Resoconto del 135° incontro del GdL (14 giugno 2012): "L'anno della lepre" di Arto Paasilinna

L'anno della lepre, di Arto Paasilinna

INCIPIT
Sull'automobile viaggiavano due uomini depressi. Il sole al tramonto, battendo sul parabrezza polveroso, infastidiva i loro occhi. Era l'estate di San Giovanni. Lungo la strada sterrata il paesaggio finlandese scorreva sotto il loro sguardo stanco, ma nessuno dei due prestava la minima attenzione alla bellezza della sera.
Erano un giornalista e un fotografo in viaggio di lavoro, due persone ciniche, infelici. Prossimi alla quarantina, erano ormai lontani dalle illusioni e dai sogni della gioventù, che non erano mai riusciti a realizzare. Sposati, delusi, traditi, entrambi con un inizio d'ulcera e una quotidiana razione di problemi di ogni genere con cui fare i conti.







 ARTO PAASILINNA
Scrittore finlandese, nato a Kittilä, in Lapponia, il 20 aprile 1942. Dotato di ingegno duttile e inventivo, fondamentalmente autodidatta, dopo aver frequentato per un solo anno (1962-63) l'Istituto superiore popolare della Lapponia, svolse varie attività. È stato pittore, boscaiolo, collaboratore radio-televisivo, inventore (nel 1984 ha vinto il primo premio nella competizione nazionale delle invenzioni Valtakunnallinen keksintöpalkinto) e soprattutto giornalista con una spiccata attenzione ai problemi sociali; ha scritto, infatti, più di 10.000 articoli su numerosi quotidiani e riviste. Apprendista editoriale al quotidiano lappone Lapin kansa (Il popolo della Lapponia), caporedattore al quotidiano Pohjolan työ (Il lavoro del Nord) e infine collaboratore fisso al più noto periodico di attualità finlandese, Suomen Kuvalehti (Il periodico illustrato della Finlandia). Dedicatosi alla scrittura in particolare dal 1975, ha ottenuto ampi consensi, con i circa trenta romanzi pubblicati - e tradotti in molte lingue -, per lo stile veloce, chiaro e fluente
e per la vena satirica che percorre le sue movimentate narrazioni. Tuttavia la critica letteraria finlandese ha riconosciuto solo tardivamente i meriti di Paasilinna, che è stato invece apprezzato all'estero fin dalle sue prime opere. Nel 2001, lui vivente, si è costituita la società letteraria finlandese che gli è intitolata: Arto Paasilinnan Seura.
La sua opera più nota è il romanzo ecologico L'anno della lepre, una storia di vagabondaggio, in cui un giornalista annoiato del suo lavoro decide di lasciare tutto per ritrovare sé stesso nella natura insieme al suo compagno di viaggio, un piccolo leprotto: una scelta alternativa fuori dai prevedibili schemi sociali che sottintende una critica in chiave umoristica della società
dei consumi. Molto noto è anche il romanzo, a impronta mitologica e ricco di grande spiritualità,
Il figlio del dio del tuono, che costituisce una trilogia a sfondo religioso insieme a O mio Dio e Che il cielo ci aiuti.


Più vari i temi affrontati in altre opere: dalle storie di guerre immaginarie Operazione Finlandia a quelle di viaggiatori vaganti per mare e per l'universo intero I prigionieri dell'isola del Paradiso, dai racconti di combattenti stellari L'uomo felice, da cui è stato tratto un film nel 1982 alle vicende di povera gente Il mugnaio urlante.
Distaccandosi dalla sua prima produzione, in parte legata alla tradizione popolare finlandese, Paasilinna ha affrontato in modo originale argomenti di grande attualità: la malattia mentale, la tortura, la distruzione del mondo, il suicidio di massa, l'emarginazione e la solitudine. Il suo aspro giudizio sulla società è evidente in Piccoli suicidi tra amici, da cui è stato tratto un film nel 2000. L'unica via di uscita per parlare di argomenti tanto complessi e terribili sembra rimanere il suo dissacrante umorismo, come avviene in Il nitrito della fine del mondo.


RESOCONTO DEL 134° INCONTRO DEL GDL 14/06/2012:
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Dato il benvenuto a una new entry, distribuiti i calendari dei prossimi incontri, incominciamo a commentare il racconto.

O: dico prima due parole su Tosca dei Gatti. L'ho letto e mi è piaciuto tantissimo. Mi sono piaciuti tutti i personaggi, questa donna Tosca, pur essendo ricca e con tanto desiderio di contatti, non è riuscita a spezzare la sua solitudine.

