Resoconto dell'incontro del 24 maggio: "Tosca dei gatti" di Gina Lagorio

Tosca dei gatti, di Gina Lagorio

"Aspetto. Se lo ricorda, no? il padre? Con quella grinta c'era solo lui in paese. Che brutta morte ha fatto! Non ci devo pensare... Ma poco prima, mi aveva portato in casa la sua donna. E dopo, potevo mandarla via? L'aveva fatta sua, l'aveva messa incinta, questo coraggio io non ce l'ho, così adesso aspetto. Ma questa volta l'attesa è lunga, troppo, siamo già in ritardo, e lei è così grossa... Speriamo che non sia un parto difficile..."
La donna si accese una sigaretta, il ciuffo di capelli che portava legati a coda di cavallo per darsi sollievo nel gran caldo del mezzogiorno, oscillò a quel tentennare dubbioso, mentre proseguiva il suo monologo nell'atrio della piccola casa condominiale; chi l'ascoltava era fermo invece alla prima rampa di scale, la faccia costretta dall'autocontrollo a restare impassibile, ma lo stupore stampato in mezzo agli occhi. Il condòmino che Tosca aveva fermato mentre rientrava dalla spiaggia era un piemontese tranquillo, che la pensione aveva quietato del tutto. (...)

GINA LAGORIO
Gina Lagorio nacque a Bra nel 1922. Scrittrice italiana. Tra le sue opere di narrativa (Un ciclone chiamato Titti, 1969; Approssimato per difetto, 1971; La spiaggia del lupo, 1977; Fuori scena, 1979) spicca Tosca dei gatti (1983, premio Viareggio 1984), romanzo in cui una intensa commozione trasforma in emblema universale lo strazio di una solitudine senza conforti, sullo sfondo del paesaggio ligure tanto caro alla scrittrice. Seguirono: Golfo del paradiso (1987); Tra le mura stellate (1991); Il silenzio (1993); Il bastardo, ovvero gli amori, i travagli e le lacrime di Don Emanuel di Savoia (1996); Inventario (1997), che racconta, per temi, la storia dell'autrice; L'arcadia americana (1999); Elogio della zucca (2000). A Càpita (2005, pubblicato postumo) affidò le riflessioni e gli stati d'animo della sua lunga malattia. Tra i suoi lavori di critica letteraria, Sbarbaro, un modo spoglio di esistere (1981); tra i saggi si ricordano Penelope senza tela (1984); Russia oltre l'URSS (1989) e Il decalogo di Kieslowski (1992). 
Si spense a Milano nel 2005.

RESOCONTO DEL GDL 24/05/2012
Tosca dei gatti di Gina Lagorio

Giovedì, 24 maggio 2012,: questa sera si parla di Tosca dei gatti, di Gina Lagorio.
Bene. Cominciamo.

Sono stata un po’ spiazzata all’inizio perché, quando Tosca parla, sembra che parli di una persona, mentre in realtà parlava della gatta. Non l'avevo capito, ma dopo, quando mi è stato chiaro, ho capito che amava i gatti più delle persone. In realtà è forse meglio amare un cane o un gatto perché tante volte le persone ci deludono. Poi mi ha un po' intristita la solitudine. La prima parte del libro mi è piaciuta di più perché più dedicata ai gatti che dormivano con lei, l'accarezzavano; invece la seconda parte era un po' fredda. Lei aveva fatto sì amicizia con i due giornalisti Gigi e Tonì, con cui si sentiva in famiglia, ma fondamentalmente era sola. La solitudine tende a farci isolare, ci si aliena e raramente si viene capiti e i barlumi che si accendono vengono spenti dalla cattiveria della gente. Mi è piaciuta questa parte.

Io ho iniziato il libro, ma non scorreva e quindi l'ho chiuso. Sono rimasta a metà. All'inizio mi piaceva di più; adesso meno. Il problema della solitudine esiste. Credo che il romanzo sia un invito ad agire diversamente: invece di chiudersi, bisogna aiutarsi un po', non lasciarsi andare, alcolizzarsi, perché poi è peggio.

A me il romanzo è piaciuto per 4 motivi:
1) La storia nella storia. Lo scrittore è un divoratore di vite altrui, nello specifico di quella di Tosca con cui entra in amicizia insieme alla sua compagna. Talvolta le lascia sole perché poi Tonì, la sua compagna, gli racconti cose che si dicono solo tra donne, le confidenze. Lo scrittore non vuole parlare di eroi, ma rappresentare la vita quotidiana di gente comune perché il lettore si possa rispecchiare in certe situazioni e sentimenti. La storia, la politica parlano di eventi, di potere, ma la vita quotidiana è qualcosa di diverso, riguarda le preoccupazioni del singolo. Ci sono scrittori che parlano e scrivono di politica e di popolo, come i due giovani che abitano uno degli appartamenti della casa di vacanze, ma il popolo per loro è sempre massa, non individuo.
2) I personaggi così comuni, dal giornalista Gigi che scrive articoli di gastronomia alla sua compagna Tonì, che scrive articoli di musica e spettacolo, alla portinaia Tosca che prima lavorava forse in fabbrica e, dopo la morte del marito, un po’ per dimenticare la casa in cui era vissuta con lui, un po’ per via di un enfisema polmonare, aveva lasciato Milano per la Liguria, il paese dove aveva una cognata, ai due giovani che studiano e scrivono di politica alla madre di tre bambini, moglie e madre per destino che si sente attratta da una vicina di casa decisionista.
3) I rapporti fra i personaggi, fra Gigi e Tonì così rispettosi del bisogno di stare soli; fra Tosca e il marito Mario che non le ha mai fatto pressione perché lei facesse figli, cosa di cui aveva paura. Tutto questo rispetto fa sì che le persone siano sole. Eppure Mario aveva, secondo Tosca, una naturale disponibilità a voler bene agli altri. Tosca vuole bene ai gatti, e i gatti sono animali piuttosto autonomi e solitari.
4) L’ambiente ligure, di gente asciutta e chiusa. Il turista è qualcuno che porta soldi, ma è anche il diverso. E comunque è difficile per un forestiero inserirsi in un paese dove tutti si conoscono

È plausibile che Tosca, lì da un po' di anni, si senta così respinta?

