Per la nostra rubrica dei saggi n. 24 - Rita Levi-Montalcini con Giuseppina Tripodi : "Le tue antenate. Donne pioniere nella società e nella scienza dall'antichità ai giorni nostri", Gallucci

Rita Levi-Montalcini con Giuseppina Tripodi
Le tue antenate. Donne pioniere nella società e nella scienza dall'antichità ai giorni nostriGallucci 




di Enrico Sciarini

La ragione per la quale nel 2008, all’età di 99 anni, la senatrice, neurobiologa e premio Nobel per la medicina abbia deciso di firmare con la sua collaboratrice Giuseppina Tripodi un libro dedicato alle donne che hanno contribuito allo sviluppo scientifico nel mondo, sta scritto nella prima pagina: Rendere consapevoli le nuove generazioni di quanto il mondo avrebbe potuto essere diverso e migliore se, da parte degli uomini non fosse stata negata alle donne la parità intellettuale. Il libro è un elenco delle poche donne che, dal quarto secolo al duemila, hanno dimostrato che le capacità intellettuali non sono monopolio del sesso maschile. Sono brevi biografie di 79 donne, la maggior parte delle quali ancor oggi sconosciute al grande pubblico, le cui scoperte scientifiche contribuirono al progresso dell’umanità. La prima di esse è Ipazia, una filosofa, astronoma e matematica nata ad Alessandria d’Egitto nell’anno 370, torturata e uccisa nel 415 su ordine del vescovo di Alessandria, probabilmente perche ritenuta una strega. Per altri 14 secoli molte delle donne più sapienti furono considerate streghe. Oltre a Ipazia nel primo millennio furono solo altre due le donne che hanno avuto la possibilità di esprimersi nel campo scientifico: la ginecologa italiana Rotula De Ruggero e la monaca  tedesca Ildegarda di Bingen teologa e cosmologa. Poi dal tredicesimo al diciassettesimo secolo solo dieci donne ebbero riconosciute le proprie scoperte scientifiche. Fu solo a partire dal 1800 che alle donne venne concesso maggior spazio e maggiori riconoscimenti nell’ambito scientifico, ma molte di loro relegate ad un ruolo di secondo piano rispetto a quello degli uomini. Se alle donne che si sono occupate di scienza aggiungessimo quelle rimaste sconosciute nel campo artistico la lista sarebbe molto più lunga. Che dire poi dell’appropriazione dell’inventiva femminile da parte degli uomini. Un esempio eclatante è quello svelato dal recente film di Tim Burton “Big Eyes” con la storia della pittrice Margaret Keane il cui marito si attribuiva i quadri dipinti dalla moglie.  Ma forse la colpa maggiore degli uomini è sempre stata quella di voler valorizzare le donne solo nella loro forma più appariscente di cantanti o attrici trascurando le doti intellettuali che invece sanno estrinsecare quanto e a volte meglio degli uomini.

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