Per la nostra rubrica dei saggi n. 28 - Luigi Zoja: "Utopie minimaliste", Chiarelettere, 2013

Luigi Zoja
Utopie minimaliste
Chiarelettere


di Enrico Sciarini

Cosa intenda l’Autore per utopie minimaliste lo scrive a pag 16: “Sono le utopie di coloro che sanno che non rivedranno più le montagne immacolate del mondo preindustriale o la sufficienza alimentare del mondo contadino. Ma vogliono almeno che da qui in avanti siano fermate la devastazione dell’ambiente e la crescita delle differenze economiche tra ricchi e poveri. Coltivano nel loro animo una forma minimale, irrinunciabile di utopia”.  Come premessa l’Autore aveva già dichiarate finite le grandi utopie del comunismo e anche quelle della globalizzazione tecnico-economica. Per una trentina di pagine scrive delle fallite utopie di Chè Guevara. Poi dedica un capitolo al pagamento delle tasse e mette tra le utopie massimaliste anche quella della loro abolizione. Mette a confronto l’utopia di Guevara con quella dello svedese Olof Palme: entrambi sono stati assassinati; entrambi erano anticapitalisti; il primo è ricordato in modo consumistico senza che la sua utopia si fosse concretizzata; Palme è quasi completamente dimenticato, ma il suo modello di benessere sociale in Scandinavia resiste ancora. Il tema centrale trattato da Zoja lo si trova nel capitolo “Diritti e princìpi”. Qui egli pone in modo serio la salvaguardia della natura e ne afferma i Diritti che dovrebbero essere inclusi in ogni Costituzione. Per ora lo sono nelle Costituzioni dell’Ecuador e della Bolivia! Viene ribadito per almeno due volte che oggi “non è più necessario difendere l’Uomo dalla Natura, ma la Natura dall’Uomo”. Dedica un capitolo alla vita degli animali, per i quali “è necessario avere rispetto”; poi alla vita dell’Uomo moderno che ritiene intellettualmente capace, ma che fa cose stupide, perché pensate da altri; cose che non rispondono ai propri bisogni, ma ripetono atteggiamenti collettivi. Cita il “Profilo di Clio” del premio Nobel 1987 Josif Brodskij per il quale: “Un uomo libero quando è sconfitto non dà la colpa a nessuno.” Per Zoja infatti, i modelli ideali non sono i cosiddetti “vincenti”, ma piuttosto coloro che non credono nei falsi ideali del consumismo. A salvare il pianeta terra non sarà quindi la grande rivoluzione culturale, ma il più ragionevole e lento progresso culturale

Nessun commento:

Posta un commento