Per il 151°incontro dell'8 agosto 2013, il GdL ha letto "L'estate incantata" di Ray Bradbury

Ray Bradbury
L'estate incantata
Mondadori




INCIPIT
Era una mattina tranquilla e la città era ancora avvolta nel buio, infilata a letto. Il tempo diceva che era estate: il vento aveva quel certo tocco e il respiro del mondo era lungo, caldo e lento. Bastava alzarsi e sporgersi dalla finestra per sapere che questo era il primo giorno di libertà e di vita, il primo mattino d'estate. Douglas Spaulding, dodici anni, appena sveglio, lasciò che l'estate lo cullasse nel flusso pigro dell'alba. Coricato nella stanzetta del terzo piano, col tetto della torre sopra di lui, Douglas si sentiva forte in quella stanza alta che cavalcava il vento di giugno, nella torre più imponente della città. Di sera, quando gli alberi si mescolavano in un'unica ombra, lui scoccava le sue occhiate in tutte le direzioni, come dall'alto di un faro, sull'oceano di olmi, querce e aceri mossi dal vento. E ora...
- Ragazzi! - sussurrò Douglas.
Aveva un'intera estate davanti a lui, un'intera estate da cancellare dal calendario, giorno per giorno. Gli sembrava di essere come la dea Siva che aveva visto nei libri di viaggio, gli sembrava di avere anche lui cento mani con cui avrebbe raccolto mele acerbe e pesche, e naturalmente uva passa. Per vestiti avrebbe avuto gli alberi, i cespugli e i fiumi. Avrebbe gelato, volentieri, davanti alla porta del magazzino del ghiaccio, spiando la brina all'interno; e si sarebbe arrostito, con gioia, insieme ai diecimila polli della cucina della nonna. Per il momento, tuttavia... lo aspettava un esercizio familiare.
Una volta alla settimana gli permettevano di lasciare papà, mamma e suo fratello minore Tom nella casetta attigua e di salire nella piccola torre che sovrastava la casa dei nonni, alla quale si accedeva per la lunga scala a chiocciola che lui faceva sempre di corsa, al buio. E in quella torre degna d'uno stregone si addormentava fra lampi e visioni, per risvegliarsi al mattino al tintinnio di cristallo delle bottiglie di latte. Allora bisognava compiere il rituale magico.
Si alzò, andò alla finestra aperta e inspirò a pieni polmoni. Poi soffiò. I lampioni stradali si spensero come candele su una torta nera. Soffiò ancora, e ancora, e cominciarono a sparire le stelle.
Douglas sorrise e puntò un dito.
Là, e poi là. Ora qui...
Rettangoli gialli si disegnarono sul vago terreno del mattino mentre nelle case accendevano le luci. E un grappolo di finestre brillò all'improvviso a chilometri di distanza, nella campagna immersa nell'alba.

Ray Bradbury


Nato a Waukegan, Illinois, nel 1920, figlio di un operaio elettrico e di una casalinga di origini svedesi, nel 1934, a causa della grande depressione durante la quale il padre rimase disoccupato, si trasferì in California, dove scoprì il mondo della fantascienza, tanto da iniziare a scrivere alcuni racconti sulle riviste del settore. Tra le sue prime opere si contano anche dei racconti polizieschi e noir.
Nel 1950 raccolse in un unico volume le sue Cronache marziane, che ottennero un vasto successo internazionale non ancora intaccato dal passare degli anni.
L'anno successivo seguì il capolavoro per cui è maggiormente ricordato, Fahrenheit 451, una sorta di elogio alla lettura ambientato in una società distopica, che divenne anche un film omonimo di successo diretto da François Truffaut. Negli anni successivi Bradbury intraprese la carriera di sceneggiatore cinematografico, iniziata con Moby Dick la balena bianca di John Huston, senza però dimenticare la sua carriera di romanziere. Si ricordano infatti Il grande mondo laggiù, Le meraviglie del possibile, Io canto il corpo elettrico!, Paese d'ottobre, Il popolo dell'autunno, Viaggiatore del tempo, l'ambizioso giallo Morte a Venice e il più leggero Il cimitero dei folli e Le auree mele del sole.
Negli ultimi anni della sua vita si dimostrò sfavorevole ai libri in formato elettronico, tanto da impedire che le proprie opere venissero pubblicate in forma digitale. Solo nel 2011 ha consentito di pubblicare in formato elettronico il suo romanzo di maggior successo, Fahrenheit 451, sostenendo comunque di preferire il formato cartaceo.
Il 5 giugno 2012, all'età di 91 anni, è morto a Los Angeles, nella villa dove si era ritirato negli ultimi anni della sua vita.
Il 22 agosto 2012 gli scienziati della NASA coinvolti nel progetto Mars Science Laboratory hanno dato il nome di Bradbury Landing all'area dell'atterraggio su Marte del rover Curiosity, avvenuto il 6 agosto 2012.
(fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Ray_Bradbury)

