Enrico Sciarini, Ape d'oro 2014!


Domenica 11 maggio all’auditorium del centro civico Verdia Segrate, è stato premiato con l'Ape d'oro" 2014, tra gli altri, anche Enrico Sciarini, uno dei partecipanti-colonna del nostro Gruppo di Lettura.
Già collaboratore di Segrate Oggi Enrico Sciarini è stato insignito della benemerenza per il suo impegno pluriennale a livello sociale e culturale per la città, in particolare con la Caritas per le lezioni di italiano per stranieri, per l’attività di sostegno scolastico al doposcuola dell’oratorio di Santo Stefano, e per la sua attiva partecipazione al Gruppo di lettura.
Tutto il Gruppo di Lettura è con te, Enrico! Complimenti!



Per il 163° incontro del 29 maggio 2014, il GdL ha letto "L'amante della Cina del Nord" di Marguerite Duras

Marguerite Duras
L'amante della Cina del Nord
Feltrinelli



INCIPIT
Una casa in mezzo al cortile di una scuola, con porte e finestre spalancate, come se ci fosse una festa. Si sentono valzer di Strauss e di Franz Lehar, anche Ramona e Notti cinesi, uscire dalle finestre e dalle porte. L'acqua inonda tutto, dentro e fuori.
Si lava la casa von grandi secchiate d'acqua, si fa così due o tre volte all'anno. Boys, amici e bambini del vicinato sono venuti a vedere, aiutano on getti d'acqua  a lavare i vetri, le pareti, i tavoli. E lavando ballano al ritmo della musica europea: ridono, cantono.
E' una festa animata, gioiosa.
La musica è la madre, una signora francese che suono il piano nella stanza accanto.
Tra coloro che ballano c'è un ragazzo francese, bello, che balla con una ragazzina, anche lei francese. Si assomigliano.
(....)


MARGUERITE DURAS
Nasce a Gia Dinh, nell’Indocina francese (oggi Vietnam), il 4 aprile del 1914. Il padre, Henri Donnadieu, era dirigente scolastico e la madre, Marie, insegnante, ambedue coloni francesi.  La sua esperienza in Indocina, la lebbra, la giungla, la società coloniale, la natura riemergeranno sempre dai suoi numerosi romanzi.
Nel 1932 si trasferisce in Francia, per studiare diritto, matematica e scienze politiche, non smettendo mai di pensare all’Indocina.
Partecipa alla Resistenza durante l’occupazione nazista, insieme al marito Robert Antelme, che verrà deportato a Dachau. Dopo la seconda guerra mondiale milita tra le file del PCF fino al 1950 quando viene espulsa essendo considerata dissidente.
Il suo esordio in campo letterario avviene nel 1942 con il romanzo Gli impudenti (Les impudents) ma la fama arriva nel 1950 con Una diga sul Pacifico (Un barrage contre le Pacifique) nel quale si sentono gli influssi delle letture di autori americani come Hemingway e Steinbeck oltre che da quelle dello scrittore italiano Cesare Pavese. Elio Vittorini definì il libro il più bel romanzo francese del dopoguerra.
Duras è autrice di numerosi racconti brevi, film e, soprattutto, romanzi, incluso il best-seller, nonché opera autobiografica, L'amante pubblicato nel 1984, che le vale il prestigioso premio Goncourt quello stesso anno. Dopo le riprese del film omonimo, la Duras pubblica un altro romanzo intitolato L'amante della Cina del Nord, nel quale riscrive l'intera vicenda.
Altre opere importanti sono: Moderato cantabile, divenuto poi un film con lo stesso nome; Il rapimento di Lol V. Stein; India Song divenuto anch'esso un lungometraggio nel 1975. Duras è anche l'autrice della sceneggiatura del film del 1959 Hiroshima mon amour, diretto da Alain Resnais.
Partecipa alla contestazione degli studenti nel 1968, è sulle barricate, e crea lo slogan Sous le pavés, la plage.
Le prime opere della Duras sono scritte in maniera molto convenzionale (il loro "romanticismo" fu molto criticato dallo scrittore Raymond Queneau); con Moderato cantabile la Duras inaugura un lungo periodo di sperimentazione, legato al Nouveau roman, un movimento letterario francese tra i cui esponenti figura anche Alain Robbe-Grillet. Il suo stile viene da lei definito stile paratattico cioè fatto solo di proposizioni principali.
Muore a 81 anni per un tumore alla gola; è sepolta nel cimitero di Montparnasse


