181° incontro, venerdì 25 settembre: il GdL ha festeggiato i suoi 13 anni!

Incontro molto speciale quello di venerdì 25 settembre, alle ore 19.00, presso il Centro Civico "Verdi" a Segrate: il GdL ha festeggiato suoi 13 anni!


E lo ha fatto invitando Caterina Giavotto, Enrica Melossi, autrici del libro: Cucina con il trucco. Ricette facili e consigli diabolici per sembrare un vero chef anche se non hai mai tenuto in mano una padella, Mondadori.

L'idea del libro è quella di offrire ricette semplici e veloci per fare sempre bella figura senza rinunciare al piacere della convivialità, fornendo anche consigli su come presentare e decorare la tavola e i piatti. Una specie di anti-Masterchef, un po' controcorrente rispetto alla cucino-mania che impazza.

Lo scopo del libro, poi, è benefico: infatti le autrici devolvono il loro compenso alle associazioni onlus CasaOz di Torino e Vidas di Milano.


13 anni del nostro Gruppo di Lettura della Bibliiteca e di D come Donna. Un compleanno magnifico: affascinati da Caterina Giavotto e Enrica Melossi, autrici di "Cucina con il trucco", eravamo come seduti a un tavolo imbandito... Si sono alternate letture tratte da antichi ricettari e da romanzi come "Il Gattopardo", o "Palomar" di Calvino, letture interpretate da Noemi Bigarella, aneddoti gastronomici, curiosità culinarie dal mondo dell'arte, travolti dall'esuberanza delle autrici, incantati dall'unione di arte, cultura, letteratura, e cucina. Il gruppo di lettura: un albero dalle radici ben solide (i lettori) sotto le cui frasche i romanzi vivono e rivivono e portano verso luoghi lontani. Voglio ringraziare i compagni di viaggio di questa bellissima avventura, dal mio grande Maestro Luigi, alla carissima Enza Orlando da tutte le lettrici e lettori a Paola R. (lei sa perché), dalle magnifiche amiche di d come donna, dalla preziosa Sara, alla mia mitica amica e collega Emanuela Zanini. Thanks, infine, al nostro sindaco Paolo Micheli per le sue parole, per la sua presenza. Questi risultati reali sono quindi il frutto di una grande collaborazione intessuta di passione, e di un grande amore per il lavoro: questo arginerà sempre chi rema contro, chi non apprezza, chi ostacola.

Roberto Spoldi

Le autrici

Caterina Giavotto

Editor di cucina per professione, cuoca per passione, buddista per vocazione. Nel tempo libero suona il pianoforte, prepara dolci di ogni tipo e accudisce gerbilli. Viaggia di preferenza nei deserti del mondo e non si perde mai.

Enrica Melossi
Intrepida e senza fissa dimora, è passata spericolatamente dall'iconografia alla gastronomia. Si sposta in metropolitana e in treno, spoesso non giungendo a destinazione, ma trova sempre il modo di allestire cene improvvisate per gli amici.

Ecco alcuni momenti della festa!

 Enrica Melossi e Caterina Giavotto
 
 Enrica Melossi e Caterina Giavotto



 Al microfono il Sindaco di Segrate, Paolo Micheli

Per il 180° incontro del 10 settembre 2015, il GdL ha letto e commentato "Il libro dell'estate" di Tove Jansson

