Per la nostra rubrica dei saggi n. 32 - Amy Chua: "L'età dell'odio", Carocci, 2004

Amy Chua
L’età dell’odio
Carrocci 2004




di Enrico Sciarini

Come mai il titolo originale inglese “World on fire” (Mondo in fiamme) sia diventato “L’età dell’odio” e il sottotitolo “Esportare democrazia e libero mercato genera conflitti etnici?” che in inglese è affermativo nella traduzione italiana sia diventato interrogativo, è un mistero dell’editoria. Con il suo libro la Chua ha esplicitamente dichiarato che esso si incentra sul fenomeno delle minoranze economicamente dominanti che tendono a stabilire un predominio economico sulle maggioranze etniche, pur precisando che tale predominio non è il solo a generare conflitti e/o violenze. Aggiunge inoltre che nelle nazioni dove c’è una minoranza economicamente dominante possono crearsi forti tensioni sociali.  Descrive le minoranze dominanti partendo dalla Cina che sottopone al suo potere economico una buona parte dell’Estremo Oriente. Potenti minoranze economiche esistono però anche in America Latina e sono costituite dai discendenti dei conquistatori spagnoli e portoghesi. Quasi tutto il continente africano è dominato da minoranze economiche e sono descritte dettagliatamente. Molte pagine sono dedicate all’impatto negativo che le minoranze dominanti producono nel sistema globalizzato. La Chua sostiene la dirompente tesi che: “i mercati globali e la democrazia sono in rotta di collisione” e, secondo l’Autrice, quello che ne deriva è l’odio di massa. Lo confermano le atrocità che vengono compiute in quelle nazioni dove si è posto fine ad una dittatura senza aver creato le premesse per instaurare la democrazia, affidandosi alla falsa illusione che l’incremento del mercato sia in grado di risolvere ogni altro problema. Invece la liberalizzazione del mercato e le elezioni democratiche non producono automaticamente prosperità e libertà politica. Amy Chua prosegue la sua cruda analisi ricordando che nelle nazioni occidentali la tensione tra mercato e democrazia è nota da secoli. La tensione sociale è stata mitigata in vari modi: con l’istituzione dello Stato assistenziale e con una migliore redistribuzione dei redditi, soprattutto nelle nazioni scandinave. La terza parte del libro è dedicata agli Stati Uniti quale espressione di una minoranza dominante nel mondo. Nell’esaminare quale potrà essere il futuro dell’economia liberista Amy Chua indica alcuni presupposti che possono favorire democrazia e sviluppo. Nessuno dei suoi suggerimenti, formulati nel 2003, è mai stato messo in atto, né quello di non affrettare libere elezioni là dove finisce una dittatura e neppure quello di arrestare la proliferazione del fanatismo con la generosità volontaria delle minoranze economicamente dominanti. Nel 2003, tre mesi dopo la pubblicazione del libro di Amy Chua gli Stati Uniti hanno dichiarato guerra all’Iraq. A tredici anni di distanza ne stiamo ancora sopportando le conseguenze. Eppure quelle scritte da Amy Chua sono verità inconfutabili. Aggiungo che le minoranze economicamente dominanti sono oggi le sole che possono essere in grado di risolvere o mitigare il problema delle migrazioni di massa, basterebbe che se ne rendessero conto. Amy Chua, di origine cinese, è nata negli Stati Uniti, è docente di diritto internazionale alla Yale University. Dopo il successo di “L’età dell’odio” la sua notorietà è cresciuta dopo la pubblicazione del suo secondo libro “Il ruggito di mamma tigre”.
Enrico Sciarini           

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