Un caffè con... Paola Romagnoli

Questa volta è lei, Paola Romagnoli, la protagonista dell'intervista di "Un caffè con..." Proprio lei, sì, per salutarla e ringraziarla doverosamente per le interviste che ha realizzato sin qui per questa fortunata rubrica (il cui archivio potete leggere qui), rubrica che è ora giunta a conclusione. Ma l'ultima intervista non poteva che avere come protagonista colei che ha realizzato tutte queste interessantissime interviste, Paola Romagnoli; ecco, ora, è il Gruppo di Lettura che le rivolge qualche domanda, a cominciare dalla prima... caffè o tè? Grazie, cara Paola, da parte del gruppo di lettura e di tutti i lettori!

Caffè o tè? 
Dipende dall’ora; se è mattina un caffè con un bel po’ di latte freddo. Di pomeriggio invece un tè, preferibilmente verde o al gelsomino. Entrambi comunque in una tazza grande, disegnata e senza piattino, da tenere con le mani a coppa.

Che cosa stai leggendo?
Leggo sempre diverse cose insieme, a volte troppe, ma va così. Ora sto rileggendo Le parole per dirlo di Marie Cardinal, che ho letto da ragazza ma non era il momento giusto. Poi una raccolta di saggi sull’arte di Maria Zambrano che si intitola Dire luce. E le bozze in anteprima de La casa delle bambole di Fiona Davis che mi ha passato il mio libraio per un parere, di ritorno da un incontro tra librai indipendenti ed editori.

Carta o ebook?
Carta, carta. Ho un e-reader ma lo uso perlopiù quando sono in vacanza all’estero se – terrore! – mi capita di rimanere senza scorta di libri; e scarico gli incipit che mi incuriosiscono, ma poi se decido di procedere con la lettura acquisto sempre la copia cartacea. Amo anche l’oggetto-libro, l’odore della carta, la copertina, la consistenza delle pagine. I libri che ho amato ne portano i segni: hanno orecchie, sottolineature anche in più colori, e addirittura note a margine o chiazze di caffè. Insomma, mi piacciono i libri ‘stropicciati’, e ne acquisto spesso anche di seconda mano.

Hai un luogo del cuore?
Senz’altro la città di Delft, in Olanda. Ci ho vissuto più di due anni con la mia famiglia ed è rimasto un pezzo di cuore, una stanza di casa che ha in sé forse persino qualcosa di ancestrale. E’ una sensazione che mi riempie; voglio molto bene alla ‘mia’ Olanda.

Il tuo nuovo romanzo, Le muse di Klimt, pubblicato da Electa Mondadori nella collana ElectaStorie, intreccia a cavallo tra finzione e storia le vicende biografiche del pittore Gustav Klimt con le voci delle donne che lo hanno accompagnato tra la fine dell'Ottocento e il 1918, anno della sua morte. Come ti sei avvicinata a questa grande figura di artista? 


Tutto è partito da un suo quadro che è senza dubbio tra i miei preferiti, Donna con cappello e boa di piume (quello in copertina); trovo di grande suggestione il ritratto di questa donna dal viso così espressivo e insieme sfuggente. Mi sono immersa nell’opera e nella vita di Gustav Klimt attraverso una ricerca biografica con la quale ho cercato tralasciare l’accademia. Mi interessava la vita di uomo, per comprenderne l’intimità, le sue relazioni, anche con la città, poi le amicizie, i sogni, i progetti. Mi sono state d’aiuto anche le fotografie dei giorni che Gustav Klimt trascorreva in vacanza sul lago Attersee; ci sono diverse immagini che lo riprendono tra i suoi affetti, o in relax; ho cercato di leggerne i gesti, gli sguardi e l’atmosfera, per trarne le sensazioni.

Quale è stato il rapporto di Klimt con l'universo femminile?
Direi che quello di Gustav Klimt è stato uno sguardo di grande rispetto e interesse sulla donna, come se avesse portato avanti una personale indagine. Il suo punto di vista sulla figura femminile, che senz’altro è centrale nella sua opera artistica, mi pare abbia colto l’essenza di una donna consapevole, a cui accostarsi con omaggio e persino schegge di timore.

Ogni capitolo del tuo libro è un quadro, non sempre in ordine cronologico, con grande attenzione alle figure femminili, con riferimenti a colori e odori. Proprio riguardo ai colori ce n'è uno che è molto importante in tutto il romanzo, ed è il colore blu. Blu è il velluto del cappello della donna ritratta in copertina, "Signora con cappello e boa di piume" che nel tuo romanzo tu immagini essere Olga. Ce ne vuoi parlare?

Voglio molto bene al personaggio di Olga; il fatto che l’artista non abbia attribuito questo ritratto che amo a una donna specifica mi ha permesso di inventarmi il personaggio e affidarle il filo della mia storia. Quanto al Blu (non riesco a scriverlo minuscolo) è una passione che mi segue sin da bambina e che senz’altro va al di là del gusto, e affonda le radici nel mio essere. E’ un colore così immersivo; una sensazione e uno stato, prima che un dettaglio estetico. Un colore che non a caso è sempre stato particolarmente caro agli artisti di ogni epoca e la sua preparazione ha impegnato alcuni fino all’ossessione della ricerca. Yves Klein che ha addirittura brevettato una personale miscela di Blu affermava: “Tutti gli altri colori portano ad associazioni psicologiche che possono distrarre. Il blu, al limite, ricorda il mare e il cielo e tutto quello che c'è di più astratto nella natura".

Per concludere, vuoi provare a dirci cos’è per te la Lettura? 

Per me è senz’altro linfa. E’ vitale. Ho sempre letto in vita mia e più passano gli anni più la passione e il piacere della lettura li sento distribuirsi dentro di me – sì -, come fa la linfa in un albero a primavera. Leggere non è mai stato un hobby per me, non è un’attività da ritagli di tempo o che faccio per distrarmi, ma una vera e propria esigenza senza la quale non credo che riuscirei a crescere. E di germogliare non mi sono ancora stancata.


Paola Romagnoli vive a Milano con la famiglia e due gatti. Ha vissuto anche in Olanda, dove ha lasciato un pezzo di cuore. Ha pubblicato i romanzi Ho saltato prima dell’alba- (auto)ritratto di Jeanne Hébuterne (2006) e Agnès che rideva e mangiava amarene (2010), oltre a diversi racconti. Nel 2009 ha vinto l’VIII Concorso Letterario nazionale D Come Donna “Una storia semplice” con il racconto “Fine di un amore”. Giornalista, scrive di arte, viaggi, libri, architettura e design per riviste femminili, quotidiani e testate specializzate. Lettrice prima di tutto, ha un libro sempre con sé, li annusa, sottolinea e fa le orecchie alle pagine senza alcun senso di colpa. C’è sempre una radio nelle sue stanze e senza dubbio il blu è il suo colore. Il suo ultimo romanzo è Le muse di Klimt (2016, Electa Mondadori).