Per quanto riguarda il libro di Paasilinna l'avevo già letto e mi è piaciuto ancora questa volta. Ho lavorato con i finlandesi in passato. L'ho vissuto come una favola molto distante dal nostro mondo. Questo rapporto che hanno con il loro paesaggio è proprio così; in questo libro attraversiamo tutte le stagioni. Tanti parlano della Finlandia come di un Paese piatto, monotono. Nel libro, invece, l'ambiente è come una favola, ogni capitolo è una storiella a sé. Lui che vuole evadere dal quotidiano perché non è contento. Parla del rapporto dei finlandesi con la natura, bevono perché c'è poca luce, e specialmente d'inverno diventa tutto triste.
Hanno fatto un film tratto dal racconto ma non l'ho visto. Loro hanno i negozi apposta per l'alcool, nei supermercati non lo trovi. Ti vendono alcool solo in questi negozi; a Tallin i finlandesi andavano con i carrellini. Vanno in giornata in Estonia e tornano pieni di bottiglie. Nel racconto mi ha colpito il fatto che lui sapesse fare tutto con le mani, se la cavava in qualsiasi circostanza.

D: io sono d'accordo con la favola. Divertente all'inizio il guardiacaccia che, per spiegare al protagonista cosa doveva mangiare la lepre, si siede, e si mette a disegnare con gli acquarelli; adesso una cosa del genere sarebbe impossibile, non abbiamo tempo. E il tassista che va nella foresta e aspetta i bevitori... Carino il libro e impariamo tante cose.

La figura dell'orso che abbraccia il protagonista è da favola poi. Lo racconto ai miei nipoti come fosse una favola il testo di alcuni libri.


P: io l'avevo già letto, non mi ricordavo bene però mi aveva lasciato una impressione positiva per la possibilità di cambiamento della propria vita. Questa volta, quando l'ho riletto, hanno prevalso le cose negative, la notte, i momenti di oppressione. Lui deve affrontare delle difficoltà in ogni capitolo. E' solitario. Alla fine ho pensato che è un libro che parla di speranza condizionata: si può cambiare la propria vita ma ci vuole capacità di adattamento.
Il racconto finisce poi come un sogno. E' bizzarro ma può essere abbastanza reale. Mi chiedo come il protagonista non avesse fatto a non mollare la moglie prima?

E: mi ha trasmesso un senso di libertà e mi ha incuriosito, mi ha colpito il musetto di lepre.
Mi piace come finisce, anche se non si capisce bene quale futuro avrà il protagonista, però lui e la lepre sono ancora insieme.  L'introduzione di Fabrizio Carpone, poi, è meravigliosa.

L: è un libro allegorico, pieno di paradossi che fanno capire che sul piatto della bilancia c'è la libertà e sull'altro piatto ci sono le lotte. Mi è piaciuto.

G: per me la filosofia è dentro la natura. Risalta bene la differenza tra la città e la libertà nella natura. Si fa delle domande sull'etica del suo lavoro, sulla sua relazione di coppia intrisa di ipocrisia. Invece in natura esiste una verità immediata. Mi ha colpito lo stile, sembrava che il narratore fosse sopra le parti, che i momenti belli e noiosi fossero tutti sullo stesso piano. Notiamo un forte distacco, nessuna emotività. Il racconto è come una cronaca. Anche quando incontra questi personaggi eccentrici, gli insegna a nuotare troppo rapidamente, non c'è coinvolgimento dell'autore, c'è freddezza. Probabilmente anche il freddo in queste regioni porta ad avere un certo carattere. Noi italiani siamo molto più coinvolti nelle narrazioni.


M: l'autore usa un tipo di scrittura che sembra fredda. Anche nella narrazione cinese c'è questo distacco totale, questo fatalismo in modo negativo, come se ci fosse qualcuno sopra di te che decide. Invece qui lui è padrone della sua vita. Cambia le cose.

L: l'ho trovato strano questo libro. Secondo me ci sono diversi piani di lettura: se l'avesse iniziata con “c'era una volta” allora tutto scorreva come una favola. A volte la natura gli dà un aiuto, a volte lui si batte. Però c'è un punto in cui s'interrompe la favola, alla fine quando fa l'elenco di tutte le cose che lui ha fatto. La libertà che lui pensava di aver conquistato, comunque non si è liberi, quindi lascia in sospeso il discorso della libertà.
E' l'interrogativo di questo libro: siamo veramente liberi? Poi ci mette molta ironia: quando c'è l'autista con il carro funebre. La lepre, la gazza. La lepre che è assettata del sangue dell'orso.... Sono messe dentro ad arte queste immagini, ti richiedono impegno.
Se lo leggi come favola scorre. Ma puoi anche chiederti: voglio vedere che rapporto ha con la libertà, se la natura è benigna o maligna.... Il bene e il male sono presenti e la libertà te la devi cercare; e forse quando lui incontra quella donna (non si sa come l'ha incontrata) non si sa se lui accetterà questa compagna. Ci poniamo delle domande.

