Resoconto del 138° incontro del GdL: "Notturno indiano" di Antonio Tabucchi

Antonio Tabucchi
Notturno indiano
Sellerio editore Palermo

INCIPIT
Il tassista aveva una barba a pizzo, una reticella sui capelli e un codino legato con un nastro bianco. Pensai che fosse un sikh, perché la mia guida li descriveva esattamente così. La mia guida si intitolava: India, a travel survival kit, l'avevo acquistata a Londra più per curiosità che per altro, perché forniva sull'India informazioni assai bizzarre e a prima vista superflue. Solo più tardi mi sarei accorto della sua utilità.
L'uomo correva troppo forte per il mio temperamento e suonava il clacson con ferocia. Mi parve che sfiorasse i pedoni di proposito, con un sorriso indefinibile che non mi piaceva. Alla mano destra portava un guanto nero, e anche questo non mi piacque. Quando imboccò Marine Drive parve calmarsi e si allineò tranquillamente in una delle file del traffico, dalla parte del mare. Con la mano guantata indicò le palme del lungomare e l'arco del golfo. «Quello è Trobay», disse, «e davanti a noi c'è l'isola di Elephanta, ma non si vede. Sono certo che vorrà visitarla, i battelli partono ogni ora dal Gateway of India».


Antonio Tabucchi
Antonio Tabucchi è nato a Pisa nel 1943. È stato Professore di letteratura portoghese all'università di Siena. Nel suo primo romanzo Piazza d'Italia (1975), presentato come "favola popolare", ha coniugato una scanzonata inventiva con un’appassionata ispirazione civile. Ha poi pubblicato volumi di racconti (Il gioco del rovescio, 1981; Piccoli equivoci senza importanza, 1985; L'angelo nero, 1991) e romanzi (Notturno indiano, 1984; Il filo dell'orizzonte, 1986; Requiem, scritto in portoghese, 1991, trad. it. 1992; Sostiene Pereira, 1994; La testa perduta di Damasceno Monteiro, 1997) nei quali è riuscito a condensare sempre meglio storia e fantasia in una sigla inconfondibile di nitore costruttivo e finezza intellettuale. Per il teatro ha scritto I dialoghi mancati (1988). Ha curato un’antologia dell’opera di Fernando Pessoa (Una sola moltitudine, 2 voll., 1979-84), autore al quale ha dedicato gran parte della propria attività di studioso. Tra le opere successive si ricordano: Gli zingari e il Rinascimento (1999); Si sta facendo sempre più tardi. Romanzo in forma di lettere (2001); Autobiografie altrui. Poetiche a posteriori (2003); Tristano muore. Una vita (2004); Racconti (2005); L'oca al passo (2006); Il tempo invecchia in fretta (2009); Viaggi e altri viaggi (2010); Racconti con figure (2011); Il piccolo naviglio (2011).
Tabucchi è morto a Lisbona nel 2012.


RESCONTO DEL 137° INCONTRO DEL GDL: "NOTTURNO INDIANO" DI ANTONIO TABUCCHI



Diamo il benvenuto a una nuova partecipante e distribuiamo il nuovo calendario degli incontri.
Giuliana ci legge un estratto di Banana Yoshimoto. Distribuiamo anche la breve biografia di questa scrittrice perché il prossimo libro di cui parleremo al GDL sarà "Kitchen".
Essendo a settembre il tema del viaggio è ancora d’attualità, ed eccoci partire con “Notturno Indiano” e con i commenti che ci ha ispirato:

- l’ho riletto una seconda volta perché mi ha lasciato un po' così. Alla fine del libro la ragazza dice che c'è qualcosa che gli sfugge in questo romanzo... Gli episodi sono belli ma quello che non riesco a capire è se questo Xavier esiste oppure se rappresenta invece il protagonista alla ricerca di se stesso. I racconti non sono legati uno all'altro. Mi domando cosa avete capito voi… Non mi è spiaciuto, pone tanti interrogativi. Non ho mai letto un libro di questo tipo. So che Tabucchi è uno studioso di Pessoa.