29 maggio 2014: Resconto dell'incontro
L'amante della Cina del Nord

(con note anche riguardanti L’onore perduto di Katharina Blum) 
L'amante della Cina del Nord non ha suscitato grandi simpatie fra i lettori del gruppo, sia per lo stile freddo e distaccato, sia per il tipo di amore descritto, sia per l’atmosfera cupa, morbosa in cui si svolge la vicenda.
Si è cominciato facendo riferimento al romanzo L’onore perduto di Katharina Blum, di cui la volta precedente si era vista la trasposizione filmica, perché entrambi gli scritti presentano una storia d’amore. Alcuni lettori però hanno sottolineato che se in Katharina Blum si poteva supporre la motivazione della passione, nella protagonista dell’amante della Cina del Nord tutto è legato al sesso.

Ecco qui di seguito gli interventi:
 

- La storia di Katharina Blum è abbastanza attuale per la messa a fuoco della cattiva informazione, del dramma che essa può causare, ma evidenzia anche il valore dato a una parola come “onore”, che oggi  è caduta in disuso. Il secondo tema è l’amore appassionato, improvviso, che  per altro non sembrava nell’indole della protagonista. Pensando proprio a quell’amore fuori da ogni regola, mi sono imbattuta in un articolo di Umberto Galimberti,  il quale sostiene che amare significa aprire lo sguardo su un modo nuovo di vedere il mondo che l’altro ci porta: “l’amore ci chiede innocenza perché il dono che ci fa amore non è la persona ma il mondo che lo suscita … ”. 

- Io sono stata colpita dall’importanza che Katharina dà alla parola: la parola per lei mette ordine, e quando vede che il giornalista la usa per distruggere, quando scopre cioè che la parola può essere salvifica ma anche uccidere, lei si sente tradita, sente che la sua vita è stata profanata in modo violento e allora torna a casa e sporca quella casa che aveva tanto amato.


- Per me è sconcertante il fatto che lei si innamori in una sera di un uomo che non ha mai visto e che ha commesso dei delitti. Sembra che sia un amore puro e ricambiato e questo è altrettanto sconcertante. Manca qualcosa alla comprensione del perché lei si sia innamorata all’improvviso e copra l’uomo ricercato dalla Polizia.


- Ma la storia d’amore è un pretesto per incentrarsi sul problema della stampa, nel caso specifico della stampa tedesca. È tipico dell'autore mettere in evidenza aspetti della società tedesca. Caso mai, Katharina può rappresentare un tipo di integrità morale che, per mia esperienza, esiste solo in un paese come la Germania.


- Io ho pensato che Katharina avesse voglia di divertirsi.
 

- Ma non era nella sua indole questo.

- È utile allora ricordare quello che ha scritto Galimberti sull'amore: è come qualcosa che ti porta fuori dai binari. 


- De L’amante della Cina del Nord ho letto solo una quarantina di pagine, poi ho smesso perché mi disturbavano il clima di marcio di putrescente,  quei posti cupi, malandati, un po' malati. Il rapporto fra la bambina e il cinese mi ha dato fastidio fisicamente
Io ho trovato la storia inquietante.


- A me irrita, invece, il modo di scrivere di Marguerite Duras: una specie di scenografia, ma con un distacco così totale, uno stile freddo e tagliente, personaggi che non suscitano empatia, un ambiente pesante, appiccicoso.


- Il libro non è difficile da leggere, ma non lascia niente, solo un po' di fastidio. Il sesso senza sentimento ha un che di squallido. Non c’è nemmeno passione, quella che almeno c’era nella storia di Katharina Blum.


