Mario Rigoni Stern ci ha lasciati

Ci ha lasciati lo scrittore Mario Rigoni Stern: è morto ad Asiago, all'età di 86 anni. Ci ha lasciati un grande uomo, un grande scrittore. Vi consigliamo vivamente di rivedere l'intervista rilasciata a Fazio in Che tempo che fa (3 dicembre 2006) clicca qui.





Noi del Gruppo di Lettura lo vogliamo ricordare trascrivendo uno stralcio dal bel libro "Inverni Lontani" (Einaudi):

"Due o tre ore ogni sera le passavo a riordinare la biblioteca degli ex combattenti, che aveva qualche migliaio di volumi. Per intiepidire la stanza mi portavo da casa un po' di legna e accendevo il fuoco nella stufa di cotto. C'erano molti volumi che riguardavano la Prima Guerra Mondiale, ma pure romanzi della "Medusa", gialli, rosa, tutto D?Annunzio, Oriani, Papini, e anche uno scaffale di libri naturalistici e scientifici lasciati per testamento da un vecchio ingegnere, e l'Enciclopedia Utet. I romanzi di cappa e spada e dell'Ottocento francese erano i più richiesti dai lettori e dalle lettrici che venivano dal contado, e quando li riportavano sapevano di stalla.
Si sa, allora non c'era la televisione, pochi avevano la radio e la gente leggeva di più. Alla domenica mattina, dopo la messa, venivano in biblioteca anche dalle contrade lontane. Pagando venti lire potevano avere in prestito un libro per quindici giorni. Gli ex combattenti avevano lo sconto e pagavan la metà. Insomma, che cosa importava se quando li restituivano avevano odore di vacca e di letame e se erano un po' sciupati? Intanto venivano letti nelle lunghe sere invernali, magari a voce alta, alla tenue luce delle cucine o nelle stalle mentre si aspettava il parto delle vacche.
Quelle venti lire per libro così raccolte e giornalmente registrate servivano per pagare un modesto canone alla vedova che ci affittava la stanza al piano terreno e il cui marito era morto prigioniero in Africa. Riuscivo persino a far rilegare ogni mese una decina di libri da Costantino, un falegname reduce anche lui dalle patrie guerre, che alla domenica e alla sera faceva bene il rilegatore. E riuscivo addirittura a comprare qualche libro nuovo di narratori o poeti, o qualche saggio di storia che istintivamente sceglievo dai cataloghi dele case editrici.
Fu così che i miei giovani compaesani poterono leggere Kafka, Faulkner, Babel', Hemingway, Garcia LOrca, Eliot, i poeti russi, Carlo Levi, Pavese, Vittorini, Gramsci... Queste mie scelte arbitrarie provocarono in paese una certa reazione da parte dei benpensanti che vedevano nella piccola biblioteca un luogo di riunioni sovversvive . Ma che belle discussioni in quelle sere invernali! Quanto entusiasmo nei nostri discorsi animati da letture che ci avevano fatto scoprire un mondo che fino ad allora ci era stato tenuto nascosto."

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