Vicini di Pagina 2017. Presentazione del libro di Alberta Mantovani "Alle radici dell'anima" - 3 febbraio a Cascina Ovi Segrate: ecco come è andata

Carissime amiche e carissimi amici del Gruppo di Lettura,
care lettrici e cari lettori,
 

il secondo appuntamento della quarta edizione della rassegna “Vicini di Pagina”, organizzata dall’Assessorato alla Cultura e dall’Associazione D come Donna, ha visto protagonista una donna straordinaria e piena di vita: Alberta Mantovani.

Venerdì 3 febbraio, ore 18.30
Alberta Mantovani
ha presentato il suo libro
“ALLE RADICI DELL’ANIMA. COSTELLAZIONI FAMILIARI: GUARIRE DAL PASSATO PER VIVERE PIENAMENTE IL PRESENTE”
(Ed. Tecniche Nuove)
Centro Civico “Cascina Ovi”
via Olgia 9 - Segrate (MI)


A dialogare con Alberta Mantovani ci sono stati l’Assessore alla Cultura, Gianluca Poldi, e Roberto Spoldi, nostro coordinatore del GdL.

Le letture sono state a cura dell’attrice e regista Noemi Bigarella.

Il tutto nella calda e accogliente sala di Cascina Ovi, intitolata alla memoria di Luigi Favalli.



 

Dopo il successo delle due precedenti, Alberta Mantovani ha presentato la terza edizione del suo libro arricchita di nuove esperienze e intuizioni. Un libro che ci ricorda come sia fondamentale il lavoro auto-biogra co, conoscere se stessi e le proprie origini, a partire da quelle familiari, e saper “leggere” le relazioni che ci legano. E prendere coraggio per
ricostruire.



Talvolta facciamo fatica a vivere, abbiamo dif coltà nelle relazioni e commettiamo errori a ripetizione senza comprendere il perché. Esistono meccanismi inconsci che ci fanno ripetere comportamenti ed errori di chi ci ha preceduto e fa parte della nostra famiglia.
Le Costellazioni familiari sono un metodo potente. La buona notizia è che attraverso questo metodo è possibile fare chiarezza sulle dinamiche inconsce che ci portano a vivere con itti con la famiglia e nel lavoro. Interrompere questa catena ci permette di entrare con leggerezza e gioia nella vita. Sanando i rapporti con la nostra famiglia d’origine e quella attuale tutto diventa più facile armonioso. La sensazione che ne deriva è di pace e leggerezza.


Alberta Mantovani è nata e lavora a Milano dove vive.Laureata in Filoso a con indirizzo psicologico all’Università Statale, ha in seguito frequentato la specializzazione in psicologia medica. Iscritta all’albo dei giornalisti pubblicisti, lavora con gioia da oltre 30 anni
in Boiron, azienda leader nei medicinali omeopatici presso la quale ha la responsabilità dei progetti speciali e dell’Associazione Culturale Omeoart.
Impegnata attivamente in varie cause umanitarie, tra i suoi insegnanti Bert Hellinger, Attilio Piazza, Bertold Ulzamer, Victoria Schnee, Donald Walsh, Roy Martina e tra i suoi maestri spirituali Osho, Maharishi Mahesh Yogi e Amma. Da oltre 10 anni si occupa di Costellazioni Familiari e del Risveglio, Legge dell’Attrazione e di crescita personale sostenendo che la Felicità è un dovere etico. È invitata a tenere conferenze sulle Costellazioni e sulla Legge d’attrazione, di cui è testimone, in molte città italiane.

https://www.albertamantovani.org/

Comune di Segrate - Uf ficio Cultura
Via I Maggio - Tel. 02.26902470/335 - www.comune.segrate.mi.it





Qui sotto alcuni momenti dell'incontro:










Giorno della Memoria 2017 - Speciale “Religione inconsueta”: a Segrate abbiamo ospitato Bruno Segre col suo libro “Che razza di ebreo sono io” - martedì 31 gennaio ore 18.30 Centro Verdi

