Per il 167° incontro del 4 settembre 2014, il GdL ha letto e commentato "Intervista col vampiro" di Anne Rice

Anne Rice
Intervista col vampiro


INCIPIT
    «Capisco…» disse pensieroso il vampiro, poi attraversò lentamente la stanza fino alla finestra. Qui restò a lungo, in piedi, contro la luce fioca di Divisadero Street e i bagliori intermittenti del traffico. Adesso il ragazzo riusciva a distinguere più chiaramente l’arredamento della stanza, il tavolo rotondo di quercia, le sedie. E su una parete, un lavandino e uno specchio. Posò la cartella sul tavolo e aspettò.
    «Quanto nastro hai con te?» chiese il vampiro voltandosi, così che il ragazzo ora ne poteva scorgere il profilo. «Ce n’è abbastanza per la storia di una vita?»
(...)


ANNE RICE
Anne Rice, nata a New Orleans nel 1941, si è laureata in scienze politiche e letteratura inglese alla San Francisco State University. Ha ottenuto il successo internazionale con Intervista col vampiro, diventando un’autrice di culto della narrativa horror, grazie a una straordinaria visionarietà che, unita alla capacità di cogliere gli aspetti sensuali delle emozioni, ha generato una nuova mitologia del vampiro, inedita incarnazione dell’intensità del dolore e delle esperienze di una vita perduta per sempre. Presso Salani sono apparsi La regina dei dannati, L’ora delle streghe, Il demone incarnato e Lo schiavo del tempo.  

Resoconto dell’incontro GDL 4/09/2014 "Intervista col vampiro" di Anne Rice

Prima di tutto ricordiamo la scrittrice e poetessa Maria Pia Cardelli che è mancata, leggendo un suo brano e una sua poesia: "Tentazione".
Alfredo, un nostro lettore, ha scritto a Claudio Magris che ha risposto. Roberto ci legge quindi la risposta di Magris. Applausi…
Distribuiamo il calendario dei prossimi incontri GDL: il prossimo libro che leggeremo è di Natalia Ginzburg "Le piccole virtù".
Per le nostre prossime letture, Roberto ci distribuisce dei segnalibri che useremo (se vogliamo) per indicare "la pagina dove mi sono fermato per la prima volta", "la pagina dove ho incominciato a pensare che lo leggerò tutto" ecc...
Passiamo al libro di questa sera, "Intervista col vampiro" , he non è il nostro solito libro. Appartiene a un genere diverso e mai avrei pensato che sarebbe venuta fuori una discussione accesa. Ed ecco i nostri commenti:

- io mi sono fermata prima alla pag.14. Poi alla pag.40 e non ho più proseguito. Non ce l'ho fatta. Però sono curiosa di sentire le opinioni degli altri

- questo tipo di libro lo vediamo come lo stereotipo dell'orrore. Lo si può vedere su un piano immediato (lui che succhia al sangue) e quindi rifiutiamo di proseguire la lettura. Io ho visto il film e per me questi due personaggi non sono altro che degli alienati, dei diversi nella nostra società. Secondo me la storia non è traumatica se si osservano i due vampiri come due infelici che sono costretti a vivere per sempre. Brad Pitt rappresenta un infelice a causa di una tragedia familiare. Come in Dracula: lui rinnega la sua fede perché l'amata si suicida e la trova morente. E' un po' una rivalutazione di questo drop-out, questo escluso che si ritrova al di fuori della società. Il libro non l'ho letto ma il film ho cercato di non legarlo a quelli di fantascienza che ho visto da ragazzino. Quindi vediamolo come il diverso questo vampiro. In una grande città come New York viene rifiutato. Ha delle caratteristiche diverse da quelle della gente normale, non comuni a tutti e si sente rifiutato. Non ci si deve fermare al vampiro con i denti aguzzi. Secondo me l'autore ha voluto dire di più. Il film l'ho visto due volte, come la Nona porta. Per poter capire. Se sono fatti bene mi piacciono i film dell'orrore, come Alien ad esempio. E' un mondo sconosciuto per noi.