- La figura della madre è di donna fredda che non capisce i suoi figli. La bambina poi ha una grande libertà e affronta l'esperienza sessuale perché la sua amica l'aveva sperimentata. La sua richiesta di essere trattata come tutte le altre donne la fa apparire troppo cresciuta. Che cosa ne può sapere una ragazzina di 15 anni? Ho trovato la storia scabrosa.


- Teniamo presente che all'epoca la gente si sposava a 15, 16 anni. Poi immagino che in un paese coloniale, con un misto di culture e senso di decadenza, è chiaro che le esperienze vengano anticipate. Io credo che per la ragazzina il sesso non sia una cosa scabrosa, ma un mezzo per comunicare: ha lo stesso tipo di rapporto con suo fratello. In quanto alla madre, è chiaro che nonostante sia direttrice di una scuola, è anche una donna alla deriva, e quindi incapace di assumersi il ruolo di madre.


- La cosa inquietante non è il sesso scabroso, ma il sesso gratuito senza investimento amoroso.
 

- Eppure i due vivono una grande passione, un amore che durerà tutta la vita.
 

- Non credo sia amore, è solo un incontro di solitudini.
 

- Forse, invece, è un amore particolare, un amore tanto forte da restare l'unico episodio significativo della vita dopo anni. Per questo l’autrice l’ha voluto rivivere raccontandolo.
La protagonista viene sempre chiamata bambina e viene descritta come una bambina. Da qui nasce, credo  il fastidio, perché una bambina non può provare quel genere d’amore.
Forse non sarà un libro che mi resterà nella memoria, ma mi va comunque di finirlo anche perché non c'è bisogno che ti soffermi o torni indietro a rileggere.
Poi quando un libro fa uscire dalla pagina e ti porta in un mondo con un clima particolare vuol dire che l'autrice è brava.
 

- A me è sembrato che tutti i personaggi avessero un bisogno d'amore che passava solo attraverso il corpo. Si pensi per esempio alla mamma che picchiava la sorellina. E la bambina, come viene chiamata in tutto il libro, ha bisogno di entrare in comunicazione col corpo: così col fratellino, così col cinese e, forse, lo avrebbe fatto anche con il servitore che le mostrava simpatia. Però gli adulti sono tutte persone superficiali che non colgono il senso di quello che sta succedendo. Quando il bambino si butta giù dalla nave,  tutti si stupiscono del fatto che un bambino possa rifiutare la vita. Ma loro vivono, nel senso di darsi un obiettivo, di impegnarsi in qualcosa, o semplicemente si lasciano andare?
 

- Io ho letto che, appena saputo della morte del cinese, Marguerite Duras ha voluto tornare con tutta se stessa per un anno in quella situazione e quindi rivivere gli odori, la pioggia, come un omaggio a questo amore eterno che è strano, ma non ti fa venire in mente la pedofilia perché è troppo scenografico.
 

- Secondo me, lei non si è immersa, perché è sempre distaccata. Se è un'autobiografia, perché scrive in terza persona creando un distacco enorme? Può averlo scritto perché lui è morto, ma coinvolta non lo era più.
 

- E allora a che cosa è dovuta questa riscrittura?
 

- Forse a una certa età si fa un bilancio della vita, ma questo ripensamento ha tirato fuori da Marguerite Duras tutto il peggio.
 

- Io ho trovato il romanzo interessante solo per imparare a capire un mondo diverso dal nostro: noi vogliamo tante motivazioni, tanti stimoli; nel mondo orientale c’è più fisicità, ci si esprime col corpo.
 

- Chi volesse conoscere meglio Marguerite Duras potrebbe leggerne la biografia scritta da Sandra Petrignani.


Un caffè con... Luciana Capretti




Caffè o tè?
Tanto caffè. Il tè mi piace moltissimo ma richiede tempo, è una cerimonia, significa sedersi, aspettare che si raffreddi e intanto mangiare un biscottino, chiacchierare. Ma nella vita frenetica di ogni giorno è difficile trovare un tale spazio, quindi caffè, anche se mi piace meno.

