Resoconto del 148° incontro del GdL: "La spartizione" di Piero Chiara

Per l'incontro del GdL del 16 maggio 2013, è stato letto il romanzo di Piero Chiara, "la spartizione". 
Ecco, qui di seguito i commenti dei partecipanti, raccolti da Marianne.

- Ho provato ad usare Emerenziano come password ed era già inflazionato su internet.
Mi è piaciuto molto come romanzo, poi ho scaricato il film con Tognazzi "Venga a prendere il caffè da noi" ma non mi è piaciuto. C'è anche un po' di erotismo nel libro. Doveva essere un bel tipo questo Piero Chiara...


- Mi piace di più il finale del libro: Emerenziano muore. Nel film è sulla sedia a rotelle.


- E' più da condannare lui o le 3 sorelle?


- Lui è amorale


- La storia è ambientata nel periodo del fascismo. A me questo romanzo mi ha innervosita. I personaggi mi sono sembrati cosi finti. Forse ha voluto calcare troppo sull'amoralità della cosa. L’autore mi è sembrato molto maschilista. Descrive queste donne in modo squallido. Non mi è piaciuto. Ha voluto fare uno spaccato dell'epoca. Tra le case di tolleranza e queste donne non c'è tanta differenza. Si tratta di tre brutte zitelle di provincia che occupano un ruolo sociale abbastanza elevato.


- A me è piaciuto il libro. Il finale del film è diverso da quello del racconto ma comunque nel film sono state rese bene le tre figure di donne. Ho trovato abbastanza verosimile la storia. Il tono è ironico. Emerenziano è un personaggio ridicolo.


- A me ha fatto pensare a "Pubbliche virtù e vizi privati". L’autore dice che questi attributi piacevoli (gambe, capelli, mani) non sarebbero bastati a fare una bella donna.


- Erano anche schiave dei loro ruoli.


- Il padre amava la bruttezza e coltivava ortaggi strani. Secondo me l'interessante del racconto era quello.


- La metafora della mela è strana; il libro è assurdo. L'ho letto come se si trattasse di una famiglia di oggi, è tutto divertente e assurdo. Emerenziano si costruisce la donna ideale a pezzettini.


- In fin dei conti l’arrivo di Emerenziano ha portato un po' di brio a queste donne per un certo periodo.


- Alla fine lui muore di fatica... malgrado le uova che gli cucinano al mattino.


- Mi sono divertita molto. Ho visto il film. Ci racconta uno spaccato di questa provincia prima e dopo il fascismo. L’autore calca un po' la mano, però.... Mi ricorda Andrea Vitali.


- Ha scritto un libro che s’intitola “Le tre minestre”. Vitali mi ha ricordato queste tre sorelle che hanno compiti ben divisi in casa.


- Ho letto tre libri di Chiara. Scrive per divertire. In questo romanzo le donne non ci fanno una bella figura, ma neanche l'uomo. "Sotto la sua mano" è la storia della costruzione del San Carlo di Roma. Chiara è chiarissimo.


- Povere donne...


- Il Paolino viene "usato"...



                                                             Lo scrittore Piero Chiara
 

- Mi è piaciuta la scena del confessionale. Mi sono divertita tantissimo. La storia è esilarante. E’ un libro leggero e divertente. Non è vero che la storia è tutta fantasia, in provincia ci sono questi personaggi.

- Descrive la realtà del Varesotto. Nell’ultimo suo libro “Vedrò Singapore?” fino all'ultima pagina non si capisce il perché del titolo.


- Il libro è molto divertente e leggero, sorvola su queste vicende di provincia. Tratteggia molto bene i personaggi. Le tre donne mi hanno colpito, sono tristi, vengono da una famiglia punitiva, vivono in una casa cintata. Chiara riesce a dare loro una possibilità. Pag.96 mi è piaciuto molto il mix di contesto storico e di piccole cose domestiche. Queste tre sorelle nutrite soltanto dall'affetto tra loro. Erano così povere affettivamente. L’autore ha saputo tratteggiare con garbo una provincia italiana divertendo il lettore, ma l’atmosfera è triste.


- Sono i personaggi che sono tristi. Non a caso il padre aveva vinto una causa per far chiudere l'ultima finestra...


- Però non c’è volgarità secondo me.
 

- Alla fine il medico mette la famiglia alla berlina.
 

- Hanno cambiato il loro modo di vivere le tre sorelle. Si sono aperte un pochino al mondo.
 

- Io l'ho letto questo libro. Non mi ha entusiasmato molto, però ho apprezzato la capacità Chiara di trattare con ironia, di evocare il grottesco. Lui racconta le storie e non dà giudizio sui personaggi. E' il lettore che interpreterà. Mi ha fatto venire in mente delle persone a cui ho voluto molto bene. Lavoravano altre cose dentro di me: mio zio Enrico che mi raccontava le storie senza prendere la parte del buono o del cattivo. E poi o interpretavo. Mio papà che ci raccontava i libri che leggeva. E Luigi che diceva “Quando un elemento entra in una storia, non è casuale, c'è sempre un motivo”. L’autore parte con il discorso delle mele difforme ma poi, avendo il dubbio che il lettore non possa capire, ci spiega meglio. Questo libro ha evocato in me dei ricordi, mi ha ricollegato ad alcune persone. I personaggi appaiono come dei calcolatori.
 

- Mi piace quello che dici sul narratore e lo scrittore.
 

- A me di questo libro divertente mi ha colpito il rapporto fra queste sorelle e Emerenziano: è un “do ut des”. Lui fa un calcolo sul tipo di moglie che vuole: una donna economicamente agiata. Quando Tarsilla torna dalla messa Emerenziano dà uno sguardo al giardino. Quando va a prendere il caffè da loro, osserva bene le stanze attorno. Gli interessava l'aspetto economico. Idem il Paolino. Con queste tre donne in realtà è uno scambio alla pari perché tanto nessuno le avrebbero avvicinato. Perlomeno grazie a Emerenziano sono state al centro dell'attenzione. Do ut des. Ciascuno ha avuto quello che desiderava.
 

- Possiamo interpretare il fatto che Paolino sia andato via dal paese come un riscatto, una liberazione.
 

- Però si dice che nel paese nessuno ne ha più saputo niente. Forse c'era anche la questione politica, lui era un antifascista.
 

- Chiara inserisce dei riferimenti storici, il fascismo.
 

- Alla fine ha sposato la più anziana delle tre sorelle che non somigliava all'idea di donna che immaginava.
 

- A me sembra che Emerenziano abbia scelto la più anziana perché sapeva che non avrebbe fatto fatica ad avere le altre.
 

- Dopo questo racconto ho iniziato a leggere "Il piatto piange" e ho ritrovato sempre lo stesso stile. Purtroppo parla del gioco delle carte e io non conosco bene l'argomento.
 

- Io avevo già letto "Il capotto di Astrakan" però questo altro libro mi incuriosisce.
 

- Ci ha consigliato bene il Prof. Novelli con questo libro.
 

-  Andrea Vitali che era medico traeva ispirazione dai suoi pazienti. Invece Piero Chiara da dove attingeva per i suoi racconti?
 

- Secondo me Piero Chiara, che era un grande frequentatore di bar, raccoglieva queste storie proprio nei bar. Io sono andata ad abitare in un palazzo dove ero l'unica bambina. Andavo in casa di tutti. Conoscevo l’intimità delle altre famiglie. Adesso si è perso molto, ogni uno chiuso in casa propria.

Marianne

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