messe in atto per contrastarla. Citando i maggiori studiosi del fenomeno, afferma che sia importante “promuovere la diffusione di standard di responsabilità sociale e morale”. Questo significa che “tutti gli esseri umani meritano rispetto e attenzione.” Alla diffusione dell’odio in rete contribuiscono in modo determinante i cosiddetti “provider”, vale a dire i gestori dei “social media”. Essi fanno una forma di autocensura che parte dal principio che “si può attaccare una religione, ma non i fedeli di quella religione”. Secondo Ziccardi internet non è da criminalizzare, è invece necessario mantenere ferma la sua “neutralità”, in tal modo si rende possibile la correzione delle irregolarità e degli abusi sulla rete. Lo strumento, se correttamente utilizzato può essere in grado di contrastare la disseminazione dell’odio. Così come è usato da pochi per diffondere l’odio, esso potrebbe essere usato da molti per diffondere il bene.  Verso la fine del libro viene chiamata in causa la politica: citando il filosofo Roberto Escobar il quale, nel suo libro “La paura in marcia”, afferma che: “compito della politica è quello di portare sicurezza. Purtroppo ci sono uomini politici che, vendendo sé stessi e la propria funzione, diffondono la paura”. Va però detto che la paura non è odio, ma ne può essere la premessa.  Ziccardi mi pare non abbia le doti di divulgatore, il suo libro non è di facile lettura, ma l’argomento è talmente attuale che vale di leggerlo anche se richiede un notevole sforzo di volontà.