Tove Jansson
Il libro dell'estate
Iperborea



INIZIO

Era un caldo mattino di luglio e durante la notte era piovuto. La roccia nuda fumava, ma il mu schio e le fenditure erano intrisi di umidità e tutti i colori si erano fatti più intensi. Ai piedi della veranda la vegetazione, ancora immersa nell’ombra mattutina, era come una foresta tropicale, foglie e fiori densi e malefici che doveva fare attenzione a non spezzare mentre rovistava, la mano davanti alla bocca, nel continuo timore di perdere l’equilibrio.
Che stai facendo? domandò la piccola Sofia.
Nulla, le rispose la nonna: Ovvero, aggiunse stizzosamente, sto cercando la mia dentiera.
Dove ti è caduta?
Qui, disse la nonna. Ero esattamente in questo punto e mi è caduta da qualche parte fra le peonie.
Si misero a cercare insieme.
Lascia fare a me, disse Sofia. Tu non stai più in piedi. Spostati. Quindi s’immerse sotto il tetto fiorito del giardino e strisciò fra gli steli verdi, era così bello lì sotto e in più era proibito, in quella soffice terra scura, ed eccoli là i denti, bianchi e rosei, una serie completa di vecchi denti. Li ho presi! gridò la bimba e si alzò in piedi.
Mettiteli.
Ma tu non devi guardare, disse la nonna. Questa è una faccenda privata.
(...)



TOVE JANSSON
Nata a Helsinki nel 1914 da padre scultore e madre illustratrice, appartiene alla minoranza di lingua svedese ed è considerata “monumento nazionale” in Finlandia, dove nel 1994 le celebrazioni per il suo ottantesimo compleanno sono durate un intero anno. È nota in tutto il mondo per i suoi libri per l’infanzia, la serie dei Mumin, apparsi per la prima volta nel 1946, tradotti anche in Italia e portati sullo schermo con grande successo negli Stati Uniti. È a partire dagli anni Settanta che ha iniziato a rivolgersi con lo stesso spirito, ironico e sottile, umano e poetico, anche agli adulti con una decina di libri, di cui cinque pubblicati in Italia, pur continuando a coltivare il filone dei libri per l’infanzia. È scomparsa nel giugno 2001.


Resoconto dell'incontro del 10 settembre 2015, a cura di Giuliana Cherubini


Un libriccino fatto di tante situazioni che danno spunto a considerazioni sulla vita. Prevale il rapporto tra una nonna e una nipote ragazzina, in cui la nonna è normalmente paziente educatrice e talvolta, invece, più bambina della nipote. Complessivamente il libro è piaciuto.

A me sono piaciuti il rapporto nonna nipote, la saggezza e la paziente dolcezza della nonna e il mondo di fantasia che si sono create. L’ambiente in cui vivono mi è parso surreale; ho accettato questa natura invivibile come un sogno.

Non c’è una storia. Si tratta di episodi narrati in modo scorrevole: si capisce che l’autrice scrive per i bambini. Il genere di vita descritto, dal mio punto di vista, è invivibile, ma forse nell’estremo Nord sono abituati a certi ambienti. Questa nonna è fuori dal comune: lascia che la bambina arrivi da sola a capire. Atteggiamento di educazione nordica. Mi è spiaciuto che il padre fosse stato messo un po’ da parte. Che fa quest’uomo? La nonna legge, la bambina disegna e l’uomo lavora, ma non si sa che cosa faccia. Però dà un senso di sicurezza la sua presenza. Il libro mi è piaciuto tantissimo.


All’inizio il libro mi sembrava troppo semplice, ma poi mi è piaciuto perché la scrittura è bellissima. Per esempio c’è una descrizione della fine dell’estate che si annuncia con certi profumi e colori; oppure si rappresenta, come in una cartolina, lo sviluppo dei germogli appena piantati che crescono in piantine. È bello anche il momento in cui, arrivato l’amico coetaneo della nonna, si parla della vecchiaia, quella situazione in cui hai bisogno degli altri e sono gli altri a guidare la tua vita. E poi c’è il modo di sentire della bambina/adolescente con i suoi nervosismi. È un piccolo libro che suggerisce varie cose.

A parte che in Finlandia bisogna essere a contatto con la natura perché lì non c’è altro, mi ha colpita il punto in cui si dice che nonna e nipote fanno la stessa strada intorno alla rosa rugosa, tornando a casa, e raccolgono uno dei “suoi figli” per piantarlo nella camera dell’ospite. Bello quel “suoi figli”.   Mi ricordo di un’estate in Finlandia dove ho passato giorni splendidi in mezzo alle anatre. È stata una cosa meravigliosa, rilassante, da cui non avrei voluto tornare. Lì le case estive vengono spesso lasciate aperte e gli ospiti lasciano oggetti propri, tipo bustine di tè ecc, quando se ne vanno. Sono case vissute.

