"Montedidio" di Erri De Luca al Gruppo di lettura

La sera del 12 aprile i riflettori sono stati puntati sul romanzo di Erri De Luca Montedidio, ed era la prima volta che al Gdl si leggeva un libro di questo autore che per la verità molti conoscevano ma che, per una serie di motivi, non avevano mai letto. L'accoglienza è stata a dir poco entusiasta, e non eccedo se uso questo termine. Forse mai, durante questi anni - e siamo al quinto anno che il gruppo si incontra gli interventi sono stati tanto numerosi.
Solitamente nel nostro gruppo ogni partecipante che lo vuole fare, prende la parola, esprime il suo parere e poi si tace e ascolta l'opinione degli altri; qualcuno chiede ancora di intervenire, magari per completare il proprio pensiero, ma la cosa è piuttosto sporadica. In questa serata non è stato così, oltre il novanta per cento dei presenti ha voluto riprendere la parola per aggiungere qualcosa, sentimenti, emozioni, turbamenti e la serata si è prolungata oltre i tempi canonici delle due ore.E' stata tuttavia una delle più belle, forse non per il relatore al quale spettava il compito di registrare gli interventi.
Ma quest'ultima battuta sulle registrazioni degli interventi è stata poca cosa di fronte alla gioia di conoscere tante sfumature e dettagli che il romanzo di Erri De Luca ha suscitato.
Alle 21.07 ha esordito una delle più assidue partecipanti al GDL dicendo: questa è poesia, anzi di più, in ogni pagina c'è qualcosa che stupisce e mi chiedo come l'autore abbia trovato il modo di scrivere così; poi si sofferma un attimo e sfoglia il volume alla ricerca di pagine che poi legge, la 49 e la 92. Qualcuno applaude, la signora riprenderà ancora la parola nel corso della serata e, come ho riferito sopra, lo faranno anche molti altri.
Suscitano tenerezza alcuni personaggi descritti, anche se "con un linguaggio un po' duro", sostiene un'altra partecipante,"si, ma evidenzia alcune differenze sociali" e legge la pagina delle merende dei ragazzini e poi il pezzo dove ci parla dei capelli rapati solo ad alcuni.
Poi interviene un'altra persona a proposito, di quanto detto dalla signora che mi ha preceduta, trovo il finale duro e che il vecchio che insidia la bambina faccia la fine che fa, devo confessarlo, mi ha resa felice.
Poi qualcuno fa apparire in scena il Boomerang e allora si scatena, lasciatemelo dire, una messe di idee il boomerang è leggerezza, "sono le ali che mancano ai personaggi", rappresentano la ricerca della fuga la voglia di andare oltre e poi altro ancora ma questo strumento è la vita l'evasione e lo dimostra anche come sono stampate le pagine, sopra c'è sempre il cielo che può essere anche il non scritto" completa un'altra persona.
Qualcuno poi riprende, illuminando un altro aspetto che a suo dire emerge dal romanzo e dice "mi lascia disorientata e mi stupisce che questa realtà drammatica è circondata da amore: è come se il dolore sia vissuto non come tragico", e allora si susseguono altri interventi, e mi piace sottolineare ancora una volta che non ci sono sovrapposizioni di voci, si aspetta che chi parla abbia terminato e questo rende l'atmosfera distesa e consente di capire che cosa si voleva riferire.Non poteva mancare qualcuno che accennasse al linguaggio. "Bello l'uso del dialetto, anzi, in alcuni passaggi, non è più dialetto, ma una lingua quasi sconosciuta", e cita il pezzo dove il padre riferisce al figlio che la mamma è malata. Maria, Raffaniello, Errico: posso dire i personaggi più gettonati del romanzo. Molti hanno parlato di loro.
"Insomma è un libro da leggere", riferisce un'altra persona, e aggiunge: "io devo ringraziare il GdL per questo. Confesso che anni fa avevo comperato questo libro, ma non lo avevo letto, era rimasto confinato nello scaffale e sono felice di averlo scoperto".
Ci vediamo il 3 Maggio per ascoltare cosa ha saputo suscitare Amélie Nothomb che ci conduce in Giappone con Stupore e tremori.
Arrivederci.
(Luigi)

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