Per il 158° incontro del 6 febbraio 2014 il GdL ha letto "Sette mari tredici fiumi" di Monica Ali

Monica Ali
Tredici mari settimi fiumi
Tropea / Net


Monica Ali è nata nel 1967 a Dhaka in Bangladesh ma è cresciuta a Bolton, nel Nord dell’Inghilterra. Scrittrice di origine bengalese, figlia di madre inglese e padre bengalese, cresciuta in Inghilterra, dove i genitori si trasferirono fuggendo dal Bangladesh all’epoca della scissione dal Pakistan.Sposata con due figli, si poi laureata a Oxford.
Il suo esordio letterario Brick Lane (2003; trad. it. Sette mari tredici fiumi) le è valso la selezione della prestigiosa rivista Granta tra i dieci migliori giovani talenti narrativi della Gran Bretagna. Con uno stile sobrio e intimista, racconta una vicenda di emigrazione e integrazione mancata, ambientata a Brick Lane, periferia londinese dove forzatamente convivono lavoratori immigrati e sottopagati e disoccupati xenofobi. Ma il romanzo è innanzitutto la storia di una famiglia e di una donna: la giovane Nazneen, catapultata diciottenne dal Bangladesh a Londra, dove diviene la sposa dell’anziano e velletario Chanu.
Il successivo Alentejo Blue (2006) può essere letto come la tappa successiva di un percorso di riflessione sulle difficoltà sottese ai rapporti interculturali. Ambientato nel villaggio immaginario di Mamarrosa, nella regione portoghese di Alentejo, si concentra sui destini solo apparentemente incrociati degli abitanti del villaggio, di turisti improvvisati, di immigrati e migranti, le cui vite si sfiorano senza mai incontrarsi veramente. Del 2009 è In the Kitchen (trad. it. 2010) dove racconta le contraddizioni del multiculturalismo a partire da una cucina. Il suo ultimo libro Untold Story (2011; trad. it. La storia mai raccontata) prende vita dalle vicende che riguardano Diana Spencer, per riflettere sul significato profondo dell'identità e sulle sciagure della notorietà.


Commenti GDL 6.02.2014

-Io ho fatto fatica, il romanzo ha uno stile un po' diverso dal solito. Il modo di scrivere a volte mi sembrava un po' dilatato, però poi mi sono calata dentro la storia, dentro la vita di questa ragazza: il marito più anziano viene scelto dal padre, la mamma è una disgraziata. All'inizio la protagonista è succube del marito, deve tagliargli le unghie e tante altre cure. Un figlio gli muore piccolino e ha altre due figlie. La sorella finisce come prostituta. Leggiamo di donne costantemente picchiate dal marito. Quindi lei si ritiene fortunata perché lui non la picchia. Però alla fine lei si riscatta e questo mi ha colpito. Prende un amante giovane, decide lei di lasciare questo amante, riesce a lavorare. Per tutto il libro il marito progetta di tornare in Bangladesh ma lei lo mette nell'aereo solo. Nelle ultime pagine lei si è messa a fare l'imprenditrice. Ha un futuro tutto da inventare. Mi è piaciuto. Anche se alcune parti descrittive sono troppo lunghe, esempio la mimica facciale del marito, tante altre parti sono descritte molto bene: la quotidianità, la casa lasciata andare... Le comunità di immigrati sono molto chiuse. Anche il marito appare una figura despota, noiosa, però alla fine è soltanto un povero cristo, un disadattato. Sperava di diventare ricco in Inghilterra ma torna in Bangladesh come un fallito.

-A me è sembrato troppo lungo. Mi è piaciuta la scrittrice, scrive molto bene ma il libro è troppo lungo. Lei si riscatta: si fa l'amante.

-Mi è piaciuto il libro ma è troppo prolisse. La storia non riesce ad andare avanti con lo stesso ritmo. Comunque ti porta a delle riflessioni sul mondo femminile. Sono storie di donne sottomesse. Va dall'individuale all'universale della donna. Il marito insignificante, le figure femminili ingigantite. Lei all'inizio emarginata, succube del marito, comincia a vedere bene la realtà. Si rende conto che la sostanza è poca, che quest'uomo può anche essere superato. L'amante è proprio tipico, non vale un granché neanche lui. Figure femminili che partono in sordina e diventano figure centrali. Lei si costruisce un identità, impara l'inglese, si riscatta. Partendo dalla mamma che dice che se Dio avesse voluto che le donne si ponessero delle domande avrebbe fatto di loro degli uomini... L'apertura mentale è proprio del mondo femminile. Lei diventa un eroina femminile.

