Per la nostra rubrica dei "Saggi" - 4. "I doveri della libertà" di Emma Bonino

I doveri della libertà, di Emma Bonino


E’ un libro intervista e quindi le prime pagine sono dedicate alla biografia della Bonino e dipendenti dalle domande dell’intervistatrice Giovanna Casadio. Solo dalle pagine 43 – 45 in avanti si trovano le opinioni della Bonino sul capitalismo, liberismo e socialismo. Da radicale la Bonino non crede “nel feticcio dell’economia come tema prioritario della politica. L’economia non può regolamentare i diritti civili. Afferma di non credere in un governo unico mondiale neppure se fosse patrocinato dalla Nazioni Unite, ma si dice convinta che l’attuale frammentazioni in Stati- Nazione sia quanto di più dannoso e inutile si possa immaginare. Poi affronta il tema della libertà dicendo che: “l’esercizio della libertà è faticoso, spesso doloroso. … Oggi molti italiani vivono nel torpore, come anestetizzati. Siamo passati da cittadini  a pubblico, da pubblico a spettatori, da spettatori a plebe instabile.” Particolarmente efficaci sono le opinioni della Bonino sulla questione europea: è decisamente a favore di un’Europa federale, ma per Lei l’Europa oggi è ferma, non progredisce e rischia di cadere in mano ai nazionalismi. Si dichiara convinta che nessuna nazione europea, compresa la Germania, può reggere al confronto con le potenze emergenti.
La speculazione finanziaria che attacca le singole Nazioni non potrebbe mai attaccare un’Europa Federale unita. Eccellenti anche le sue opinioni sull’immigrazione. Dice che la microcriminalità prospera in uno stagno e per eliminarla bisogna prosciugare lo stagno. Dal suo triennale soggiorno al Cairo si è convinta che lo sviluppo del continente africano è una priorità europea. Risponde anche a domande sul lavoro affermando che: “bisogna tutelare il lavoratore e non il posto di lavoro”. Sui rapporti interreligiosi dice che il compito del legislatore è quello di fare leggi in cui possono convivere ispirazioni religiose diverse; se la maggioranza parlamentare vara leggi che non rispettano questo elementare principio vuol dire che c’è una classe politica che viene meno al suo compito. Ritiene il pacifismo utopico e pensa che la risoluzione degli inevitabili conflitti si possa ottenere senza ricorrere alla violenza. Infine afferma che ogni dittatura usi i mezzi di comunicazione per ottenere il controllo fisico della persone. Per questo si dice convinta che prima di bombardare un regime violento con i missili lo si debba bombardare di informazioni ai cittadini. L’intervista si chiude proprio sulla libertà d’informazione e sul diritto di sapere con l’affermazione che: “senza libertà d’informazione la democrazia è impraticabile”.
 
                                                                                                                       di Enrico Sciarini

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