Per la nostra rubrica dei saggi n. 33 - Maurizio Pallante: “I monasteri del terzo millennio”, Lindau 2013

Maurizio Pallante
I monasteri del terzo millennio
Lindau 2013


di Enrico Sciarini

Maurizio Pallante è il fondatore del movimento per la decrescita felice. Evidentemente ritiene che la vita nei monasteri sia stata una vita felice o, quanto meno, più felice di quella che si vive all’inizio del XXI secolo. Nelle prime pagine del libro afferma che la dimensione materialistica ha preso il sopravvento su quella spirituale e che la fede in Dio è stata sostituita dalla fede nella scienza. Ritiene inoltre che si confonda il ben-essere con il possesso di beni e si usa il valore venale degli oggetti prodotti come indicatore di prosperità. Pallante scrive che la conseguenza più negativa della crescita abnorme dell’economia di mercato sia stata quella della contemporanea crescita della popolazione nelle aree urbane, tanto da far prevedere che nel 2050 il 75% dell’umanità vivrà nelle grandi metropoli. Insiste nell’evidenziare che l’industrializzazione ha sì offerto abbondanza materiale e libertà individuale, ma ha frantumato la comunità basata sulla solidarietà reciproca. E’ ora difficile ricostruire quello che si è frantumato. Esclude che coloro che governano l’economia mondiale possano capire la necessità di sbloccare la situazione paradossale unicamente tesa alla crescita infinita. Alla domanda “cosa si può fare?” Pallante risponde: Occorre aiutare aziende, professionisti e lavoratori a realizzare attività produttive che utilizzino minor energia e riutilizzino le materie prime. Però il punto di maggior interesse del libro lo si trova verso la fine quando l’Autore indica che l’obiettivo da raggiungere sia quello dell’impronta ecologica uguale a 1. L’impronta ecologica è un indicatore utilizzato per valutare il consumo di risorse naturali rispetto alla capacità del nostro pianeta di rigenerarle. Furono lo svizzero Mathis Wackernagel e il canadese William Rees a coniare il termine “impronta ecologica” come titolo del loro libro uscito nel 1996. Utilizzando diversi parametri l’impronta può essere calcolata a livello globale, territoriale o individuale. Detto in breve, quando l’indicatore è 1 significa che c’è un equilibrio tra le risorse rigenerabili e quelle consumate. Nel 2013, quando Pallante ha pubblicato il suo libro, il valore globale dell’indicatore era 1,5; questo vuol dire che, giunti a metà anno si erano già consumate tutte le risorse naturali rigenerabili. Oggi la situazione è ulteriormente peggiorata.  Il rischio di non avere più risorse indispensabili come l’acqua potabile lo avevano evidenziato tanti ambientalisti alcuni decenni fa, ma le loro voci sono rimaste per lo più inascoltate. Non è il caso di fare inutili catastrofismi, è solo urgente essere tutti un po’ più consapevoli dalla situazione. Per esserlo basterebbe entrare nel sito www.wwf.ch e calcolare la propria impronta ecologica. La mia è risultata essere 1,4; non sarà facile, ma la dovrei ridurre.

Per il 189°incontro del 28 aprile, il GdL ha letto e commentato "Cari mostri" di Stefano Benni

Stefano Benni
Cari mostri
Feltrinelli


INIZIO

Ho sempre amato con paura quel quartiere della città vecchia che si chiama Alp. Mi sono spesso avventurato nelle sue strade strette e senza sole, nelle penombre delle botteghe antiche, tra guglie di chiese tetre, spiato da grifi e mostri di pietra che folli architetti si sono divertiti a nascondere nei muri. Ho ascoltato il rumore del fiume melmoso e infestato da topi, che attraversava i vicoli in parte mormorando sotterraneo, in parte apparendo col suo colore di fiele tra ponticelli e attracchi marciti. Ho visto i volti degli abitanti alle finestre, volti che non assomigliano a quelli della nostra città, ho udito leggende, ho visto scoppiare risse nelle bettole, ho visto ubriachi stesi nelle pozzanghere, e prostitute miserande lanciarmi sguardi dagli androni.
(...)