-Gli uomini devono sparire perché la protagonista riesca ad affermarsi. Tutte le donne del libro sono così. Quella che presta i soldi. E' proprio così necessario che la donna possa far qualcosa soltanto espellendo gli uomini? Questo povero marito che diventa quasi simpatico alla fine: lascia che la moglie rimanga a Londra con le figlie. E' questo che mi ha lasciato un po' perplessa. Il libro descrive come sia possibile integrarsi per le donne.

-E’ comunque una donna che gestisce un potere.

-La condizione femminile nel mondo occidentale è ancora di sudditanza. L'uomo deve essere educato a camminare accanto alla donna. Questo marito è una mezza figura. Ci sono donne anche di valore che diventano succube di uomini mediocri. Io la vedo così.

-Viene fuori un nodo interessante nella discussione. Si sente un cambio di passo all'interno della lettura. Non le vedo in contrapposizione le diverse opinioni.

-La bravura dell'autrice è che alcuni personaggi ti danno proprio fastidio.

-Io questo marito lo trovo di una grande umanità: lui capisce che lei ha bisogno di altro, fa finta di niente ma capisce profondamente. Anche quando la lascia in Inghilterra, non polemizza molto. A me sembra, al di là dei suoi difetti, della noia sua, di una grande umanità. Non è mai contro di lei, cerca sempre di mediare, di aiutare. Mi è sembrato abbastanza positivo come personaggio. La madre abbandona la propria vita al destino e muore suicida. La sorella no, si oppone al destino ma finisce male. Allora significa che lasciarsi andare al destino va bene? Lei è una via di mezzo, non si contrappone in maniera chiara. L'ultima cosa che mi ha colpito è la storia del figlio: la prima parte del libro è staccata dal resto, c'è il bambino che muore, mi sembra diversa dal resto del romanzo. Anche lì c'entra il destino.

-La madre la accusa della morte del figlio.

-All'inizio non ho capito bene la cosa sul destino <>. Dopo tutto quello che lei ha sopportato, si riscatta. Mi ha dato fastidio tutta la serie di lettere dopo la morte del bambino.

-Faccio una domanda (non ho letto il libro): il discorso del bambino che non viene più ripreso dopo è lì che lei cambia la propria vita?

-Lei ha avuto un atteggiamento più tenero verso il marito dopo la morte del bambino. Il medico dice: ci sono due tipi di amore, quello immediato e quello che si costruisce. Lei lascia il marito nel momento in cui lo ama di più. E' molto complessa come psicologia.

-Trovo che offra tanti piani di lettura questo romanzo. L'immigrazione, come abitano quando arrivano a Londra, le figure maschili, femminili. Lui si sente parte di un discorso politico. Ho cercato di vedere quali sono stati i passi che il marito ha fatto per arrivare alla sua decisione finale. Lei incomincia con dei piccoli no che passano quasi inosservati. Quando lui voleva che lei provasse una certa sedia per esempio, lei risponde di no. Poi dice di no alla sua amica. Dei piccoli no. Comincia a gettare le basi della sua possibilità di decidere. Riflette sui cambiamenti, pensa che pregare cosi come fanno non è un modo di pregare. Riflette sul destino, non bisogno accettare il destino abbandonandosi ad esso. Vede gli alberi ma non conosce il loro nome. Fa piccoli passi. Fa delle trasgressioni. Si dimentica di mettere il velo. Poi comincia ad avere la consapevolezza che il potere c'è l'ha dentro. Sente il suo corpo: io ho potere, è dentro di me. Poi capisce che può finire la storia con Karim quando lui si rifiuta di portare i panni. Capisce che deve essere lei a decidere. Poi ribatte quando lui sgrida la bambina. Poi prende posizione contro la signora Islam che vuole i soldi. Quando s'incontra con Karim, lei non gli dice non posso sposarti, dice non voglio sposarti. Vediamo il percorso che lei ha fatto per arrivare a dire "non voglio". Piccoli passi. E' molto bello quando le figlie gli regalano i pattini.