Care amiche e cari amici del Gruppo di Lettura,
care lettrici e cari lettori,

IN OCCASIONE DEL GIORNO DELLA MEMORIA 2017
Speciale “Religione inconsueta” (incontri a cura di Marco Locati) 





L'Assessorato alla cultura ha presentato
Bruno Segre,
“Che razza di ebreo sono io” – (Casagrande edizioni)

Martedì 31 gennaio, alle 18.30, al Centro Civico “G. Verdi” – Sala “Alloni


La storia di un ebreo irregolare

In occasione del Giorno della Memoria 2017, l’Assessorato alla Cultura ha avuto il piacere di ospitare Bruno Segre con il suo libro Che razza di ebreo sono io, pubblicato dalle Edizioni Casagrande all’interno della rassegna Religione Inconsueta a cura di Marco Locati.

Bruno Segre, nato in Svizzera nel 1930, ma milanese, ragiona in questo libro-conversazione con Alberto Saibene sulla propria identità ebraica. Dopo un'infanzia e un'adolescenza segnate dal dramma della Shoah, Bruno Segre si laurea con Antonio Banfi, collabora con Adriano Olivetti, insegna in un liceo del Canton Ticino e lavora nell’editoria. In seguito diventa attivissimo esponente di una minoranza critica della Comunità ebraica: ha visto infrangersi il mondo nuovo che pareva diventare Israele negli anni Sessanta, ha contestato il progressivo nazionalismo sionista, ha cercato soluzioni di convivenza tra Israele e Palestina. La sua storia personale e quella della sua famiglia diventano il paradigma di un popolo irrequieto, che non ha mai smesso di interrogarsi su se stesso.
L’Assessore alla Cultura, Gianluca Poldi, e Marco Locati, curatore della rassegna Religione Inconsueta, dialogano con Bruno Segre per presentare questo volume e discuterne con il pubblico.

Bruno Segre (Lucerna, 1930), ricercatore e operatore culturale indipendente, ha studiato filosofia a Milano alla scuola di Antonio Banfi. Si è occupato di sociologia della cooperazione ed educazione degli adulti nell’ambito del Movimento Comunità fondato da Adriano Olivetti. Ha insegnato in Svizzera dal 1964 al 1969. Per oltre dieci anni ha fatto parte del Consiglio del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano. Dal 1991 al 2007 ha presieduto l’Associazione Amici di Nevé Shalom/Wahat al-Salam. Ha diretto dal 2001 al 2011 il periodico di vita e cultura ebraica «Keshet». Autore di numerosi saggi, ha scritto fra gli altri Gli ebrei in Italia (1993; nuova edizione 2001), Shoah (1998; nuova edizione 2003) e Israele la paura la speranza (2014). Per Imprimatur ha pubblicato nel 2015 Adriano Olivetti.