In attesa del resoconto, ecco alcune immagini del 151° incontro del GdL - 8 agosto 2013








Per la nostra rubrica dei Saggi n. 13 - Laura Boldrini, «Tutti indietro»

Laura Boldrini
Tutti indietro
BUR, 2012



Da tre mesi a questa parte Laura Boldrini ha acquisito in Italia una maggiore notorietà poiché è stata eletta a presiedere la nostra Camera dei Deputati. All’estero era già più conosciuta che in Italia essendo stata portavoce dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati. In tale veste aveva seguito tutte le difficili situazioni internazionali, in Bosnia, Kosovo, Angola, Afganistan, ecc.  Nel 2010 di queste sue esperienze ne ha scritto in un libro dal titolo: “Tutti indietro” edito da Rizzoli. Ma, oltre queste vicende internazionali, nel suo libro tratta soprattutto della situazione di Lampedusa. E’ lì che esprime bene cosa spinge molte persone ad affrontare il rischio della traversata del Mediterraneo stipati a bordo di insicure imbarcazioni: “Noi occidentali siamo abituati ad assicurare il nostro futuro senza rischiare la vita, altri invece possono trovare un’assicurazione sul futuro solo rischiando la vita.” 





Dedica poi un intero capitolo ad una spietata critica ai mezzi di informazione: I giornali per l’esagerato spazio dedicato a notizie poco rilevanti, ma enfatizzate, a scapito di altre che vengono del tutto ignorate. Delle trasmissioni televisive sull’argomento immigrazione dice che i politici che vi partecipano usano la parola “sicurezza” in modo fuorviante; non tengono conto che è chi arriva dal mare a chiedere sicurezza. Nel maggio del 2009 la Boldrini venne fatta oggetto di gravi accuse da parte dell’allora ministro La Russa che subì poi la reazione dell’Alto Commissariato dell’ONU. La parte finale del suo libro la Boldrini lo dedica alla descrizione di alcuni dei 319 casi di razzismo verificatisi tra il gennaio del 2007 a l’aprile del 2009. Elenca pure i comuni italiani che sono stati in grado di instaurare un buon rapporto con gli immigrati, tra questi i comuni calabresi di Riace e Caulona sono i più encomiabili.
 

Enrico Sciarini      

Per il 150° incontro (11 luglio 2013), il GdL ha letto ALOMA di Mercè Rodoreda

Mercè Rodoreda
Aloma
laNuovafrontiera, 2011


 "L'amore mi fa schifo!"
Aveva pensato tutto il pomeriggio a quel povero gatto e, senza volere, chiuse il cancello sbattendolo. Proprio in cima, tra cerchi e volute di ferro sverniciato, un po' storta e coperta di ruggine, si vedeva una data: 1886. Avevano comprato il cancello parecchi anni prima, a prezzo di ferro vecchio, quando avevano demolito un edificio espropriato per far posto a una nuova urbanizzazione. La casa sembrò subito più signorile. E il giardino. Prima c'era una porticina di legno, e se chi entrava era troppo alto, doveva chinarsi un po'.
Il cancello lasciava passare più aria, e gli alberi sembrava che se ne rendessero conto.