C: non mi è piaciuto questo racconto. Preferisco i libri di sentimenti. Ma sentendo i commenti vostri, mi viene voglia di rileggerlo...

E: sulla libertà hai ragione  


L., ci pone delle domande il racconto. C'è la libertà del protagonista che fugge dal lavoro, dalla moglie.

P: sì ma è sempre in lotta.

E: è solo in Finlandia che la lepre diventa bianca?

R: mi ha colpito quando lui dice alla lepre: “dai devi toglierti il pelo...”.

E: io qualche pagina l'ho saltata.

L: ma per uno che ama tanto la natura addomesticare la lepre è una contraddizione!

ES: mentre leggevo pensavo: “questo qui lo stroncheranno, non è un libro per donne!” 
Invece no, non l'avete stroncato. Io sono stato deluso, era partito molto bene questo racconto, quando parla della sua professione di giornalista e che la demolisce: “basta che qualsiasi esperto di marketing ci dica di scrivere qualcosa e la scriviamo..." Invece abbiamo dei raccontini separati che riflettono sia l'ambiente naturale della Finlandia che il carattere dei finlandesi. A me non è piaciuto molto, è medio basso come livello.

G: Invece dell'autore dicono che abbia aperto il filone umoristico ecologico.

ES: come il quadro di Munch, sono così i finlandesi. Ci sono stato vent'anni fa, sbavavano per l'Italia, dicevano che siamo gente viva. Loro trovano un connazionale che sa rompere il ghiaccio ed ecco che le critiche sono buone!

O: dove lavoravo io, i finlandesi erano considerati i più allegri dei popoli nordici.

MG: simpatico il racconto, la prima sensazione è stata una forma di libertà assoluta. Lui risolveva qualsiasi cosa, per la libertà si adattava. L'ho letto volentieri.

I: io finisco con un aneddoto: ho avuto un coniglietto bianco tanti anni fa, mi seguiva, è stato una mia grande passione. Quando ha avuto un anno la mia amica mi ha regalato questo libro e ne ho un ricordo positivo.

E: pazzesche le descrizioni delle sue avventure: il modo in cui ha fatto uscire la mucca dalla palude.

R: lui dice nel racconto "la mucca anche lei si dava da fare".

M: e quando ha dormito con il morto...

E: e la respirazione bocca a bocca...

R: ho trovato che poneva delle domande strane sulla politica. Quando c'era quel tizio che viveva nella capanna, che aveva fatto degli studi.... E quando va all'Istituto Nazionale per la ricerca sugli animali, parla dei leprotti cavie... La cortina di ferro, l'orso che passa il confine.

M: quest'ultima parte è quella più incredibile!
© Andersen / Gaillarde / Denoël

E: leggo un pezzo: "quando si alzo in volo l'aereo ebbi un colpo al cuore...".

E: siamo abituati a vedere i lungo laghi, ma lì in Finlandia non ci sono, è tutto un lago
dopo l'altro.

E: i finlandesi bevono il sabato e la domenica. I tassisti vanno a raccattare il sabato
e domenica quelli che hanno bevuto.

Ed eccoci qua alla fine del nostro viaggio che ci ha portato là su al nord.