Infatti anche nella storia la bambina chiede alla nonna se la porta sia chiusa e la nonna risponde: «Assolutamente no. Le porte sono sempre aperte».
Mi chiedo se ancora oggi sia così.



Sono d’accordo su quanto detto finora, che il libro è un po’ onirico, fantastico, che c’è un rapporto con la natura che fa da filo conduttore degli episodi di rapporto fra nonna e bambina. Ci sono però  momenti in cui sembra che i ruoli siano scambiati, come quando la nonna si nasconde per fumare la sigaretta. C’è grande affetto e complicità tra le due. La natura è il filo conduttore e si manifesta nella violenza della tempesta, nella delicatezza dei fiori che crescono. Sono scorci di natura diversa da quella che conosciamo noi e l’autrice riesce a descriverla molto bene. L’episodio che mi è piaciuto di più è quello del pastrano: anche un oggetto così semplice può darti delle sensazioni che ti incuriosiscono. Il pastrano, indossato dal padre della bambina ogni volta che va a vedere la tempesta sulla scogliera, diventa puzzolente, ma è un oggetto rassicurante proprio perché è del padre e la bambina, una notte non riuscendo a dormire, si chiude nel pastrano per avere coraggio. Mi ha fatto sognare questo libro. La scrittura è semplice ma trasuda saggezza e leggerezza. Vorrei qui citare un passaggio, a mo’ d’esempio: “Si ritirò nella stanza degli ospiti e cercò di leggere. Ovviamente, una pianta la si sposta dove può stare meglio, per una settimana ce la fa a sopravvivere sulla veranda. Se si sta via più a lungo, la si affida  a qualcuno che la bagni, e può essere un po’ complicato. Perfino le piante diventano una responsabilità, come tutto quello di cui si ha cura e che non è in grado di decidere da sé”.

Il libro è un microcosmo di riflessioni, sensazioni, particolari significanti che, come le particelle subatomiche, acquistano una dimensione universale.

A proposito della natura, ricordo un libro di Rigoberta Menchù che contestava il taglio dei fiori per portarli in casa. Non capisco, diceva, come lo si possa fare quando, solo uscendo di casa, si è circondati dalla natura che è tutta un giardino.

Non essendo riuscita ad avere una copia de Il libro dell’Estate, ho letto un altro libro della stessa autrice: L’onesta bugiarda. Le protagoniste sono due donne, una borghese che fa l’illustratrice e vive isolata dal mondo dopo la morte dei genitori e una donna del popolo rimasta orfana che ha cresciuto un fratello e va a vivere nella stessa casa dell’illustratrice. È la storia di due persone completamente diverse. L’illustratrice si definisce una “ritrattista di suolo”, cioè va nel bosco gelato e poi ne segue la trasformazione dall’inverno alla primavera. In certi tratti si fa quasi fatica a capire, ci sono finali aperti. Nella casa stanno le due donne e il giovane fratello che parlano fra loro solo di libri, libri di avventure principalmente. I libri hanno un buon odore, un odore di non letto, di croccante integrità, quando sono nuovi. Credo che le caratteristiche delle due donne riflettano quelle dei genitori dell’autrice. La madre infatti era illustratrice e il padre scultore.

Durante l’incontro si è fatto riferimento ad altri libri richiamati dai discorsi che si facevano. Sono:
- Tove Jansson, L’onesta bugiarda (Iperborea) – libro letto da Luisa Venturelli al posto de Il libro dell’estate

- Shirley Jackson, Lizzie (Adelphi) – romanzo che, in prima battuta, avevamo scelto per l’incontro con la psicologa Ottavia Zerbi

- Elizabeth Burgos, Mi chiamo Rigoberta Menchú (Giunti) – è il romanzo richiamato da Enza parlando della natura. Nel romanzo, Rigoberta ci offre uno scenario fatto di riti quotidiani, antiche credenze, piccoli gesti simbolici che ricollegano i guatemaltechi agli antichi Maya, loro antenati. La vita degli indigeni è incentrata sul rispetto nei confronti della natura; l'alimentazione è fatta di ciò che si coltiva, le abitazioni sono costruite di arbusti e gli animali sono componenti della famiglia.

