Per il 193° incontro del 15 settembre 2016, il GdL ha letto e commentato "Casalinghitudine" di Clara Sereni

Clara Sereni
Casalinghitudine



INIZIO

Farine Bruscate
farine integrali di almeno 3 cereali diversi

Metto le farine in una padella fino a riempirla a metà; su fuoco medio la faccio rosolare, mescolandola con un cucchiaio di legno finché non si scurisca senza bruciarsi. Quando è pronta, in casa aleggia un odore di noccioline tostate. La conservo in barattoli di vetro per non più di una settimana, usandola per le diverse preparazioni.

(...)

CLARA SERENI



Figlia di Emilio e di Xenia Silberberg (la Marina Sereni de I giorni della nostra vita), si è sposata a Roma, città nella quale rimarrà fino al 1991, anno del suo trasferimento a Perugia dove tuttora risiede. Si è imposta all'attenzione della critica e del pubblico con il libro d'esordio: Sigma Epsilon (1974), una rivisitazione in chiave autobiografica del frenetico impegno politico che aveva caratterizzato la sua generazione. La sua seconda opera, Casalinghitudine, scritta tredici anni più tardi, è una specie di ricettario in cui ogni piatto è legato a un momento particolare del proprio passato, a un ricordo incancellabile. La sua fama si è accresciuta con i racconti di Manicomio primavera (1989) e con il romanzo Il gioco dei regni (1993). Il suo impegno è rivolto non solo alla letteratura, ma anche al sociale e nel campo politico. Nel capoluogo umbro ha rivestito la carica di vicesindaco, con delega alle politiche sociali dal 1995 al 1997. Nel 1998, a seguito di una vicenda familiare (il figlio Matteo è psicotico dalla nascita), ha promosso la Fondazione Città del sole – Onlus (di cui ha rivestito fino al 2009 il ruolo di presidente) che si impegna a favore prevalentemente di disabili psichici e mentali gravi e medio-gravi. È editorialista per i quotidiani l'Unità e il manifesto e ha tradotto e curato opere di Balzac, Stendhal, Madame de La Fayette. Tra i libri da lei curati, Si può (E/O edizioni), nel quale cinque tra giornalisti e giornaliste (Lucia Annunziata, Gad Lerner, Barbara Palombelli, Oreste Pivetta e Gianni Riotta) raccontano una storia positiva di integrazione di malati mentali nella società. Nel 2004 ha partecipato al film documentario girato dal marito Stefano Rulli, dal titolo Un silenzio particolare, sull'esperienza di vita col loro figlio Matteo, anche lui protagonista del film. Ha curato l'antologia di racconti Amore caro (Milano, Cairo, 2009), scritti, tra gli altri, dalla stessa Sereni e da Franco Amurri, Oliviero Beha, Paola Cortellesi, Pulsatilla, Barbara Garlaschelli.


Per la nostra rubrica dei saggi n. 34 - Craig Venter: “Il disegno della vita”, Rizzoli 2014

Craig Venter
Il disegno della vita
Rizzoli 201


di Enrico Sciarini

Craig Venter è il biologo americano che nel 2000 ha realizzato il sequenziamento del genoma umano. Dopo sedici anni è probabile che ancora più della metà degli oltre sette miliardi di persone che popolano la terra non sappiano cos’è il genoma. Il libro di Venter non dà la definizione di genoma perché lo tratta ad un livello più avanzato per riprodurlo artificialmente e per dare un significato più chiaro della parola Vita. (La miglior definizione di “genoma” che ho trovato recita: “Il Genoma è l’insieme di tutte le informazioni genetiche contenute nell’acido desossiribonucleide (DNA) composto da quattro molecole, adenina, citosina, guanina, timina, (ACGT) che risiedono in ogni cellula del corpo umano e in qualsiasi altra forma di vita.) Per decifrare il genoma Venter ha utilizzato le grandi opportunità della tecnica digitale unite a quelle della biologia. Venter si dice convinto che il DNA sia il “software” (programma) della vita, cambiandolo si può cambiare “l’hardware” (materia) della cellula. Ne deduce che la vita è un sistema informatico. Aggiunge però che “affermazioni straordinarie vanno sostenute con prove straordinarie”. Per questo ha dedicato anni di lavoro sperimentale in laboratorio. Questo lavoro lo ha descritto nel suo libro e chi lo legge scopre che Venter e il suo gruppo di ricercatori hanno creato una cellula sintetica. L’Autore usa proprio il verbo “creare”, anche se lo alterna con “realizzare”. E’ però lui stesso a convenire con chi ritiene improprio usare “creare”, dato che per riprodurre sinteticamente una nuova cellula viva ha utilizzato un genoma già esistente. Ammette quindi che l’origine delle prime cellule rimane un mistero aggiungendo che: “dove c’è un mistero c’è l’opportunità di far prosperare opinioni e religioni contrarie alla scienza”. Secondo Venter in futuro la scienza sarà definita dalla capacità di creare cellule sintetiche; prevede inoltre che di poter esplorare il confine tra animato e inanimato. Ma ritiene che in futuro la cosa più importante sarà “L’esplorazione sistematica delle potenzialità della biologia …. E le nostre conoscenze della biologia si espanderanno a velocità migliaia di volte superiori a quelle di oggi.” La conseguenza sarà quella di avere la possibilità di creare nuove forme di vita, sollevando così enormi questioni di carattere etico. Il problema etico Venter lo sta affrontando in collaborazione sia con i responsabili politici, sia con quelli religiosi. Di fatto ha già proposto che: “La vita sintetica non deve recare danno all’Umanità.” Ritiene sia importantissimo divulgare la ricerca scientifica anche tra i non esperti in modo da coinvolgerli nel dibattito su questioni così rilevanti. Più discutibile è invece l’affermazione di Venter che “abbandonare la tecnologia vuol dire abbandonare la possibilità di migliorare la vita umana.” Quando poi si dà a congetture sul futuro, intravede la possibilità di creare antivirus ad uso terapeutico e di teletrasmettere alla velocità della luce nuove forme di vita in ogni parte del mondo. L’ultimo capitolo del libro ha proprio come titolo: “La vita alla velocità della luce” che è anche il titolo originale del libro. Il sequenziamento del genoma effettuato da Venter è già stato trasmesso nello spazio sotto forma di onde elettromagnetiche. Il nostro DNA ha quindi varcato i confini terrestri, ma non sappiamo ancora dove approderà.