Per la nostra rubrica dei "Saggi" - 4. "I doveri della libertà" di Emma Bonino

I doveri della libertà, di Emma Bonino


E’ un libro intervista e quindi le prime pagine sono dedicate alla biografia della Bonino e dipendenti dalle domande dell’intervistatrice Giovanna Casadio. Solo dalle pagine 43 – 45 in avanti si trovano le opinioni della Bonino sul capitalismo, liberismo e socialismo. Da radicale la Bonino non crede “nel feticcio dell’economia come tema prioritario della politica. L’economia non può regolamentare i diritti civili. Afferma di non credere in un governo unico mondiale neppure se fosse patrocinato dalla Nazioni Unite, ma si dice convinta che l’attuale frammentazioni in Stati- Nazione sia quanto di più dannoso e inutile si possa immaginare. Poi affronta il tema della libertà dicendo che: “l’esercizio della libertà è faticoso, spesso doloroso. … Oggi molti italiani vivono nel torpore, come anestetizzati. Siamo passati da cittadini  a pubblico, da pubblico a spettatori, da spettatori a plebe instabile.” Particolarmente efficaci sono le opinioni della Bonino sulla questione europea: è decisamente a favore di un’Europa federale, ma per Lei l’Europa oggi è ferma, non progredisce e rischia di cadere in mano ai nazionalismi. Si dichiara convinta che nessuna nazione europea, compresa la Germania, può reggere al confronto con le potenze emergenti.
La speculazione finanziaria che attacca le singole Nazioni non potrebbe mai attaccare un’Europa Federale unita. Eccellenti anche le sue opinioni sull’immigrazione. Dice che la microcriminalità prospera in uno stagno e per eliminarla bisogna prosciugare lo stagno. Dal suo triennale soggiorno al Cairo si è convinta che lo sviluppo del continente africano è una priorità europea. Risponde anche a domande sul lavoro affermando che: “bisogna tutelare il lavoratore e non il posto di lavoro”. Sui rapporti interreligiosi dice che il compito del legislatore è quello di fare leggi in cui possono convivere ispirazioni religiose diverse; se la maggioranza parlamentare vara leggi che non rispettano questo elementare principio vuol dire che c’è una classe politica che viene meno al suo compito. Ritiene il pacifismo utopico e pensa che la risoluzione degli inevitabili conflitti si possa ottenere senza ricorrere alla violenza. Infine afferma che ogni dittatura usi i mezzi di comunicazione per ottenere il controllo fisico della persone. Per questo si dice convinta che prima di bombardare un regime violento con i missili lo si debba bombardare di informazioni ai cittadini. L’intervista si chiude proprio sulla libertà d’informazione e sul diritto di sapere con l’affermazione che: “senza libertà d’informazione la democrazia è impraticabile”.
 
                                                                                                                       di Enrico Sciarini

Resoconto dell'incontro del 24 maggio: "Tosca dei gatti" di Gina Lagorio

Tosca dei gatti, di Gina Lagorio

"Aspetto. Se lo ricorda, no? il padre? Con quella grinta c'era solo lui in paese. Che brutta morte ha fatto! Non ci devo pensare... Ma poco prima, mi aveva portato in casa la sua donna. E dopo, potevo mandarla via? L'aveva fatta sua, l'aveva messa incinta, questo coraggio io non ce l'ho, così adesso aspetto. Ma questa volta l'attesa è lunga, troppo, siamo già in ritardo, e lei è così grossa... Speriamo che non sia un parto difficile..."
La donna si accese una sigaretta, il ciuffo di capelli che portava legati a coda di cavallo per darsi sollievo nel gran caldo del mezzogiorno, oscillò a quel tentennare dubbioso, mentre proseguiva il suo monologo nell'atrio della piccola casa condominiale; chi l'ascoltava era fermo invece alla prima rampa di scale, la faccia costretta dall'autocontrollo a restare impassibile, ma lo stupore stampato in mezzo agli occhi. Il condòmino che Tosca aveva fermato mentre rientrava dalla spiaggia era un piemontese tranquillo, che la pensione aveva quietato del tutto. (...)

GINA LAGORIO
Gina Lagorio nacque a Bra nel 1922. Scrittrice italiana. Tra le sue opere di narrativa (Un ciclone chiamato Titti, 1969; Approssimato per difetto, 1971; La spiaggia del lupo, 1977; Fuori scena, 1979) spicca Tosca dei gatti (1983, premio Viareggio 1984), romanzo in cui una intensa commozione trasforma in emblema universale lo strazio di una solitudine senza conforti, sullo sfondo del paesaggio ligure tanto caro alla scrittrice. Seguirono: Golfo del paradiso (1987); Tra le mura stellate (1991); Il silenzio (1993); Il bastardo, ovvero gli amori, i travagli e le lacrime di Don Emanuel di Savoia (1996); Inventario (1997), che racconta, per temi, la storia dell'autrice; L'arcadia americana (1999); Elogio della zucca (2000). A Càpita (2005, pubblicato postumo) affidò le riflessioni e gli stati d'animo della sua lunga malattia. Tra i suoi lavori di critica letteraria, Sbarbaro, un modo spoglio di esistere (1981); tra i saggi si ricordano Penelope senza tela (1984); Russia oltre l'URSS (1989) e Il decalogo di Kieslowski (1992). 
Si spense a Milano nel 2005.