Cosa sta leggendo?
Non è più come prima, elogio del perdono nella vita amorosa di Massimo Recalcati. E’ interessante vedere come la coppia possa vivere, e sopravvivere, e fare proprio quel dolore che poteva segnarne la fine trasformandolo in un nuovo inizio. Leggo sempre diverse cose contemporaneamente, ora ho cominciato anche Gone Girl di Gillian Flynn, in inglese, Chiara d’Assisi di Dacia Maraini e La lenta nevicata dei giorni di Elena Loewenthal.

C’è un libro che le piace rileggere o portare sempre con sé nei suoi viaggi?
Di recente ho riletto Il male oscuro di Giuseppe Berto, e poi Pavese, ma non ho un titolo in particolare che riprendo. Ogni tanto mi viene la curiosità, avrei voglia di rileggere i classici ma il tempo a disposizione è quel che è.

Carta o ebook?
Carta, assolutamente. Mi è capitato di leggere un testo su ebook ma non mi ha lasciato alcuna soddisfazione.

Ha un luogo del cuore?  
Il mare. Lo sogno. Forse perché sono nata in una città sul mare, forse perché esprime libertà e perché è vasto, non ha confini.

Giallo, nero, bianco; nel suo nuovo romanzo Tevere questi tre colori scandiscono i capitoli e gli spazi temporali sulle tracce di una donna scomparsa a Roma negli anni Settanta. Da dove è partita?
Alla base di questo romanzo c’è una storia di cui sono venuta a conoscenza quando ero una ragazza, quindi in contemporanea con l’accadere dei fatti. Mi aveva molto colpito, mi ero chiesta: se mia madre se ne andasse io cosa farei? Poi sono passati tanti anni, è successo che mi sono messa a scrivere ed è uscito il mio primo romanzo, Ghibli. Quando è stato il momento del secondo libro questa storia era lì dentro di me che aspettava di essere raccontata.

Il giallo del mistero, il nero per la storia che si riannoda ai giorni della guerra, il fascismo e la lotta partigiana, e il bianco che ammanta un limbo di giorni sofferenti. Un libro da cui emerge una figura di donna e insieme la donna, il suo ruolo nella società e nella famiglia. E pagine che puntano l’indice sul baratro che la quotidianità, e non solo i grandi eventi, può spalancare nell’animo. Come si è addentrata in questi diversi livelli narrativi e come ha plasmato la figura della protagonista?
Ho trovato una voce. Ho cominciato a lavorare a questo libro facendo molte ricerche, sono andata fisicamente nei luoghi della vicenda, ho visitato archivi, anche di diari, in alcuni casi non era possibile fare fotocopie e così ho copiato a mano pagine e pagine della quotidianità degli anni di guerra. Ho fatto poi ricerche anche sull’elettroshock, incontrato medici e visitato ospedali psichiatrici. Poi mi sono messa a scrivere. E’ una storia che da una parte mi attraeva, dall’altra mi spaventava. Mi chiedevo, sarò in grado di raccontare tanto dolore? Mi sono detta che forse proprio basandomi su documenti d’archivio e tuffandomi nella violenza della guerra potevo trovare questa voce. E così, lentamente, l’ho cercata. Ma alla fine invece che tra tutti quei documenti quella voce l'ho trovata dentro di me. 
E’ un libro che mi ha richiesto anni, anche perché mi ci sono potuta dedicare solo d’estate, durante le mie vacanze, una scrittura come quella che cerco non si può creare in un’oretta ritagliata di sera dopo una giornata di lavoro. Una volta finito ho dovuto cercare l’editore e anche questo non è stato facile perché di fronte a pagine intrise di depressione, giorni di guerra e sofferenza si spaventavano. La depressione è una cosa di cui non si parla ancora a sufficienza rispetto a quanto richiederebbe la sua diffusione reale, ed è invece un malessere che nel momento in cui viene raccontato con una voce vera, come quella che ho cercato di creare nel mio libro, colpisce il profondo delle persone. E quando questo accade con i libri sappiamo bene che poi le reazioni dei lettori sono forti. Oggi sono ripagata dalle belle parole che continuo a ricevere dai lettori e sono grata alla mia testardaggine nel voler continuare a cercare e raccontare questa storia.