-Comunque questo libro è introvabile

-molto importante scatta qualcosa nella sua testa quando Karim dice ti prego di non venire con tuo marito a una manifestazione, non ci sono donne anziane. L'aveva descritto come una donna anziana. Lei va alla manifestazione.

-I calli, la descrizione dei cibi, tutta la storia della sorella... E' un secondo libro. Fa un uso esasperato delle similitudini "come". Questa donna ha scritto tanti libri. Troppe pagine. Eccesso, faticosissimo. Mi sembra una sceneggiatura di un film. E' inutilmente descrittivo. Per di più c'è un problema di temporalità: l'ultima giornata prima della partenza è lunghissima. E' successo di tutto in quella giornata. Non è coerente. Le cose importanti: la morte del figlio, la scoperta del corpo, le chiacchiere, l'amante. C'è discrepanza tra la chiacchiera che all'inizio era peccato e l'amante. Si parla di un figlio drogato e si risolve il problema chiudendolo in una stanza. Non approfondisce l'autrice. Poi la chicca del ballo l'ultima giornata; credo che questa Monica Ali abbia problemi con gli uomini, li rappresenta sempre come dei falliti, come ridicoli. Chi si riscatta è il marito che capisce molte cose di questa donna. E' un sognatore frustrato. Però è quello che dà spessore al romanzo. E' quello che permette alla scrittrice di dare uno spessore alle ultime sette pagine del libro. Lo trovo irritante perché non è un opera giovanile. Come vissuto di donna scrittrice, a trentatré anni mi aspettavo di più.

-Io non ho gli strumenti per giudicare la scrittura.

-Io sono più d'accordo con te, mi è sembrato uno spaccato del modo in cui gli stranieri vivono il mondo occidentale, in particolare la gente del Bangladesh, di come il mondo esterno influisca su di loro. Bello il gruppo sociale delle donne, delle chiacchiere. Bella la figura di Karim. Ma prima di tirare fuori queste belle tematiche ci vuole una tale tenacità nella lettura che sinceramente non mi è sembrato una grande scrittrice. Mi sono sentita colpevole perché saltavo delle pagine, mentre dico sempre che bisogna andare fino in fondo dei libri. Vediamo se va meglio con un altro libro suo. Questo libro è interessante però si ripete troppo. Tutto quel contesto in più soffoca.

-Mi piace vedere questa diversità delle opinioni vostre.... Sono forse necessari tutti questi passaggi per arrivare a questa ragazza finale.

-Ma una scrittrice indiana vive pensieri diversi dai nostri. Mi è capitato di leggere "il Dio delle piccole cose". Forse è una prerogativa di un mondo diverso di quello occidentale, con ritmi diversi.

-Anch'io ho letto altri scrittori indiani. Questo mondo esterno che sembra inutile è costruttivo per quello che sta dicendo l'autrice ma è ripetitiva come scrittrice.

-Ad esempio nel romanzo di Cristofori c'è un'attenzione ai particolari per permettere di entrare moltissimo o nella storia o nel personaggio, per guardarlo non solo davanti ma anche sotto sopra ecc.

-Io non ho letto il romanzo di Monica Ali ma dalle vostre descrizioni la figura del marito io non la vedo così bene. Lui ha visto che lei gli era sfuggita.

-Non credo. Magari senza raggiungere una consapevolezza reale il marito comprende molti aspetti di questa donna che è difficile per lui. Loro si vogliono bene anche se lui non riesce a raggiungere una consapevolezza esplicita di come lei è. Lui ha una sorta di comprensione compensazione, si rende conto delle proprie incapacità.

- Ma nel mondo orientale non c'è proprio una concezione della fatalità che li porta a non agire?

-Lui non è un lottatore, uno che lotta per i propri obiettivi. Ogni lavoro diventa un fallimento. Lui non ha un legame forte né con la vita né con il lavoro. Ci deriva dalla cultura greca l'idea di fatalità: tutto è affidato al fato. C'è ancora nel mondo meridionale. Il senso del destino è rimasto in alcune culture. Invece l'uomo moderno non segue la fatalità.

-Lui è un po' orientale il marito....

