Per il 158° incontro del 6 febbraio 2014 il GdL ha letto "Sette mari tredici fiumi" di Monica Ali

Monica Ali
Tredici mari settimi fiumi
Tropea / Net


Monica Ali è nata nel 1967 a Dhaka in Bangladesh ma è cresciuta a Bolton, nel Nord dell’Inghilterra. Scrittrice di origine bengalese, figlia di madre inglese e padre bengalese, cresciuta in Inghilterra, dove i genitori si trasferirono fuggendo dal Bangladesh all’epoca della scissione dal Pakistan.Sposata con due figli, si poi laureata a Oxford.
Il suo esordio letterario Brick Lane (2003; trad. it. Sette mari tredici fiumi) le è valso la selezione della prestigiosa rivista Granta tra i dieci migliori giovani talenti narrativi della Gran Bretagna. Con uno stile sobrio e intimista, racconta una vicenda di emigrazione e integrazione mancata, ambientata a Brick Lane, periferia londinese dove forzatamente convivono lavoratori immigrati e sottopagati e disoccupati xenofobi. Ma il romanzo è innanzitutto la storia di una famiglia e di una donna: la giovane Nazneen, catapultata diciottenne dal Bangladesh a Londra, dove diviene la sposa dell’anziano e velletario Chanu.
Il successivo Alentejo Blue (2006) può essere letto come la tappa successiva di un percorso di riflessione sulle difficoltà sottese ai rapporti interculturali. Ambientato nel villaggio immaginario di Mamarrosa, nella regione portoghese di Alentejo, si concentra sui destini solo apparentemente incrociati degli abitanti del villaggio, di turisti improvvisati, di immigrati e migranti, le cui vite si sfiorano senza mai incontrarsi veramente. Del 2009 è In the Kitchen (trad. it. 2010) dove racconta le contraddizioni del multiculturalismo a partire da una cucina. Il suo ultimo libro Untold Story (2011; trad. it. La storia mai raccontata) prende vita dalle vicende che riguardano Diana Spencer, per riflettere sul significato profondo dell'identità e sulle sciagure della notorietà.


Commenti GDL 6.02.2014

-Io ho fatto fatica, il romanzo ha uno stile un po' diverso dal solito. Il modo di scrivere a volte mi sembrava un po' dilatato, però poi mi sono calata dentro la storia, dentro la vita di questa ragazza: il marito più anziano viene scelto dal padre, la mamma è una disgraziata. All'inizio la protagonista è succube del marito, deve tagliargli le unghie e tante altre cure. Un figlio gli muore piccolino e ha altre due figlie. La sorella finisce come prostituta. Leggiamo di donne costantemente picchiate dal marito. Quindi lei si ritiene fortunata perché lui non la picchia. Però alla fine lei si riscatta e questo mi ha colpito. Prende un amante giovane, decide lei di lasciare questo amante, riesce a lavorare. Per tutto il libro il marito progetta di tornare in Bangladesh ma lei lo mette nell'aereo solo. Nelle ultime pagine lei si è messa a fare l'imprenditrice. Ha un futuro tutto da inventare. Mi è piaciuto. Anche se alcune parti descrittive sono troppo lunghe, esempio la mimica facciale del marito, tante altre parti sono descritte molto bene: la quotidianità, la casa lasciata andare... Le comunità di immigrati sono molto chiuse. Anche il marito appare una figura despota, noiosa, però alla fine è soltanto un povero cristo, un disadattato. Sperava di diventare ricco in Inghilterra ma torna in Bangladesh come un fallito.

-A me è sembrato troppo lungo. Mi è piaciuta la scrittrice, scrive molto bene ma il libro è troppo lungo. Lei si riscatta: si fa l'amante.

-Mi è piaciuto il libro ma è troppo prolisse. La storia non riesce ad andare avanti con lo stesso ritmo. Comunque ti porta a delle riflessioni sul mondo femminile. Sono storie di donne sottomesse. Va dall'individuale all'universale della donna. Il marito insignificante, le figure femminili ingigantite. Lei all'inizio emarginata, succube del marito, comincia a vedere bene la realtà. Si rende conto che la sostanza è poca, che quest'uomo può anche essere superato. L'amante è proprio tipico, non vale un granché neanche lui. Figure femminili che partono in sordina e diventano figure centrali. Lei si costruisce un identità, impara l'inglese, si riscatta. Partendo dalla mamma che dice che se Dio avesse voluto che le donne si ponessero delle domande avrebbe fatto di loro degli uomini... L'apertura mentale è proprio del mondo femminile. Lei diventa un eroina femminile.

-Gli uomini devono sparire perché la protagonista riesca ad affermarsi. Tutte le donne del libro sono così. Quella che presta i soldi. E' proprio così necessario che la donna possa far qualcosa soltanto espellendo gli uomini? Questo povero marito che diventa quasi simpatico alla fine: lascia che la moglie rimanga a Londra con le figlie. E' questo che mi ha lasciato un po' perplessa. Il libro descrive come sia possibile integrarsi per le donne.