- io pensavo in effetti che fossero la stessa persona lui e Xavier. Lo chiamano Nightingale (usignolo) Xavier ma quello è il soprannome che veniva dato all'io narrante. Credo la storia rappresenti una ricerca di sé in voga negli anni 60; molti giovani andavano in India a cercare se stessi. Bella la storia del postino di Filadelfia che abbandona tutto per andare a vedere il mare vero in India. Alla fine del romanzo sembra che il protagonista decida di lasciare perdere la ricerca interiore e di andare in biblioteca a cercare libri. Perché andare fino in fondo a sé stesso è pericoloso, si rischia di impazzire. Il romanzo evoca bene l’India: un luogo di vita violenta, di natura violenta, sei in balia di questa natura, vediamo il quartiere triste delle prostitute, il tempio di Kailasanatha che ha qualcosa di magico e di penoso. La magia dell'India è qualche cosa di triste, doloroso, malato. Tutto il contrario del Sudamerica, che possiede una carica positiva. Invece qui ch'è il magico malato, si cerca un conforto contro il male della vita. Quel disgraziato che sembra una scimmia appollaiata sulla schiena del fratellino e che viene ritenuto sacro, superiore, questo è una magia in risposta al tragico. Mi ha colpito il medico dell'ospedale che porta il protagonista nei vari reparti con i scarafaggi che girano ovunque. Il narratore chiede al medico “Ma tu credi in una religione?” Risposta del medico: “No, la cosa peggiore che possa capitare a uno che sta in India è di essere ateo”. L'ho trovato bellissimo il libro. Volendo approfondire dà un sacco di spunti, tra i quali la non importanza degli individui in India. Il contrario di come è da noi. E’ bello il libro corto
.
Dipti Dave e Jean-Hugues Anglade in una scena del film "Notturno indiano" tratto dall'omonimo romanzo di Antonio Tabucchi
- al termine del libro il protagonista trova finalmente Xavier ma non lo vuole più incontrare. Forse capisce che Xavier non desidera essere trovato.

- bello l’episodio nel quale il postino manda cartoline senza francobolli a tutti gli abbonati dell’elenco telefonico di Filadelfia incominciando dalla A fino alla Z. L'ho letto due volte.

- si legge bene perché è circolare, ha una fine che non è una fine. Ogni capitolo è una tappa verso la conoscenza di sé. Infatti il protagonista decide di partire per l’India spinto dalla sensazione che qualcosa di grave sia accaduto al suo amico. Mi dà la sensazione di un libro circolare che si può iniziare può essere iniziato da dove si vuole. Non ho percepito assolutamente l'idea dell’India. Forse ero più concentrata sulla vicenda della ricerca. Il personaggio non mi ha fatto entrare nell'India. Mi ha colpito molto, non avevo mai letto niente di Tabucchi.

- volevo chiedere se questo racconto ha portato il successo a Tabucchi. Queste dodici notti in dodici posti diversi dell'India mi hanno dato proprio l'idea di cosa era l'India. E' di questi contrasti che vive l'India. Estrema povertà e estrema ricchezza. Avvincente questo libro, c'è la stoffa dello scrittore. Conosce l'intimo umano di un popolo. E' molto cambiata in questi anni però l'India. Ci vorranno ancora anni ma ha già incominciato a cambiare. Mia figlia ha fatto la spola dalla Svizzera all'India per organizzare degli uffici là.
 
- Mi sono sempre rifiutata di andare in India.

- non credo che sia cosi cambiata la vita in India. C'è gente che dorme per strada e muore lì.

- lì purtroppo la popolazione è divisa per caste.

- legalmente questo discorso delle caste non ci dovrebbe più essere.

- è vero che l’India è cambiata parecchio, nella mia azienda ci sono ispettori indiani che ci raccontano che è cambiata, c’è molta tecnologia ma ci sono i ricchissimi e i poverissimi. Non esiste una fascia intermedia. Le condizioni di vita sono cambiate, l'alfabetizzazione ha aiutato e troviamo molti diplomati, laureati. La gente non è ricca ma si sta formando lo strato medio.