-Lui ha conservato tutto il tempo il Bangladesh dentro di sé mentre lei no. Lui e lei sono due persone diverse sin dall'inizio.

-E’ la prima volta che non riesco a leggere tutto il libro, ma mi è piaciuto. La trasformazione di questa donna che all'inizio aveva paura persino di avere dei pensieri diversi di come avrebbe dovuto averli. La paura dei propri pensieri. Molto più avanti dopo aver fatto sesso con Karim le dà fastidio di vederlo in giro e quando vede la calza bucata finisce l'amore. La figlia adolescente che si vergogna della famiglia del Bangladesh. Mi è piaciuto il rapporto tra madre e figlia. Il tutto condividendo le critiche vostre.

 -La decisione della madre di restare a Londra è anche legata alle figlie.

-Questa estate al mare in Romagna c'era un ragazzo del Bangladesh che vendeva in spiaggia e ci ha fatto vedere la foto di moglie e bambina. Ed erano tanti anni che non tornava più al paese.

-Nel mondo occidentale la seconda causa di morte delle donne è la violenza maschile.

-Spesso anche da noi c'è la dedizione al marito

-E’ dedizione o sottomissione? Quello che non si può cambiare bisogna sopportare.

-C'è la sorella che non voleva accettare il suo destino però ha dovuto accettare tutta una serie di situazioni. Perché il suo essere donna non venisse sfruttato, finisce come cameriera... Lei che sembrava più sveglia....è rimasta succuba dello stato sociale.

- E’ vero ma perché è rimasta là in Bangladesh.

-C'è qualcosa che porta allo sradicamento di una famiglia dalla propria terra. C'è anche un elemento che sta dietro al romanzo, che fa partire la storia: il sistema che crea le disuguaglianze.

-E’ molto toccante la ragazza in ospedale.

 

MC

Un pomeriggio con Matilde


Il Gdl ha il piacere di segnalare un appuntamento culturale che si svolgerà a Segrate: un pomeriggio di letture di poesie divertenti con Matilde (componente del nostro Gruppo di Lettura) giovedì 30 gennaio 2014, alle ore 15.00, presso il Teatro della Chiesa di Sant'Ambrogio a Segrate (MI).

L'ingresso è libero e tutti saranno i benvenuti!!!

Per il 157° incontro del 16 gennaio 2014, il GdL ha letto "Acque morte" di W. Somerset Maugham

W. Somerset Maugham
Acque morte
Adelphi


Incipit

Tutto questo accadde molti anni fa.

Il dottor Saunders sbadigliò. Erano le nove del mattino. Aveva tutta la giornata davanti a sé e niente da fare. Aveva già visitato alcuni pazienti. Sull’isola non c’erano medici, e chi soffriva di qualche disturbo approfittava del suo arrivo per consultarlo. Ma il luogo era salubre, e le infermità che gli chiedevano di guarire erano croniche, e lui poteva fare ben poco; oppure lievi, e bastavano semplici rimedi. Il dottor Saunders aveva esercitato per quindici anni a Fuchu, acquistando grande reputazione tra i cinesi per la sua abilità nel curare le malattie degli occhi; ed era per operare di cateratta un ricco mercante cinese che era venuto a Takana.


W. Somerset Maugham 

 William Somerset Maugham nel ritratto che gli fece Graham Sutherland quando aveva 74 anni

Romanziere e commediografo inglese (Parigi 1874 - Cap Ferrat, Costa Azzurra, 1965), Rimase orfano all'età di dieci anni, e trascorse un'infanzia infelice nel Kent, presso uno zio sacerdote. Di questo periodo parla in quello che è tuttora ritenuto il migliore dei suoi romanzi, Of human bondage (1915). Fu poi all'università di Heidelberg e nel 1897, per volontà dello zio, si laureò in medicina a Londra. L'esperienza di studente negli slums londinesi fornì materia al suo primo romanzo, Liza of Lambeth (1897). Deciso a seguire la vocazione letteraria, si recò a Parigi dove visse e scrisse in miseria e senza successo fino al 1907, anno in cui la commedia Lady Frederick gli diede quella notorietà che non doveva più abbandonarlo. Durante la prima e la seconda guerra mondiale fece parte del servizio segreto. Autore di innumerevoli racconti, romanzi e commedie tradotti in tutte le lingue, Maugham va senza dubbio considerato un maestro nella difficile arte del raccontare; brillante, spesso cinico e amaro, è stato per almeno trent'anni (1910-40) uno degli scrittori più in voga del suo paese. Tra i suoi drammi più noti citiamo: The circle (1921); East of Suez (1922); The letter (1925); The constant wife (1926); For services rendered (1932); tra i romanzi: The moon and sixpence (1919, che narra la fine del pittore Gauguin a Tahiti); The painted veil (1925); Cakes and ale (1930); The narrow corner (1932); The razor's edge (1944); Then and now (1946), Catalina (1948). Negli ultimi anni pubblicò soprattutto saggi (The vagrant mood, 1952; Ten novels and their authors, 1954; Points of view, 1958). 