-E’ comunque una donna che gestisce un potere.

-La condizione femminile nel mondo occidentale è ancora di sudditanza. L'uomo deve essere educato a camminare accanto alla donna. Questo marito è una mezza figura. Ci sono donne anche di valore che diventano succube di uomini mediocri. Io la vedo così.

-Viene fuori un nodo interessante nella discussione. Si sente un cambio di passo all'interno della lettura. Non le vedo in contrapposizione le diverse opinioni.

-La bravura dell'autrice è che alcuni personaggi ti danno proprio fastidio.

-Io questo marito lo trovo di una grande umanità: lui capisce che lei ha bisogno di altro, fa finta di niente ma capisce profondamente. Anche quando la lascia in Inghilterra, non polemizza molto. A me sembra, al di là dei suoi difetti, della noia sua, di una grande umanità. Non è mai contro di lei, cerca sempre di mediare, di aiutare. Mi è sembrato abbastanza positivo come personaggio. La madre abbandona la propria vita al destino e muore suicida. La sorella no, si oppone al destino ma finisce male. Allora significa che lasciarsi andare al destino va bene? Lei è una via di mezzo, non si contrappone in maniera chiara. L'ultima cosa che mi ha colpito è la storia del figlio: la prima parte del libro è staccata dal resto, c'è il bambino che muore, mi sembra diversa dal resto del romanzo. Anche lì c'entra il destino.

-La madre la accusa della morte del figlio.

-All'inizio non ho capito bene la cosa sul destino <>. Dopo tutto quello che lei ha sopportato, si riscatta. Mi ha dato fastidio tutta la serie di lettere dopo la morte del bambino.

-Faccio una domanda (non ho letto il libro): il discorso del bambino che non viene più ripreso dopo è lì che lei cambia la propria vita?

-Lei ha avuto un atteggiamento più tenero verso il marito dopo la morte del bambino. Il medico dice: ci sono due tipi di amore, quello immediato e quello che si costruisce. Lei lascia il marito nel momento in cui lo ama di più. E' molto complessa come psicologia.

-Trovo che offra tanti piani di lettura questo romanzo. L'immigrazione, come abitano quando arrivano a Londra, le figure maschili, femminili. Lui si sente parte di un discorso politico. Ho cercato di vedere quali sono stati i passi che il marito ha fatto per arrivare alla sua decisione finale. Lei incomincia con dei piccoli no che passano quasi inosservati. Quando lui voleva che lei provasse una certa sedia per esempio, lei risponde di no. Poi dice di no alla sua amica. Dei piccoli no. Comincia a gettare le basi della sua possibilità di decidere. Riflette sui cambiamenti, pensa che pregare cosi come fanno non è un modo di pregare. Riflette sul destino, non bisogno accettare il destino abbandonandosi ad esso. Vede gli alberi ma non conosce il loro nome. Fa piccoli passi. Fa delle trasgressioni. Si dimentica di mettere il velo. Poi comincia ad avere la consapevolezza che il potere c'è l'ha dentro. Sente il suo corpo: io ho potere, è dentro di me. Poi capisce che può finire la storia con Karim quando lui si rifiuta di portare i panni. Capisce che deve essere lei a decidere. Poi ribatte quando lui sgrida la bambina. Poi prende posizione contro la signora Islam che vuole i soldi. Quando s'incontra con Karim, lei non gli dice non posso sposarti, dice non voglio sposarti. Vediamo il percorso che lei ha fatto per arrivare a dire "non voglio". Piccoli passi. E' molto bello quando le figlie gli regalano i pattini.

-Comunque questo libro è introvabile

-molto importante scatta qualcosa nella sua testa quando Karim dice ti prego di non venire con tuo marito a una manifestazione, non ci sono donne anziane. L'aveva descritto come una donna anziana. Lei va alla manifestazione.

-I calli, la descrizione dei cibi, tutta la storia della sorella... E' un secondo libro. Fa un uso esasperato delle similitudini "come". Questa donna ha scritto tanti libri. Troppe pagine. Eccesso, faticosissimo. Mi sembra una sceneggiatura di un film. E' inutilmente descrittivo. Per di più c'è un problema di temporalità: l'ultima giornata prima della partenza è lunghissima. E' successo di tutto in quella giornata. Non è coerente. Le cose importanti: la morte del figlio, la scoperta del corpo, le chiacchiere, l'amante. C'è discrepanza tra la chiacchiera che all'inizio era peccato e l'amante. Si parla di un figlio drogato e si risolve il problema chiudendolo in una stanza. Non approfondisce l'autrice. Poi la chicca del ballo l'ultima giornata; credo che questa Monica Ali abbia problemi con gli uomini, li rappresenta sempre come dei falliti, come ridicoli. Chi si riscatta è il marito che capisce molte cose di questa donna. E' un sognatore frustrato. Però è quello che dà spessore al romanzo. E' quello che permette alla scrittrice di dare uno spessore alle ultime sette pagine del libro. Lo trovo irritante perché non è un opera giovanile. Come vissuto di donna scrittrice, a trentatré anni mi aspettavo di più.

