Per la nostra rubrica dei saggi n. 18 - Margherita Hack, Hack! Come io vedo il mondo

Margherita Hack
Hack! Come io vedo il mondo
Barbera, 2013


Tra gli oltre cinquanta libri scritti da Margherita Hach nel corso della sua lunga vita, mi ha attirato il titolo di un volumetto in edizione tascabile dell’editore L. Barbera dal titolo: HACK! Come io vedo il  mondo. Per la verità si tratta soprattutto di una sua autobiografia. La biografia di una straordinaria donna morta nel giugno del 2013 e vissuta novantun anni. Descrive questi anni con una semplicità stupefacente: quelli della sua gioventù, sotto la dittatura fascista, quelli della sua attività sportiva e quelli dell’università durati tanto quelli della seconda guerra mondiale. Aveva scelto quasi per caso la facoltà di fisica e quasi per caso la tesi di astrofisica. Scrive tutto questo mentre sfoglia l’album delle sue vecchie fotografie. E così, da una foto all’altra accompagna il lettore negli osservatori astronomici di Arcetri, di Merate e di Trieste dove ha passato gran parte della sua lunga vita. Dedica un intero capitolo alla sua casa di Trieste; una casa in cui  “tutte le pareti sono ricoperte di librerie di legno chiaro”. Scrive anche dei suoi fallimenti. Dal sesto capitolo in poi l’astrofisica Hack inizia a parlare del mondo che le è stato più congeniale, cioè l’Universo. Mette come titolo al capitolo: “Siamo figli delle stelle”, ma prima spiega in modo semplice, comprensibile da tutti, come si formano le stelle e come “muoiono”. Anche la nostra stella più vicina, il sole, tra qualche miliardo di anni subirà quella che la Hack chiama “evoluzione dell’universo”. Le stelle più piccole “muoiono” collassando, quelle più grandi esplodendo. Dalla loro esplosione si formano stelle più piccole e pianeti che, come la nostra Terra, vi ruotano attorno. In questo affascinante universo la Hack non esclude che ci siano altre forme di vita, ma “non potremo mai verificarlo perché le distanze sono tali che è come se fossimo perfettamente soli”. Il settimo e penultimo capitolo è dedicato al bosone di Higgs, la particella sub atomica, che l’atea Margherita Hack chiama addirittura Dio, e dalla quale si pensa sia scaturito tutto l’universo. Dopo questo richiamo alla divinità la conclusione del libro porta a riflessioni etiche, filosofiche e teologiche, fatte anche queste con molta semplicità, ma con una straordinaria fermezza. Decisa nell’affermare di essere “completamente materialista” e contemporaneamente di aver fatto dell’etica uno dei cardini della sua vita. E ha effettivamente vissuto eticamente una vita intensa in quel meraviglioso laboratorio che è il cielo.
 
Enrico Sciarini          

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