Ricordando la scrittrice Grazia Livi


Questa qui sopra è una immagine di una domenica di qualche anno fa. Era una domenica di aprile del 2009, e nei nostri "Pomeriggi d'autore" invitata era Grazia Livi. Eccola, al centro, in ascolto di uno dei brani tratti dal suo romanzo "Il vento e la moto", letto dall'attrice Noemi Bigarella. A intervistarla, Luigi Favalli, a destra (il nostro fondatore del GdL), e Raffaella Vigilante, direttrice della Biblioteca di Segrate. Grazia Livi, purtroppo, ci ha lasciati il 18 gennaio, qualche giorno fa. E' con le parole di Roberto, nostro coordinatore, che la vogliamo salutare, ecco il suo ricordo:

Grazia Livi era una di quelle presenze che non avrebbero mai dovuto spegnersi. “Foderata di libri”, si era definita quella volta che partecipò al convegno dei gruppi di lettura organizzato dalla Biblioteca di Cologno. Può esserci una più bella definizione di questa, per lei? Me la ricordo a un nostro concorso letterario, lei e Luigi che scendevano le scale del teatro della Cascina Commenda, parlavano di libri e di autori, parlavano di vita. Due cose preziose, e lo sapevo che stavo guardando due cose preziose, due piccoli, grandi, intensi capolavori della vita. E quel loro conversare, quel loro procedere scendendo le scale è una immagine che mi porterò sempre, lungo il mio viaggio. E anche quando il mio percorso incontrerà inevitabilmente la fine, se mi chiedessero cosa portare dall’altra parte, direi, tra le altre cose, questa: questa immagine, questa visione viva, vibrante, scintillante di eternità. Perché Grazia Livi aveva con sé qualche cosa che sapeva di infinito, e non saprei bene dire bene che cosa fosse: forse la sua capacità di raccontare la letteratura delle donne, forse questo suo innamoramento per essere stata interprete di cosa significasse scrivere e leggere. Un innamoramento che ci ha trasmesso, che ci ha donato, regalato col cuore e con l’acume critico delle più interessanti e profonde riflessioni sulla scrittura, sulla letteratura. Ma così è la vita. E’ questo passare e andare. E in questo fluire, la cosa notevole è il lasciar traccia, è l’aver dato e fatto, e Grazia Livi, non è solo scivolata come l’acqua di un fiume, ma è rimasta, si è fissata nelle parole dei suoi libri, nei sorrisi che ci ha regalato, nella dolcezza della sua voce. Pensiamo a questo, nella pur triste realtà della sua perdita fisica, eppure pensiamo, fortemente e instancabilmente a questo.

Nata a Firenze nel 1930, Grazia Livi ha esordito come giornalista negli anni Sessanta, collaborando con testate prestigiose come La Nazione, Il Mondo, L'Europeo e Epoca. Progressivamente decide di lasciare l'attività di inviata per dedicarsi totalmente alla scrittura. Dopo l'opera giovanile Gli scapoli di Londra (1958) da fine anni Sessanta arrivano saggi e romanzi, tra cui Alberto Sordi, dedicato al grande attore romano (1967), La distanza e l'amore (1978), L'approdo invisibile (1980). La sua scrittura e la sua attenzione al mondo femminile come a quello maschile le attirano i complimenti di giganti della letteratura italiana come Eugenio Montale e Mario Luzi. Nel 1991 con Le lettere del mio nome ha vinto il Premio Viareggio sezione Saggistica mentre nel 1994 è stata finalista al Premio Strega con la raccolta di racconti Vincoli segreti. Tra le sue ultime opere Lo sposo impaziente (2006) e Il vento e la moto - Passioni, nostalgie, fughe, dolcezze (2008)

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