Per il 161° incontro del 17 aprile 2014, il GdL ha letto "Due" di Irène Némirovsky

Due
Irène Némirovsky
Adelphi


INCIPIT
Si baciavano. Erano giovani. I baci nascono in modo così naturale sulle labbra di una ragazza di vent’anni! Non è amore, è un gioco: non si insegue la felicità, ma un attimo di piacere. Il cuore non desidera ancora niente: è stato colmato d’amore durante l’infanzia, saziato di affetto. Che taccia, adesso. Che dorma! Che lo dimentichi!
Ridevano. Si sussurravano a vicenda i loro nomi (si conoscevano appena).
"Marianne!".
"Antoine!".
 Poi:
"Mi piaci".
"Ah, quanto mi piaci!".
Avevano spento le luci e si erano sdraiati su un divanetto, nella stanza buia. Un’altra coppia, seminascosta da un parafuoco posto davanti alle fiamme ormai quasi spente, parlava sottovoce senza badare a loro. Un giovane, seduto per terra a gambe incrociate, con la testa appoggiata a una mano, sembrava appisolato. Avevano cenato, tutti e cinque, in un albergo sperduto nella campagna. Le ragazze erano in abito da sera. Era stato un capriccio, una piccola follia: avevano abbandonato precipitosamente un ricevimento noioso ed erano filati via lasciandosi Parigi alle spalle. Era la notte di Pasqua, ed era primavera, la prima dopo la guerra, una primavera tetra, piovigginosa. Ma bisognava rientrare: si stava facendo giorno.

Irène Némirovsky
Irène Némirowsky è stata una scrittrice ucraina di lingua francese tra le più significative del periodo tra le due guerre. La sua vita è stata segnata da un profondo senso di non appartenenza e di eterna marginalità; solo nella scrittura è riuscita a ritrovare un luogo privilegiato dove fondere armoniosamente le sue radici affettive e culturali.
Figlia di un banchiere ebreo ucraino, figlia unica e solitaria, dopo un’infanzia agiata a San Pietroburgo, durante la rivoluzione d’ottobre si trasferisce con la famiglia prima in Finlandia e Svezia (1918), poi in Francia (1919). A Parigi ha inizio per lei un periodo di intensa attività letteraria e di sfrenata mondanità. Si laurea in lettere alla Sorbona e nel 1926 sposa Michel Epstein, ingegnere ebreo russo. Malgrado la notorietà ottenuta con i suoi romanzi, Irène, così profondamente innamorata della Francia e della vita intellettuale parigina, non riesce a ottenere la cittadinanza francese, da lei più volte richiesta. Scoppiata la Seconda Guerra Mondiale, subisce le conseguenze delle leggi razziali: nel 1941è costretta a abbandonare Parigi, viene arrestata nel luglio 1942 e deportata a Auschwitz, dove muore il mese successivo, gravemente debilitata.
Esordisce con il romanzo Le malentendu (1926), cui seguono L’enfant génial (1926, successivamente intitolato Un enfant prodige; (trad. it. 1995) e David Golder (1929; trad. it. 1932). Tra le sue altre opere si ricordano: Les mouches d'automne (1931; trad. it. 1989); L'affaire Courilof (1933; trad. it. 1934); Le vin de solitude (1935; trad. it. 1947). Tra il 1941 e il 1942, negli anni dell'esilio forzato,  compone i primi due volumi Tempête en juin, che racconta la fuga in massa dei parigini alla vigilia dell'arrivo dei tedeschi e Dolce. Il libro incompiuto e pubblicato per la prima volta dopo quasi sessant'anni con il titolo Suite française (2004; trad. it. 2005), le è valso, postumo, il premio Renaudot. In Italia sono stati editi anche La moglie di don Giovanni (trad. it. 2006), inizialmente pubblicato in Candide (1938), e Deux (1936; trad. it. 2010). Una sua biografia, Le mirador, è stata scritta dalla figlia Elisabeth Gille uscita nel 1992 e tradotta in italiano nel 2011.



RESCONTO DELL'INCONTRO
Irène Nemirovsky, DUE
17 aprile 2014


L’incontro si apre con un aforisma di Anton Cechov legato al tema coniugale e tratto dal racconto Il duello del 1891: “Nella vita coniugale l'essenziale è la pazienza. Non l'amore: la pazienza.”

A parte l’apprezzamento per la scrittura accurata ed elegante di Irène Nemirovsky, il romanzo Due non ha suscitato particolari entusiasmi. Si è però prestato a varie considerazioni, come risulta dai successivi interventi.

- La mia prima impressione è stata quella di un noiosetto romanzo rosa. Poi però mi hanno colpito le considerazioni sull’incapacità dei genitori di cogliere i sentimenti e i pensieri dei figli (delle angosce dell'innamoramento, del primo rapporto sessuale dei figli i genitori non si accorgono), e dei figli di cogliere i pensieri dei genitori (quanta umanità ci vuole per capire l'aspetto umano dei nostri genitori).

- A me il libro è piaciuto, anche se l'ho trovato malinconico perché mi ha fatto pensare a quella gioventù tra due guerre: uscivano da una guerra a vent'anni e si sarebbero trovati in una seconda guerra con i figli adolescenti. È vero che i protagonisti appartengono a una classe elevata e quindi possono godersi la vita, però sono chiusi in una visione tradizionalista dei ruoli: tragica è la figura della ragazza che si suicida perché la sua storia d’amore non può essere accettata dalla società; un’altra abortisce rischiando la vita e sposa un uomo che non avrebbe dovuto sposare, quasi in cerca di un'espiazione; un uomo cerca una moglie ancella. Ma che vita meschina! Ben fatto è comunque l’affresco di una società un po' decadente che vive al di sopra delle proprie possibilità, che deve mantenere le apparenze.

