Per il 159° incontro del 27 febbraio 2014 il GdL ha letto "Lo straniero" di Albert Camus

Albert Camus
Lo straniero


INCIPIT

Oggi la mamma è morta. O forse ieri, non so. Ho ricevuto un telegramma dall’ospizio: «Madre deceduta. Funerali domani. Distinti saluti». Questo non dice nulla: è stato forse ieri. L’ospizio dei vecchi è a Marengo, a ottanta chilometri da Algeri. Prenderò l’autobus delle due e arriverò ancora nel pomeriggio. Così potrò vegliarla e essere di ritorno domani sera.

ALBERT CAMUS
Nasce il 7 novembre del 1913 in Algeria a Mondovi, oggi Dréan. Il padre, fornitore di uva, muore molto giovane durante la Prima Guerra Mondiale, nella battaglia della Marna e Camus viene cresciuto dalla mamma e dalla nonna.  Si laurea in Filosofia nel 1936. L'attività professionale lo vede spesso impegnato all'interno di redazioni di giornale: uno dei primi impieghi è per un quotidiano locale algerino; tuttavia finisce presto a causa di un suo articolo contro il governo, che cercherà poi in tutti i modi di evitare una nuova occupazione di giornalista per Camus in Algeria. Camus si vede costretto a emigrare in Francia dove collabora per "Paris-Soir. Questi sono gli anni dell'occupazione nazista e Camus, dapprima come osservatore, poi come attivista, cerca di contrastare la presenza tedesca che ritiene atroce. Nel 1952 rompe i rapporti con Jean-Paul Sartre, con il quale aveva intrapreso numerose collaborazioni, sin dal secondo dopoguerra e esce idealmente dalla categoria degli "esistenzialisti", a cui molti critici lo avevano relegato ma alla quale Camus si era sempre sentito estraneo. Camus nei suoi lavori ha sempre ricercato in modo profondo il legame tra gli esseri umani, cercando di comunicare quell'assurdo insito nelle manifestazioni umane come la guerra o, in generale, le divisioni di pensiero, che Camus indica come azioni inconsapevoli volte a recidere il legame stesso tra gli individui.  Muore il 4 gennaio 1960 a causa di un incidente automobilistico, avvenuto nella cittadina di Villeblevin. Camus aveva in passato avuto modo di esprimere più volte che un incidente d'auto sarebbe stato il modo più assurdo di morire. In tasca aveva un biglietto ferroviario non utilizzato: si crede avesse pensato di compiere quel viaggio in treno, cambiando idea solo all'ultimo momento.



Commenti GDL 27/02/2014

- E' difficile dare un voto a questo libro. Non è giudicabile. Mi ha lasciato un po' perplesso. Non so. Non si può prescindere dal momento in cui è stato scritto, bisogno contestualizzarlo nel 1940. Forse può far parte del teatro dell'assurdo, Beckett o altri. La storia è assurda. Può essere interpretato come un libro profetico. Infatti, sette anni dopo avvenne la rivoluzione in Algeria. L'arabo morto ammazzato non voleva forse significare che c'era una volontà indipendentista in Algeria? "La peste" è il libro più famoso di Camus. Io ho trovato un'altro libro di Camus che s'intitola "La morte felice"e l'ho letto. Sorprendentemente, è il primo libro scritto da Camus ma è stato pubblicato dopo la sua morte. L'aveva lasciato incompleto. Rappresenta la premessa a "Lo straniero". Il protagonista si chiama Mersault. Invece in "Lo Straniero" abbiamo Meursault. Anche lì c'è un omicidio. E' un libro abbastanza difficile, ci sono ventitré pagine di correzioni che Camus aveva apportato al manoscritto. Ne hanno tratto "La morte felice". Posso dire che mi ha fatto capire molto del libro "Lo Straniero". Quasi quasi mi è piaciuto di più "La morte felice" sello "Straniero" comunque. Ci sono degli spunti che non ho trovato nello "Straniero". Il protagonista muore di tisi. Chiede al suo medico di dirgli quando un uomo è da disprezzare. Il medico risponde: "Quando è spinto dall'interesse e dal gusto per il denaro". La morte naturale e la morte cosciente fanno la morte felice. L'omicidio avviene all'inizio del racconto, per denaro. In qualche modo si parla di eutanasia, la vittima viveva in carrozzina senza gambe. Nello "Straniero", l'omicidio quasi istintuale avviene alla fine del racconto. Sarei curioso di sapere cosa ne pensate voi dello "Straniero".

