Resoconto del 135° incontro del GdL (14 giugno 2012): "L'anno della lepre" di Arto Paasilinna

L'anno della lepre, di Arto Paasilinna

INCIPIT
Sull'automobile viaggiavano due uomini depressi. Il sole al tramonto, battendo sul parabrezza polveroso, infastidiva i loro occhi. Era l'estate di San Giovanni. Lungo la strada sterrata il paesaggio finlandese scorreva sotto il loro sguardo stanco, ma nessuno dei due prestava la minima attenzione alla bellezza della sera.
Erano un giornalista e un fotografo in viaggio di lavoro, due persone ciniche, infelici. Prossimi alla quarantina, erano ormai lontani dalle illusioni e dai sogni della gioventù, che non erano mai riusciti a realizzare. Sposati, delusi, traditi, entrambi con un inizio d'ulcera e una quotidiana razione di problemi di ogni genere con cui fare i conti.







 ARTO PAASILINNA
Scrittore finlandese, nato a Kittilä, in Lapponia, il 20 aprile 1942. Dotato di ingegno duttile e inventivo, fondamentalmente autodidatta, dopo aver frequentato per un solo anno (1962-63) l'Istituto superiore popolare della Lapponia, svolse varie attività. È stato pittore, boscaiolo, collaboratore radio-televisivo, inventore (nel 1984 ha vinto il primo premio nella competizione nazionale delle invenzioni Valtakunnallinen keksintöpalkinto) e soprattutto giornalista con una spiccata attenzione ai problemi sociali; ha scritto, infatti, più di 10.000 articoli su numerosi quotidiani e riviste. Apprendista editoriale al quotidiano lappone Lapin kansa (Il popolo della Lapponia), caporedattore al quotidiano Pohjolan työ (Il lavoro del Nord) e infine collaboratore fisso al più noto periodico di attualità finlandese, Suomen Kuvalehti (Il periodico illustrato della Finlandia). Dedicatosi alla scrittura in particolare dal 1975, ha ottenuto ampi consensi, con i circa trenta romanzi pubblicati - e tradotti in molte lingue -, per lo stile veloce, chiaro e fluente
e per la vena satirica che percorre le sue movimentate narrazioni. Tuttavia la critica letteraria finlandese ha riconosciuto solo tardivamente i meriti di Paasilinna, che è stato invece apprezzato all'estero fin dalle sue prime opere. Nel 2001, lui vivente, si è costituita la società letteraria finlandese che gli è intitolata: Arto Paasilinnan Seura.
La sua opera più nota è il romanzo ecologico L'anno della lepre, una storia di vagabondaggio, in cui un giornalista annoiato del suo lavoro decide di lasciare tutto per ritrovare sé stesso nella natura insieme al suo compagno di viaggio, un piccolo leprotto: una scelta alternativa fuori dai prevedibili schemi sociali che sottintende una critica in chiave umoristica della società
dei consumi. Molto noto è anche il romanzo, a impronta mitologica e ricco di grande spiritualità,
Il figlio del dio del tuono, che costituisce una trilogia a sfondo religioso insieme a O mio Dio e Che il cielo ci aiuti.


Più vari i temi affrontati in altre opere: dalle storie di guerre immaginarie Operazione Finlandia a quelle di viaggiatori vaganti per mare e per l'universo intero I prigionieri dell'isola del Paradiso, dai racconti di combattenti stellari L'uomo felice, da cui è stato tratto un film nel 1982 alle vicende di povera gente Il mugnaio urlante.
Distaccandosi dalla sua prima produzione, in parte legata alla tradizione popolare finlandese, Paasilinna ha affrontato in modo originale argomenti di grande attualità: la malattia mentale, la tortura, la distruzione del mondo, il suicidio di massa, l'emarginazione e la solitudine. Il suo aspro giudizio sulla società è evidente in Piccoli suicidi tra amici, da cui è stato tratto un film nel 2000. L'unica via di uscita per parlare di argomenti tanto complessi e terribili sembra rimanere il suo dissacrante umorismo, come avviene in Il nitrito della fine del mondo.


RESOCONTO DEL 134° INCONTRO DEL GDL 14/06/2012:
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Dato il benvenuto a una new entry, distribuiti i calendari dei prossimi incontri, incominciamo a commentare il racconto.