- Mi sono chiesta il significato del titolo, Due, e penso che venga spiegato dalla frase “la vita matrimoniale di due esseri ne aveva fatto uno solo”, le due persone si erano adeguate l'uno all'altra. Succede infatti che la presenza del proprio partner sia molto sentita anche quando l’amore se ne è andato.

- Dalla mia esperienza posso dire che nella vita si cresce in due: due persone alla fine vivendo insieme inevitabilmente attingono uno dall'altro: è una crescita.

- Una cosa nel modo di scrivere che ho trovato strana e non mi è piaciuta è l’aggiunta, dopo un dialogo, dei pensieri del personaggio, così, subito dopo che uno ha finito di parlare, senza creare uno stacco.

- Ma a me è proprio questo che piace perché è quello che succede nella realtà.



- Io dico che la prima parte di questo libro non mi è piaciuta, il prendersi e lasciarsi mi faceva pensare a storie da Grand Hotel, ma comunque alla fine tutte le coppie sono scoppiate,  per cui il libro è molto triste. Non c'è nessuno felice nella vita familiare: Antoine che sposa una che non ama, si innamora della sorella della moglie, ecc.  Inoltre, secondo me, l’autrice ha perso l'occasione di parlare della società dell'epoca in Francia, in Europa: la gioventù di cui parla non rappresenta l’epoca, ma solo la classe dei figli di papà. 

- Mi aggancio alle due tematiche, i giovani e la guerra. I protagonisti del romanzo sono appena usciti da una guerra che ha bruciato la loro gioventù. Cercano l’amore giocoso in una serata di Pasqua, ma decidono di sposarsi anche senza amore perché aspirano a una specie di tranquillità che i loro genitori, tutti presi dalla propria vita, non sanno dare loro. L’innamoramento sconvolge Antoine, ma Evelyne, la sua amante nonché cognata, si sacrifica per far continuare la relazione matrimoniale della sorella. Tutti cercano qualcosa a cui aggrapparsi  perché non sono sicuri di niente e di nessuno. 
Nonostante l’ipocrisia del matrimonio borghese, mi pare che l’autrice lo salvi quando lo paragona al fiume che nasce dalla poca acqua fangosa, ma poi diventa potente ingrossandosi. Così un matrimonio iniziato senza amore può portare alla salvezza di due persone. 

- C'è anche la mancanza d'amore per i figli considerati come animaletti.

- Quello che l'autrice descrive è di un'attualità estrema. Non provo grande stupore nei confronti di certi atteggiamenti. I matrimoni, fino a trent'anni fa erano quello. Adesso ci si separa perché mancano pazienza e perseveranza.

- Io credo che la scrittrice abbia tentato di indagare la parte in ombra di un rapporto,  il tradimento, l’inganno. Le persone sono infelici perché non possono tirar fuori la verità. Il libro è pieno di cose non dette. Diventa difficile costruire un rapporto se non si può dire chiaramente che cosa si vuole ottenere. L’unico che costruisce qualcosa, ma in campo lavorativo, è Antoine, quando si riconosce responsabile del mantenimento di una famiglia. Ecco, sentirsi responsabili della propria vita è ciò che manca in questa storia. Inoltre mi ha colpita il tradimento di Evelyne perché il tradimento di una sorella è di una crudeltà estrema.

- Questo libro non mi è piaciuto tanto come romanzo. Più che letteratura mi è sembrato un trattato sui sentimenti e sulla giovinezza dopo la guerra. All'inizio ho pensato a Colette e a Françoise Sagan. Che fanno nella vita in personaggi? Non lavorano? Tutto il romanzo è puntato sui sentimenti, sulla chimica della coppia, “dormire insieme, ah non solo andare a letto, ma dormire…”  E per quanto riguarda il rapporto figli genitori mi ha colpita il punto in cui si parla del padre che faceva complimenti ma non aveva nessuna comprensione: sensibilità epidermica e cuore arido.

- A me è piaciuta la scena di Madame Carmontel con la cameriera quando cuciono e si parlano provando godimento nel dire bene dicendo male. Io amo la Nemirovsy e mi è piaciuto questo libro, che ho riletto. Mi sembra che colga nel matrimonio una sorta di comunione al di là dell'amore e della volontà dei coniugi; si finisce col sentire le stesse cose in maniera affine non perché lo si vuole ma perché fa parte del dormire nello stesso letto, del vivere insieme.  E non mi colpisce che siano tutti matrimoni infelici, perché i matrimoni sono infelici nella realtà. L'ultima cosa che mi colpisce è come una donna giovane abbia una capacità introspettiva così sviluppata e riesca a descrivere la chimica dei sentimenti.

- La complicità tra i coniugi alla fine serve anche per difendere delle apparenze, per tenere in piedi un castello. Non è vera complicità, è opportunismo.

- Non sono del tutto d’accordo. Quando Marianne rinuncia ad andare da un possibile amante perché il marito, in un momento di abbattimento, le chiede di restare con lui, non c'è solo apparenza, c'è un senso di tenerezza.

- Tenerezza? A me paiono  due solitudini. In balia dei loro sentimenti, i due pensano di fare insieme l'ultimo pezzo di strada.


Come sempre, terminato lo scambio delle impressioni attorno al romanzo, una fetta di torta e un brindisi hanno concluso simpaticamente la serata. E il gruppo, quindi, si è dato appuntamento al 7 maggio per conversare de "L'onore perduto di Katarina Blum" di Heinrich Boll. 

(resconto a cura di Giuliana Cherubini)



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