STEFANO BENNI
Scrittore e giornalista italiano, ha maturato attraverso la satira una sensibilità particolare per  la comprensione della realtà contemporanea, sulla quale ha costruito storie che si distinguono per capacità affabulatoria. Tra le opere si ricordano racconti: Bar sport (1976), Il bar sotto il mare (1987), L'ultima lacrima (1994), Bar sport duemila (1997), La grammatica di Dio (2007), Le Beatrici (2011); raccolte di versi: Prima o poi l'amore arriva (1981), Ballate (1991); romanzi: Terra! (1983), Comici spaventati guerrieri (1986), Baol. Una tranquilla notte di regime (1990), La compagnia dei Celestini (1992), Elianto (1996), Achille pie' veloce (2003), Margherita Dolcevita (2005), Pane e tempesta (2009), La traccia dell'angelo (2011); la graphic novel Fen il Fenomeno (2011), tratta da uno dei racconti pubblicati in Pane e tempesta e curata da B. in collaborazione con il disegnatore L. Ralli; Di tutte le ricchezze (2012); Pantera (2014); Cari mostri (2015). Nel 2012 lo scrittore ha debuttato nella regia teatrale con Le Beatrici, liberamente tratto dal suo testo e presentato al Festival di Spoleto, mentre l'anno successivo ha diretto e interpretato Il poeta e Mary, racconto per musica e parole sul valore sociale dell'arte.
(fonte: Treccani online)

RESOCONTO DEL GRUPPO DI LETTURA DEL 27.4.2016
BENNI CARI MOSTRI
 

Salutiamo due persone nuove che sono venute per la prima volta: Pinuccia e Barbara.
Enrico Sciarini parla del saggio “ Monasteri del terzo millennio” di Pallante Maurizio e propone un aforisma di Edgar Allan Poe: “Dichiarare la propria viltà può essere un atto di coraggio”

Inizia la conversazione attorno al libro di Stefano Benni, Cari mostri.

- E’ un libro strano non è un romanzo e non sono veri e propri racconti. Avrebbe voluto approfondire alcuni argomenti che sono solo accennati ma l’ha comunque trovato molto interessante.


- E' un libro che non avrebbe mai pensato di leggere invece l’ha interessata molto. Le sono piaciuti i vari episodi e pensa che leggerà ancora qualcosa dell’autore.


- Lo conosceva e amava come scrittore dai tempi de La Compagnia dei Celestini. Racconti che parlano delle nostre paure e delle nostre ossessioni. Quello che le è piaciuto di più è stato”Povero nos” nel quale anche il vampiro soccombe di fronte alla burocrazia.


- Anche se non ama molto i racconti, ha trovato questo libro molto interessante anche dal punto di vista psicoanalitico, infatti,  parla dei mostri che albergano dentro ognuno di noi.
L'autore ha saputo trasformare con grande ironia una situazione reale rendendola fantastica. La sua profondità consiste nel essere riuscito a mettere in evidenza tutti i mostri che ci abitano. Il mostro che è dentro di noi alla fine ci diventa caro. 


- Ama i racconti e di questo libro ha preferito “Verso casa” per come l'autore narra di sentimenti che tutti abbiamo provato. L’autore ha dimostrato di riuscire ad interpretare sentimenti che abbiamo provato tutti almeno una volta nella vita.


- Preferisce il racconto perché in modo sintetico fornisce spunti di ragionamento e riflessione che ti permettono di rivivere interiormente. Ha fatto emergere bene la vacuità che caratterizza i rapporti umani al giorno d'oggi dove si preferisce la tecnologia al contatto diretto con gli individui. Le ha ricordato alcuni racconti di Buzzati che, per certi versi, trasmettono lo stesso messaggio. Ha preferito il racconto di Hansel e Gretel trasformata in termini moderni.


- Lettura piacevole, scanzonata, irriverente e provocatoria. Alcuni racconti si richiamano a favole che sono però rivisitate in chiave moderna e fanno emergere le così dette paure 2.0 tipo perdere le password ed è così che l'autore mette in scena le frenesie e le paure del mondo moderno. Racconta di mostri che fanno simpatia e che fanno parte del tuo io.


- Ha trovato un Poe in versione moderna. Alcuni racconti erano divertenti altri esasperati che l’hanno quasi infastidita come la roulette russa e la prostituta virtuale, troppo eccessivi. Ha apprezzato molto “Valigie”. Il bello dei racconti è che puoi scegliere quali amare e quali non apprezzare.


- Ha trovato alcuni racconti troppo lunghi ed eccessivi. Benni ha parlato oltre che di mostri interiori anche di mostri collettivi quali le armi e i computer.


- L’ha letto superficialmente e ora lo leggerà con più attenzione.


- Lettura molto gradita. Nel libro si descrivono mostri interiori e mostri sociali. In particolare ne “Il Gigante” si parla di un magnate russo, anche se il personaggio ha tratti esasperati è però lo specchio di quanto da qualche anno accade in Italia dove proprietà antiche vengono vendute a personaggi molto facoltosi ma poco attenti al valore delle cose. Nel racconto “ Verso casa” emergono le intime paure che ognuno ha provato almeno una volta. Ha trovato davvero divertente a tratti esilarante “ Compagni di banco.”


E qui di seguito un po' di immagini della serata!







