Resconto del 143° incontro del GdL (10.01.2013): "La signora Dalloway" di Virginia Woolf

Virginia Woolf
La Signora Dalloway

INCIPIT
La signora Dalloway disse che i fiori li avrebbe comprati lei.
Lucy ne aveva fin che ne voleva, di lavoro. C'era da levare le porte dai cardini; e per questo dovevano venire gli uomini di Rumplemayer. "E che mattinata!" pensava Clarissa Dalloway "fresca, pare fatta apposta per dei bimbi su una spiaggia."
Che voglia matta di saltare! Così si era sentita a Bourton: quando, col lieve cigolar di cardini che ancora le pareva di udire, aveva spalancato le porte-finestre e s'era tuffata nell'aria aperta. ma quanto più fresca e calma, e anche più silenziosa di questa era quell'altra aria, di buon mattino; come il palpito di un'onda; il bacio di un'onda; gelida e pungente eppure (per la fanciulla di diciott'anni ch'ella era allora) solenne: là alla finestra aperta, lei provava infatti un presagio di qualcosa di terribile che stava per accadere; e guardava ai fiori, agli alberi ove s'annidavano spire di fumo, alle cornacchie che si libravano alte, e ricadevano; e rimaneva trasognata, fino a che udiva la voce di Peter Walsh: "Fate la poetica in mezzo ai cavoli?"

Virginia Woolf (nata Stephen) nacque a Londra nel 1882. Prestigiosa rappresentante del Bloomsbury Group, fu scrittrice, saggista e critica di forte personalità, che emerse anche nel suo impegno libertario e a volte fuori dagli schemi a favore dei diritti civili e della parità tra i sessi. Tra le sue opere Mrs. Dalloway (1925; trad. it. 1946) e To the lighthouse (1927; trad. it. 1934) sono forse i suoi capolavori. Figlia del critico letterario sir Leslie Stephen e di Julia Prinsep Jackson, Virginia Woolf ricevette dai genitori un’ottima educazione umanistica. Quando era ancora adolescente il dover affrontare il dolore per la morte della madre scatenò in lei i primi disturbi psichici, che l’avrebbero accompagnata per tutta la vita fino alla sua tragica scomparsa. Sposò nel 1912 Leonard S. W., con il quale diresse una casa editrice londinese (The Hogarth Press). Nella loro abitazione, presso il British Museum, si riuniva il gruppo di intellettuali chiamato Bloomsbury Group. I due primi romanzi, The voyage out (1915; trad. it. La crociera 1951) e Night and day (1919; trad. it. Notte e giorno, 1957), la mostrano già in possesso di raffinati mezzi espressivi, ma non si distaccano dalla tecnica narrativa tradizionale. Formatasi sotto il duplice influsso del razionalismo, grazie al padre che era studioso del Settecento, e dell’estetismo, la Woolf andò elaborando l'intenzione d’invertire il procedimento narrativo: non più personaggi fatti vivere attraverso azioni, ma effetto della realtà esteriore sulla coscienza e sullo spirito. Questo radicale mutamento apparve in forma sempre più chiara e dominante nelle opere narrative che seguirono: Jacob’s room (1922; trad. it. La stanza di Jacob 1950); Mrs. Dalloway  (1925, La Signora Dalloway); To the lighthouse (1927); Orlando (1928; trad. it. Gita al faro 1933); The waves (1931; trad. it. Le onde 1956); The years (1937; trad. it. Gli anni 1955); Between the acts (1941; trad. it. Tra un atto e l’altro 1979). Oltre a due biografie: Flush (1933; trad. it. 1934; biografia del cane di Elizabeth Barret Browning) e Roger Fry (1940), pubblicò raccolte di notevolissimi saggi critici: A room of one’s own (1929; Una stanza tutta per sé); The common reader (due serie, rispettivamente 1925 e 1932). Postumi sono apparsi: una raccolta di novelle, A haunted house (1943; trad. it. 1950), che aggiunge inediti a una raccolta pubblicata prima dei romanzi col titolo Monday or Tuesday, e volumi di saggi vari, in parte critici; Death of the moth (1942), The moment (1947), The Captain’s death bed (1950), tutti a cura del marito, che pubblicò anche estratti dai diari nel volume A writer’s diary (1953). Autrice di opere che occupano un posto cospicuo nella narrativa sperimentale della prima metà del Novecento, Virginia Woolf fu delicata indagatrice di moti dello spirito, ma con temperamento di fondo lirico; i suoi libri, scritti in bellissima prosa, tendono a formare un disegno musicale e i suoi squisiti personaggi femminili, per quanto sottilmente trasposti, sono quasi sempre autoritratti. Virginia Woolf morì suicida nel fiume Ouse nel 1941.

