Per la nostra rubrica dei Saggi n. 12 - Federico Rampini, «Non ci possiamo più permettere uno stato sociale». Falso!

Federico Rampini
«Non ci possiamo più permettere uno stato sociale». Falso!
Laterza, 2012



 
Strano titolo, interrogativo – negativo, con una risposta esclamativa. Rovesciandolo diventa: “Possiamo ancora permetterci uno Stato sociale”. Nelle dieci pagine di introduzione l’Autore smentisce l’affermazione dell’ex presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan per il quale “lo Stato non è la soluzione, lo Stato è il problema”. Rampini scrive che il modello sociale europeo è di gran lunga il migliore e gli altri dovrebbero imparare da noi. L’America non è più un modello superiore; la mobilità sociale che è sempre stata il vanto degli Stati Uniti, dove chi nasceva povero ha sempre avuto grandi possibilità di migliorare il suo livello sociale, da anni a questa parte questa possibilità la offrono molto di più i Paesi Scandinavi. E anche per gli anziani la situazione non è rosea se una gran parte di cittadini statunitensi rischia di andare in pensione con il 40% di quello che erano i loro stipendi. Un altro mito che crolla è quello della pressione fiscale che non è più così bassa come si è sempre creduto. Per di più, in cambio delle tasse pagate, la sanità, la scuola, i trasporti pubblici sono a livelli scadenti. E che dire della tutela del posto di lavoro? Inesistente. Tutti licenziabili a vista, dai semplici fattorini ai top manager, con una differenza sostanziale: i top manager si garantiscono per contratto sostanziose liquidazioni; i semplici impiegati si ritrovano invece un modestissimo sussidio di disoccupazione. Ma il capitalismo americano non è sempre stato così: secondo Rampini il deterioramento è iniziato esattamente il 2 luglio 1962 quando Sam Walton apre il suo supermercato che battezza “Walmart”. La catena si è poi estesa su tutto il territorio degli Stati Uniti e attualmente il suo fatturato annuo di 450 miliardi di dollari condiziona l’economia anche al di fuori degli USA tanto che, mentre prima la distribuzione era subalterna alla grande industria, adesso avviene il contrario. Per Rampini negli Stati Uniti vige ancora l’equazione “Europa uguale socialismo, assistenzialismo, stagnazione, bancarotta” e si citano Grecia, Spagna e Italia senza guardare alle nazioni del nord Europa dove i fondamenti del patto sociale risalgono a due culture: quella socialdemocratica e quella protestante che continuano a dare ottimi risultati con servizi pubblici funzionanti perché i cittadini di queste nazioni hanno un alto senso sociale, pagano le tasse, non corrompono né si fanno corrompere e la loro burocrazia è snella ed efficiente. Ma queste virtù nordiche sono difficilmente esportabili . I Paesi del nord Europa, e soprattutto la Germania, esportano invece i loro prodotti; la loro bilancia dei pagamenti è attiva e questo vuol dire che ci sono Paesi debitori. “Il successo della Germania, virtuosa esportatrice, esige che di fronte a lei ci siano Nazioni disposte a comportarsi in modo simmetricamente contrario”. E’ quindi lo squilibrio esistente fra le Nazioni che va ridotto, altrimenti i Paesi economicamente più forti e virtuosi trarranno sempre vantaggi a scapito di quelli meno virtuosi. Neppure la moneta unica europea ha migliorato la situazione perché non ha mantenuto le promesse sulle quali era stata fondata. Citando i più noti economisti contemporanei, Galbraith jr., Krugman e Stiglitz, l’Autore espone anche un nuovo pensiero economico che potrebbe por fine alla crisi e curare la grande malata che è l’Italia. Rampini non dispera e si affida a una scelta di civiltà che può venire dall’Italia e dalla altre nazioni che della civiltà furono culla. In 107 pagine di formato tascabile Federico Rampini ha saputo dimostrare che gli aspetti positivi di una società fondata sulla solidarietà superano di gran lunga quelli negativi che, inevitabilmente, nessuno è in grado di eliminare del tutto.

Federico Rampini è inviato per “La Repubblica” a New York. E’ stato a lungo corrispondente da Pekino.      


                                                                                                                       di Enrico Sciarini   

1 commento:

  1. Anonimo11:32

    Caro Enrico,
    ho letto e sono d'accordissimo con Rampini. Mi ha risollevato lo spirito il leggere della solidarietà che, anche secondo il mio modesto punto di vista, è la soluzione migliore affinchè i popoli fraternizzino e si diano una mano per una società e, di conseguenza, un miglioramento della qualità della vita.
    Hai fatto proprio bene a proporlo.
    Enza

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