Per la nostra rubrica dei "Saggi" - n. 5 - "La fatica dei giusti. Come la giustizia può funzionare" di Michele Vietti

Michele Vietti
La fatica dei giusti. Come la giustizia può funzionare

ed. Università Bocconi, 2011
 

Michele Vietti è vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, l’organismo che sovrintende al governo dell’apparato giudiziario in Italia. Forse più che in altre nazioni la “macchina giudiziaria” in Italia funziona molto lentamente ed è continuamente oggetto di dibattiti parlamentari per “revisionarla” e metterla in grado di funzionare meglio. Del malfunzionamento della giustizia ne sono coscienti la gran parte dei cittadini ai quali però non vengono mai  dette chiaramente le ragioni che lo causano. Lo fa, o cerca di farlo, Vietti nel suo libro.  Cifre alla mano, Michele Vietti dimostra che il numero dei magistrati in Italia è sotto la media europea. (In Italia 10,2 magistrati ogni centomila abitanti; in Europa la media è di 18). Un altro argomento, dibattutissimo anche recentemente, è quello della responsabilità dei giudici; come se gli errori giudiziari rimanessero sempre impuniti. Vietti, riportando i dati relativi all’anno giudiziario 2006, scrive che i procedimenti definiti dal CSM sono stati 194, dei quali 143 con provvedimenti più a meno pesanti, tra i quali le rimozioni sono state sei. L’Italia è la nazione con il maggior numero di cause pendenti, sia civili che penali; secondo Vietti tale arretrato ha una ragione: l’eccessivo ricorso alla giustizia che fanno gli italiani. Questo ha portato l’Italia ad avere un elevato numero di avvocati e a far porre la Vietti la domanda: “Ci sono tanti avvocati perché c’è molto contenzioso, o c’è molto contenzioso perché ci sono molti avvocati?” Ciò che l’Autore del libro mette al primo posto come riforma, è una migliore distribuzione degli uffici giudiziari sul territorio. Conclude affermando che i giudici non possono più essere la sola “bocca della legge”, ma devono tener conto degli aspetti ambientali, biologici e quant’altro fa parte dei diritti “politici” del mondo attuale. 
di Enrico Sciarini