RESOCONTO DEL 143° INCONTRO DEL GDL.
10/01/2013
Testo non facile da leggere, La signora Dalloway, di Virginia Woolf ha dato adito a un approfondimento secondo diversi punti di vista. A qualcuno non è piaciuto per nulla ("ho letto solo le prime venti pagine e le ho trovate insignificanti"), altri hanno avuto reazioni diverse più o meno entusiaste.
Eccole:

-  A me non sono piaciuti i personaggi, specie Clarissa, così snob, vuota, opportunista, che si sposa per interesse. È proprio “sine nobilitate”. Ho letto tutto il libro sperando di trovare qualche personaggio più simpatico. Mi è rimasto in testa Septimus.

-  Può darsi che l’autrice volesse presentare questo tipo di borghesia in modo che apparisse antipatica. In tal caso ci è riuscita.

-  Forse è la sua autobiografia.

- Anche gli uomini sono la sua autobiografia.

- E i medici, non  sono antipatici anche loro?

- Non ricordo se avevo letto proprio questo libro di Virginia Woolf quando avevo 18 anni, ma so che i suoi romanzi mi coinvolgevano.  Adesso  vedo che lei ti sforza a leggere tutto al tempo passato, alla malinconia;  queste descrizioni gradevoli fino alla nausea,  come quando ti obbligano a mangiare dolci troppo dolci. Mi ha dato fastidio questo descrivere Clarissa con i suoi amoretti, per l'amica piuttosto che per Peter, tutto a livello superficiale, senza  mai arrivare a una profondità di pensiero, a un giudizio; non mi convince. Che cosa mi vuol dire? Per meglio capire, ho letto la biografia dell’autrice, dato che faceva parte del libro. Lei, insieme ad altri coetanei giovani, aveva fondato il Bloomsbury Group, un gruppo di scrittori rivoluzionario per l’epoca. Questi conoscevano l’insegnamento di Freud rispetto al partire da quello che si prova. È così che lei scopre che si può parlare dei propri pensieri. Il gruppo invita Freud, in visita a Londra, ma Freud ne resta deluso perché quegli scrittori usavano la descrizione a oltranza dei sentimenti non per arrivare a capire, a giudicare, ma semplicemente per un gusto intellettuale. E lui si allontana. Secondo me in questo libro questa cosa viene molto fuori. Non è introspezione onesta.

- Perché non onesta?

- Mi sono segnata un paio di frasi: “Clarissa della vita godeva immensamente, era nella sua natura di godere, godeva di tutto”. Ma Clarissa non godeva, si consolava oltre misura, tant'è vero che non le bastava mai. "Aveva un senso del comico ma aveva bisogno di gente", cioè diceva cose che non pensava e perdeva la facoltà di giudizio. In Virginia Woolf c'è l'amore passionale per la madre, che è irraggiungibile, e Clarissa rappresenta molto la madre della Woolf.

- A me è piaciuto molto, forse più adesso che a 18 anni. in Clarissa c'è la malinconia della donna che vive “per gli altri”, che non ha fatto scelte forti.  Al contrario di Peter,  che ha vissuto come ha voluto, Clarissa non è realizzata. Mi è piaciuto perché ci cono più romanzi in una sola giornata. Mi è piaciuto il fatto che “non c'è” un io narrante ma “c'è” un io narrante: non è Clarissa che racconta, non c'è uno particolare che racconta,  ma è come se tu facessi questi film con flash back, e il regista segue la via di uno o dell’altro, di volta in volta. Mi è parso molto moderno in questo.  C'è la frivolezza della scena finale, ma ci sono anche la malattia e la morte. Lei è stata male, ci sono medici in giro. La festa conclude qualcosa. C'è Londra col brusio, la macchina della regina, il costume londinese. Perché mi è piaciuto di più adesso? Perché adesso mi è sembrato di cogliere la malinconia di una donna che, è vero, si consola, ma perché non ha il coraggio di scavare fino in fondo nella sua vita vissuta nel timore di qualcosa e mai pienamente realizzata; è una donna che ha bisogno degli altri. Quante di noi hanno vissuto in questa dimensione?

- Ma l'uomo non può vivere da solo; tutto quello che facciamo lo facciamo quasi in funzione degli altri.