- E' la morte felice dello straniero?

- Il finale dello "Straniero" è molto cupo. Il protagonista vuole che ci sia molta gente e vuole sentire l'odio della gente nel giorno della sua esecuzione. Mi ha colpito quando lui viene arrestato e si sottopone agli interrogatori, lui dice "mi sentivo quasi in famiglia". La sua solitudine che quasi trova conforto nei suoi carcerieri, nei giudici. Da notare il distacco dalla figura della mamma. Sono stata molto colpita dal protagonista: prova un profondo distacco verso il mondo e non mostra il minimo rimorso per quello che ha fatto.

- Mi ha inondata di tristezza e mi auguro di non incontrare mai una persona così. Lui è spettatore. E' capitato anche a me qualche volta di estraniarmi un momento dalla situazione. Mi è sembrato scritto molto bene, è la prima volta che mi imbatto in un personaggio così, senza sangue. Non so se si rende conto di quel che gli succede. L'amore di questa donna. Meno male che è finito il racconto.

- Questa donna è l'unica che lo segue. Dice che lui non la guarda mai. Neanche uno sguardo!

- Finalmente ho letto il libro. Mi è sembrato sul filone surreale. Lo straniero è lui perché guarda la vita come se fosse su un altro pianeta. Qualsiasi cosa avveniva per caso. Non c'erano motivazioni per uccidere, per testimoniare per il vicino, vive senza aver emozioni. E' estraneo anche a sé stesso. Questo stile surreale mi irrita. Mi piace di più uno che vive le passioni, i dolori. E' lui lo straniero.

- Anch'io penso che lo straniero era lui, estraneo alla vita. A me è piaciuto il libro.

- Nella prefazione dicono che il titolo più adatto sarebbe stato "L'estraneo".

- Lui è indifferente, non ha dato un senso alla sua vita-

- Aggiungo: tutto è nel contesto dell'esistenzialismo.

- In certi momenti, è un libro un po' pacchiano: lui coinvolto in un omicidio di questo tipo senza motivazione. E' una persona pessimista, e in fondo questo gli permette di andare d'accordo con tutti. Si presta a scrivere le lettere per un vicino, è estraneo al mondo ma ci convive. Lui subisce il processo e vede il mondo da straniero. Perché questi mi processano si chiede, non perché ho ammazzato ma perché non ho pianto al funerale di mia madre, perché ho bevuto il caffè dopo il funerale. Nessuno si preoccupa di chi era questo arabo ucciso. Viene giudicato per altre cose che l'omicidio. Chi crede e chi non crede. Il prete che vuole convincerlo. E quelli più materialisti come Camus parlano della felicità di chi ha coscienza di sé, tanto tutti dobbiamo morire. E' un racconto che fa riflettere.

- Mi ha colpito molto questo mettere tutto sullo stesso piano: dal prepararsi il caffè all'ascoltare i vicini... Lo stile di Camus ci aiuta a capire. Usa frasi corti. Lui riporta i suoi pensieri. L'unica volta in cui urla è con il prete. In questo libro il protagonista è spettatore di tanti eventi, ma mette tutti sullo stesso piano. L'ho riletto perché avevo come unici ricordi la spiaggia, il caldo, la luce. Lo ricollego a Beckett, all'assurdo, l'incomunicabilità. Le pause, il silenzio, il caffè con la morte della mamma, tutto viene messo sullo stesso piano.

- E' un po' come se le persone valutassero la gente dalle apparenze. In realtà non si capisce il suo rapporto con la mamma com'è. Magari provava dei sentimenti. Lui la cita spesso dopo.