Bruno Segre a Segrate
Una ventina di anni fa l’Amministrazione Comunale di Segrate ha istituito un registro sul quale avrebbero dovuto apporre le proprie firme personalità del mondo scientifico, artistico, religioso ospiti per qualche ragione a Segrate. Non so quante firme siano state apposte su tale registro e neppure so se esista ancora, nel qual caso la firma di Bruno Segre meriterebbe di apparire a tutta pagina. Segre è stato a Segrate il pomeriggio di martedì 31 gennaio, invitato dall’Amministrazione Comunale a commemorare la Giornata Mondiale della Memoria. Una memoria che l’87enne Segre mantiene lucidissima e che gli ha permesso di narrare ai numerosi segratesi che lo hanno ascoltato cos’è stata per lui l’iniqua legge fascista della segregazione razziale del 1938. Ma non ha parlato solo di questo, ha avuto modo di parlare del suo ultimo libro dall’ambiguo titolo “ Che razza di ebreo sono io”. Ha detto che la sua ebraicità, non praticata, è iniziata proprio nel 1938. Ha parlato di Adriano Olivetti con il quale ha lavorato a lungo e del quale mantiene un’immutata ammirazione, tanto da definirlo “un industriale che ha odiato la civiltà industriale”. Segre ha poi usato parole durissime nei confronti dell’attuale governo israeliano e, da sionista convinto, ritiene che solo riconoscendosi reciprocamente due Stati indipendenti, israeliani e palestinesi potranno convivere pacificamente, come fanno gli abitanti del villaggio Nevè Shalom/Wahat as Salam (Oasi di Pace), fondato dal frate dominicano Bruno Hussar e sostenuto dall’Associazione “Amici di Neve” che Segre ha presieduto sino al 2011. In un’intervista rilasciata a “Repubblica” due anni fa, Segre ha detto di conservare bene il suo corpo perché l’anima che ci sta dentro possa stare meglio. Se molte più persone al mondo avessero un’anima come la sua, il pianeta terra continuerebbe a girare intorno al sole, come ha sempre fatto, ma i suoi abitanti ci vivrebbero molto meglio.
Enrico Sciarini  



Vicini di Pagina 2017. Presentazione del romanzo di Paola Romagnoli, "Le muse di Klimt", 20 gennaio ore 18.30 a Cascina Ovi Segrate. Ecco come è andata!


Carissime amiche e carissimi amici del Gruppo di Lettura,
care lettrici e cari lettori del nostro Blog,

ci fa molto piacere aver dato avvio alla nuova edizione 2017 (la quarta) di “Vicini di Pagina”, (organizzata dall'Assessorato alla Cultura di Segrate e dall’Associazione D come Donna) con il romanzo della nostra cara amica lettrice, Paola Romagnoli.
“LE MUSE DI KLIMT”
(Mondadori Electa)

A dialogare con Paola Romagnoli - venerdì 20 gennaio presso il centro Civico Cascina Ovi - ci sono stati l’Assessore alla Cultura, Gianluca Poldi, e Roberto Spoldi, nostro coordinatore del GdL.

Le letture sono state interpretate dall’attrice e regista Noemi Bigarella.

L’incontro è stato poi arricchito dagli interventi musicali di due giovani musicisti: Guido Pace e Marco Tencati Corino

Sono intervenute, poi, Enrica Melossi e Valentina Lindom, entrambe editor di Mondadori Electa, ormai affezionate al nostro Gruppo di Lettura!
 

Il tutto si è svolto nella calda e accogliente sala di Cascina Ovi, intitolata alla memoria di Luigi Favalli, nostro primo coordinatore.

Qui di seguito la sinossi del libro:

Di Gustav parla tutta Vienna, e non c’è personaggio della buona società che non sia incappato almeno una volta nel suo nome. I suoi ritratti sono molto richiesti e gli giungono sin dall’estero commesse per decorare con il suo tocco sontuoso le pareti e i soffitti di monumenti e grandi palazzi. Sono senza dubbio le donne a ispirarlo. Davanti al
cavalletto ne percepisce la presenza prima ancora che il suo sguardo scivoli lungo le sinuosità dei loro corpi. Le donne sono le sue muse. Gustav è circondato dalle donne: a tratti burbero e sfuggente, è un uomo che attrae. Lo sanno Emilie, stilista e imprenditrice affermata, la compagna di vita che non lo avrà mai solo per sé; Hermine e Clara, le sorelle che condividono la dedizione nei suoi confronti; Marie, che porta in grembo suo figlio, ma sarà una madre sola. Lo sa la giovane Alma, si dice sia la donna più bella di Vienna e l’ha stregato con la sua determinazione e gli abbracci clandestini rubati alle convenzioni. E anche Olga, l’enigmatica donna dai capelli rosso fiamma. Lunghi, molto lunghi. A queste figure si aggiunge, come una sorta di controcanto, una voce femminile, figlia dell’acqua…
Il romanzo di Paola Romagnoli intreccia le vicende biografiche del pittore Gustav Klimt con le voci delle donne che lo hanno accompagnato tra la fine dell’Ottocento e il 1918, anno della sua morte. A cavallo tra finzione e storia, l’autrice evidenzia con straordinaria efficacia il ruolo che l’universo femminile ha avuto nella vita e nell’arte di Klimt, sullo sfondo di una Vienna nobile e sfavillante, dove nascono la Secessione viennese, le sinfonie di Mahler e la psicoanalisi di Freud.
 