- Roberto: sì, noi a volte vediamo anche il film per vedere come il regista ha interpretato il libro…

- l'ho letto e mi è piaciuto. Forse un po' lungo in certe parti comunque non era nemmeno tanto sanguinolento. Classico mi è sembrato come libro horror. Anche la descrizione del tormento che vive il secondo vampiro è ben fatta (non se la sente di ammazzare delle persone però continua a farlo). Bello, un classico.

- io l'ho letto tutto. Appartengo alla categoria di persone che ama farsi del male. Non sono stata capace di apprezzarlo in modo particolare, né nei contenuti né nella forma. Tuttavia ha espresso molto bene il tormento che prova il vampiro che vorrebbe uscire da questa situazione ma non ce la fa. Non è un libro che consiglierei. Ho fatto fatica a leggerlo però continuavo nella speranza mi offrisse qualcos'altro.


- Mi ho coinvolta tantissimo ma a metà mi è venuta una angoscia tale...che non sono riuscita a leggerlo tutto. Però lo finirò piano piano. Devo sapere come va a finire. Interessante. Penso ai nostri adolescenti affascinati da questi noir, è un genere che prende molto i giovani. Non capisco a capire questa fascinazione. 

- Probabilmente è come innamorarsi di chi ha alcune caratteristiche di cui si è privo.
- Non mi è piaciuto, non mi ha preso per niente, non ho capito niente. L'ho letto tutto. Come ha fatto a scrivere quattrocento pagine? Solo la descrizione di New Orléans mi è piaciuta. 

- Il bello del GDL è questa diversità di opinioni.

- Io vorrei parlare dell'autrice. Sto leggendo la sua biografia. Famiglia religiosa, diventa atea, poi ritorna poi si stacca. Mi domando che senso ha scrivere certe cose. Allora ho pensato al suo ambiente, New Orleans. Las Vegas è la capitale mondiale del gioco. New Orléans è la capitale del horror: vedi il suo carnevale, un macello. Quindi quell'ambiente ha sicuramente influito su questa signora. Mi fa arrabbiare: il vampiro ha venticinque anni, siamo nel 1771, poi mi parla dell'apparizione di Lourdes che è cent’anni dopo, per capire che i vampiri che sono immortali. Mi sono estraniato da questi vampiri cercando di renderli umani ma non ci sono riuscito. Non riesco a capire, l’autrice ci butta dentro anche delle cose interessanti, ad esempio: "il conflitto non è tra i due, ma tra l’artista e la società". Ho trovato anche altre cose che è strano trovare in un libro di questo genere, su Dio, sulla bontà. Comunque l'ho finito e mi ha lasciato molto perplesso. Che senso ha scrivere una storia di questo tipo. Volevo prepararmi con un aforismo sui vampiri ma non ho trovato niente. Allora l'ho creato io l’aforismo: "Leggere fa sempre bene, leggere stupidaggini un po' meno". Conclusione: si trova sempre qualcosa da dire, anche sul libro più stupido. 

- Vengono descritte le varie sensazioni che l’intervistatore provava quando voleva saperne un po' di più dal vampiro. Un pochino mi ha emozionato quando si parlava del sangue. Anche il conflitto tra i due vampiri era difficile da capire. E anche queste bare che andavano e venivano, non riesco a capire.

- Un libro molto fantasioso. A me ha divertito. Forse perché ero in vacanza. L'ho letto volentieri, attribuendogli ovviamente l'importanza che ha. E’ una favola noir. Abbiamo una descrizione della città molto azzeccata. E anche del periodo storico. Non mi aspettavo di leggerlo così con scioltezza perché non l'avrei mai scelto, non è il mio genere.