- Lui è uscito dagli schemi predefiniti della società, ad esempio durante il funerale, mi ha dato l'effetto di un vegetale. Il mare, l'erba, la spiaggia questo era tutto quello che l'interessava. Chiuso in cella otto ore, pensava al mare, al cielo. Da una parte l'indifferenza, non si può proprio chiamare amorale, ma piuttosto un vegetale. Della mamma ha detto soltanto: "Era da tanto tempo che non avevamo più niente da dirci". Si è meravigliato del fidanzato della madre, diceva che aveva fatto bene.

- Lui aveva pensato che era meglio per sua madre stare con degli altri anziani.

- La parte umana del protagonista è quando racconta di sua madre con questo fidanzato, il passaggio è molto romantico. C'è un sentimento. Il giudice mi è sembrato un prete e il prete un giudice. Lui risponde cosa volete da me, è stato un colpo di sole. Non c'è possibilità di salvezza. Il prete lo vuole spingere a una confessione.

- Io non sapevo del film, l'ho trovato su Youtube. E' tipo quello su Effie Briest, Visconti non era contento del film. Voleva Alain Delon, ma poi hanno imposto Mastroiani. L'ho trovato molto simile al libro questo film. C'è un'indifferenza dell'attore. E' in italiano con sottotitoli in portoghese.

- Bisognerebbe vederlo, sarebbe interessante.

- Io l'ho letto molti anni fa e l'ho riletto adesso. Libro agghiacciante ma affascinante. C'è anche poesia. Salamano con il suo cane. Con questo libro non sai da che parte stare. Anche quando parla del caldo, tu senti il fastidio del caldo. Molto ben scritto però anche questa Maria, non riesci a stare dalla sua parte.

- Io invece ho preso la parte di lui, non l'hanno capito. E' difficile interpretare una persona che non si esprime.

- Non ti ha irritato invece? Il personaggio è molto cinico.

- L'unico momento in cui si agita è durante il confronto con il prete.

- A me è piaciuta l'espressione <>.

- Visto dall'esterno sembra una persona gentile, normale.

- In effetti sono gli altri che lo disturbano.

- Era anche disposto a sposare Maria, tanto lo fanno tutti.

- Faceva qualsiasi cosa senza essere coinvolto.

- E' anche una persona che sta dentro le regole sociali. E' amico dei vicini. Durante il processo hanno lavorato molto sull'incertezza del secondo sparo.

- La correlazione con il sole che accecava...

- L'impressione che lui comunque era gentile con i vicini di casa: non era gentilezza, non giudicava nessuno. In realtà quello che faceva era casuale.

- Qui ci vorrebbe la psicologa Ottavia. Ci sono persone anaffettive.

- Se lui non avesse ucciso, la sua vita sarebbe andata tranquilla. Una frase mi ha colpito: è stato un caso, una disgrazia tutti sanno cosa è, è una cosa che lascia senza difesa. Ha accettato passivamente le accuse. E' un po' un gioco la sua indifferenza. Non si è difeso.

- A me ha dato fastidio tutto questo.

- A me è piaciuto tantissimo, il personaggio, la scrittura minimalista, è scritto bene. Sono d'accordo con te, sembrava quasi non si volesse difendere. Lui ce l'aveva in mente di dire qualcosa, voleva spiegare, ma non riusciva a dirlo in tempo, e pensava: a queste persone cosa gli importa cosa ho fatto al funerale. Ti viene voglia di difenderlo. Mi è piaciuto l'atmosfera un po' particolare.

- Camus giovane che racconta di un personaggio così... A parte l'indifferenza del personaggio, mi dicevo che effettivamente aveva ragione il protagonista: ha ucciso, deve essere giudicato. Al funerale della mamma era come se lui fosse stonato. Ci va senza una carica emotiva, è estremamente razionale, logico. Ci dà fastidio il personaggio ma è un problema mio di lettore. Mi sentivo dalla sua parte perché mi sembrava quasi che quello che diceva e pensava era estremamente logico. E di fronte a questa logica pazzesca (che lo aiuta in cella, quando desidera il mare, quando pensa questo è il mio mondo oggi). Questa razionalità lo salva. Mi sono trovata non vicino a lui, ma mi ha fatto pena questa profonda solitudine. Gli sembrava normale vivere così. Non provava un senso di fastidio.

