Per il 192° incontro del 28 luglio 2016, il GdL ha letto e commentato "Auto da fé" di Elias Canetti

Elias Canetti
Auto da fé
Adelphi / Garzanti


INIZIO

“Che fai qui, bambino?”
“Niente”.
“E allora perché ci stai?”
“Così…”.
“Sai già leggere?”
“Oh si”.
“Quanti anni hai?”
“Nove compiuti”.
“Cosa ti piace di più: una tavoletta di cioccolato o un libro?”
“Un libro”.


Auto da fé (1935), primo libro di Elias Canetti e suo unico romanzo, è un’opera solitaria ed estrema, segnata dalla intransigente felicità degli inizi. Qui tutto si svolge nella tensione fra due esseri cresciuti ai capi opposti nelle immense fronde dell’albero della vita: il sinologo Kien e la sua governante Therese. Kien è un grande studioso che disprezza i professori, ritiene superflui e sgradevoli i contatti col mondo, ama in fondo una cosa sola: i libri. E i libri lo circondano e lo proteggono, schierati come guerrieri sulle pareti della sua casa senza finestre. Esperto nell’arte del dubbio, Kien cela una fede incrollabile: per lui, «Dio è il passato» – e tutta la vita anela al «giorno in cui gli uomini sostituiranno ai propri sensi il ricordo e al tempo il passato». Fino a quel giorno, però, Kien, appena esce per strada, è perso nell’ignoto, diventa inerme e grottesco: di tutti i suoi tesori gli rimane soltanto l’illusoria corazza di un «carattere». Ma un «carattere» è anche la sua governante Therese. Maestosa nella sua lunga sottana blu inamidata, Therese raccoglie in sé le più raffinate essenze della meschinità umana. Anche lei è un essere autosufficiente, che diffida del mondo: la sua bassezza è rigorosa, conscia della propria dignità. Nella mente di Therese turbinano frasi sulle patate che sono sempre più care e sui giovani che sono sempre più screanzati. In quella di Kien rintoccano sentenze di Confucio. Ma qualcosa li accomuna nel profondo: una certa spaventosa coazione, il rifiuto di ammettere qualcos’altro nel loro mondo. Auto da fé racconta l’incrociarsi di queste due remote traiettorie e ciò che ne consegue – la minuziosa, feroce vendetta della vita su Kien, che aveva voluto eluderla con la stessa acribia con cui analizzava un testo antico. Una volta che Kien, perseguitato da Therese, ha messo piede nel regno proibito dei fatti, questi proliferano con fecondità demenziale e lo trascinano tra fetide bettole, il monte dei pegni e la guardiola di un portiere. Questo romanzo aspro, spigoloso, è traversato da una lacerante comicità, unica lingua franca in cui possa comunicarsi questa storia, prima di culminare nel riso di Kien mentre viene avvolto dalle fiamme, nel rogo della sua biblioteca.

Per il 191° incontro del 16 giugno 2016 il GdL ha letto e commentato "I fiumi profondi" di José M. Arguedas

 

Incipit

Infondeva rispetto nonostante l’aspetto antiquato e sporco. I notabili di Cuzco lo salutavano con deferenza. Portava sempre un bastone con l’impugnatura d’oro; il cappello, con la tesa stretta, gli faceva un po’ d’ombra sulla fronte. Era imbarazzante uscire con lui, perché s’inginocchiava davanti a tutte le chiese e cappelle e si toglieva il cappello in modo vistoso quando salutava i frati.
Mio padre lo odiava. Aveva lavorato come scrivano nelle tenute del Vecchio. «Dall’alto, con voce da dannato, grida perché i suoi indios sappiano che lui è dappertutto. Mette la frutta degli orti nei magazzini e la lascia marcire; pensa che non vale abbastanza per portarla a vendere a Cuzco o ad Abancay e che costa troppo per lasciarla ai colonos.  Andrà all’inferno», diceva di lui mio padre.