Mercè Rodoreda (1908-1983) è una scrittrice catalana. Nel 1928, a vent'anni, sposò uno zio di quattordici anni più grande di lei e iniziò a scrivere. Di questo periodo sono i suoi primi quattro romanzi che però, successivamente, rifiutò, considerandoli come il lavoro di un'artista ancora inesperta. Ne salverà solo uno, Aloma, che tuttavia riscrisse quasi per intero nel 1969. Dopo la fine della guerra civile fu costretta all'esilio, prima in Francia e poi a Ginevra, dove scrisse i suoi romanzi più importanti. Nel 1962 pubblicò La piazza del Diamante, opera che la consacrò come la più importante scrittrice catalana, a cui seguì nel 1966 Via delle Camelie e nel 1967 Giardino sul mare. Nel 1972, quando la dittatura di Franco stava volgendo al termine, tornò in Spagna e si stabilì a Romanyà de la Selva, vicino a Girona. Qui si dedicò alla scrittura e alla sua altra grande passione: i fiori. Nel 1974 pubblicò il suo romanzo più ambizioso, Specchio infranto, e la raccolta di racconti Viaggi e fiori. Nel 1980 uscì Quanta, quanta guerra. L'editore LaNuovafrontiera sta riproponendo in Italia i suoi lavori in traduzioni rinnovate.


Resoconto GDL 11/07/2013
a cura di Giuliana Cherubini

La ricezione di Aloma, il romanzo giovanile di Mercè Rodoreda, è stata ambivalente. I commenti sono stati positivi per la scorrevolezza e la semplicità della scrittura, per la capacità di tratteggiare i personaggi, per l’abilità di creare atmosfere attraverso tutti i cinque sensi, negativi per i tipi di personaggi scelti, per il carente approfondimento psicologico e per la tristezza delle situazioni.
A chi ha voglia di capire come si è svolta la conversazione nel Gruppo di Lettura proponiamo tutti gli interventi:
- A me è piaciuta la scrittura di Mercè Rodoreda, così scorrevole,  tanto da farmi venir voglia di leggere altri suoi libri.  La scrittrice è riuscita a delineare bene i tratti della famiglia e dei personaggi, con cui sono entrata in sintonia. All’inizio avevo provato un senso di ripulsa per il modo in cui avevano rifiutato la gatta e stavo per mollare il libro; poi ho visto che il libro è altra cosa, mi sono affezionata ad Aloma e l'ho seguita. Una famiglia povera, grigia infelice. Speravo in Robert, che però mi ha delusa . Aloma è un fiore semplice in questo grigiore della città. Lei non trova nessuno che l'aiuti. Con Aloma io mi sono sentita solidale e mi è spiaciuto che non avesse un mondo migliore. Mi è sembrato positivo quando lei alla fine tiene il figlio e mette le sue speranze in lui.

- A mio parere, questo è un libro che possono capire meglio le donne. Gli uomini lo capiscono fino a un certo punto. La scrittura è effettivamente chiara e semplice, ma questo non basta a farne un capolavoro. Io l’ho trovato deprimente, mi rattristava, e quindi anche nella scorrevolezza delle scrittura in fondo trovavo sempre questo senso di rassegnazione.

- Per me è incantevole la descrizione del giardino.

- A me incuriosirebbe confrontare la prima versione con questa rivisitata negli anni Sessanta perché ci trovo ancora tratti di scrittrice acerba e mi chiedo se la mentalità degli anni Sessanta sia uguale a quella degli anni Trenta. Dubito che la Spagna, anche se più chiusa degli altri paesi d’Europa, fosse così arretrata.  Anche se il messaggio dell'autrice è che la donna deve saper prendere iniziative e non rassegnarsi alla volontà dei maschi, la storia della ragazza che punta sul grande amore è un po' una realtà superata.

 Il GdL nella nuova sede della Biblioteca

- Certo che è superata, ma questo libro è comunque ambientato negli anni Trenta e per forza l’autrice ha descritto la situazione della donna negli anni Trenta. Quando l'ha rivisitato avrà cambiato qualcosa, ma non il fondamento.