- la guida che ci accompagnava a New Delhi ci ha portati a visitare la sua casa. Si trovava in una via dove guazzava sporcizia di ogni genere. Però in compenso casa sua era quasi più pulita della mia. Della sua bambina di sei anni lui diceva che doveva studiare. Nel libro di Tabucchi, ogni giorno presenta una visione diversa di quello che è l'India.

- a me è piaciuto, sarebbe da rileggere. L'India c'era da aspettarsela così come è descritta. Non ci sono mai andata. Ho sentito una maestra d'asilo che è andata a Natale scorso e ne parlava: è ancora così. Sono stata in Sri Lanka, ho visto delle cose stranissime, delle mucche per strada davanti a un albergo di lusso. I nostri occhi di occidentali giudicano con la nostra mentalità. Lì è diversa la scala dei valori. Per loro la vita ha un valore diverso. Ci sono quelli che si pongono domande, non sono tutti cosi. Anche in altri posti dell'Oriente.

- mi ricordo le guide a Bali che dicevano che se tu ti comporti bene nasci uomo ancora, se no nasci animale. Ti aiuta a vivere questa credenza. Ho visto per esempio una donna sulla spiaggia che vendeva braccialetti e che è diventata poi mia amica, andava a raccogliere le conchiglie da vendere; mostrava una serenità e una gioia di vivere meravigliose. Idem quello per strada che cucinava e vendeva cibi. Noi ci siamo fatto una vacanza tranquilla, non mi sono addentrata nel paese. Ma ho visto gente serena. Anche in Tailandia, una miseria tremenda ma tanti sorrisi.

- noi crediamo nel Paradiso ma non ne siamo certi...

- forse per approfondire si può leggere la letteratura indiana di adesso, o anche di venti o trent’anni fa (per esempio Anita Desai). E poi c’è un libro bellissimo sull’India che si intitola Shantaram. Mi affascina capire. Di Tabucchi avevo letto questo racconto molti anni fa, l'ho riletto e penso che parli di una ricerca di se stesso. Lo puoi lasciare a metà e riprenderlo. A me piace la sua scrittura, bella. Mi è ripiaciuto.

- non ho capito niente del libro e non mi è piaciuto. Mi è venuto in mente Hesse per lo spiritualismo.

- magari non era il momento.

- ma voi come fate, prendete appunti? Io non ho memoria. Sono presa dal personaggio e perdo di vista il senso del racconto. Mi si ingarbuglia tutto.

- ma puoi avere una tua riflessione sul senso del libro anche se segui il personaggio nelle sue avventure.

- io prendo appunti man mano.

- io ho letto "Filippide il maratoneta", di Saverio Scozzoli; è scritto bene, mi sembrava di correre con lui. Si tratta di un romanzo storico ma è bello, parla anche di usi e costumi dell’epoca.

- pag.15: "il quartiere delle gabbie era molto peggio di come me lo immaginavo io....".

- a me è piaciuto molto, alla fine ho pensato che il ricercato fosse il narratore stesso. Un racconto profondo. La parte che parla della biblioteca è un sogno, anche in albergo quando arriva la prostituta che gli dà informazioni su Xavier, la dimensione è quella del sogno, dell’ambiguità, del reale irreale.
Antonio Tabucchi nella «sua» Lisbona circondato da tanti Pessoa (illustrazione di FABIO SIRONI) 
- io credo che non sopporterei di vedere queste città come Calcutta, New Delhi...

- la miseria è miseria, ovunque.

- io l'ho letto, mi ha affascinato moltissimo il modo di scrivere: sei sempre più coinvolto eppure la vaghezza continua. Potresti prenderlo da qualsiasi punto il racconto perché è senza trama. Anch’io l'ho interpretato come te questo racconto, Xavier è in realtà il protagonista. Viene voglia di leggere altri libri di Tabucchi.

- l'India è il nostro medioevo.

Chi se l’aspettava da un racconto così corto un dibattito così ricco?

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