Magda Szabò, notizie bio-bibliografiche

Dalla lettura e dal piacere per aver parlato e scambiato i nostri punti di vista a riguardo del libro LA PORTA, di Magda Szabò, - oggetto dell'incontro del 18 maggio 2006 - diamo alcune notizie biografiche e bibliografiche per comprendere meglio chi sia questa narratrice definita come la più grande autrice ungherese, e di cui ancora poco si conosce.
BIOGRAFIA. Magda Szabó nasce il 5 ottobre 1917 da una famiglia dell'alta borghesia di Decebren, la città che, tra l'altro, ospita la più importante comunità protestante d'Ungheria. Dal 1935 al 1940 frequenta l'università Lajos Kossuth a Debrecen dove ottiene l'abilitazione all'insegnamento della lingua ungherese e latina. Esordisce nella letteratura, in qualità di poetessa, a ridosso della Seconda Guerra Mondiale: le sue poesie vengono accolte da subito con grande favore e il suo talento viene riconosciuto come una delle migliori promesse della letteratura ungherese dell'epoca. Intanto, dal 1940 al 1945 insegna al collegio femminile protestante di Debrecen e in seguito, dal 1946, lavora presso l'amministrazione pubblica del Ministero della Religione e dell'Educazione Pubblica. Nel 1947 pubblica una raccolta di poesie ispirate alla tragedia della guerra: Bárány (Angelo). Ma il suo successo di poetessa ha una drammatica interruzione alla fine degli anni Quaranta, con l'insediamento del regime comunista in Ungheria e l'avvento del socialismo reale. Viene da lì a poco licenziata dal suo impiego pubblico. Vicina al gruppo che fa riferimento alla rivista Novilunio, viene accusata dal regime di non occuparsi, nelle sue opere, della vita contadina e operaia, come molti altri autori ungheresi. Magda Szabò sceglie così la via dell'esilio: il suo però non è un esilio fisico ma artistico, che la porta al silenzio letterario come forma di protesta nei confronti del regime. Durante gli anni del silenzio, dal 1949 al 1958, non interrompe però l'attività intellettuale: porta avanti, infatti, il proprio lavoro di insegnante e traduttrice. Il suo ritorno in qualità di scrittrice e l'arrivo della fama internazionale avvengono alla fine degli anni Cinquanta: si afferma come narratrice e si fa conoscere e apprezzare all'estero con una serie di opere che la pongono in una posizione di primo piano nel gruppo dei narratori ungheresi usciti dall'esperienza dei fatti del 1956, riuscendo a conciliare le proprie origini e formazione borghesi con la realtà socialista del paese. In Europa la sua fama ha inizio grazie all'interessamento di Herman Hesse, grazie al quale viene tradotto e pubblicato in Germania nel 1959 Affresco, tuttora considerato come uno dei capolavori della letteratura europea del Novecento. In generale, si può affermare che la letteratura di Magda Szabó si sviluppa attingendo alla vena lirico-intimista che si snoda lungo le grandi linee del ricordo, spesso autobiografico, pur mantenendo una solida struttura narrativa. Di questa elegante e prolifica autrice ultraottantenne, considerata nella sua terra d'origine una vera icona vivente della letteratura e della cultura magiara, purtroppo si conosce ancora molto poco in Italia la sua attività di romanziera e drammaturga: risale infatti al 1964 la traduzione - mai ripubblicata - de L'altra Ester e solo nel 2005 è stato tradotto La porta. Magda Szabó è anche autrice di alcuni importanti libri per ragazzi: in Italia, grazie alla milanese Edizioni Anfora, e grazie anche al contributo della Fondazione per il Libro Ungherese, è da poco uscito un piccolo grande classico della letteratura per l'infanzia: Lolò il Principe delle Fate.
BIBLIOGRAFIA
Barany, 1947 (Angelo, raccolta di poesie)
Vissza az emberig, 1949 (Verso l'uomo, raccolta di poesie)
Fresko, 1959 (Affresco, romanzo)
Mondjak meg Zsofikanak, 1958 (Dillo a Sally, romanzo)
Az oz, 1959 (Il cerbiatto, romanzo; in italiano il libro è stato tradotto con il titolo L'altra Ester, pubblicato dapprima da Feltrinelli nel 1964 nella collana I narratori di Feltrinelli.64, quindi ripubblicato, sempre nel 1964, dal Club degli Editori)Tunder Lala, 1965 (Lolò, il principe delle fate, romanzo per ragazzi; in italiano il libro è stato pubblicato nel 2005, mantenendo il titolo Lolò, il principe delle fate dalla casa editrice Anfora, tradotto da Vera Gheno)