- Io lo trovo un buon libro, anche se non eccezionale, ma mi intriga la scrittrice e vorrei capirla meglio leggendo un paio di altri libri suoi. Sul finale ho un po’ sorriso perché ho voluto immaginare che questa ragazza sarebbe riuscita a tirare su un figlio maschio (almeno così lei lo pensava), nonostante i maschi nella sua vita non fossero stati grandi personaggi. In questo ho voluto vedere un finale bello, anche se io non sono normalmente ottimista.

- Io invece è la prima volta che provo fastidio a leggere un libro. Sono arrivato a fatica alla fine, però anche a me è rimasta la curiosità di leggere un altro romanzo. Bella la scelta di mettere le citazioni all'inizio di ogni capitolo. Ho poi trovato il libro attuale. Lasciando perdere l’ambientazione in un certo tempo, mi hanno disturbato i comportamenti di queste persone: il ragazzo che fa l'amore con Aloma ma non le dice mai che tornerà in America l'ho trovato attuale, la paura di affrontare certi argomenti che non sono semplici. Il gatto, poi, l'ho rivissuto in tutto i libro. Il gatto è Aloma, o ognuno di noi che viene trattato come la protagonista di questo libro: si uccide la gatta, che ha la purezza del dare alla luce i gattini, come Robert  uccide la purezza di Aloma. Mi ha messo di malumore. La storia è prevedibile, ma non riuscivo a fermarmi perché mi chiedevo che cosa sarebbe potuto succedere ad Aloma.



- A me il libro non è piaciuto: banale la trama, insignificanti i personaggi, senza profondità, poco simpatici. Aloma è una ragazzina inesperta che non si informa se Robert è sposato, tutti sono superficiali, approfittatori degli altri. Questo mi ha dato fastidio. La cosa che ho apprezzato di più sono gli aforismi all'inizio di ogni capitolo: almeno non sono frasi banali queste citazioni di autori importanti.

- Anch'io sono rimasta infastidita. La lettura di questo romanzo mi ha incupita per i personaggi. Secondo me, c'è un contrasto particolare perché il giardino è meraviglioso, la natura è fiorita profumata incontaminata, diversamente dagli uomini che invece sono sfruttatori. Il bambino muore per mancanza d'amore dei genitori. La madre è tutta presa dal suo dolore; il padre è preso dal dover andare a prendere Robert alla stazione e il bambino manca di amore. Aloma è l'unica persona sincera. La scena più cupa e triste è stata quella nella quale il fratello di Aloma  manda la sorella dall'amante a recuperare l'anello. Aloma si espone con una donna che si dimostra non amica, viene umiliata e scopre di essere circondata da un alone di falsità. Il finale aperto lascia sperare che la giovane donna avrà un figlio da amare.

- Mi collego alla parte del giardino per dire quanto l’autrice sia capace di rendere le sensazioni legate all’olfatto, alla vista e al tatto: i profumi delle piante, la vetrina del droghiere, la guancia sulla parete fredda. Lei vive in una casa povera, come povera è la vita. Queste pagine mi sono piaciute molto. Anche il sogno del gatto che dice “non ti sposare” mi è piaciuto molto. Queste cose mi sono rimaste impresse.
Aloma ha speranza sempre nella vita.



- Io non la vedo come una ragazza con grandi speranze. Non ho vissuto il finale positivamente.  In fondo anche lei è superficiale, non si capisce se si innamora veramente perché prima aveva dichiarato di non volersi sposare e poi a un certo punto cambia idea. La mia impressione è che l'eventuale innamoramento sia dovuto alla noia. Sembra che lei sia contenta di andare a prendere le tende e poi non più contenta; lei è depressa, annoiata, e quindi l'innamoramento per lei è la risposta a una vita scialba. Solo il nipotino è un elemento positivo. Solo con lui assume un ruolo da adulta..

- Aloma compra un libro d'amore di nascosto, non crede nell'amore e poi sembra innamorarsi. Anche l'autrice non ci fa capire che cosa sia intervenuto psicologicamente in questa ragazza, perché si sia innamorata di questa persona. È per questo che trovo acerbo il libro. Mi aspettavo che una riscrittura avrebbe portato a un'analisi dei sentimenti meno superficiale.