José María Arguedas nacque nel 1911 a Andahuaylas, sull'altopiano andino. Rimasto orfano all'età di due anni, trascorse l'infanzia in una comunità india dove apprese il quechua, sua lingua madre. Nel 1929 giunse a Lima, dove si iscrisse all'Università. Incarcerato nel 1937 per le sue idee di sinistra, nel 1957 ottenne la cattedra di etnologia. Morí suicida a Lima nel 1969. Scrisse, oltre ai romanzi noti in tutto il mondo, articoli scientifici, saggi di etnologia e di antropologia, raccolte di letteratura quechua, poesie e racconti. Delle sue opere Einaudi ha pubblicato: Tutte le stirpi (1974), Festa di sangue (1976), Il Sexto (1980), Arte popolare, religione e cultura degli indios andini (1983), La volpe di sopra. La volpe di sotto (1990), Musica, danze e riti degli indios del Perú (1991) e I fiumi profondi (2011). 
(dal sito Einaudi)

Per il 190° incontro del 27 maggio 2016, il GdL ha letto "84, Charing Cross Road" di Helene Hanff

Helene Hanff
84, Charing Cross Road
Archinto


INIZIO


Marks & Co.
84, Charing Cross Road
London, W.C.2
England


Gentili Signori,
leggo dalla vostra inserzione sul «Saturday Review of Literature» che siete specializzati in libri fuori stampa. L'intestazione «librai antiquari» mi spaventa un poco, perché per me «antico» equivale a dispendioso. Sono una scrittrice senza soldi che ama i libri d'antiquariato, ma da queste parti è impossibile reperire le opere che desidererei avere se non in edizioni molto costose e rare, o in copie scolastiche, sudicie e scribacchiate, della libreria Barnes & Noble.
Allego un elenco delle mie necessità più pressanti. Se aveste qualche copia usata decente di uno qualsiasi dei libri in elenco, a non più di $5.00 l'uno, vi prego di considerare questa mia un ordine d'acquisto e di inviarmeli.
Con i più cordiali saluti
HELENE HANFF
 Obbligata a lasciare gli studi universitari per motivi economici, Helene Hanff (nata a Filadelfia nel 1916), appena ventunenne vince un concorso di scrittura teatrale e si trasferisce a New York, città nella quale resterà per tutta la vita. Assunta prima come lettrice di manoscritti per la Paramount Pictures, nel 1952 inizia la sua carriera di sceneggiatrice televisiva: scrive polizieschi per la trasmissione The Adventures of Ellery Queen e qualche anno più tardi si aggiudica una borsa di studio per l'ideazione di sceneggiature d'argomentazione storica per il programma The Hallmark Hall of Fame. Oltre a realizzare alcuni libri per bambini, nel 1961 pubblica Underfoot in Show Business, racconto autobiografico dai toni ironici in cui mette a nudo le sue illusioni di fare fortuna come autrice teatrale. Per necessità economiche scrive vari saggi che toccano temi politici e sociali e collabora con alcune riviste.

Nel 1970 esce 84, Charing Cross Road, il libro che la fa conoscere al grande pubblico. Si tratta della raccolta delle lettere frutto della sua lunga corrispondenza (1949 - 1969) con Frank Doel e gli altri impiegati della libreria antiquaria Marks & Co. di Londra, a cui la Hanff si rivolge per l'acquisto di libri di letteratura e saggistica inglese del Settecento. Col tempo il carattere della corrispondenza si fa sempre più personale e cresce in lei il desiderio di recarsi a Londra per visitare la libreria e riuscire finalmente a incontrarne di persona i dipendenti, ma Frank Doel scompare prematuramente e nel 1970 il negozio chiude i battenti. Riuscirà a recarsi all'84 di Charing Cross Road soltanto in seguito alla pubblicazione dell'edizione inglese del suo libro e questa esperienza le offrirà lo spunto per un nuovo romanzo autobiografico (The Duchess of Bloomsbury Street, 1973).

Nel 1987 esce per la regia di David Hugh Jones il film 84 Charing Cross Road, intensa trasposizione cinematografica dell'omonimo romanzo, che vede attori del calibro di Anne Bancroft e Anthony Hopkins vestire i panni dei protagonisti della vicenda.

Apple of My Eye (1977), una guida sui generis della città di New York e l'autobiografico Qs' Legacy (1985) sono i suoi ultimi lavori. Inoltre Letter from New York: BBC Woman's Hour Broadcasts, edito nel 1992, raccoglie una selezione degli interventi che la Hanff fece tra il 1978 e il 1984 per il programma della BBC BBC Woman's Hour Broadcasts.