Katalin utca, 1969 (Via Katalin, romanzo)
Okut, 1970 (Il vecchio pozzo, romanzo)
Abigel, 1970 (Abighail, romanzo per ragazzi)
Régimódi tortenet, 1971 (Una storia d'altri tempi, romanzo)
Szilfan halat, 1975 (Un pesce su un olmo, raccolta di poesie)
Az a szep, fenyes nap, 1976 (quella luminosa, soleggiata giornata, romanzo)Megmaradt Szobotkanak, 1983 (E' rimasto Szobotka, libro di ricordi)
Az ajto, 1987 (La porta, romanzo; il libro è stato tradotto in italiano da Bruno Ventavoli per Einaudi mantenendo il titolo La porta, e pubblicato nel 2005)
A felistenek szomorusaga, 1992 (La tristezza dei semi-dei, saggio)
Szuret, 1995 (I frutti, raccolta di opere)
Fur Elise, 2002 (Fur Elise, primo volume di una serie di romanzi in fase di scrittura)
ALCUNE RECENSIONI DELLE OPERE DI MAGDA SZABO'
AFFRESCO
Dopo aver scritto diverse raccolte poetiche, Magda Szabo torna al romanzo durante gli anni in cui le venne impedito di pubblicare (1949-1958). Attraverso continui monologhi interiori di quattro generazioni di una vecchia famiglia puritana che si ritrova per un funerale, Affresco fa emergere i pregiudizi nascosti, le bugie taciute, le vili menzogne e gli atteggiamenti conflittuali dei componenti della famiglia. Nelle tredici ore in cui si svolge il romanzo scandite dal medesimo numero dei capitoli, affiorano molti dei cambiamenti storici e sociali degli ultimi ottantacinque anni dell'Ungheria. La protagonista, la giovane pittrice Annuska, si era allontanata da Budapest, ma è solo ora, quando ritorna a casa quasi una decina di anni dopo, che davvero si riscatta dalla soffocante atmosfera del suo passato. Il romanzo, a quanto ci risulta, non è mai stato tradotto in lingua italiana.
LOLO' IL PRINCIPE DELLE FATE (tratto dalla recensione di Marilia Piccone pubblicata sul sito STRADANOVE)
Una fiaba è una maniera gentile di parlare della realtà ai bambini; a volte molto spesso una fiaba contiene anche gli aspetti negativi, le brutture e le crudeltà della vita perché non c'è modo di nasconderle, ci sono e devono essere affrontate. E tuttavia, aleggia sempre sulla fiaba un'aria di magica poesia che indora la pillola, indugiando sui valori positivi, consegnando ai lettori un messaggio di speranza. Come tutte le fiabe migliori, Lolò, il Principe delle Fate non è un libro destinato soltanto a piccoli lettori- e non potrebbe essere altrimenti visto che l'autrice è Magda Szabò, la più famosa scrittrice ungherese: c’è una ricchezza di significati nel racconto, una grazia e una poesia nelle parole, una capacità di visione fantastica che lo rendono una lettura deliziosa per chiunque. Lolò, il Principe delle Fate, è il protagonista assoluto, ma intorno a lui ruotano e prendono vita la mamma Iris, affascinante eterea Regina, il cattivo mago Aterpater, il capitano Amalfi innamorato devoto di Iris, uno stuolo di altre fate (attenzione, in italiano il termine sembra indicare solo personaggi femminili, non così in questo libro) con diverse peculiarità: c'è chi, con uno speciale paio di occhiali, riesce a leggere i pensieri di chi gli sta di fronte, chi calibra magiche pozioni che rendono invisibili o fanno cambiare aspetto, chi (il piccolo unicorno d'oro) può leggere la verità nello specchio del suo corno. E poi ci sono anche gli umani: uno scrittore che unico, per il suo animo gentile, ha avuto il permesso di vivere nella baia vicino al regno della fate (senza che i buoni e ottusi ciclopi gli facessero tremare la terra sotto per indurlo alla fuga), un pittore con Beata, la nipotina dai capelli rossi, triste perché ha perso i genitori. La storia di Lolò, tradotta in termini di vita quotidiana, è quella di un ragazzino ribelle che si allontana da casa in cerca di altre esperienze, causando il dolore della mamma. E la mamma, per proteggere e difendere il figlio, accetta tutto, anche di rinunciare all'uomo che ama, ricattata da un altro uomo che la vuole per sé a tutti i costi promettendo di salvare