COMMENTI AL ROMANZO "ACQUE MORTE" DI MAUGHAM - 157° INCONTRO DEL GDL

Che cosa è stato detto di Acque morte di Somerset Maugham?

Che senso ha la vita? Il dottore a bordo della nave impantanata risponde che secondo lui la vita non ha senso. Credo che da qui derivi il titolo “acque morte”. Nonostante io sia della vecchia scuola, e quindi non metterei la virgola dopo la e, il libro mi sembra tradotto molto bene. Mi è piaciuto per le suggestioni del paesaggio . È scritto in maniera stringata, simbolica in tanti punti dove non mancano considerazioni filosofiche. Il personaggio più importante è un dottore, che lega la vita degli altri in quanto questi intraprendono il viaggio per accompagnare lui. Le sue idee riflettono molto quelle dell'autore. Su ogni personaggio poi c'è sempre un doppio punto di vista: il medico, così apprezzato nei mari del sud, è stato però radiato dall'albo; è cinico e pessimista, ma è attratto dalla bellezza e dalla gioventù;  è una persona colta, ma è stato emarginato dal mondo occidentale e quindi è apprezzato solo dagli indigeni; è distaccato rispetto ai problemi degli altri, però non disprezza le persone; prende l'oppio per estraniarsi dalla realtà, ma non si estranea completamente. La stessa duplicità c'è in altri personaggi: nel capitano che cerca di portare la nave fuori dalla tempesta, nel giovane invischiato in fatti sanguinari ma comunque dolce, nel danese che appare persona molto semplice e invece è complesso perché ama una donna e poi la figlia di lei, nella ragazza che realizza il suo vero sogno dopo aver scoperto che quello che stava inseguendo prima era ciò che gli altri volevano per lei.
 

A me il libro è piaciuto. L'ho riletto. Maugham mi piace perché ha qualcosa nella scrittura che mi fa sembrare di mettermi in veranda sul dondolo.
 

A me è piaciuto molto il modo in cui l’autore descrive l’ambiente. Comincia con un’immagine spoglia per poi aggiungervi mano a mano dettagli. Sono d'accordo sull'analisi appena fatta dei personaggi, però alla fine ho provato amarezza perché è un libro senza speranze; i giovani, che dovrebbero portare avanti il cambiamento e l'innovazione, non colgono l'occasione: Eric si suicida, di Fred non si sa che fine faccia e la ragazza non sono così sicura che si liberi del destino scelto per lei. Quindi questi giovani non sono elementi di cambiamento. La storia di Eric innamorato di una donna che lo spinge a trasferire il suo amore sulla propria figlia mi ha fatto pensare a un altro romanzo discusso dal Gruppo di Lettura, Effi Briest. Ho trovato l’atteggiamento della donna inquietante, ma altrettanto l’accettazione di Eric. Che cosa succede nella mente delle persone? Pensano di  aver bisogno di eternità per cui fanno proseguire il rapporto tra una madre e un uomo nella figlia di lei con lo stesso uomo? Il ritmo è normalmente veloce, ma cambia in certi momenti della storia.
 

Libro molto bello. Mi è piaciuta la scena di tempesta in mare e anche la psicologia dei personaggi. Il colloquio fra il dottore e Fred, alla fine, mi ha chiarito la psicologia del dottore che afferma che l'unica cosa che l'ha salvato è la rassegnazione. E aggiunge che il riso è ciò che distingue gli uomini dalle bestie e proprio il senso del ridicolo l’ha portato alla rassegnazione.
 

