Per il 165° incontro del 10 luglio 2014, il GdL ha letto "Debora. Un romanzo autobiografico" di Esther Singer Kreitman

Esther Singer Kreitman
Debora. Un romanzo autobiografico
La Tartaruga edizioni


INCIPIT
Era Shabbat, e perfino il vento e la neve si riposavano. Il villaggio di Zelechow, un piccolo gruppo di casette e capanne di legno al limitare delle pinete polacche, restava nascosto alla vista: in apparenza nulla più di uno dei molti cumuli di neve portata dal vento che costellavano il suolo. Ma dentro le abitazioni gli ebrei dormivano pacifici nei loro letti dopo il pesante pranzo di Shabbat.
Nel villaggio tutto taceva... 

Hinde Ester Singer Kreytman, conosciuta come Esther Kreitman (Biłgoraj, 31 marzo 1891 – Londra, 13 giugno 1954) è stata una scrittrice polacca, autrice di lingua yiddish. Figlia di Pinchas Mendl Zinger, rabbino e autore di commentari rabbinici, e di Basheva Zylberman, fu la sorella maggiore degli scrittori Isaac Bashevis Singer e Israel Joshua Singer. Nel 1912 aderì a un matrimonio combinato e l'anno successivo si trasferì con il marito, tagliatore di diamanti, ad Anversa. Notizie sulla sua vita si trovano nel suo Deborah (1936) e nelle memorie del fratello Isaac intitolate Alla corte di mio padre (1966). Ad Anversa nacque il figlio Morris (1913-2003), poi noto con gli pseudonimi di Maurice Carr (come giornalista) e Martin Lea (come romanziere). Allo scoppio della prima guerra mondiale fu costretta a lasciare il Belgio fuggendo a Londra, dove visse per tutto il resto della vita, a parte due viaggi di ritorno in Polonia. Benché fosse la prima dei fratelli a scrivere (e tradurre alcuni classici dall'inglese all'yiddish), pubblicò le sue storie piuttosto tardi, a cominciare da Der Sheydims Tants (tr. lett. "danza di demoni"), poi tradotto in inglese dal figlio nel 1946 con il titolo Deborah. Il suo secondo romanzo fu Brilyantn (tr. lett. diamanti) (1944), al quale seguì la raccolta di racconti Yikhes (tr. lett. "lignaggio") (1949). I temi della sua opera riguardano la condizione della donna, in particolare la donna intellettuale d'origine aschenazita, la tragedia del bombardamento di Londra del settembre 1940 (che durò 57 notti), e i ricordi della Polonia precedente la guerra.
A lei si ispirano in parte due personaggi nelle opere dei fratelli, un'infelice seduttrice di Yoshe Kalb (romanzo di Israel del 1932) e una ragazza innocente, vittima delle circostanze in Satana a Goray (romanzo di Isaac del 1935, il quale le dedicò poi la raccolta The Sèance, 1968). Ebbe comunque una vita infelice e problemi di salute, con diagnosi incerte di epilessia e paranoia. Le sue carte sono conservate presso l'Institute for Jewish Research di New York.



Resoconto GDL 10/07/2014:
  
-Volevo leggervi un primo aforisma di Isaac Bashevis Singer in "Ombre sull'Hudson": <> Chi sa chi è il giardiniere... Mi è piaciuto il libro Debora perché m'interessano tutti i temi religiosi. Non sono praticante per nulla ma mi piace fare il confronto tra le religioni. Mi ha stimolato. Scritto bene. Mi convinco sempre di più che in tutte le religioni monoteiste ci sono i tradizionalisti e la più attaccata alla tradizione è l'ebraismo. Non mi è piaciuto il fatto che quando il padre, rabbino colto, discute con altri l'autrice non abbia descritto gli argomenti di cui parlavano.... E' un particolare che trovo in molti libri e che mi infastidisce: di cosa discutono? Tutta la storia di questo libro è molto interessante.