-Io non ho gli strumenti per giudicare la scrittura.

-Io sono più d'accordo con te, mi è sembrato uno spaccato del modo in cui gli stranieri vivono il mondo occidentale, in particolare la gente del Bangladesh, di come il mondo esterno influisca su di loro. Bello il gruppo sociale delle donne, delle chiacchiere. Bella la figura di Karim. Ma prima di tirare fuori queste belle tematiche ci vuole una tale tenacità nella lettura che sinceramente non mi è sembrato una grande scrittrice. Mi sono sentita colpevole perché saltavo delle pagine, mentre dico sempre che bisogna andare fino in fondo dei libri. Vediamo se va meglio con un altro libro suo. Questo libro è interessante però si ripete troppo. Tutto quel contesto in più soffoca.

-Mi piace vedere questa diversità delle opinioni vostre.... Sono forse necessari tutti questi passaggi per arrivare a questa ragazza finale.

-Ma una scrittrice indiana vive pensieri diversi dai nostri. Mi è capitato di leggere "il Dio delle piccole cose". Forse è una prerogativa di un mondo diverso di quello occidentale, con ritmi diversi.

-Anch'io ho letto altri scrittori indiani. Questo mondo esterno che sembra inutile è costruttivo per quello che sta dicendo l'autrice ma è ripetitiva come scrittrice.

-Ad esempio nel romanzo di Cristofori c'è un'attenzione ai particolari per permettere di entrare moltissimo o nella storia o nel personaggio, per guardarlo non solo davanti ma anche sotto sopra ecc.

-Io non ho letto il romanzo di Monica Ali ma dalle vostre descrizioni la figura del marito io non la vedo così bene. Lui ha visto che lei gli era sfuggita.

-Non credo. Magari senza raggiungere una consapevolezza reale il marito comprende molti aspetti di questa donna che è difficile per lui. Loro si vogliono bene anche se lui non riesce a raggiungere una consapevolezza esplicita di come lei è. Lui ha una sorta di comprensione compensazione, si rende conto delle proprie incapacità.

- Ma nel mondo orientale non c'è proprio una concezione della fatalità che li porta a non agire?

-Lui non è un lottatore, uno che lotta per i propri obiettivi. Ogni lavoro diventa un fallimento. Lui non ha un legame forte né con la vita né con il lavoro. Ci deriva dalla cultura greca l'idea di fatalità: tutto è affidato al fato. C'è ancora nel mondo meridionale. Il senso del destino è rimasto in alcune culture. Invece l'uomo moderno non segue la fatalità.

-Lui è un po' orientale il marito....

-Lui ha conservato tutto il tempo il Bangladesh dentro di sé mentre lei no. Lui e lei sono due persone diverse sin dall'inizio.

-E’ la prima volta che non riesco a leggere tutto il libro, ma mi è piaciuto. La trasformazione di questa donna che all'inizio aveva paura persino di avere dei pensieri diversi di come avrebbe dovuto averli. La paura dei propri pensieri. Molto più avanti dopo aver fatto sesso con Karim le dà fastidio di vederlo in giro e quando vede la calza bucata finisce l'amore. La figlia adolescente che si vergogna della famiglia del Bangladesh. Mi è piaciuto il rapporto tra madre e figlia. Il tutto condividendo le critiche vostre.

 -La decisione della madre di restare a Londra è anche legata alle figlie.

-Questa estate al mare in Romagna c'era un ragazzo del Bangladesh che vendeva in spiaggia e ci ha fatto vedere la foto di moglie e bambina. Ed erano tanti anni che non tornava più al paese.

-Nel mondo occidentale la seconda causa di morte delle donne è la violenza maschile.

-Spesso anche da noi c'è la dedizione al marito

-E’ dedizione o sottomissione? Quello che non si può cambiare bisogna sopportare.

-C'è la sorella che non voleva accettare il suo destino però ha dovuto accettare tutta una serie di situazioni. Perché il suo essere donna non venisse sfruttato, finisce come cameriera... Lei che sembrava più sveglia....è rimasta succuba dello stato sociale.

- E’ vero ma perché è rimasta là in Bangladesh.

-C'è qualcosa che porta allo sradicamento di una famiglia dalla propria terra. C'è anche un elemento che sta dietro al romanzo, che fa partire la storia: il sistema che crea le disuguaglianze.

-E’ molto toccante la ragazza in ospedale.

 

MC

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