E qui sotto due belle immagini della calda e... magica serata!




 

Paola Romagnoli vive a Milano con la famiglia e due gatti. Ha vissuto anche in Olanda, dove ha lasciato un pezzo di cuore. Ha pubblicato i romanzi Ho saltato prima dell’alba- (auto)ritratto di Jeanne Hébuterne (2006) e Agnès che rideva e mangiava amarene (2010), oltre a diversi racconti. Nel 2009 ha vinto l’VIII Concorso Letterario nazionale D Come Donna “Una storia semplice” con il racconto “Fine di un amore”. Giornalista, scrive di arte, viaggi, libri, architettura e design per riviste femminili, quotidiani e testate specializzate. Lettrice prima di tutto, ha un libro sempre con sé, li annusa, sottolinea e fa le orecchie alle pagine senza alcun senso di colpa. C’è sempre una radio nelle sue stanze e senza dubbio
il blu è il suo colore.
http://www.paolaromagnoli.it/paola.html

Guido Pace è un musicista, allievo del M.ro Renato Spadari, frequenta il settimo anno di studi presso la Scuola Civica di Milano “Claudio Abbado”. Segue un corso di perfezionamento con il M.ro A. Franzi. Al suo attivo diverse partecipazioni ad eventi culturali dedicati alla chitarra classica, inclusi otto concorsi di cui è risultato vincitore. Si esibisce in Duo con Marco Tencati Corino. 

Marco Tencati Corino è un giovane musicista, allievo della M.ra Paola Coppi, al settimo anno di studi presso la Scuola Civica di Milano “Claudio Abbado”. Al suo attivo diverse partecipazioni ad eventi culturali dedicati alla chitarra classica, inclusi sette concorsi di cui è risultato vincitore.  Sotto la guida del M.ro A. Franzi, affina alcune tecniche chitarristiche neoclassiche. Si esibisce in Duo con Guido Pace.

Per il 197° incontro del 12 gennaio 2017, il GdL sta leggendo "Picnic a Hanging Rock" di Joan Lindsay

Joan Lindsay
Picnick a Hanging Rock
Sellerio


INIZIO
Furono tutti d'accordo che era proprio la giornata adatta per il picnic a Hanging Rock: una splendida mattina d'estate, calda e quieta, con le cicale che durante tutta la colazione stridevano tra i nespoli davanti alle finestre della sala da pranzo e le api che ronzavano sopra le viole del pensiero lungo il viale. Le dalie fiammeggiavano e chinavano il capo pesante nelle aiuole impeccabili, i prati ineccepibilmente rasati esalavano vapore sotto il sole che si levava. Il giardiniere stava già annaffiando le ortensie, ancora ombreggiate dall'ala delle cucine sul retro dell'edificio. Le educande del collegio per signorine della signora Appleyard erano in piedi dalle sei a scrutare il cielo terso senza una nuvola, e ora svolazzavano nei loro vestiti da festa di mussola come un nugolo di farfalle elettrizzate...

JOAN LINDSAY
Australiana di Melbourne, ha scritto (oltre a Picnic a Hanging Rock, 1967, da cui il regista australiano Peter Weir ha tratto un celebre, omonimo e fedele film) il libro di memorie Time Without Clocks (1962).