- Una persona con spirito di adattamento.

- Per non essere colto da emozioni.

- Lui avrebbe voluto vivere la sua vita e il mondo esterno lo disturbava.

- Ho avuto tante difficoltà a interpretare la parte finale. La dolce indifferenza del mondo.

- E' un mezzo per reagire quello di voler l'odio della gente. Perché io sia meno solo.

- Lui parla di dolce indifferenza. Mette tutto sullo stesso piano.

- Dolce indifferenza del mondo.

- Come un agnello sacrificale, lui si fa carico di tutto l'odio. Chi va a vedere una esecuzione ha il gusto del macabro, rappresenta un evento catartico. Dopo le urla contro il prete, a quel punto il protagonista cambia. E' un urlo di dolore, è pronto a relazionarsi con i sentimenti.

- Potrebbe essere che l'odio degli altri lo faccia sentire vittima. Ogni uno può dare l'interpretazione che vuole. Un capolavoro. Nel film si immagina soltanto l'esecuzione. La si aspetta, ma non si vede nel film. Li leggano le mani dietro la schiena nella cella. Finisce così il film.

- Vi suggerisco il film  "La vita la morte e l'amore" di Lelouch. Sembra la stessa storia. La reazione dell'omicida è simile a quella del protagonista di questo racconto di Camus.

- Mi ha convinto il racconto sull'ultima frase "perché tutto sia consumato". E' il discorso di Cristo, un discorso metafisico, surreale, come se fosse l'agnello sacrificale. Mi ha colpito questa frase: "perché io sia meno solo". Con la morte io supero la solitudine...

- Parlandone mi avete sbaragliata. E' vero, l'abbiamo sviscerato questo libro.

- Mi è venuta in mente la storia del padre del protagonista. Era andato a vedere una esecuzione. "Nulla è più importante di una esecuzione capitale". Come fosse il punto cruciale di tutta la sua vita.

- Mi hanno fatto ridere queste sue riflessioni sulle esecuzioni capitali. Diceva che avrebbe voluto andare a tutte le esecuzioni.

- Era ossessionato dalla morte.

- E' un grande esercizio di lettura. La difficoltà che abbiamo a leggere il libro è la seguente: mi distacco dalla storia per evitare di prendere parte. Guardare alla storia che stiamo leggendo distaccandosi come lettore. E' un controsenso, come si fa a non rimanere coinvolto dalla storia? Una lettura nella quale l'autore ci costringe forse a rimanere distaccati.

- Io non l'ho riletto questo libro. L'ho dovuto fare per la maturità. Era pesante. Mi ricordo il fatto che Camus era capace di immergerti proprio dentro certi ambienti. Questo distacco del personaggio dalla realtà era una cosa che per una ragazza di diciotto anni rappresentava una fonte di angoscia. Il protagonista del racconto è inquietante.

- Forse non bisogna dire "non ho capito niente", ma dire "ho capito un'altra cosa".

- Alla fine anch'io ero dalla parte sua.

- Hai detto che forse lui non riusciva a manifestare i suoi sentimenti: no, dei suoi pensieri non riusciva a rendersi conto. Era una persona razionale.

- Forse ci mette a disagio il personaggio perché non segue le convenzioni sociali?

- Forse è troppo sincero?

- Lui amava lavarsi le mani a mezzogiorno e non la sera perché l'asciugamani era bagnato. Quante volte l'abbiamo magari pensato?

- Quando urla contro il prete, dice "c'è qualcosa che si è spezzato in me", è un grido primordiale. Si rompe qualcosa. Comunque la vita umana è fatta di emozioni.

- Il non prendere posizione ti permette di non soffrire mai.

- E' il prete che ha sofferto invece, ne è uscito sconfitto.


 MC



1 commento:

  1. Anonimo18:39

    Cara Marianne, complimenti per la relazione di quanto tutti noi abbiamo commentato durante l'incontro. Nel rileggere ho rivisto e riconosciuto tutte le persone che hanno fatto i vari commenti che tu hai descritto bene e puntuale come sempre. Grazie Marianne da tutti noi del Gruppo. Enza

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