Per la nostra rubrica dei saggi n. 31 - Timoty Brook: "Il cappello di Vermeer", Einaudi, 2015

Timoty Brook
Il cappello di Vermeer

Einaudi, 2015


di Enrico Sciarini


Quando è iniziata la globalizzazione? Una domanda legittima e di attualità alla quale dà una risposta plausibile l’illustre professore universitario Timoty Brook affidandosi ad alcuni dipinti del noto pittore olandese Johannes Vermeer, vissuto nella seconda metà del 1600. Da cinque suoi quadri e da altri due dei meno noti Van der Burke e L. Bramer, l’Autore ricostruisce i cambiamenti epocali avvenuti dopo e a conseguenza della scoperta del continente americano nel 1492. Da tale anno in poi, tre grandi potenze europee, Spagna, Portogallo e Olanda si contesero il commercio mondiale. La Cina, che sino ad allora era stata la controparte più importante del commercio europeo, incrementò il proprio peso grazie a tre suoi pregiati prodotti dei quali deteneva l’esclusiva: la seta, le spezie, la porcellana. Il potere pontificio ci mise pure la sua mano, Brook scrive infatti che nel 1493 il papa decretò che la Spagna avrebbe goduto della giurisdizione esclusiva su ogni terra scoperta a ovest del meridiano posizionato 100 leghe a ovest delle isole di Capo Verde. Lo stesso decreto assegnò al Portogallo le terre a est di tale meridiano. L’Olanda non stette a guardare e incrementò la sua potenza navale verso i mari orientali. Inoltre, con Huig de Groot, noto come Grotius, stese il primo trattato dei diritti commerciali. Ma, già allora la Cina esportava molto e importava pochissimo. Ogni particolare dipinto sui sette quadri presi in considerazione dal professor Brook sono l’occasione per descrivere disastrose traversate degli Oceani su imbarcazioni a vela esposte al pericolo di naufragio ad ogni viaggio. Sono anche l’opportunità di spiegare quanta rilevanza ebbe l’introduzione del tabacco in Europa e in Cina, quanta ne ebbe lo sfruttamento delle miniere di argento in Bolivia e Perù. Queste documentatissime descrizioni dimostrano di quanta importanza sia stata la “globalizzazione” avvenuta a partire dalla prima metà del 1500 e proseguita, sotto forme diverse, sino ai giorni nostri. Ne dà conferma anche l’antropologo cubano Fernando Ortiz il quale, poco più di cinquanta anni fa coniò il termine “transculturazione” per indicare la diffusione di pratiche religiose, mediche, economiche, sociali che si ambientarono in popoli e culture diverse. Il risultato di questa prima globalizzazione del XVI e XVII secolo fu, allora come adesso, che i ricchi diventarono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Però da 400 anni a questa parte si è sempre più diffusa la conoscenza del mondo e con essa la consapevolezza che nessuna persona e nessuno Stato sono isolati uno dall’altro. Si è diffusa l’idea che l’Umanità è unica. Lo stesso Brook afferma che uno dei motivi per cui ha scritto il libro è quello di far capire che tutti gli Uomini, in quanto esseri viventi, devono riconoscere la natura globale dell’esperienza umana.  

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