Per la nostra rubrica dei saggi n. 36 - Norberto Bobbio: “Elementi di politica. Antologia", Einaudi


di Enrico Sciarini

Se le opere di coloro che hanno lasciato un segno positivo nella Storia meritano di essere divulgate,  ra di esse dovrebbe avere un posto preminente la piccola antologia di Norberto Bobbio curata da Pietro Polito dal titolo: Elementi di Politica. Forse un titolo più appropriato sarebbe stato: Elogio della Politica, perché da grande insegnante di filosofia politica Bobbio inizia il suo libro scrivendo che la politica è l’attività che serve per rendere civile la convivenza tra le persone. Aggiunge poi che quando si fa parte di una comunità, volenti o nolenti si svolge un’azione politica anche disinteressandosi della politica stessa. Dato che l’attività politica implica l’esercizio di un potere, esso si può esercitare indifferentemente all’interno di una piccola famiglia o di una grande nazione. Bobbio identifica tre modi di esercitare il potere politico: - la funzione che svolge; - i mezzi di cui si serve; - il fine che si propone; li esamina a fondo concludendo che: “Il fine migliore che la politica dovrebbe prefiggersi è il bene comune”. Però determinare il bene comune di una Nazione non è semplice; in uno Stato democratico Bobbio considera “bene comune” ciò che è approvato dalla maggioranza dei cittadini. Ne consegue che la democrazia diventa la gestione del potere politico da parte della maggioranza dei cittadini di uno Stato. Inizia poi a trattare del rapporto politica-morale e lo fa per oltre quaranta pagine le quali, sintetizzate al massimo, affermano che: L’etica politica non deve derivare dal potere, ma dal bene comune. Raramente la politica è superiore alla morale, per esserlo deve conseguire un fine universale. Il fine giustifica i mezzi solo se il fine stesso è giustificato dalla morale. La seconda parte del libro chiarisce le due forme di democrazia: quella diretta e quella rappresentativa. Per Bobbio nessuna delle due forme ha mantenuto le promesse iniziali che il mondo si aspettava. Le ragioni individuate sono: l’avvento della tecnocrazia; l’aumento dell’apparato burocratico; l’aumentato numero delle aspettative. Mette inoltre in guardia dall’eccesso di partecipazione che può portare all’aumento dell’apatia elettorale. Proietta poi in un futuro ancora da realizzare l’idea che sia molto importante stabilire dove si vota e scrive: “Sino a che l’impresa e l’apparato amministrativo non vengono intaccati dal processo democratico, il processo di democratizzazione non può dirsi compiuto”. I temi trattati da Bobbio in questa antologia comprendono anche quello della pace e pacifismo, del diritto e del dovere, della pena di morte e della tolleranza. Pur non considerando la pace un bene assoluto, Bobbio attribuisce alla pace un valore superiore alla guerra e quindi da perseguire senza alcuna paura. Quando tratta dei diritti e doveri, Bobbio li considera entrambi elementi fondamentali per la democrazia. Precisa che per  il singolo cittadino vengono prima i diritti, per lo Stato vengono prima i doveri. La democrazia ha però per fondamento il riconoscimento dei diritti sia individuali che sociali. Tra i diritti sociali mette: il diritto al lavoro, allo studio, alla salute. Il diritto al lavoro è iniziato verso la fine del ‘700 con la prima rivoluzione industriale; Bobbio è morto nel 2004, non ha quindi vissuto gli anni della crisi economica e finanziaria iniziata nel 2008. Si è però reso conto di vivere in un mondo post industriale nel quale il mantenimento del diritto al lavoro diventa sempre più difficile. Ciò nonostante ha denunciato che dei diritti sociali si parli sempre meno; li ritiene compatibili con quelli individuali tanto da scrivere: “Il riconoscimento di alcuni diritti sociali sono il presupposto per l’esercizio dei diritti di libertà”. (p 243). Infatti afferma che l’individuo istruito è più libero di quello incolto, quello con un lavoro più di uno senza e uno sano più di un ammalato. Cose evidenti delle quali troppo spesso non se ne tiene conto.