RESOCONTO DEL GDL 24/05/2012
Tosca dei gatti di Gina Lagorio

Giovedì, 24 maggio 2012,: questa sera si parla di Tosca dei gatti, di Gina Lagorio.
Bene. Cominciamo.

Sono stata un po’ spiazzata all’inizio perché, quando Tosca parla, sembra che parli di una persona, mentre in realtà parlava della gatta. Non l'avevo capito, ma dopo, quando mi è stato chiaro, ho capito che amava i gatti più delle persone. In realtà è forse meglio amare un cane o un gatto perché tante volte le persone ci deludono. Poi mi ha un po' intristita la solitudine. La prima parte del libro mi è piaciuta di più perché più dedicata ai gatti che dormivano con lei, l'accarezzavano; invece la seconda parte era un po' fredda. Lei aveva fatto sì amicizia con i due giornalisti Gigi e Tonì, con cui si sentiva in famiglia, ma fondamentalmente era sola. La solitudine tende a farci isolare, ci si aliena e raramente si viene capiti e i barlumi che si accendono vengono spenti dalla cattiveria della gente. Mi è piaciuta questa parte.

Io ho iniziato il libro, ma non scorreva e quindi l'ho chiuso. Sono rimasta a metà. All'inizio mi piaceva di più; adesso meno. Il problema della solitudine esiste. Credo che il romanzo sia un invito ad agire diversamente: invece di chiudersi, bisogna aiutarsi un po', non lasciarsi andare, alcolizzarsi, perché poi è peggio.

A me il romanzo è piaciuto per 4 motivi:
1) La storia nella storia. Lo scrittore è un divoratore di vite altrui, nello specifico di quella di Tosca con cui entra in amicizia insieme alla sua compagna. Talvolta le lascia sole perché poi Tonì, la sua compagna, gli racconti cose che si dicono solo tra donne, le confidenze. Lo scrittore non vuole parlare di eroi, ma rappresentare la vita quotidiana di gente comune perché il lettore si possa rispecchiare in certe situazioni e sentimenti. La storia, la politica parlano di eventi, di potere, ma la vita quotidiana è qualcosa di diverso, riguarda le preoccupazioni del singolo. Ci sono scrittori che parlano e scrivono di politica e di popolo, come i due giovani che abitano uno degli appartamenti della casa di vacanze, ma il popolo per loro è sempre massa, non individuo.
2) I personaggi così comuni, dal giornalista Gigi che scrive articoli di gastronomia alla sua compagna Tonì, che scrive articoli di musica e spettacolo, alla portinaia Tosca che prima lavorava forse in fabbrica e, dopo la morte del marito, un po’ per dimenticare la casa in cui era vissuta con lui, un po’ per via di un enfisema polmonare, aveva lasciato Milano per la Liguria, il paese dove aveva una cognata, ai due giovani che studiano e scrivono di politica alla madre di tre bambini, moglie e madre per destino che si sente attratta da una vicina di casa decisionista.
3) I rapporti fra i personaggi, fra Gigi e Tonì così rispettosi del bisogno di stare soli; fra Tosca e il marito Mario che non le ha mai fatto pressione perché lei facesse figli, cosa di cui aveva paura. Tutto questo rispetto fa sì che le persone siano sole. Eppure Mario aveva, secondo Tosca, una naturale disponibilità a voler bene agli altri. Tosca vuole bene ai gatti, e i gatti sono animali piuttosto autonomi e solitari.
4) L’ambiente ligure, di gente asciutta e chiusa. Il turista è qualcuno che porta soldi, ma è anche il diverso. E comunque è difficile per un forestiero inserirsi in un paese dove tutti si conoscono

È plausibile che Tosca, lì da un po' di anni, si senta così respinta?

Sopra, la scrittrice Gina Lagorio

Strano che una persona vissuta in una grande città trovi più penosa la solitudine in un piccolo centro. Per questo io credo che lei sia lì non da tanto tempo.

Anch’io mi chiedo quanto abbia fatto o non fatto lei per cercare di entrare in questa collettività. Non sembra che abbia fatto molto per inserirsi.

Prende persino il pullman quando il conducente ha la giornata libera per non entrare in contatto con lui, che le aveva tentato una specie di corte, per cui lei non ci mette del suo.