Infine, Roberto ha voluto dare l’avvio a un’iniziativa che si auspica protratta nei prossimi incontri del Gruppo di Lettura, quella di leggere una poesia alla fine della serata. Ogni partecipante ne può scegliere una e presentarla.
La serata in questione si è conclusa con alcune poesie di Wisława Szymborska, tratte dal libro  Discorso all’Ufficio oggetti smarriti. Poesie 1945-2004.

Per la nostra rubrica dei saggi n. 29 - Luca De Biase: "Economia della felicità", Feltrinelli, 2007

Luca De Biase
Economia della felicità
Feltrinelli



di Enrico Sciarini

Oltre che insegnare lingue e comunicazione all’Istituto Universitario Lingue Moderne, Luca De Biase è un noto giornalista del Sole 24 ore. Ha scritto parecchi saggi che trattano di comunicazione, economia, socialità. “L’economia della felicità” è del 2007 ed è uno dei capisaldi della visione dell’Italia e del mondo proiettati verso il futuro. Per De Biase il futuro passa attraverso l’innovazione sociale. Soprattutto in Europa ritiene sia necessario trovare un nuovo paradigma basato su valori che non siano più solamente economici. All’enormità dei mezzi generati dalla tecnologia, i fini non possono più essere solo materiali. Secondo De Biase, per cercare di capire verso quale futuro ci si sta muovendo occorre mettersi d’accordo almeno su tre cose: 1- cosa conta veramente nella vita; 2- con quali sistemi informativi confrontarsi; 3- quale rapporto dovrà esistere tra pubblico e privato, sociale e individuale. Dopo aver definito l’economia “la scienza triste” , la accusa inoltre di non tener conto che, “al di là della disponibilità di una quantità sufficiente di beni, la gente vorrebbe soprattutto essere felice.” E’ difficile definire la felicità, ma De Biase ritiene che essa non va di pari passo con i consumi. La felicità la ritiene connessa ad altre cose, cioè a beni relazionali, quelli che non hanno prezzo come la conoscenza, l’informazione, i beni ambientali e quelli culturali e vede nell’incremento di questi beni immateriali il progresso futuro. I mezzi comunicazione, in primis la rete informatica, avranno un ruolo determinante in questo progresso purché sappiano trasformarsi da sistemi verticali a sistemi orizzontali, così come sta avvenendo con i “social media”; essi trasformano l’utente da fruitore passivo a generatore di informazioni. Dura è la critica al sistema economico liberista con la sua legge di mercato basata sul principio della domanda e dell’offerta di beni che dovrebbero bilanciarsi. Il sistema non ha però tenuto conto del grande peso assunto dalla pubblicità che è andato a tutto vantaggio della produzione di beni dando luogo al consumismo sfrenato. Il sottotitolo del libro recita: “Dalla blogosfera al valore del dono e oltre” e vuol significare il passaggio dallo scambio e incremento culturale offerto dalla rete informatica in modo pressoché gratuito all’economia del gratuito e del dono, non in alternativa a quella dello scambio monetario, ma integrata con esso. Quelle di De Biase possono essere utopie, ma possono anche essere segnali anticipatori di tendenze che verranno sviluppate dalle prossime generazioni; ed è anche in buona compagnia perché a sviluppare una nuova economia non rivolta solo all’arricchimento materiale si stanno cimentando premi Nobel, sociologi, antropologi e anche religiosi di ogni parte del mondo. All’appello mancano però i grandi detentori di capitali e i politici.  Chi non volesse di leggere il libro può sentirselo raccontare in modo aggiornato ascoltando su “you tube” la lezione che De Biase ha tenuto lo scorso anno agli studenti liceali che hanno partecipato a Bologna alla scuola estiva “Giardino delle imprese”, voluta dalla Fondazione Golinelli per avvicinare gli studenti alla cultura imprenditoriale moderna.