Per la nostra rubrica dei saggi n. 21 - Alois Prinz: "Gesù. Il più grande ribelle della Storia", Feltrinelli, 2014


di Enrico Sciarini

Più che scrittore e giornalista, il tedesco Alois Prinz può a buona ragione essere definito biografo. Sue sono infatti le biografie di Hannah Arendt, di Ulrike Meinhof, Hermann Hesse e Franz Kafka che in Germania hanno ottenuto prestigiosi riconoscimenti. Già nel 2007 Alois Prinz si era cimentato anche con la biografia di uno dei maggiori esponenti della religione cristiana: l’apostolo Paolo di Tarso. Alla fine delle scorso anno ha poi dato alla stampa la biografia di Gesù di Nazaret che Feltrinelli ha da poco pubblicato anche in Italia. Insieme a quella di Prinz sono almeno altre due le biografie di Gesù apparse in pochi mesi: quella di Reza Aslan e di Ralph Ellis. Evidentemente c’è un nuovo e notevole interesse a riconsiderare Gesù di Nazaret sotto l’aspetto storico-antropologico e soprattutto, come ha fatto Prinz, inserito nel contesto palestinese di duemila anni fa. Seguendo l’ordine cronologico riportato nei vangeli, riferisce fatti e/o avvenimenti riferiti dagli evangelisti e ne fa oggetto di considerazioni sue con l’aggiunta di citazioni di indiscusse celebrità del campo letterario, filosofico e scientifico. Lo fa ad esempio, descrivendo la disputa di Gesù adolescente con i dottori del tempio; egli la interpreta come il momento nel quale i figli si emancipano dai genitori e, citando sia Nietzsche sia Kafka scrive che: “I genitori non mirano che a tirare giù i figli verso il loro tempo passato …. naturalmente lo vogliono per amore, ma proprio questo è orribile.” E’ interessante anche il capitolo su Giovanni Battista il quale: “non poteva sopportare quanti si definivano pii solo perché si riempivano la bocca di frasi piene di contenuti religiosi”. Per il Battista di fronte a Dio è l’individuo che deve giustificare i propri comportamenti indipendentemente dall’appartenenza a un popolo o a un gruppo religioso. Ancor più interessanti le considerazioni di Prinz sui miracoli; scrive che: “Gesù si è rifiutato di fare miracoli per convincere la gente a credere in lui”. Di più difficile interpretazione è il capitolo dedicato alla resurrezione. Prinz si affida al grande teologo Paul Tillich per dare alla resurrezione il significato di “riconciliazione”. Infatti dopo la sua morte Gesù si manifesta solo a chi accetta il suo insegnamento, vale a dire a chi si “riconcilia” con lui. Tra le citazioni dotte c’è quella di Sören Kierkegard per il quale ogni persona per essere in armonia con Dio deve esserlo innanzitutto con sé stessa. Da qui l’importanza, sottolineata da Prinz, di conoscere sé stessi. Le interpretazioni delle parabole evangeliche sono sempre fatte da Prinz mettendosi dalla parte del popolo palestinese che le ha ascoltate e dalla parte del popolo del XXI secolo che le reinterpreta alla luce del progresso avvenuto nel corso di due millenni. Afferma che ci sono doveri, responsabilità, impegni e obblighi che impediscono di vivere come Gesù insegna, ma lascia aperta la speranza che ci possa essere un modo diverso e migliore di vivere sulla Terra; ritiene che ciò sarebbe possibile se, dopo aver raggiunto la conoscenza di sé stessi, si facesse ogni sforzo individuale per conoscere gli altri. Prinz usa pochissimo il condizionale, le sue sono sempre affermazioni date per certe. Ma le certezze umane non sono mai assolute.  

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