Per il 147° incontro (11 aprile 2013), il GdL ha letto e commentato "Olive Kitteridge" di Elizabeth Strout

Elizabeth Strout
Olive Kitteridge

Titolo originale Olive kitteridge
Traduzione di Silvia Castoldi
© 2008 by Elizabeth Strout
© 2009 Fazi Editore
Collana Le strade



INCIPIT

Farmacia
Per molti anni Henry Kitteridge era stato farmacista nella città vicina, e ogni mattina guidava attraverso strade piene di neve, oppure fradice di pioggia, oppure dove d'estate i lamponi selvatici protendevano i loro germogli novelli dai cespugli lungo l'ultimo tratto della cittadina, prima di svoltare nella strada più larga che portava alla farmacia. Ormai in pensione, si sveglia ancora presto e ricorda come le mattine fossero sempre state il suo momento preferito, come se il mondo fosse il suo segreto: gli pneumatici che rombavano sommessi sotto di lui nella luce che filtrava attraverso la nebbia mattutina, il breve spettacolo della baia in lontananza sulla destra, e poi i pini, alti e sottili. Guidava quasi sempre con un finestrino un poco aperto perché amava l'odore dei pini e della densa aria salmastra, e d'inverno quello del gelo.
(...)

ELIZABETH STROUT 
Laureata in letteratura inglese al Bates College nel 1977 e in giurisprudenza alla Syracuse University. Suoi racconti sono apparsi su "Redbook", "Seventeen", "Oprah Magazine" e "New Yorker". Ha insegnato al Manhattan Community College. Nel 2000 ha vinto l'Orange Prize ed è stata nominata per il Premio PEN/Faulkner per la narrativa. Nel 2007 ha insegnato alla Colgate University come professoressa del National Endowment for the Humanities. Nel 2009 ha vinto il Premio Pulitzer per la narrativa con Olive Kitteridge (2008). Nel 2010 ha vinto il Premio Bancarella con Olive Kitteridge, Fazi Editore (2009). Nel 2012 ha vinto il Premio Mondello. Vive a New York, con il marito (James Tierney, avvocato e politico) e la figlia.
(fonte: wikipedia)  

I COMMENTI DEL GDL

 La scrittrice Elizabeth Strout

La raccolta di racconti Olive Kitteridge ha ricevuto in generale un’accoglienza più che buona. 
È risultata interessante l'idea di unire i racconti per mezzo del personaggio principale, Olive Kitteridge appunto, come in una serie televisiva. È piaciuta la sottigliezza dell’autrice nell’analizzare i pensieri, le emozioni dei personaggi e le loro interrelazioni, per quanto le loro storie siano spesso abbastanza tristi.

Questi gli interventi:

Ho avuto tempo di leggere solo tre racconti, ma mi ha colpita la capacità di narrare i sentimenti delle persone di una certa età: in Fiume due persone anziane sole si legano d’affetto, in Farmacia Henry Kitteridge, desideroso di accontentare tutti, non viene capito dalla moglie, di cui è innamorato ma che non lo ama altrettanto. Belle certe osservazioni che Henry fa sulla giovane donna che lavora da lui, sempre così serena e piena di aspettative ottimistiche nei confronti della vita, l’emblema della giovinezza. In Concerto d'inverno si scopre come a una certa età si possa accettare anche uno pseudotradimento perché quello che conta è esserci l'uno per l'altro.

Non amo il genere racconti, ma il fatto che qui ci siano personaggi che fanno da filo conduttore mi è piaciuto. Bella la connotazione della provincia americana e soprattutto l'attenzione alle persone di una certa età, di cui vengono descritti affetti e pulsioni con garbo e naturalezza, cosa che si vede molto poco in giro.

Secondo me l’autrice è molto empatica ma senza enfasi; crea l’atmosfera, tanto che tu ti ritrovi nei luoghi da lei descritti, ma poi è come se il quadro venisse improvvisamente aperto a esperienze che tutti possono vivere. Anche le frasi sono semplici, non ad effetto.

A me è piaciuto tantissimo. Quando ci sono libri che mi piacciono così tanto, verso la fine rallento perché mi spiace separarmene. Bella la scrittura, bella la scelta del filo conduttore. Mi è piaciuto vedere un'America in cui ci sono tanta umanità e tanti sentimenti, in cui ci possiamo ritrovare anche noi. Il finale è bellissimo perché ti fa vedere come la protagonista, Olive, così intransigente, alla fine si trovi a scendere a compromessi per non restare sola. Un’altra cosa vera, sottolineata in diversi racconti, è che quando si sta bene, i momenti buoni non si apprezzano. Bisogna che accada qualcosa di brutto perché ci se ne renda conto. Mi è piaciuta anche la sottolineatura della vita suggerita dalle finestre illuminate: anch’io quando guardo le case di sera e vedo le finestre illuminate penso alla vita che ci si deve svolgere.

Condivido tutto quando è stato detto. Devo aggiungere che mi ha fatto soffrire il rapporto di Olive col figlio, un figlio maleducato, antipatico. L’ho trovato peggio della mamma.

La mamma aveva le sue colpe.

Secondo me fondamentalmente il libro tratta di persone anziane. Io mi ci sono ritrovata; anch'io ho un figlio e una nuora con cui posso andare più o meno d’accordo nella vita quotidiana. Qui forse tutto è portato un po' all'estremo perché in ogni casa, nel libro, c'è un pezzetto di cronaca nera e questo è un po' eccessivo. Solo quando Olive subisce un fallimento, scopre che bisogna accettare la vita com'è. Solo alla fine questa donna dal carattere intransigente, crudo, critico nei confronti dei vicini riesce a capire che ci si deve adeguare, se no si resta soli.

