Per la nostra rubrica dei saggi n. 29 - Luca De Biase: "Economia della felicità", Feltrinelli, 2007

Luca De Biase
Economia della felicità
Feltrinelli



di Enrico Sciarini

Oltre che insegnare lingue e comunicazione all’Istituto Universitario Lingue Moderne, Luca De Biase è un noto giornalista del Sole 24 ore. Ha scritto parecchi saggi che trattano di comunicazione, economia, socialità. “L’economia della felicità” è del 2007 ed è uno dei capisaldi della visione dell’Italia e del mondo proiettati verso il futuro. Per De Biase il futuro passa attraverso l’innovazione sociale. Soprattutto in Europa ritiene sia necessario trovare un nuovo paradigma basato su valori che non siano più solamente economici. All’enormità dei mezzi generati dalla tecnologia, i fini non possono più essere solo materiali. Secondo De Biase, per cercare di capire verso quale futuro ci si sta muovendo occorre mettersi d’accordo almeno su tre cose: 1- cosa conta veramente nella vita; 2- con quali sistemi informativi confrontarsi; 3- quale rapporto dovrà esistere tra pubblico e privato, sociale e individuale. Dopo aver definito l’economia “la scienza triste” , la accusa inoltre di non tener conto che, “al di là della disponibilità di una quantità sufficiente di beni, la gente vorrebbe soprattutto essere felice.” E’ difficile definire la felicità, ma De Biase ritiene che essa non va di pari passo con i consumi. La felicità la ritiene connessa ad altre cose, cioè a beni relazionali, quelli che non hanno prezzo come la conoscenza, l’informazione, i beni ambientali e quelli culturali e vede nell’incremento di questi beni immateriali il progresso futuro. I mezzi comunicazione, in primis la rete informatica, avranno un ruolo determinante in questo progresso purché sappiano trasformarsi da sistemi verticali a sistemi orizzontali, così come sta avvenendo con i “social media”; essi trasformano l’utente da fruitore passivo a generatore di informazioni. Dura è la critica al sistema economico liberista con la sua legge di mercato basata sul principio della domanda e dell’offerta di beni che dovrebbero bilanciarsi. Il sistema non ha però tenuto conto del grande peso assunto dalla pubblicità che è andato a tutto vantaggio della produzione di beni dando luogo al consumismo sfrenato. Il sottotitolo del libro recita: “Dalla blogosfera al valore del dono e oltre” e vuol significare il passaggio dallo scambio e incremento culturale offerto dalla rete informatica in modo pressoché gratuito all’economia del gratuito e del dono, non in alternativa a quella dello scambio monetario, ma integrata con esso. Quelle di De Biase possono essere utopie, ma possono anche essere segnali anticipatori di tendenze che verranno sviluppate dalle prossime generazioni; ed è anche in buona compagnia perché a sviluppare una nuova economia non rivolta solo all’arricchimento materiale si stanno cimentando premi Nobel, sociologi, antropologi e anche religiosi di ogni parte del mondo. All’appello mancano però i grandi detentori di capitali e i politici.  Chi non volesse di leggere il libro può sentirselo raccontare in modo aggiornato ascoltando su “you tube” la lezione che De Biase ha tenuto lo scorso anno agli studenti liceali che hanno partecipato a Bologna alla scuola estiva “Giardino delle imprese”, voluta dalla Fondazione Golinelli per avvicinare gli studenti alla cultura imprenditoriale moderna.

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