- Sul fatto che andavano a dormire nella bara, nessuno ha niente da dire…

- Non vorrei che ci si soffermasse soltanto su dei dettagli così. Bisogna sfatare lo stereotipo dell'individuo vampiro. Si parla sempre di forze scure e di forze chiare per poter avere un pretesto nel caso certe cose non dovessero andare per il verso giusto: l’alibi è che la forza scura ha agito. A mio avviso Dracula va visto come il personaggio che vive il suo tempo, che è pieno di entusiasmi ma anche pieno di tristezza, dove interagiscono valori libertari. Bisogna staccarsi dagli aspetti emotivi come il ribrezzo ecc. Vediamolo come una grande metafora, il viaggio della propria mente, il percorso della personalità. Possiamo condividere o meno questa scelta di inventare delle cose talmente fantastiche per raccontarci invece qualcos'altro come la depressione, l'emarginazione. Luis si chiede: perché mi hai fatto diventare così, che mi dai una vita senza fine, mi hai salvato o non mi hai salvato. Siamo nella metafora. C'è il rischio in queste storie che vengano prese al primo grado.

- Le storie horror di mia nonna erano molto più terrificanti. Il cimitero, il morto che esce fuori dalla bara.... Se l'autrice voleva trasmettere un messaggio, doveva farlo capire ai lettori. Non è il luogo adatto per scrivere alcuni pensieri profondi che lei ha messo dentro il romanzo. Satana è stato creato da Dio scrive lei a pag.248. Il nulla deriva dal nulla e noi dobbiamo vivere con la coscienza che non c'è nessuna coscienza.

- Tu hai distrutto il mio mito di New Orléans! Il blues...

- Io non l'ho letto tutto perché non mi piaceva tanto. Fino a pag. 124. Però sentendo voi mi sembra che quando le storie sono un po' strane, un po' assurde, ti fanno riflettere, devi andare sulla metafora. In effetti penso che in ogni libro ci siano delle cose importanti, delle provocazioni che sono occasioni per riflettere. Dicevo a Roberto: questa finanza, questa speculazione ha portato delle persone alla disperazione, alla morte per la crisi finanziaria. La figura della bambina mi ha disturbato nel libro. Il senso sacro della morte, vederla cosi banalizzata… Se vai al di là della storia trovi molti spunti. Come metafora ci dà molto, come storia non so.

- Insomma noi dobbiamo leggere libri che divertano un po'.

- Ma alla fine stiamo cogliendo molti spunti da questo libro.

- Ogni uno di noi nella lettura cerca qualcosa.

- Io proporrei di rileggerlo questo libro. Di guardare il personaggio da dietro le quinte. Niestche con l'Anticristo potremmo condannarlo. Ma lui voleva dire altre cose. Condannare un testo perché sanguinolente non va bene.


- Io invece non ho letto il libro ma volevo rispondere in ritardo a una osservazione di Enrico a proposito del libro “Deborah” di Esther Singer Kreitman che avevamo letto alcune settimane fa: tu dicevi che non si capiva mai di cosa parlassero durante le loro discussioni talmudiche. Ecco una breve spiegazione:
La Torah: sono i primi 5 libri della Bibbia: Genesi / Esodo / Levitico / Numeri / Deuteronomio.
Il Talmud: contiene Mishnah (normativa) e Ghemara (commenti);  essi  formano il Talmud. Dentro il Talmud ci sono anche delle parabole (Midrashim).  Tra l’altro esiste il Talmud Babilonese e poi il Talmud di Gerusalemme (o Palestinese).
La Mishnah: è il testo principale del Talmud. E’ il testo scritto delle leggi orali redatto principalmente da Rabbi Yehudah ha-Nassi (Tannà) nel 3° secolo dopo Cristo. Argomenti della Mishnah: i 6 ordini sono:  Semi/Festività/Donne/Danni/Santità/Purificazioni
La Ghemara: è l’analisi + i commenti rabbinici dei Maestri (Amoraim) e loro discussioni sorte sull’interpretazione delle leggi contenute nella Mishnah.
Cosa è una discussione Talmudica?: è un dibattito sui commenti rabbinici, con domande su tale o tale legge ebraica e sulla sua interpretazione, oppure su tale o tale commento rabbinico della Ghemara, e con spiegazioni tramite dimostrazione, con le dovute citazioni, fonti ecc. Ci sono varie scuole di pensiero quindi vanno esposte le loro divergenze;  si discute per spiegare le differenze interpretative (presenti nella Ghemara) delle leggi. In pratica si studia un passaggio del testo della Mishnah, si spiegano le varie interpretazioni dei rabbini, si confrontano, si può cercare di riconciliare le apparenti contraddizioni ecc.
Esempi di argomento di discussione:
- l’ammissione allo studio della Torah: solo per studenti meritevoli? O per tutti?
- il divorzio: in quali casi si può divorziare?