O: dico prima due parole su Tosca dei Gatti. L'ho letto e mi è piaciuto tantissimo. Mi sono piaciuti tutti i personaggi, questa donna Tosca, pur essendo ricca e con tanto desiderio di contatti, non è riuscita a spezzare la sua solitudine.

Per quanto riguarda il libro di Paasilinna l'avevo già letto e mi è piaciuto ancora questa volta. Ho lavorato con i finlandesi in passato. L'ho vissuto come una favola molto distante dal nostro mondo. Questo rapporto che hanno con il loro paesaggio è proprio così; in questo libro attraversiamo tutte le stagioni. Tanti parlano della Finlandia come di un Paese piatto, monotono. Nel libro, invece, l'ambiente è come una favola, ogni capitolo è una storiella a sé. Lui che vuole evadere dal quotidiano perché non è contento. Parla del rapporto dei finlandesi con la natura, bevono perché c'è poca luce, e specialmente d'inverno diventa tutto triste.
Hanno fatto un film tratto dal racconto ma non l'ho visto. Loro hanno i negozi apposta per l'alcool, nei supermercati non lo trovi. Ti vendono alcool solo in questi negozi; a Tallin i finlandesi andavano con i carrellini. Vanno in giornata in Estonia e tornano pieni di bottiglie. Nel racconto mi ha colpito il fatto che lui sapesse fare tutto con le mani, se la cavava in qualsiasi circostanza.

D: io sono d'accordo con la favola. Divertente all'inizio il guardiacaccia che, per spiegare al protagonista cosa doveva mangiare la lepre, si siede, e si mette a disegnare con gli acquarelli; adesso una cosa del genere sarebbe impossibile, non abbiamo tempo. E il tassista che va nella foresta e aspetta i bevitori... Carino il libro e impariamo tante cose.

La figura dell'orso che abbraccia il protagonista è da favola poi. Lo racconto ai miei nipoti come fosse una favola il testo di alcuni libri.


P: io l'avevo già letto, non mi ricordavo bene però mi aveva lasciato una impressione positiva per la possibilità di cambiamento della propria vita. Questa volta, quando l'ho riletto, hanno prevalso le cose negative, la notte, i momenti di oppressione. Lui deve affrontare delle difficoltà in ogni capitolo. E' solitario. Alla fine ho pensato che è un libro che parla di speranza condizionata: si può cambiare la propria vita ma ci vuole capacità di adattamento.
Il racconto finisce poi come un sogno. E' bizzarro ma può essere abbastanza reale. Mi chiedo come il protagonista non avesse fatto a non mollare la moglie prima?

E: mi ha trasmesso un senso di libertà e mi ha incuriosito, mi ha colpito il musetto di lepre.
Mi piace come finisce, anche se non si capisce bene quale futuro avrà il protagonista, però lui e la lepre sono ancora insieme.  L'introduzione di Fabrizio Carpone, poi, è meravigliosa.

L: è un libro allegorico, pieno di paradossi che fanno capire che sul piatto della bilancia c'è la libertà e sull'altro piatto ci sono le lotte. Mi è piaciuto.

G: per me la filosofia è dentro la natura. Risalta bene la differenza tra la città e la libertà nella natura. Si fa delle domande sull'etica del suo lavoro, sulla sua relazione di coppia intrisa di ipocrisia. Invece in natura esiste una verità immediata. Mi ha colpito lo stile, sembrava che il narratore fosse sopra le parti, che i momenti belli e noiosi fossero tutti sullo stesso piano. Notiamo un forte distacco, nessuna emotività. Il racconto è come una cronaca. Anche quando incontra questi personaggi eccentrici, gli insegna a nuotare troppo rapidamente, non c'è coinvolgimento dell'autore, c'è freddezza. Probabilmente anche il freddo in queste regioni porta ad avere un certo carattere. Noi italiani siamo molto più coinvolti nelle narrazioni.


M: l'autore usa un tipo di scrittura che sembra fredda. Anche nella narrazione cinese c'è questo distacco totale, questo fatalismo in modo negativo, come se ci fosse qualcuno sopra di te che decide. Invece qui lui è padrone della sua vita. Cambia le cose.