- Diverso è se si sceglie o se semplicemente non si è in grado di vivere senza gli altri.

- Allora  questa donna si è annullata?

- No, è come se lei sentisse di non aver valore se non viene confermata dagli altri. Ha l'aria un po' snob perché lei non saprebbe scegliere una vita diversa.

- E infatti pare che all'autrice Clarissa appaia poco simpatica.

- È una donna che ha bisogno degli altri per ricevere conferme, per esistere.

- Vuoi dire che una donna non dovrebbe omologarsi a quello che gli altri si aspettano da lei?

-  Di più. Uno si aspetta che una persona sia in grado di realizzarsi.

- L'amica Sally è il contrario. Sarebbe piaciuto a Clarissa essere come Sally, così anticonformista. Però anche Sally alla fine si inserisce nel contesto sociale. Forse l'autrice vuol dire che nel contesto della società londinese non si può essere diversi.

- Però Clarissa non la va a trovare, perché l'amica ha sposato una persona di rango inferiore.

-  E questo indica il classismo del mondo britannico.

-  Non solo del mondo britannico. È così in tutte le società.

- Io della Woolf avevo letto Gita al faro. Forse mi era piaciuto di più. Anche quello era abbastanza difficile come approccio perché non seguiva il filo temporale, però narrava tante cose, c'era la guerra, c'erano più fatti. Qui bisogna leggere almeno le prime cinquanta pagine per entrare nella musica della narrazione. Poi mi è piaciuto un po' di più; sapevo che non mi aspettavo un libro umoristico e allegro. Leggevo che con questo libro lei era stata molto moderna perché, in contrasto con la letteratura dell'800, questo libro appariva allora fuori da qualsiasi immaginazione. Inoltre lei apparteneva alla borghesia e quindi descrive la borghesia, le cose che conosceva, ed è una donna che ha sempre sofferto a livello interiore e quindi tira fuori tutte le sue sofferenze.

- Lei ha sofferto perché aveva una madre bellissima, ammirata, irraggiungibile, non toccabile fisicamente. Lei non ha avuto la soddisfazione dell'amore materno e quindi  l'ha fatto diventare il problema della sua vita. Non aiuta Clarissa a superare eventualmente l'atteggiamento frivolo che lei odiava e amava in sua madre;  non l’aiuta perché non arriva a giudicare l'atteggiamento di sua madre.

- Qualcuno ha trovato nel libro qualcosa di cinematografico. Io, invece, l’ho trovato piuttosto teatrale, forse per l’ambiente legato a un’epoca. Mi  sono immaginata il teatro di questa festa.

- C’è anche la storia della figlia Elizabeth, la diciottenne con l'infatuazione religiosa, istigata da Miss Kilman. Nessuno dei tantissimi personaggi è insignificante. Elizabeth, dopo aver bevuto la cioccolata con Doris Kilman, se ne va perché deve aver capito com'è la Kilman; cosa che sua madre non è riuscita a fare.

- E Septimus?

- Septimus non vive la vita. È l'aspetto maschile di quello che fa Clarissa. Clarissa sfugge da quello che nella vita la spaventa. Septimus si chiude alla vita in altro modo, nella depressione che lo isola dagli altri, anche da chi gli sta vicino, come sua moglie,  e vorrebbe aiutarlo. Certo non attira compassione perché è difficile vivere accanto a un depresso. Clarissa sfugge al suo innamoramento per Peter perché Peter la coinvolgerebbe. Clarissa ha un fondo torbidamente malinconico.

 -  Quando Clarissa viene a sapere della morte di Septimus ha una reazione ambivalente: da una parte è irritata perché la notizia, diffusa durante la sua festa, gliela rovina; dall’altra sente attrazione per il gesto, come se Septimus avesse realizzato qualcosa che lei desidererebbe inconsciamente per sé.

-  Si parlava prima della presenza e non presenza di un io narrante. Io trovo interessante il continuo passaggio del punto di vista, che è legato non solo al tempo, ma al luogo. È  un continuo passaggio da un flusso di coscienza a un altro flusso di coscienza, suscitati dai luoghi diversi in cui si svolge la storia: la strada del fioraio, il parco. E dalle cose che i personaggi vedono.

-  Questa che stai dicendo è l'attenzione normale,  sana, della persona che osserva.

-   Io li cercavo questi passaggi, come sblocco di una situazione. Però poi si torna sempre al passato e  chi legge si chiede:  "Ma adesso, adesso che succede?”.

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