Alla fine Fred chiede al dottore se lui non crede in nulla. Lui risponde che crede in se stesso; tutto il resto è fantasia. Il dualismo sta nel riconoscere che l'esistente esiste solo perché creato dalla mente dell'uomo.
 

Il libro mi è piaciuto moltissimo. Però c’è troppo pessimismo. E il medico non dovrebbe insegnare il pessimismo ai giovani. A loro bisogna dare speranza. I sogni non si possono realizzare ma ai giovani bisogna dare la possibilità di sognare. Bellissimi i paesaggi di natura incontaminata, che sono ancora così.
 

Anche se il dottore non dà speranza, però è lui che cerca di trarre Fred d'impaccio, quindi c'è sempre questo contrasto.

A me invece il ritmo narrativo è sembrato lento. L'ho trovato noioso. È vero che in certi momenti sembra di sudare, di essere nei mari del sud, con questa luce tra l'oppiaceo e il sogno, ma che lentezza! A parte l'accelerazione finale in cui succede un po' di tutto. Mi ha colpita l’affermazione della ragazza di voler vivere il suo sogno, non quello di un altro. Mi è piaciuta perché spesso si deve vivere secondo i sogni altrui.  Le donne comunque non sono trattate molto bene dall’autore: la ragazza assume atteggiamenti “leggeri”, la madre le lascia in eredità l’amore della sua vita, e questo mi lascia perplessa. Belle le descrizioni, ma la visione cupa, amara, senza speranza è un po' pesante.
 

Sicuramente la prima parte, definita lenta, mi è piaciuta di più. La seconda parte è troppo frettolosa. Molto belle le atmosfere, la natura, l'alba, la luce, la notte, il silenzio e i rumori, il mare. Il dottore si muove silenziosamente come un gatto che osserva, dall’interno, ciò che accade intorno a lui: bel personaggio, simpatico. Non mi sembra neanche cinico. Più in là non sono riuscita ad andare. Non sono stata capace di leggere le doppie figure, i tormenti. Posso dire che è un libro che mi ha dato il desiderio di stare in quel posto.
 

Il dottore è un personaggio talmente massiccio che, all’inizio, ero addirittura convinta fosse lui il narratore. Gli altri sono tutti più piccoli.
 

Come libro di viaggi mi è piaciuto. Io amo le descrizioni di paesi, di luoghi. Sono andata a vedere dove si trovano queste isole. Però poi ci ho trovato dentro tanto cinismo e ho riflettuto sulle figure femminili. La moglie del capitano è terrificante: inseguiva il marito in tutto il mondo. Tutte le figure femminili, a parte la ragazza descritta con più delicatezza, sono trattate male.
È un romanzo che si legge senza troppe complicazioni. La moglie morta è una brava persona, la figlia è una ragazza giovane che vive nell'isola ma cura il padre. La peggiore delle donne è quella che ha ammaliato il figlio del politico. Il bello degli autori inglesi è che si fanno capire in quello che scrivono. Gli inglesi sono chiari, una frase è conseguente a quella prima.
 

Molto dipende dal tuo portato nel momento in cui leggi il libro.
 

Magari noi qui diciamo cose che gli autori di un libro neanche pensano.
 

L'interpretazione del libro non è mai dell'autore, ma del lettore, come dice Thomas Mann.
Allora io interpreto che il capitano è stato buttato a mare e poi i soldi non sono stati trovati.
Anch'io ho apprezzato il fatto della creazione dell'atmosfera. A pagina 70 ancora non era successo niente; poi succede tutto alla fine; il che dà un po' il significato al libro. Purtroppo però le persone buone muoiono, mentre resistono quelle che non sono uno stinco di santo: il medico, il capitano. Questo pessimismo alla fin fine mi ha lasciata un po' così.
Quelli vaccinati dal pessimismo e dal cinismo sopravvivono in qualsiasi società, gli altri soccombono.
 

Però c’è anche il padre della ragazza che cerca una via alternativa, quella dello studio.
 

Sì, però questo personaggio che ama l'arte alla fine che cosa dà?
 