Io mi collego a questo intervento. Sono arrivata al racconto di quando il figlio si sposa. Mi sono fermata perché ho avvertito tanta malinconia. Quanta tristezza! Il marito che non viene capito dalla moglie, la giovane coppia in cui lei resta vedova.

Certamente ci si trova di fronte a tante disgrazie tutte assieme. È’ una concentrazione di guai delle famiglie.

Io ho visto il Maine, hanno una bella natura che rincuora sempre, ma invece qui i personaggi sono tutti in situazioni tristi.

Il libro mi è piaciuto, ma la donna non mi è piaciuta per niente, specie quando va a trovare il figlio. Si riabilita un po' alla fine, ma lei è egocentrica.

 
Io l'ho vista in modo un po' diverso. Questa donna prepotente man mano che vanno avanti gli anni fa sempre più pena, si sporca di gelato, le si rompono le calze. Alla fine si rende conto di aver sprecato la sua vita. Ma lo capisce a settant’anni.

Lei non sapeva amare. Ha avuto paura forse per i suicidi dei suoi genitori. Il suo dolore l'ha tenuto dentro. S'era innamorata di Jim. Nonostante tutto lei gli ha detto no perché forse aveva pietà del marito. Alla fine in Fiume lei capisce che deve riconquistare l'amore. Lei è convinta di aver amato il figlio, ma non è mai riuscita a farglielo capire. Del resto lei aveva condizionato la vita di suo figlio. I sentimenti sono la cosa che conta, anche negli anziani. Purtroppo siamo condizionati dall’estetica. Bisogna vedere come ci si arriva a una certa età.

Siccome le storie sono raccontate dal punto di vista degli anziani che alla fine devono fare un bilancio della propria vita, è sempre difficile alla fine della vita fare un bilancio positivo perché si tende a pensare alle cose sbagliate fatte piuttosto che a quelle positive.

Molto dipende dal fatto se hai qualcuno vicino o se sei solo.

La disillusione a una certa età arriva.

Ho lasciato molte volte il libro e poi l’ho ripreso. Ho potuto farlo senza difficoltà perché si tratta di racconti. Nel secondo, dove c'è il giovane che poi diventa psichiatra, mi ha colpita il fatto che la ragazza salvata dall’annegamento gli dimostra di voler vivere, e questo gli fa pensare che anche sua madre, morta suicida, forse avrebbe desiderato vivere. Olive è antipatica, ma alla fine quando proprio le arriva la sferzata più forte, la critica del figlio, lei si accorge che c'è un uomo con cui riesce a parlare e ha un'uscita sana. Nell'insieme, però, non mi ha proprio coinvolta.

Olive in prima battuta non dà un giudizio positivo su nessuno, salvo ricredersi in qualche caso.

Io facevo fatica a seguire il racconto perché perdevo il filo.

Condivido quanto detto finora . Lei come personaggio mi era antipatica. Gli studenti avevano paura di lei, tutti avevano paura di lei.

Lei non riusciva a esternare quello che provava. Anche quando il marito le porta dei fiori e cerca di abbracciarla lei resta rigida.

La cosa in cui sembra meno antipatica è il rapporto che ha col marito: quando lui ha l'ictus, lei parla tra sé ma in quel momento lo cerca. Olive è un personaggio che inizia male, ma poi piano piano, se entri nella sua mente, la capisci . Sicuramente era una persona dal carattere difficile. Mi aveva un po' fuorviata la presentazione del risvolto di copertina. Si dice che il personaggio ha una grande intelligenza critica. Non mi è parso.

Perché doveva trovare conforto nelle disgrazie altrui? Era più una da gossip.

Non ho avuto tempo di finirlo. Mi è piaciuto tantissimo perché secondo me la scrittrice fa un'analisi molto accurata delle emozioni e della psicologia. Secondo me è bravissima a descrivere emozioni, pensieri l'intimità delle persone. Poi mi è piaciuta la scena quando Olive è dalla nuora e ruba il reggiseno della nuora e una scarpa e un maglione e lo rovina col pennarello. Una scena crudelissima. Mi ha fatto venire in mente un altro libro, di Amos Oz, Scene della vita di un villaggio. Forse me lo ricorda il personaggio.

Non l'avrei mai scelto personalmente, ma sono contenta di averlo conosciuto e adesso andrò fino in fondo. La cosa che mi ha colpita dal primo racconto è stata che i personaggi si conoscono non attraverso il dialogo ma dalle loro osservazioni, da quello che vedono e osservano loro, Henry che guarda la sua assistente e vede come lei parla con i clienti, la pianista che sente la sensazione di freddo quando si apre la porta, il ragazzo che salva la ragazza caduta in acqua e osserva la baia. I personaggi sono caratterizzati da quello che vedono attraverso i loro occhi. Ho avuto un pugno nello stomaco nella scena di quando sono ostaggio dei rapinatori, sia per la scena in sé sia per quello che si dicono Olive e il marito: sembra che siano in contrapposizione fra di loro invece di trovare una sorta di sodalizio. Si sono detti cose molto forti in un momento di difficoltà

Avete trovato cose che io non avevo colto. Io trovo altre sfaccettature. Olive è antipatica. Anch'io l'ho sentito come personaggio pesante fisicamente e psicologicamente. L'autrice usa la metafora del fisico e altre metafore. Ci sono scene molto emozionanti che rimangono impresse. Mi piace il modo di scrivere e questa scelta di ricreare personaggi all'interno di racconti. E poi ci sono autori che, pur parlando di un mondo diverso dal nostro come quello americano, riescono a dire delle cose in modo universale. Questo libro va in questa direzione

La scrittura è scorrevole. Si legge tutto d'un fiato.


(Giuliana)

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