-Io per coerenza difficilmente abbandono un libro. Anche se è nel diritto del lettore poter interrompere la lettura. Sono stata molto coinvolta per un mio interesse verso questa religione della quale si sa molto ma non abbastanza; anche per capire i problemi attuali di questo popolo. La scrittrice: mi sembra che sia stata rivalutata dopo la sua morte, anche perché il libro è stato pubblicato dalle Edizioni Tartaruga, notoriamente femministe. La qualità di questo libro sta nelle rivendicazioni femministe rapportate a questa epoca lontana. C'è da parte della figlia Debora questa non accettazione del ruolo di casalinga. Cerca di cambiare la propria vita e fa tanti errori per raggiungere questo scopo. Alla fine lo ammette lei stessa che ha sbagliato. La scelta più grave è di aver accettato un matrimonio che non desiderava. Come scrittura mi è sembrata non costante, con punti più riduttivi ed altri molto belli. La ragazza immaginava con la fantasia la città di Varsavia ma vi non ha trovato soddisfazione. Non sapeva quello che cercava. Con il fidanzato era estranea a quello che le capitava quindi non aveva coscienza di quello che doveva fare e non fare. Abbiamo un finale bello, ma non si capisce se lei accetta comunque questa vita con il marito o cosa farà. Questo finale mette insieme il sogno con la realtà: è stata brava come scrittrice. Quando Debora si risveglia da questo sogno si trova nella realtà ma non si sa cosa farà della sua vita.

- Ho iniziato con un grande interesse nei confronti della protagonista, dopo la mazzata che gli dà il padre. L'input è stato: vediamo cosa farà questa ragazza. L'autrice scrive abbastanza bene ma niente di eccezionale. Sono stata spinta dall'interesse che provo verso questo popolo, quella religione. Dentro di me li ho sempre visti come bravi commercianti, gente brillante, invece nel libro vediamo gente gretta. La ragazza mi ha dato l'impressione di un pesciolino che annaspa. La descrizione di questo popolo mi ha lasciato un'impressione strana, la descrizione che lei ne fa, i rabbini che sfruttano il Talmud... In certi punti la scrittrice sorvola però. Mi aspettavo che descrivesse meglio tutto il matrimonio, avrei voluto sapere come se la cavava, leggere della loro affettuosità. L'autrice ha sorvolato su tante cose. Su questo popolo vorrei farmi suggerire un altro libro che parli di come vivono oggi gli ebrei. In ogni modo mi è piaciuto. La ragazza è riuscita con la pazzia a fuggire dalla realtà.

-Questo libro parla degli ebrei ortodossi che rappresenta un gruppo molto preciso che si rifà a norme molto precise. Sono un po' gli estremisti. Non stiamo vedendo gli ebrei in generale in questo libro, in realtà a Varsavia nel ghetto c'erano ebrei di tutti i tipi.

-Secondo me quello che A. voleva dire è che questa realtà l'ha stupita perché invece di mostrarci ebrei brillanti vediamo la povera realtà, però dobbiamo contestualizzare il romanzo: siamo cento anni indietro, in mezzo alla povertà, in un gruppo di ebrei molto ortodossi. Vediamo l'ipocrisia e tante altre cose.

-C'è una visione di tanti caratteri. I giovani ortodossi che si iscrivono ai circoli socialisti, varie indole, i fermenti dell'epoca.

-Premetto: io ho lavorato per dieci anni in un'azienda di ebrei, mi sono affezionata molto a queste persone. Erano persone intelligentissime e validissime negli affari. Appartenevano ad una classe sociale elevata. Mi ha invece stupito in questo libro la grettezza delle persone. Però in genere non parlano, non spiegano. Loro non vogliono far sapere le loro cose. Il direttore mi spiegava quello che fanno di venerdì sera per lo Shabbat: non ti puoi nemmeno fare la barba. Non puoi cucinare, quindi preparano in anticipo il cibo. Per quanto riguarda le loro cose intime non si aprono. In fondo non vogliono far sapere agli altri. Sono stata in Terra Santa: abbiamo visitato la sinagoga. La seconda volta che l'abbiamo voluto visitare, non abbiamo avuto il permesso, gli ortodossi non hanno voluto farci entrare. Sono talmente uniti... malgrado tutto quello che hanno subito, riescono ad andare avanti. Questo mio direttore in pensione è andato a vivere in Israele. Era polacco. Il loro obiettivo è andare a vivere a Gerusalemme perché è la loro terra. Nel romanzo, le usanze, il fatto di considerare la donna uno zero, bisogna considerare che si svolge cento anni fa. Comunque gli ebrei riescono a valorizzare chi merita. Qui nel libro non conta niente la donna ma siamo cento anni fa. Il libro è scritto molto bene. Descrive la sofferenza di vivere in una società dove sei schiacciata.

