Per la nostra rubrica dei Saggi n. 10 - Zygmunt Bauman: “Modus vivendi” Inferno e utopia del mondo liquido".

Zygmunt Bauman
Modus vivendi. Inferno e utopia del mondo liquido
Laterza

Per Bauman il mondo si trova in una fase nella quale nulla riesce più a conservare una forma; si trova quindi in una fase “liquida”. Dall’inizio del nuovo secolo Bauman ha scritto “Paura liquida”, “ “Vita liquida”, “Modernità liquida” e poi, nel 2007 questo “Modus vivendi” dove, già nell’introduzione scrive che le forme sociali non hanno più strategie a lungo termine. Il potere dello Stato si è dissolto e contemporaneamente è aumentato il potere finanziario. La solidarietà sociale non è più una struttura, ma una rete. Le idee stesse non trovano più radicamento e vengono subito dimenticate. Si cerca flessibilità e prontezza a cambiare tattica, ma quando la competizione prende il posto della solidarietà, le persone si trovano abbandonate. Con una lucidità folgorante Bauman, in poco più di cento pagine mette in evidenza le paure, individuali e sociali, provocate dall’insicurezza.     
La sua lucidità gli permette di equiparare gli immigrati e i profughi in fuga dalla miseria, alla fuga dei capitali fatti migrare da una nazione all’altra dalle èlite finanziarie. Però, quando a migrare sono esseri umani, essi diventano degli estranei che creano scompiglio e paure nei luoghi dove vanno a insediarsi. Condividere lo spazio con gli estranei e trovare con loro un “modus vivendi” è ciò che Bauman va delineando nel suo libro. Per quante angosce possa suscitare, esse non sono  pessimistiche, ma dettate dalla ragionevolezza anche se il libro si conclude con un capitolo dedicato all’utopia. Nell’utopia di Bauman convivono tre personaggi metaforici: c’è il guardacaccia, cioè colui che difende il territorio assegnato alla sua vigilanza. C’è il giardiniere che interviene per mantenere l’ordine naturale del territorio. E c’è il cacciatore che non si interessa né della difesa, né dell’equilibrio della natura, ma soltanto delle prede. Dato che per Bauman nel mondo post moderno esistono solo cacciatori, lascia aperta la controversia tra il considerare questo mondo un inferno o accettare di non considerarlo tale. Zygmunt Bauman è un filosofo polacco, ha 93 anni, per quanto ha fatto e fa, meriterebbe di essere famoso quanto un campione dello sport, una star della musica o un capo di Stato; la sua notorietà è invece molto, ma molto inferiore. Alla sua morte, possibilmente il più lontana possibile, in coda ai telegiornali se ne darà notizia, ma i più si domanderanno: Zygmund Bauman, chi era costui? La risposta non può essere altro che: un profeta della postmodernità.
 
di Enrico Sciarini       
       

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