Io ho trovato il libro coperto da una nebbia di tristezza. Non ho visto nessun personaggio con sentimenti esternati. Al di là del fatto che Gigi e Tonì siano in coppia, che arrivino i ragazzi figli di lui, che i due giornalisti giovani esistano, tutto è pervaso dalla solitudine di Tosca. il problema che solleva il libro è il pensiero di Gigi “che diritto ho io di entrare nella vita degli altri facendo l'osservatore?”. Lui dice che l'ambiguità spiazza l'autenticità; se io guardo la tua vita per uno scopo, si genera l'ambiguità. Questa ambiguità pervade tutto il romanzo, perché io non ho visto nessun personaggio aprirsi: sono tutti personaggi senza slanci. È invece interessante il rapporto dello scrittore con il lettore: è giusto che lo scrittore debba proporre cose che siano pane per i denti del lettore oppure dovrebbe uscire dalle cose quotidiane? È interessante anche vedere come in un libro datato la Lagorio abbia voluto mettere il discorso dell'omosessualità, tema allora non trattato, oltretutto parlando di donne, lasciando il racconto in sospeso: che farà il marito? Lascerà la moglie? Anche Tosca è un po' guardona, non riesce a entrare nella vita degli altri, osserva i ragazzi che vanno alla spiaggia. È un po' come se venisse sottolineata l'incapacità di vivere rapporti: invece di entrare nella vita degli altri perché ne faccio parte, cerco di curiosare. Tutta questa atmosfera mi ha reso antipatici i gatti. I gatti sono più belli di come sono descritti lì; sono così prepotentemente amati da Tosca che non mi piacciono più.

A me è piaciuto perché i personaggi sono tutti molto normali. C'è la solitudine di coppia. Io ho sentito lo stato d'animo di uno che non viene più accettato nel suo posto di lavoro. Lui ha avuto un percorso all’indietro, non in avanti, lei è anche una persona abbastanza tormentata, nessuno sprizza allegria. Ho notato anche che nonostante andassero fuori a teatro, a cena, continuavano a darsi del lei.

Mi sembra che questo libro non lasci spiragli di speranza per nessuno perché anche il figlio del giornalista, Matteo, vive questo amore tanto disperato. Non c'è niente di leggero o che comunque ti faccia sperare che la vita di Tosca abbia una svolta. Adesso ha conosciuto loro, va ai concerti, e invece niente. Mi ha lasciato la sensazione di “senza spiragli”.

Bruno, l’amante di Tosca per qualche tempo, aveva una storia triste. Con la moglie malata che, quando torna dall’ospedale, lo costringe a tornare a casa, ad abbandonare Tosca. A parte il fatto che anche quando andava da Tosca tenevano giù le tapparelle: non è un bel modo di vivere una storia d’amore.

Da tutto quello che ho sentito, il romanzo è avvolto in una nebbia di tristezza, di solitudine. Magari l'autrice voleva proprio questo. In fin dei conti, è piaciuto o no?

Per me è un bel libro, ma è triste.

Sopra, Tosca dei gatti opera di Martha Nieuwenhuijs del 2009

Io volevo dire due parole sullo stile. Le prima sessanta pagine, in cui Tosca parla, lo stile è quello di Tosca, donna chiusa, sofferente per la morte del marito, a causa della quale lei sentiva di aver perso tutto. Lei era sofferente e beveva per questa sofferenza. A pagina 70 comincia a parlare Gigi e lo stile cambia. Lui usa frasi più complesse, frasi filosofico-esistenziali, espone giudizi sulla scrittura. Io leggo in metropolitana. Ci sono libri che leggo facilmente isolandomi. In questo caso facevo fatica a concentrarmi, soprattutto quando era il giornalista a raccontare. La scrittrice ha voluto raccontare il triste della vita, adolescenza, omosessualità, alcolismo, solitudine, differenza fra paese e città. Si esalta quando parla di Milano. Per quanto riguarda il problema dell'alcolismo, ricorda che suo padre diceva “meglio vivere poco ma vivere bene”, e a lei la frase non piaceva, considerava negativamente quelli che si drogavano, ma poi si trova a dover affrontare anche lei il problema del suo tipo di droga.

Io ho pensato che la Lagorio è riuscita a far scrivere il romanzo da un personaggio.

Alla fine la storia delle rose fa capire che lo scrittore ha inventato la storia.

Tosca, quando va nella vasca da bagno, lancia un grido incredibile del suo dolore.

L'unica cosa allegra è la vittoria ai mondiali.

Non ha Tosca, personaggio semplice, portinaia, che però ama i concerti e il teatro, qualcosa di affine con la portinaia di L’eleganza del riccio?