Sopra, la scrittrice Gina Lagorio

Strano che una persona vissuta in una grande città trovi più penosa la solitudine in un piccolo centro. Per questo io credo che lei sia lì non da tanto tempo.

Anch’io mi chiedo quanto abbia fatto o non fatto lei per cercare di entrare in questa collettività. Non sembra che abbia fatto molto per inserirsi.

Prende persino il pullman quando il conducente ha la giornata libera per non entrare in contatto con lui, che le aveva tentato una specie di corte, per cui lei non ci mette del suo.

Io ho trovato il libro coperto da una nebbia di tristezza. Non ho visto nessun personaggio con sentimenti esternati. Al di là del fatto che Gigi e Tonì siano in coppia, che arrivino i ragazzi figli di lui, che i due giornalisti giovani esistano, tutto è pervaso dalla solitudine di Tosca. il problema che solleva il libro è il pensiero di Gigi “che diritto ho io di entrare nella vita degli altri facendo l'osservatore?”. Lui dice che l'ambiguità spiazza l'autenticità; se io guardo la tua vita per uno scopo, si genera l'ambiguità. Questa ambiguità pervade tutto il romanzo, perché io non ho visto nessun personaggio aprirsi: sono tutti personaggi senza slanci. È invece interessante il rapporto dello scrittore con il lettore: è giusto che lo scrittore debba proporre cose che siano pane per i denti del lettore oppure dovrebbe uscire dalle cose quotidiane? È interessante anche vedere come in un libro datato la Lagorio abbia voluto mettere il discorso dell'omosessualità, tema allora non trattato, oltretutto parlando di donne, lasciando il racconto in sospeso: che farà il marito? Lascerà la moglie? Anche Tosca è un po' guardona, non riesce a entrare nella vita degli altri, osserva i ragazzi che vanno alla spiaggia. È un po' come se venisse sottolineata l'incapacità di vivere rapporti: invece di entrare nella vita degli altri perché ne faccio parte, cerco di curiosare. Tutta questa atmosfera mi ha reso antipatici i gatti. I gatti sono più belli di come sono descritti lì; sono così prepotentemente amati da Tosca che non mi piacciono più.

A me è piaciuto perché i personaggi sono tutti molto normali. C'è la solitudine di coppia. Io ho sentito lo stato d'animo di uno che non viene più accettato nel suo posto di lavoro. Lui ha avuto un percorso all’indietro, non in avanti, lei è anche una persona abbastanza tormentata, nessuno sprizza allegria. Ho notato anche che nonostante andassero fuori a teatro, a cena, continuavano a darsi del lei.

Mi sembra che questo libro non lasci spiragli di speranza per nessuno perché anche il figlio del giornalista, Matteo, vive questo amore tanto disperato. Non c'è niente di leggero o che comunque ti faccia sperare che la vita di Tosca abbia una svolta. Adesso ha conosciuto loro, va ai concerti, e invece niente. Mi ha lasciato la sensazione di “senza spiragli”.

Bruno, l’amante di Tosca per qualche tempo, aveva una storia triste. Con la moglie malata che, quando torna dall’ospedale, lo costringe a tornare a casa, ad abbandonare Tosca. A parte il fatto che anche quando andava da Tosca tenevano giù le tapparelle: non è un bel modo di vivere una storia d’amore.

Da tutto quello che ho sentito, il romanzo è avvolto in una nebbia di tristezza, di solitudine. Magari l'autrice voleva proprio questo. In fin dei conti, è piaciuto o no?

Per me è un bel libro, ma è triste.

Sopra, Tosca dei gatti opera di Martha Nieuwenhuijs del 2009

Io volevo dire due parole sullo stile. Le prima sessanta pagine, in cui Tosca parla, lo stile è quello di Tosca, donna chiusa, sofferente per la morte del marito, a causa della quale lei sentiva di aver perso tutto. Lei era sofferente e beveva per questa sofferenza. A pagina 70 comincia a parlare Gigi e lo stile cambia. Lui usa frasi più complesse, frasi filosofico-esistenziali, espone giudizi sulla scrittura. Io leggo in metropolitana. Ci sono libri che leggo facilmente isolandomi. In questo caso facevo fatica a concentrarmi, soprattutto quando era il giornalista a raccontare. La scrittrice ha voluto raccontare il triste della vita, adolescenza, omosessualità, alcolismo, solitudine, differenza fra paese e città. Si esalta quando parla di Milano. Per quanto riguarda il problema dell'alcolismo, ricorda che suo padre diceva “meglio vivere poco ma vivere bene”, e a lei la frase non piaceva, considerava negativamente quelli che si drogavano, ma poi si trova a dover affrontare anche lei il problema del suo tipo di droga.

Io ho pensato che la Lagorio è riuscita a far scrivere il romanzo da un personaggio.

Alla fine la storia delle rose fa capire che lo scrittore ha inventato la storia.

Tosca, quando va nella vasca da bagno, lancia un grido incredibile del suo dolore.

L'unica cosa allegra è la vittoria ai mondiali.

Non ha Tosca, personaggio semplice, portinaia, che però ama i concerti e il teatro, qualcosa di affine con la portinaia di L’eleganza del riccio?

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