- Io credo che la scrittura sia bella. L'ho letto con una certa facilità, invogliava ad arrivare alla fine.

- È un bel libro triste. Mi ha rattristata tantissimo anche questo  fatto di lasciarsi sempre guidare dagli altri senza prendere decisioni, solo alla fine ha preso al decisione di tenere il bambino, ma l'andare a prendere l'anello per obbedire al fratello non mi ha entusiasmata. Mi è piaciuta la parte finale.

- Io sono arrivata a metà, ma non per mancanza di interesse. Per quello che ho letto, è un piccolo gioiello per come rappresenta questa ragazza perché, secondo me, Aloma brilla di luce propria anche se in una situazione brutta, come una Cenerentola ha la bellezza di avere una vita interiore molto ricca. Lei ha un suo giardino segreto, fa tutti i lavori di casa ma ha tutta la sua vita dentro. Poi mi piacciono le atmosfere: Aloma ha una seconda vita in cui percepisce le atmosfere, della serata, del giardino, della casa. Non è annoiata, fa una vita brutta e per forza non si diverte, ma apprezza tutto, dà anima alle cose intorno a lei e vive in un isolamento grande, subisce, però è superiore perché ha questa ricchezza di vita dentro.

- Lei riesce a sopravvivere mentre la cognata è sempre di cattivo umore.

- Ho sentito i vostri commenti. Quello che mi ha colpito di più è quello di chi ha detto che è la gestione dei sentimenti che lo ferisce, e lo sente attuale. È la nevrosi di una ragazza isterica e non c'è altro modo per definirla: l'unico modo per accettare la situazione, non essendo in grado di gestirla, è concedersi la doppiezza di avere un giardino segreto e poi fare la serva. Anche me infastidisce molto questo.

 La nuova biblioteca di Segrate, poco prima dell'incontro del GdL

- Io avevo letto la presenza del giardino come una metafora del mondo, un'adolescente che stava scoprendo il mondo mi sembrava. Ho trovato attuali le frasi introduttive, che in effetti accentuavano il fastidio.

- La nevrosi è una soluzione al malessere. Io la ritengo isterica perché per l'isterica l'unico sesso è quello maschile e lei pensa che il figlio sarà maschio nonostante tutti i maschi siano personaggi negativi. Anche il delegare il proprio essere a un altro che sa già tutto, cioè concedendosi all'uomo, è un elemento di isteria.

- Lei dice anche che vivrà per il  figlio e si isolerà facendo la madre.

- Ma lei è sempre stata isolata, non aveva amiche.

- Anch'io penso che non sia innamorata di Robert. La cognata scialba che accettava tutto, il fratello che non parlava mai, l'ambiente era quello della noia. L'accettazione del figlio, invece, è per me un elemento positivo.
I rapporti con la cognata e il fratello erano solo di sopravvivenza per cui lei è sempre stata sola e il figlio le dà la possibilità di isolarsi e di rendersi responsabile.

- Chiede solo i soldi che Robert aveva lasciato per il bambino morto. Come mai lei che era così orgogliosa?

- A me sono piaciute le cartoline degli stati d'animo, quando lei gioiva per le strade silenziose, la gita al porto le luci. il gatto che dici tu non sono riuscita a vederlo fino alla fine.

- E  le lettere d'amore che lei scrive?

- Io leggendo ho proprio pensato alla nostra amica che ama le storie d'amore a lieto fine e credo che questo libro l'avrebbe depressa.
- I personaggi all'inizio sono mascheratamente, ma poi spudoratamente, personaggi cattivi. Come si fa a mandare lei a chiedere cose che erano già state chieste e rifiutate?

- Lei aveva questa vita interiore che la salvava forse anche perché i personaggi intorno erano negativi.

- Dai vari interventi io vedo che i libri li interpretiamo non per quello che c'è scritto, ma per le risonanze che suscitano in noi; insomma gli diamo una nostra interpretazione.

- Anche questo è interessante in un gruppo di lettura: ciò che uno coglie permette di leggere in quella persona. Così il messaggio del libro si amplia. Noi diventiamo libri.