suo figlio. Ma questa è una fiaba e allora Lolò, che è un fatino anomalo perché ha un cuore umano, desidera diventare un bambino vero e poco gli importa se così facendo perderà i privilegi del regno delle fate. Perché questa è la novità della favola di Magda Szabò: il mondo delle fate non è così bello come sembra, è come il Giardino dell'Eden perduto. La condizione umana implica gioia ma anche sofferenza, avere ma anche perdere, lottare per quello che si vuole, accettare la transitorietà della vita. Non c'è niente da scegliere, niente da sperimentare, nel Regno delle Fate, come nel Giardino dell'Eden: tutto si risolverà sempre per il meglio, ogni difficoltà è subito appianata. L'incomprensione materna davanti all'indipendenza dei figli viene portata al paradosso fatato in Iris: perché mai suo figlio Lolò dovrebbe desiderare di esplorare il mondo al di fuori dei loro confini, perché mai dovrebbe accettare anche di finire un giorno? Ma l'amore di mamma è più grande di tutto: è pronta a bagnarsi anche lei nel lago che la trasformerà in un essere umano, se questo è il prezzo da pagare per restare vicino a Lolò. Niente paura: le fate conoscono mille incantesimi, soprattutto se c'è anche una fata (di sesso maschile) che ha un cervello umano, e tutto si risolve, con distribuzioni di premi e di castighi. Persino Iris paga per le sue colpe: le leggi sono valide per tutti, anche per le regine. Ottima la traduzione di Vera Gheno, belli e inusuali i disegni di Donatella Espositi.
LA PORTA
Due donne che tutto separa, due vite diverse che si scontrano. Magda Szabò descrive la strana relazione che per vent'anni è intercorsa tra lei e la sua donna di servizio. Una donna ruvida, senza età, con i suoi principi e bizzarrie, riservata, e con dei segreti nascosti gelosamente dietro la "porta" eternamente chiusa. Se tra il marito di Magda e la donna c'è subito simpatia, viceversa tra le due donne la relazione è imprevedibile, fatta di litigi, riconciliazioni, di non detto. Poco a poco il loro rapporto si distende, Emerence si vota alla narratrice, il loro legame diventa esclusivo, esigente...
FUR ELISE
Circa trent'anni dopo il romanzo Okut (che noi traduciamo come Il vecchio pozzo non risultandoci mai stato tradotto in italiano) incentrato sui personali ricordi d'infanzia dell'autrice, l'ormai ottuagenaria Magda Szabò si sta impegnando in una ricapitolazione delle propria esistenza. La storia di Fur Elise avviene tra il 1917 e il 1935, e segue la vita della scrittrice fino all'esame di maturità. I genitori assicurano alla loro brillante ma cocciuta figlia di poter godere di un'eccezionale gioventù. La giovane Magda non era una facile ragazzina da manipolare. Ebbe un periodo molto difficile a scuola perché i suoi insegnanti reazionari non la gradivano, così lei rispose con azioni di sfida e di vendetta. Nell'appassionata prosa di Magda Szabò riusciamo a vedere, come in un quadro, una fantasiosa studentessa, profondamente esperta della cultura classica, grintosamente fiduciosa nelle proprie capacità, che fa la sua prima conoscenza con l'amore quando si stanno avvicinando gli esami scolastici.Anche questo romanzo, a quanto ci risulta, non è mai stato tradotto in lingua italiana
Le notizie qui raccolte sono state tratte da:
- per le notizie bio-bibliografiche: il sito (in lingua inglese e ungherese) della hungarian book foundation; e l' Enciclopedia universale della letteratura (Fabbri editori;- Per Lolò, il principe delle fate, la recensione di Marilia Piccone pubblicata sul sito STRADANOVE (vedere sopra)- Per La porta il sito librialice
Roberto_GdL

2 commenti:

  1. Anonimo17:28

    Ho letto La ballata di Lisa, La porta e Via Katalin. Cervavo altri libri dell'autrice tradotti in lingua italiana, ma - a quanto pare - non c'è altro. Grazie comunque per le notizie e i commenti che coincidono con i miei.

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  2. Ondina00:51

    Io ho letto tanti anni fa "L'ALTRA ESTER"...E'uno dei miei libri preferiti...bellissimo.
    Pochi anni fa ho letto "LA PORTA"

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