Al Gruppo di Lettura del 29 Novembre 2007 si è conversato su Henry James e il suo romanzo Che cosa sapeva Maise

Che qualcosa di anomalo ci fosse questa sera al Gruppo di Lettura lo si è notato immediatamente .
La scena spettava di diritto al grande Henry James, perché si doveva commentare il romanzo Che cosa sapeva Maise, programmato appunto per questa serata, ma in un angolo della sala, e neppure troppo defilata, era ancora presente Gioconda Belli.
Del suo romanzo La donna abitata ne avevamo lungamente parlato nell’incontro precedente dell’ 8 Novembre, e, come avevamo riferito, c’era stata una ampia partecipazione, tuttavia, la scrittrice Nicaraguense non aveva ceduto il passo perché era a conoscenza che alcune persone del gruppo l’avrebbero chiamata in causa, come in effetti è stato.
Henry James, da quel signore che è, si è messo in disparte ad aspettare il suo turno.
È tornata allora ufficialmente in campo Gioconda Belli richiamata subito da una giovane ragazza che ha esordito con entusiasmo raccontando le emozioni e la commozione che ha creato in lei la vicenda delle donne che vivono nel romanzo, ma anche rammaricandosi del fatto che il protagonista non vive più e chiedendosi del perché di questo… e che non doveva, secondo lei, l’autrice toglierle quel bel personaggio del quale si era tra l’altro innamorata. Cosa questa che ha dirottato l’interesse su altri argomenti che hanno occupato spazio e che sono stati accettati dal Gruppo perché interessanti e, quindi, si è continuato a commentare La donna abitata.
Un’ altra delle presenti ha ricordato che il romanzo lo aveva letto tempo addietro e rimarcava che lo stesso le ha suscitato le stesse emozioni della prima lettura.
Cosa abbastanza desueta, hanno riferito alcuni, perché sovente accade, almeno secondo loro, che a una seconda lettura un romanzo ha esaurito la sua carica. Su questa affermazione è seguito un breve scambio di opinioni favorevoli o meno.
È ritornata in campo la magia e la passione che secondo altri pervadono il romanzo.
Registriamo una sola voce dissenziente in tutto il panorama: ”è un romanzo che non affronta bene nè i rapporti fra le persone e neppure la resistenza”.
Poi, ma oramai l’orologio segnava le ventidue e quindici, il riflettore è stato dirottato sull’autore che doveva essere il protagonista della serata, cioè Henry James.
Devo registrare che l’accoglienza per il romanzo Che cosa sapeva Maise non è stata minimamente paragonabile al precedente romanzo della Belli.
Sono emerse alcune difficoltà che spaziavano dalla fatica di leggere quel genere di scrittura, all’attenzione che richiedeva, al timore di smarrire la storia dell’argomento trattato. Proprio questo ha fatto emergere un lato positivo: l’attualità di un romanzo, che, pur essendo stato scritto alla fine del 1800, conserva intatta la sua carica.
Si sono susseguiti interventi tra i quali uno che mi piace riferire “ho faticato a leggerlo per la sua complessità forse dovuta alla traduzione, si leggeva l’edizione tradotta da Sergio Baldi e Aldo Celli. Tuttavia ho capito come l’autore si adoperi in profondità per riferirci come la pensa la bambina e della speranza che lei coltiva che si riformi quel triangolo famigliare che sta alla base della convivenza e, l’impegno che lei si assume per arrivare ad un risultato positivo, che non raggiungerà, costituisce per la piccola una ulteriore delusione”.
Su questo ultima affermazione si è ulteriormente conversato sino alla chiusura della serata, avvenuta quando eravamo molto prossimi alla mezzanotte.
Arrivederci a giovedì 13 dicembre serata conclusiva del 2007 e si parlerà del romanzo La casa del silenzio di Orhan Pamuk.

Luigi, GdL

1 commento:

  1. Anonimo11:21

    Il mio parere sul romanzo non è esaustivo perchè non l'ho terminato, ma non sono riuscita a finirlo perchè non mi è piaciuto.
    Ho trovato la lettura piuttosto pesante e noiosa, non tanto per l'argomento, quanto per lo stile e il linguaggio.
    L'argomento (almeno relativamente alle pagine da me lette) della separazione e dell'affido dei figli all'uno o all'altro coniuge, è infatti attuale e le dinamiche dei sentimenti/risentimenti sono descritte molto bene.
    Lo stile e il linguaggio invece mi sembrano datati, lontani dal nostro gusto moderno, poco scorrevoli, e questo, secondo me, va a detrimento di un altro motivo positivo del romanzo.
    Le analisi le ho trovate molto approfondite, attente e precise dal punto di vista della bimba, delle sue reazioni e dei suoi rapporti con gli adulti che la circondano.
    Un caro saluto a tutti.
    Elena

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