Per il 188° incontro del 31 marzo 2016, il GdL ha letto "I consolatori" di Muriel Spark

Muriel Spark
I consolatori
Adelphi


Quando, nel 1956, l’editore londinese Macmillan comprò il primo romanzo di una giovane autrice sconosciuta, I consolatori, si rese subito conto di aver fatto una scelta molto ardita. Così, temendo che fosse «troppo difficile» per il pubblico del tempo, esitò un anno prima di darlo alle stampe. Muriel Spark non si stupì particolarmente del ritardo: forse, dentro di sé, sapeva già di essere, secondo le parole di John Updike, «uno dei pochi scrittori che abbiano abbastanza risorse, coraggio e grinta da modificare la macchina della narrativa». Oggi qualunque lettore, avvezzo o meno ai suoi romanzi più celebri, non potrà che soccombere allo charme che si sprigiona dalla sublime eccentricità dei consolatori (o persecutori?) che popolano queste pagine: una nonna contrabbandiera, un libraio satanista, un giovane cronista con la vocazione del detective, e un’eroina che ha il sommo cruccio di sapersi personaggio di un romanzo. Li seguiremo, avvinti ed esilarati, fra storie d’amore, ricatti e terribili vendette in un intreccio prodigo di suspense e sortilegi. Un intreccio che dovette colpire anche Evelyn Waugh, se si risolse a scrivere a un’amica: «Mi sono state mandate le bozze del geniale romanzo di una signora che si chiama Muriel Spark. La protagonista è una scrittrice cattolica che soffre di allucinazioni. Il libro uscirà presto e sono sicuro che tutti penseranno che l’abbia scritto io. Vi prego di smentire».


Muriel Spark


Nata Muriel Sarah Camberg, a Edimburgo, da padre ebreo e madre cristiana, frequentò la scuola superiore femminile James Gillespie (James Gillespie's High School for Girls). Nel 1934-1935 si diplomò al corso di "corrispondenza commerciale e scrittura riassuntiva" al Heriot-Watt College. Insegnò brevemente inglese e successivamente lavorò come segretaria in un grande magazzino.

Nel 1937, sposò Sidney Oswald Spark, e lo seguì in Rhodesia (ora Zimbabwe), dove nacque l'unico figlio. Il matrimonio naufragò in breve. Muriel Spark tornò in Gran Bretagna nel 1944 e durante la seconda guerra mondiale lavorò per i servizi segreti.

La sua carriera letteraria ebbe inizio solo dopo la guerra, quando iniziò a scrivere, utilizzando il cognome da sposata, poesie e pezzi di critica letteraria. Nel 1947 divenne redattrice del Poetry Review. Nel 1954, decise di convertirsi al cattolicesimo: successivamente parlò della conversione come di un elemento fondamentale nel suo divenire una scrittrice di romanzi. Penelope Fitzgerald, contemporanea di Muriel Spark e anche lei romanziera, osservò come la Spark "aveva fatto notare che non aveva scritto romanzi prima della conversione ... questa le aveva permesso di guardare all'esistenza umana nel suo insieme, cosa necessaria per una romanziera" [1]. In un'intervista con John Tusa sulla BBC Radio 4, Muriel Spark, parlando della sua conversione e dell'effetto che aveva avuto sul suo modo di scrivere, disse: "Ero appena un po' preoccupata, titubante. Sarà giusto, non sarà giusto? Posso scrivere un romanzo su questo — sarà stupido, non lo sarà? E in qualche modo con la religione — se una cosa non ha niente a che fare con l'altra, non lo so - ma non sembra così, che ho appena preso confidenza...". Graham Greene e Evelyn Waugh la sostennero nella decisione.

Il suo primo romanzo, The Comforters, fu pubblicato nel 1957, ma fu Gli anni fulgenti di Miss Brodie (The Prime of Miss Jean Brodie) (1961) a darle fama, per l'originalità dell'argomento e del modo di scrivere della Spark, che utilizza spesso l'espediente di salto nel tempo, tra passato e futuro, della narrazione. La James Gillespie's High School, dalla scrittrice frequentata in gioventù, fece da modello per la Marcia Blaine School del romanzo. In The Comforters (descritto da Sir Frank Kermode come "un libro di straordinaria originalità") il protagonista sa di far parte di un romanzo, e in The Prime of Miss Jean Brodie le storie dei personaggi vanno dal passato al futuro contemporaneamente. Kermode descrisse il tema ricorrente dei romanzi della Spark come "la domanda è come il diavolo possa esistere in un mondo creato da un Dio buono".

Nel 1965 il suo romanzo La porta di Mandelbaum ricevette il James Tait Black Memorial Prize.