Anch'io ho notato il ritmo lento. Se leggo, devo evadere col pensiero. La scrittura mi è piaciuta e ho apprezzato di più il libro adesso, sentendo i giudizi di tutti. Più che nel mare in tempesta viaggiavo su un fiume lento.
 

Anch'io l’ho letto in chiave descrittiva e non di analisi dei personaggi.
 

Si dovrebbe fare una lettura doppia: da una parte la descrizione degli ambienti, dall’altra i punti di vista dei personaggi, che magari non condividiamo, ma che vivono determinati problemi. Si pensi a Fred, secondo cui la sua bellezza è una condanna perché le donne si innamorano di lui creandogli problemi. Ai problemi dei personaggi l’autore non dà risposte, ma ci lascia liberi di trovarle.
 

Mi sembrava che ci fosse già tutto da apprezzare nell'esotico, nella natura, senza bisogno di far precipitare tutto nelle acque morte.

Per la nostra rubrica dei saggi n. 17 - Thomas More, "Utopia"

(rubrica a cura di Enrico Sciarini)

Thomas More
Utopia


Per tenersi aggiornati su come vanno le cose del mondo in ogni ambito dell’umano sapere non c’è di meglio che leggere quello che scrivono gli esperti di ogni materia. Ma non è male, di tanto in tanto, andare a leggere ciò che gli esperti hanno scritto negli anni o nei secoli passati. Ci si può così rendere conto se c’è nei loro scritti qualche cosa di ancora attuale. Quando si legge, si scrive o si pronuncia la parola utopia si pensa a qualche cosa di desiderabile, ma irrealizzabile. Utopia è una parola vecchia di quasi cinquecento anni , la usò per primo l’inglese Thomas More, (per gli italiani Tommaso Moro) nel 1516 come nome di un’isola immaginaria dove regnava pace, giustizia, uguaglianza e benessere. Fa parte anche del titolo di un libretto scritto dallo stesso More che ebbe un successo non ancora scemato, tant’è che l’editore Giunti ne fa una ristampa ogni anno. Il titolo voluto da More non è semplicemente “Utopia” ma: “Libretto veramente aureo, tanto utile quanto divertente che descrive l’ottima repubblica nella nuova isola di Utopia”. Isola inesistente, ma che a pochi anni dalla scoperta del continente americano poteva benissimo essere immaginata come reale. Nelle prime sei pagine del libretto sono espressi alcuni dubbi che l’Autore si pose prima di dare alle stampe il suo lavoro; non era sicuro che ne valesse la pena perché: “i più non hanno cultura e moltissimi la disprezzano.” Se questa è un’affermazione valida anche nel 2013, si può immaginare quale reazione abbia suscitato nel 1516, tanto più che More era in quell’anno vice sceriffo di Londra. Segue poi nella prima parte del libro un interessante colloquio tra More e il cardinale arcivescovo di Canterbury John Morton; poi  la presentazione del protagonista del libro Raffaele Itlodeo che nell’sola di Utopia asseriva di aver vissuto cinque anni. Già in questa prima parte del libro si trovano pagine contro il militarismo, le case da gioco e soprattutto contro la proprietà privata. Il racconto di Raffaele è dettagliato; di Utopia si viene a sapere tutto, o quasi. Cose sorprendenti o da considerarsi pure amenità, come i vasi da notte d’oro. Vi sono però alcuni insegnamenti che attualmente in Italia potrebbero essere copiati da Utopia; ne cito tre: La tolleranza religiosa, il sistema elettorale, e il sistema giuridico. (Si, proprio quelli che in Italia da quasi dieci anni non si riescono a trovare!). Sotto il regno di Enrico ottavo Thomas More divenne Cancelliere del regno e presidente della Camera dei Lord, ma fece una brutta fine. Accusato di tradimento venne condannato a morte. Salì al patibolo il 6 luglio del 1535, aveva 58 anni. Di lui si dice che morì “suddito fedele di Dio e del Re”.

Enrico Sciarini    

Per il 156° incontro del 12 dicembre 2013, il GdL ha letto "L'ultimo Natale di guerra" di Primo Levi

Primo Levi
L'ultimo Natale di guerra
Einaudi


Qui sotto, alcuni momenti della serata. E al termine dell'incontro, il consueto scambio degli auguri di Natale!