Il nostro incontro è quasi concluso; un lettore ci informa della possibilità di guardare il Festival della Letteratura di Mantova su internet (ci sono delle dirette che si possono guardare).
Marianne

Per la nostra rubrica dei saggi n. 21 - Alois Prinz: "Gesù. Il più grande ribelle della Storia", Feltrinelli, 2014


di Enrico Sciarini

Più che scrittore e giornalista, il tedesco Alois Prinz può a buona ragione essere definito biografo. Sue sono infatti le biografie di Hannah Arendt, di Ulrike Meinhof, Hermann Hesse e Franz Kafka che in Germania hanno ottenuto prestigiosi riconoscimenti. Già nel 2007 Alois Prinz si era cimentato anche con la biografia di uno dei maggiori esponenti della religione cristiana: l’apostolo Paolo di Tarso. Alla fine delle scorso anno ha poi dato alla stampa la biografia di Gesù di Nazaret che Feltrinelli ha da poco pubblicato anche in Italia. Insieme a quella di Prinz sono almeno altre due le biografie di Gesù apparse in pochi mesi: quella di Reza Aslan e di Ralph Ellis. Evidentemente c’è un nuovo e notevole interesse a riconsiderare Gesù di Nazaret sotto l’aspetto storico-antropologico e soprattutto, come ha fatto Prinz, inserito nel contesto palestinese di duemila anni fa. Seguendo l’ordine cronologico riportato nei vangeli, riferisce fatti e/o avvenimenti riferiti dagli evangelisti e ne fa oggetto di considerazioni sue con l’aggiunta di citazioni di indiscusse celebrità del campo letterario, filosofico e scientifico. Lo fa ad esempio, descrivendo la disputa di Gesù adolescente con i dottori del tempio; egli la interpreta come il momento nel quale i figli si emancipano dai genitori e, citando sia Nietzsche sia Kafka scrive che: “I genitori non mirano che a tirare giù i figli verso il loro tempo passato …. naturalmente lo vogliono per amore, ma proprio questo è orribile.” E’ interessante anche il capitolo su Giovanni Battista il quale: “non poteva sopportare quanti si definivano pii solo perché si riempivano la bocca di frasi piene di contenuti religiosi”. Per il Battista di fronte a Dio è l’individuo che deve giustificare i propri comportamenti indipendentemente dall’appartenenza a un popolo o a un gruppo religioso. Ancor più interessanti le considerazioni di Prinz sui miracoli; scrive che: “Gesù si è rifiutato di fare miracoli per convincere la gente a credere in lui”. Di più difficile interpretazione è il capitolo dedicato alla resurrezione. Prinz si affida al grande teologo Paul Tillich per dare alla resurrezione il significato di “riconciliazione”. Infatti dopo la sua morte Gesù si manifesta solo a chi accetta il suo insegnamento, vale a dire a chi si “riconcilia” con lui. Tra le citazioni dotte c’è quella di Sören Kierkegard per il quale ogni persona per essere in armonia con Dio deve esserlo innanzitutto con sé stessa. Da qui l’importanza, sottolineata da Prinz, di conoscere sé stessi. Le interpretazioni delle parabole evangeliche sono sempre fatte da Prinz mettendosi dalla parte del popolo palestinese che le ha ascoltate e dalla parte del popolo del XXI secolo che le reinterpreta alla luce del progresso avvenuto nel corso di due millenni. Afferma che ci sono doveri, responsabilità, impegni e obblighi che impediscono di vivere come Gesù insegna, ma lascia aperta la speranza che ci possa essere un modo diverso e migliore di vivere sulla Terra; ritiene che ciò sarebbe possibile se, dopo aver raggiunto la conoscenza di sé stessi, si facesse ogni sforzo individuale per conoscere gli altri. Prinz usa pochissimo il condizionale, le sue sono sempre affermazioni date per certe. Ma le certezze umane non sono mai assolute.