Dopo aver vissuto a New York per alcuni anni, Muriel Spark si trasferì a Roma, dove incontrò l'artista e scultrice Penelope Jardine nel 1968. Nei primi anni settanta le due amiche si sistemarono in Toscana e vissero nel paese di Civitella in Val di Chiana, del quale nel 2005 Spark ottenne la cittadinanza onoraria. La relazione riportò alla luce dicerie sulle presunte relazioni saffiche della Spark [1], risalenti al tempo in cui risiedeva a New York, benché sia la Spark sia i suoi amici le smentirono sempre.

Muriel Spark vinse il premio US Ingersoll Foundation TS Eliot Award nel 1992 e il British Literature Prize nel 1997. Fu insignita del titolo di Dama di Commenda dell'Impero Britannico nel 1993, in riconoscimento dei servigi resi al paese con la sua produzione letteraria.


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RESOCONTO DEL188° INCONTRO 

- L'ho letto ma aspetto di sapere da qualcuno che cosa significa questo romanzo.

 - Sono contenta perché è scritto benissimo. La lettura mi ha aiutato a capire come gli altri vedono i cattolici. Scrive molto bene ma non ho provato nessun trasporto per questo libro.

 - L'ho trovato molto divertente. Mi è piaciuto, è molto ironico. Ho visto evidenziati due aspetti che  caratterizzano la figura dello scrittore che allo stesso tempo è colui che sa cogliere aspetti della propria vita ma che sa anche distaccarsene per dar vita alla trama del romanzo. L’artista cioè si sdoppia osserva e inventa.
Ho colto la visione dei protestanti rispetto ai cattolici. I protestanti parlano direttamente con Dio e hanno una morale interiore mentre i cattolici necessitano di un intermediario al quale si confessano.
La nonna è una figura interessante trasgressiva, contrabbanda diamanti e li nasconde nel pane. Nessun personaggio è realistico ogni persona ha dentro di sé un po’ di normalità e di follia.

– Ho trovato l'idea molto originale ma non mi ha dato nulla e non sono riuscita a finirlo. L'ho trovato monotono a parte l'incidente in macchina non succede mai nulla.

 - L'ho letto e mi sono  documentata perché la lettura mi ha lasciata insoddisfatta non ne ho tratto un godimento, un piacere completo. Così ho scoperto che l'autrice ha scritto questo romanzo subito dopo essersi convertita al cristianesimo, ecco perché si trovano riferimenti continui alla religione. Ha osato troppo nel voler presentare la sua figura di scrittrice come un personaggio del racconto
Scritto bene, intreccio interessante ma i personaggi sono troppo estremizzati. Il satanista finisce in manicomio, il ragazzo osserva tutto ma non viene a capo di nulla.

- La scrittrice ha voluto  introdurre se stessa come personaggio del suo libro ma il tentativo non è riuscito, ha creato un aborto. Se non si scrive in prima persona non è possibile essere autore e personaggio. Scritto bene ma il solo stile senza contenuti non regge.

- Solo alla fine capisci che tutti i personaggi sono collegati tra di loro.

- L’ho letto per conoscere la società inglese di quell’epoca, tutta gente ricca snob che si annoia ed è contraddistinta dalla stravaganza, sono tutti eccentrici e pettegoli.

 - Non l’ho finito perché l’ho trovato assurdo. Le coincidenze sono troppe, e poi sono stata delusa perché avendo apprezzato molto della stessa autrice“memento mori” avevo molte aspettative. Ho avuto difficoltà a ricordarsi i nomi.
- Non mi è piaciuto si è creata antipatia con la scrittrice come se lei si stesse divertendo a scrivere cose che in realtà la irritavano.
- Voglio girarla in positivo. Ha preso l’altro romanzo anni fulgenti di miss Brodie. E’ un gran libro e leggerlo mi è servito a rivalutarla. Qui i personaggi sono solo abbozzati e tutto sembra inconcludente. Romanzo snob, bisogna superare l’impulso di lasciarlo lì e dedicarsi ad altro. La moglie che divora i libri non l'ha finito C’è un’interessante galleria di personaggi, ci vuole un po’ di coraggio per finirlo. Lo disturba molto lo snobismo. L’autore si sdoppia e interagisce.
– Ho letto solo cento pagine ma lo trovo scritto bene.
– L’ho finito ma non mi ha dato nulla. Solo la nonna trasgressiva le ha fatto simpatia.
– Penso che come sempre le impressioni di tutti aiutano a comprendere le sfaccettature del romanzo. L’autrice che vuole diventare personaggio è un po’ la giusta chiave di lettura. A me è piaciuta l’ironia e l’aspetto superstizioso della religione. Inoltre ciò che mi ha colpito è l’ipocrisia e la falsità dei personaggi.

Qui sotto alcuni momenti della serata!