Lei che per professione è giornalista e ha firmato inchieste che l’hanno portata anche in paesi segnati da crisi profonde, dove pensa possa germinare nei giovani italiani di oggi il seme della fiducia e della voglia di mettersi in gioco in prima persona?
Quello che posso dire è che nella mia esperienza è stato fondamentale vivere negli Stati Uniti e respirare quell’aria di ottimismo, da nuova frontiera, che ha plasmato quel paese nel passato ma continua ad essere alla base anche dei giorni d’oggi. Quando sognavo di fare la scrittrice ricordo che leggevo ogni lunedì l’articolo di fondo che il New York Times pubblicava in apertura della sezione cultura, era firmata ogni volta da un autore divero che raccontava come era arrivato finalmente a fare lo scrittore a dispetto di qualsiasi difficoltà, dei rifiuti ricevuti etc. Questa loro prova di caparbietà e di ottimismo mi ha dato la forza di credere in me stessa. Allora dico che il seme della fiducia germina dentro di sé quando non ci si fa sconfiggere dalle resistenze, dai rifiuti. Bisogna trovare e sentire la propria voce che ti dice: devi farlo. E procedere, anche se ci vorrà chissà quanto tempo ed energia. Ma chi crede in quello che ha dentro, riesce.

Cosa pensa delle ‘quote rosa’?
Penso che siano necessarie perché il maschilismo di questo paese è ancora talmente pervasivo e profondo che riesce a corrodere persino la self-esteem delle donne, che a volte non si rendono conto per prime di quanto certi complimenti siano comunque maschilisti. E siccome gli uomini sono al potere e fanno cordata tra uomini non c’è altro modo per la donna, per conquistare più posizioni di potere, che le quote rosa. Poi quando ci saranno più donne ai vertici queste chiameranno altre donne e la catena funzionerà, ma per ora...

Per finire, vuole provare a dirci cos’è per lei la lettura?  
La lettura è gioia, è viaggio, fuori e dentro di sé.


Luciana Capretti è nata a Tripoli (Libia) e vive a Roma. Giornalista Rai, è stata corrispondente da New York per oltre vent’anni. Ha realizzato reportage che hanno conquistato premi internazionale e l’hanno portata in Uganda, Moldova, Armenia, Vietnam, Cambogia, Guatemala e Canada. Il suo primo romanzo, Ghibli (Rizzoli 2004), finalista ai premi Gaeta e Sanremo e vincitore del Rapallo Opera Prima, ripercorre le vicende degli italiani emigrati in Libia e costretti a scappare e abbandonare tutto con l’avvento del regime del colonnello Gheddafi. Tevere è il suo secondo romanzo (Marsilio, 2013). Luciana Capretti lavora al Tg2 Rai.

Intervista di

SHELFIE

In tempi di immagine imperante e attitudine alla condivisione immediata di contenuti spopolano in rete i così chiamati selfie, autoritratti scattati con telefoni cellulari, tablet o macchine fotografiche digitali. Ma a noi piace di più l’idea lanciata dal quotidiano britannico the Guardian che con l’aggiunta di una semplice h ha trasformato la tendenza in shelfie. La lettera è una sola, e perdipiù nella nostra lingua persino muta, ma la differenza è di buona sostanza perché in questo caso a venire immortalate non sono più le persone, bensì le librerie, di casa. Il gioco ci piace. Ecco qua qualche shelfie di casa nostra.


 La libreria di Ornella

 La libreria di Norma

 La libreria di Nelia

La libreria di Francesca

La libreria di Roberto

La libreria di Paola

La libreria di Enza


La libreria di Marianne (quella vera)

 La libreria di Marianne (quella sognata..!)