Resoconto del 139° incontro del GdL (27/09/12): Kitchen di Banana Yoshimoto

Banana Yoshimoto 
Kitchen


INCIPIT

Non c'è posto al mondo che io ami più della cucina.
Non importa dove si trova, com'è fatta: purchè‚ sia una cucina, un posto dove si fa da mangiare, io sto bene. Se possibile le preferisco funzionali e vissute. Magari con tantissimi strofinacci asciutti e puliti e le piastrelle bianche che scintillano.
Anche le cucine incredibilmente sporche mi piacciono da morire.
Mi piacciono col pavimento disseminato di pezzettini di verdura, così sporche che la suola delle pantofole diventa subito nera, e grandi, di una grandezza esagerata.
Con un frigo enorme pieno di provviste che basterebbero tranquillamente per un intero inverno, un frigo imponente,
al cui grande sportello metallico potermi appoggiare. E se per caso alzo gli occhi dal fornello schizzato di grasso o dai coltelli un po' arrugginiti, fuori le stelle che splendono tristi.
Siamo rimaste solo io e la cucina. Mi sembra un po'meglio che pensare che sono rimasta proprio sola.
Nei momenti in cui sono molto stanca, mi succede spesso di fantasticare. Penso che quando verrà il momento di morire, vorrei che fosse in cucina. Che io mi trovi da sola in un posto freddo, o al caldo insieme a qualcuno, mi piacerebbe poterlo affrontare senza paura. Magari fosse in cucina !
Banana Yoshimoto, nata a Tokyo nel 1954 ha esordito nel 1988 con due romanzi brevi, Un triste presentimento e Kitchen ottenendo un immediato e vasto consenso di pubblico; del tutto particolare il suo successo in Occidente che, partito proprio dall'Italia, si è riverberato sul resto dell'Europa e sugli Stati Uniti. Nel recuperare alcuni temi della letteratura popolare (situazioni stravaganti o paradossali, colpi di scena, l'ambiguità di un reale al limite del fantascientifico), i racconti di Banana Yoshimoto evitano parametri troppo ripetitivi e convenzionali e rivelano una capacità costruttiva tutt’altro che ingenua; a essa fa da supporto un linguaggio sofisticato nelle parti descrittive, ricche di ellissi e associazioni, e disinvolto e spigliato nei dialoghi, che mantengono l’immediatezza di un parlare "giovane". Tra gli altri romanzi: Tsugumi (1989; trad. it. 1994); Shirakawa yofune (1989; trad. it. Sonno profondo, 1994); N. P. (1990; trad. it. 1992); Tokage (1993; trad. it. Lucertola, 1995); Amrita (1994; trad. it. 1997); Sly (1997; trad. it. 1998); Hanemūn (1997; trad. it. Honeymoon, 2000); Karada wa zenbu shitte iru (2000; trad. it. Il corpo sa tutto, 2004); Niji (2002; trad. it. Arcobaleno, 2003); Hagoromo (2003; trad. it. L'abito di piume, 2005); Deddoendo no omoide (2003; trad. it. Ricordi di un vicolo cieco, 2006); Umi no futa (2004; trad. it.  Il coperchio del mare, 2007); Hatsukoi (2004; trad. it. High and dry. Primo amore, 2011); Iruka (2006; trad. it. Delfini, 2010); Jinsei no tabi wo yuku (2006; trad. it. 2010); Chiechan to watashi (2007; trad. it. Chie-chan e io, 2008). Nel 2012 è stato pubblicato in Italia con il titolo Moshi moshi il suo nuovo romanzo, centrato sul rapporto madre-figlia.
Notizie tratte da treccani.it


RESOCONTO DEL 138° INCONTRO DEL GDL 27/09/2012

Questa sera siamo ospitate nel piano semi interrato della Biblioteca, siamo raccolte in una piccola stanza per parlare di “Kitchen” di Banana Yoshimoto. Non a caso siamo tutte donne oggi e partono i commenti:

- mi è piaciuto molto, l’ho riletto con piacere, è un racconto fresco, l’autrice è molto giovane. I personaggi sono interessanti, belli, credibili, simpatici. Quel transessuale padre di Yuichi che si trasforma in donna per fargli da madre, una bella figura. Possiede i pregi sia del maschio che della femmina. La protagonista  Mikage è molto simpatica, descrive tutte le cose importanti della vita: l’amore, la solitudine, la morte.  Le descrive in modo semplice ma sentito. Un altro che mi è piaciuto molto è il personaggio un po’ surreale di Urara: non si capisce bene se è reale. Una persona buona.

- anch’io l’ho letto e mi è piaciuto. Mi ha colpito questa scrittrice giovane che scrive di morte e di cibo. E’ scritto in maniera molto leggera. La morte è tragica però l’autrice la tratta in modo bello. In Giappone hanno paragonato questo tipo di scrittura ai fumetti manga ma non vedo la similitudine. Ho trovato proprio bella la sua scrittura.

- questo racconto è surreale secondo me. C’è questa atmosfera magica. A me “Kitchen” è piaciuto molto. La figura di lei Mikage che nonostante la morte la perseguiti, fa degli incontri positivi nella sua vita. Trova questo ragazzo Yuichi, viene accolta in casa sua… Mi è piaciuto il tema della  cucina che è il suo rifugio. E’ un po’ animista. Mi è piaciuto che il racconto sia finito bene. Lei prende una sua strada lontana da Yuichi e va a fare questo corso di cucina prestigioso: “i nostri sentimenti viaggiavano…..” Lei capisce che c’è una curva pericolosa ma riusciranno a superare gli ostacoli. A me piacciono i libri corti. Anche “Notturno Indiano” di Tabucchi era un racconto corto. E poi questa espressione che usa Yoshimoto per descrivere la sensazione provata davanti alla morte: “mai più”.  Mi ha fatto riflettere molto.

- sì, a me è piaciuto subito, si parla della morte. Anch’io sono rimasta senza la nonna. Sono rimasta sconvolta, avevo il mio equilibrio ed è stato sconvolto. Quando c’è qualcosa che rompe un equilibrio, i personaggi del racconto cercano di ricostruirselo. Il padre di Yuichi che diventa madre. In “Moonlight Shadow” il ragazzino Hiiragi che si veste con la gonna della fidanzata morta. Ciascuno cerca una propria strada per ritrovare l’equilibrio. La morte è un incidente che ti toglie l’equilibrio e cerchi di ritrovarlo. E poi il cibo: di notte Mikage va a portare il cibo al fidanzato. E’ un modo per amare. Avevo sentito delle conferenze sul cinema e il cibo. Nel cinema italiano il cibo non esiste come elemento positivo. “La grande abbuffata”, o Totò che si mette gli spaghetti in tasca. Una roba come il “Pranzo di Babette” non l’abbiamo nel cinema nostro.

- il cibo che ha un valore sacro

- il libro affronta il tema della solitudine. All’inizio il padre di Yuichi diventa donna e la cosa mi ha sorpreso, però sono andata avanti nel racconto che si è sviluppato in modo leggero. Bevono molto tè. Alla fine non ti pesa l’argomento. Lei trova conforto in questa nuova famiglia, può ricominciare, mettersi a cucinare. Il secondo racconto mi è piaciuto molto ma non ho capito bene cosa significava questa ragazza Urara, però si è risolto bene il racconto, alla fine i protagonisti sono riusciti a riprendere la loro vita. Hanno superato la tragedia. Ho letto oggi sul giornale la storia di una cuoca di Modena, Marta che racconta la sua vita sul filo del cucinare.

 sopra, la scrittrice Banana Yoshimoto

- io cucino per sopravvivere,  vado con i surgelati


- io ho riletto “Kitchen” e mi è piaciuta l’atmosfera che non è pesante. Tratta la morte in modo particolare in “Kitchen”. Poi ho letto l’ultimo suo libro, è ambientato in un  ristorante. Si affronta la morte da persona adulta. Questa donna adulta non se ne fa una ragione. Ma anche in questo ultimo racconto la storia non finisce male, narra della ricerca di un equilibrio. Mi è piaciuto vedere la crescita di una donna.

