Per la nostra rubrica dei Saggi n. 16 - Vittorio Sgarbi, "Nel nome del padre", Bompiani

(rubrica a cura di Enrico Sciarini)

Vittorio Sgarbi
Nel nome del padre

Bompiani, 2012




Vittorio Sgarbi è noto per le sue intemperanze televisive. Non c’è dibattito nel quale non dia in escandescenze. Neppure l’età serve a mitigare il suo impeto polemico. Il ciuffo scuro che gli ricadeva sulla fronte si è imbiancato, però rimane immutata la sua sfrenata foga oratoria; diventa però del tutto diverso quando tratta le opere d’Arte. Chi ha avuto modo di ascoltarlo quando parla di quadri e sculture non può che riconoscergli indiscussa competenza. Questa sua competenza l’ha messa nel suo recente libro “Nel nome del Figlio” con il quale illustra oltre duecento opere d’Arte ispirate alla figura del Figlio di Dio. Scrive Sgarbi nell’incipit: “E’ certamente indicativo che la più grande rivoluzione compiuta nella storia dell’uomo sia legata al nome di un Figlio. ….. Le rivoluzioni non le fanno i padri. Le fanno i figli …. Nel nome del Padre noi riconosciamo l’autorità, ma nel nome del Figlio noi affrontiamo la realtà.” Sgarbi inizia a interpretare la pittura ispirata al Figlio partendo dal 1294 con la “Tavola di Sant’Agata”, opera di un anonimo pittore che, ancor prima di Giotto ha saputo rompere la tradizione bizantina della pittura. Con questa tavola Sgarbi incomincia una serie di confronti con la pittura moderna; e lo fa indicando un particolare della Tavola anticipatore del futurismo. Più avanti identifica  gli elementi architettonici inseriti dal Masaccio nei suoi quadri quali precursori dei novecenteschi palazzi dell’EUR a Roma. Arriva poi a intravedere in un particolare della “Vergine delle rocce” di Leonardo da Vinci la macchia di Rorschach che è lo strumento psicometrico per l’indagine della personalità. E per quanto riguarda le sculture, arriva a ipotizzare che la “Pietà Rondanini” di Michelangelo abbia anticipato le alte e esili sculture che Alberto Giacometti ha creato nella prima metà del novecento. Ipotesi tutte valide, ma non dimostrabili. Il libro di Sgarbi lo si sfoglia volentieri, ma lo si legge solo se animati dalla volontà di capire l’importanza dell’Arte sacra italiana degli ultimi sette secoli. Però i quadri e le sculture non sono fatti per essere visti dall’alto in basso come avviene quando sono riprodotti sulle pagine di un libro: essi vanno visti, ammirati e compresi, standovi di fronte.

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