Per il 196° incontro del 15 dicembre 2016, il GdL ha letto "Ernesto" di Umberto Saba

Umberto Saba
Ernesto
Einaudi


INIZIO
- Cossa el ga? El xe stanco?
- No. Son rabiado.
- Con chi?
- Col Paron: Con quel strozin. Un fiorin e mezo per caricar e scaricar due cari.
- El ga ragion lei.
Questo dialogo....

UMBERTO SABA 


Pseudonimo del poeta Umberto Poli, Umberto Saba nacque a Trieste nel 1883. Di famiglia ebraica dal lato materno, fu avviato agli studî commerciali, e fu per lunghi anni direttore e proprietario di una libreria antiquaria a Trieste. I suoi primi versi risalgono al 1900 ma il primo libro, Poesie, è del 1911; seguirono: Coi miei occhi (1912), Cose leggere e vaganti (1920), Il Canzoniere (1921; ed. crit. a cura di G. Castellani, 1981), Preludio e canzonette (1922), Figure e canti (1926), Preludio e fughe (1928), Tre composizioni (1933), Parole (1934), Ultime cose (1944), poi tutti raccolti nell'ediz. definitiva del Canzoniere (1945); e quindi Mediterranee (1947), Uccelli - Quasi un racconto (1951). Scrisse anche alcune prose fra narrative e liriche: Scorciatoie e raccontini (1946), Ricordi-racconti (1956) e Storia e cronistoria del Canzoniere (1948), contributo alla critica di sé stesso; postumo (1975; nuova ed. 1995) è stato pubblicato un romanzo incompiuto, Ernesto, scritto nel 1953. Alla contemplazione delle cose ultime, pervasa da un pessimismo, da un senso atavico e quasi espiatorio del dolore, si congiungono, in S., una trepida inclinazione per la donna e per l'amore, un alacre interesse per le cose e le creature più umili, per gli aspetti più minuti della vita e della sua Trieste. E la sua poesia, autobiografica proprio nel senso di intimo diario e confessione, è di un tono medio, fra il cantato e il parlato, fra l'aulico e il popolaresco, fra l'alta lirica (dai vaghi echi leopardiani) e la canzonetta: conforme al suo gusto, educato sui classici (i quali, per lui, nato in una terra all'incrocio di più culture e non ancora unita all'Italia, costituirono anche l'unico riferimento sicuro in fatto di lingua) ma arricchito dai lieviti del romanticismo germanico e slavo, scaltrito dalla lezione della poesia dialettale veneta (e di quella realistico-borghese di V. Betteloni), e insieme sensibile alle suggestioni della psicanalisi. E se la conciliazione di queste varie componenti, e dei diversi modi, non avviene senza dissonanze, e la tendenza di S. a tradurre quella confessione o introversione in "racconto" dà luogo a frequenti cadenze prosastiche (temperate peraltro, nelle ultime poesie, da una certa concisione epigrammatica), è anche vero che, per la profonda umanità del suo impegno e per la schiettezza della vena lirica, la sua opera si colloca tra le maggiori della poesia contemporanea. Dell'importante epistolario di S., oltre al carteggio con P. A. Quarantotti Gambini (Il vecchio e il giovane, 1965) e a singoli gruppi di lettere pubblicati sparsamente, si può leggere l'ed. a cura di A. Marcovecchio, La spada d'amore. Lettere scelte 1902-1957 (1983). Moriì a Gorizia nel 1957.

(notizie tratte da Treccani.it)

La serata del 15 dicembre è stato anche un momento durante il quale il Gruppo di lettura si è scambiato gli auguri per le festività natalizie. Come tradizione, i partecipanti del gruppi hanno portato alcuni lorom oggetti realizzati a mano (le socie di d come donna hanno preparato dei bellissimi e utili portaocchiali, altri hanno realizzato alcuni messaggi), e hanno ricevuto dei libri in dono. Un brindisi finale e una fetta di panettone hanno ancora di più rafforzato la magica armonia del gruppo...
Qui sotto alcuni momenti della serata...




La piccola Aida che passa tranquilla davanti al gruppo! 


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