- quindi una visione positiva, i personaggi lottano per ritrovare l’equilibrio. Poi descrive la presenza forte della natura. Quando si sentono bene sono in equilibrio con la natura. Nasce una mattina radiosa ma che non c’entrava niente con lo stato d’animo di Mikage. Un ricordo personale: dopo che è morto mio marito, avevo trent’ anni, era aprile, ebbene le pratoline che scoppiavano di vita mi davano fastidio.

-ho notato la bella descrizione dell’atmosfera delle stagioni, anche quando c’era il freddo era comunque positivo. C’è sempre il cibo e la morte in collegamento. La cucina è la cosa più intima che abbiamo. Un bel libro.

- avevo visto un film “mangiare, bere e dormire”.

- mia figlia adora Banana Yoshimoto. Avevo già letto questo libro che non mi era piaciuto molto. L’avevo trovato pesante, con questo argomento della morte. Invece rileggendolo ho trovato in questa storia tutto quello che avete detto. Vanno letti due volte alcuni libri.

- l’ho letto. Devo dire che mi è piaciuto. Sono andata al cimitero con il libro. Yoshimoto dice che alcune persone sono illuminate e che quando se ne vanno lasciano il buio.

- mi ha fatto venire in mente il discorso Occidente-Oriente riguardo alla morte. Bisognerebbe parlarne.

- c’è un diverso approccio verso il cibo in Oriente.

- il cibo unisce. Ho conosciuto delle persone che mi hanno stupito per il loro approccio con il cibo.

- anche perché ogni uno mangia nel piatto comune, in Africa per esempio.

- mia zietta diceva: “anche questa sera abbiamo mangiato”.

- Sono siciliana e mia madre aveva questa abitudine: se cadeva il pane, dovevamo raccoglierlo, soffiare, baciarlo e capovolgerlo sul tavolo…

- mia mamma è pugliese, non riesco a buttare il pane. All’incontro “Una trama di fili colorati”, si diceva che i nostri nonni conoscevano l’importanza del cibo, i giovani no.

- quando mia mamma pugliese faceva la pasta, faceva la croce e benediva.

- io non sono riuscita a trasmettere ai miei figli che non si butta il cibo, tengo gli avanzi e me li mangio. Loro no.

- io penso che non si tratti solo di cibo nel libro ma della preparazione del cibo. Significa dedicare attenzione a qualcuno. Ci sono super trasmissioni sul cibo, ricette. La cosa mi stupisce perché sembra che la società capisca che c’è qualcosa che manca oggi. Per compensare il vuoto che c’è. Una volta la colazione era come un rito.

- del resto penso alla cerimonia del tè.

- ci tartassano con le trasmissioni sul cibo, ma quando vado a fare la spesa vedo la busta dei surgelati con dentro zucchine, patate, le vaschette con l’insalata con già il condimento….

- però il fatto del cibo veloce può permettere alla donna di liberare del tempo per sé.

- quando penso a mia mamma che la domenica mattina faceva il sugo che andava per quattro ore. Sabato trippa…

- c’era l’esagerazione opposta, la donna che viveva per cucinare. In pieno agosto a fare a mano le tagliatelle.

- c’era anche il vestito della festa.

- nel romanzo l’idea del cibo è legato alla sacralità, l’amore, il senso del bello. E’ terapeutico.

- Il libro tratta il tema della solitudine, la solitudine cosmica.

Nessun commento:

Posta un commento