L: l'ho trovato strano questo libro. Secondo me ci sono diversi piani di lettura: se l'avesse iniziata con “c'era una volta” allora tutto scorreva come una favola. A volte la natura gli dà un aiuto, a volte lui si batte. Però c'è un punto in cui s'interrompe la favola, alla fine quando fa l'elenco di tutte le cose che lui ha fatto. La libertà che lui pensava di aver conquistato, comunque non si è liberi, quindi lascia in sospeso il discorso della libertà.
E' l'interrogativo di questo libro: siamo veramente liberi? Poi ci mette molta ironia: quando c'è l'autista con il carro funebre. La lepre, la gazza. La lepre che è assettata del sangue dell'orso.... Sono messe dentro ad arte queste immagini, ti richiedono impegno.
Se lo leggi come favola scorre. Ma puoi anche chiederti: voglio vedere che rapporto ha con la libertà, se la natura è benigna o maligna.... Il bene e il male sono presenti e la libertà te la devi cercare; e forse quando lui incontra quella donna (non si sa come l'ha incontrata) non si sa se lui accetterà questa compagna. Ci poniamo delle domande.

C: non mi è piaciuto questo racconto. Preferisco i libri di sentimenti. Ma sentendo i commenti vostri, mi viene voglia di rileggerlo...

E: sulla libertà hai ragione  


L., ci pone delle domande il racconto. C'è la libertà del protagonista che fugge dal lavoro, dalla moglie.

P: sì ma è sempre in lotta.

E: è solo in Finlandia che la lepre diventa bianca?

R: mi ha colpito quando lui dice alla lepre: “dai devi toglierti il pelo...”.

E: io qualche pagina l'ho saltata.

L: ma per uno che ama tanto la natura addomesticare la lepre è una contraddizione!

ES: mentre leggevo pensavo: “questo qui lo stroncheranno, non è un libro per donne!” 
Invece no, non l'avete stroncato. Io sono stato deluso, era partito molto bene questo racconto, quando parla della sua professione di giornalista e che la demolisce: “basta che qualsiasi esperto di marketing ci dica di scrivere qualcosa e la scriviamo..." Invece abbiamo dei raccontini separati che riflettono sia l'ambiente naturale della Finlandia che il carattere dei finlandesi. A me non è piaciuto molto, è medio basso come livello.

G: Invece dell'autore dicono che abbia aperto il filone umoristico ecologico.

ES: come il quadro di Munch, sono così i finlandesi. Ci sono stato vent'anni fa, sbavavano per l'Italia, dicevano che siamo gente viva. Loro trovano un connazionale che sa rompere il ghiaccio ed ecco che le critiche sono buone!

O: dove lavoravo io, i finlandesi erano considerati i più allegri dei popoli nordici.

MG: simpatico il racconto, la prima sensazione è stata una forma di libertà assoluta. Lui risolveva qualsiasi cosa, per la libertà si adattava. L'ho letto volentieri.

I: io finisco con un aneddoto: ho avuto un coniglietto bianco tanti anni fa, mi seguiva, è stato una mia grande passione. Quando ha avuto un anno la mia amica mi ha regalato questo libro e ne ho un ricordo positivo.

E: pazzesche le descrizioni delle sue avventure: il modo in cui ha fatto uscire la mucca dalla palude.

R: lui dice nel racconto "la mucca anche lei si dava da fare".

M: e quando ha dormito con il morto...

E: e la respirazione bocca a bocca...

R: ho trovato che poneva delle domande strane sulla politica. Quando c'era quel tizio che viveva nella capanna, che aveva fatto degli studi.... E quando va all'Istituto Nazionale per la ricerca sugli animali, parla dei leprotti cavie... La cortina di ferro, l'orso che passa il confine.

M: quest'ultima parte è quella più incredibile!
© Andersen / Gaillarde / Denoël

E: leggo un pezzo: "quando si alzo in volo l'aereo ebbi un colpo al cuore...".

E: siamo abituati a vedere i lungo laghi, ma lì in Finlandia non ci sono, è tutto un lago
dopo l'altro.

E: i finlandesi bevono il sabato e la domenica. I tassisti vanno a raccattare il sabato
e domenica quelli che hanno bevuto.

Ed eccoci qua alla fine del nostro viaggio che ci ha portato là su al nord.

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