-Faccio un'obiezione: nel libro non ho trovato spiegato come vive il popolo ebraico. Non è spiegato Israele. Quello che è al centro è la religione. Il non volere capire che il mondo cambia. Dalle origini l'ortodossia religiosa non cambia.

--La cultura dell'ebreo è la sua religione.

-Per quanto riguarda la madre di Debora, a me è dispiaciuto molto il suo comportamento: da parte di una madre sottomessa d'accordo lo accetto, ma da parte di una madre che aveva avuto un padre lungimirante e che gli aveva permesso di studiare, non ho capito il comportamento con la figlia. Questa cosa mi ha irritato. L'altro aspetto: quel capitolo riguardante il giovane studioso di cui lei si è innamorata, lei ingenua che si avvicina al socialismo tramite un libro. Mi ha intrigato questo aspetto, anche se non è stato approfondito. Interessante. Per quanto riguarda la scrittura: senza essere una scrittura elevata, l'autrice scrive bene. Forse perché era il suo primo libro. L'ho letto senza difficoltà.

-Rispetto al romanzo "Nostalgia" di Eshkol Nevo siamo lontani. Si parla anche lì di una famiglia ebraica ma in modo talmente diverso...

- Anche a me ha colpito la figura della madre: la protagonista ha un rapporto molto conflittuale con la madre che gli ha sempre messo i bastoni tra le ruote e l'ha ostacolata.

-La madre viveva nel mondo dei libri.

-C'è un forte contrasto perché da una donna colta si potrebbe pensare "vive nel suo mondo". Ma non è vero perché capisce quando il marito sbaglia, vede che il santone frega la gente, insomma interviene anche nel concreto.

-E' la madre che prova invidia verso la figlia.

-Io penso che la madre capiva che in quella società di allora una donna istruita veniva mal vista.

-Secondo me c'era egoismo da parte della madre che non faceva i lavori di casa. La figlia aveva astio verso la madre.

-Secondo me è l'autrice che aveva un rapporto conflittuale con la madre quindi la descrive così.

-Io della madre ho pensato: si sentiva disadattata e preferiva che la figlia avesse un comportamento normale per l'epoca.

-E' vero, ma non è bontà, questo si chiama invidia.

-Però Debora era riuscita ad avere uno spazio suo: uscire la sera, andare al circolo...

-Ma la rabbia di Debora avrà un'origine: la madre.

-L'ho letto questo romanzo e anch'io condivido molte cose che avete detto.

-Interessante quando Debora parla con il medico nel treno: parlano della Germania.

-Non è ancora una scrittrice smaliziata.

-A me piace anche guardare dove sono ambientati i libri. Non ci dice il nome del villaggio dove vive. Forse non lo dice perché si tratta del suo villaggio natale.

-C'erano due cose molto divertenti: quando parla della nonna materna. Il padre di Debora dovrà andare a Varsavia, lei è molto eccitata. pag. 140.

-Pag.116: le grandi festività erano terminate. Questa parte mi è piaciuta.

-Ecco adesso il secondo aforisma che è di Anna Franck: "Se un cristiano compie una cattiva azione, la responsabilità è soltanto sua; se un ebreo compie una cattiva azione la colpa ricade su tutti gli ebrei".


-Medea: la tragedia di Medea parla di molte questioni della donna che sono tutt'ora presenti oggi.

-A me è piaciuta la figura del padre, uomo mite, dolce, ingenuo. E la scena del malavitoso che va a confessarsi dal rabbino pag.178/179. O la discussione teologica tra il nuovo giovane rabbino e il padre di Debora, descritto come un combattimento tra galli. Questo libro è scritto molto bene, bella letteratura, molto interessante. Vediamo un mondo di miseria terribile. Mi è piaciuto il pezzo sul giovane socialista che matura, sa di essere molto ammalato e gli viene il pensiero di cambiare tattica: convertire poco a poco la gente alle sue teorie spiegandole piuttosto che praticare il terrorismo. Ho anche riflettuto sulle ragioni del complesso di superiorità dell'ebreo (il popolo eletto) che infastidisce tanto la gente: per me trae origini dal fatto che per un ebreo ci sono talmente precetti da seguire che in cambio ci vuole una consolazione: ecco perché si deve sentire il popolo eletto. Altrimenti sarebbe troppo difficile rispettare tutte queste regole.

Marianne





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