Resoconto del 21.07.05 - John Barth, L'opera galleggiante

Serata particolare quella dell'ultimo incontro del GdL, particolare nel senso che le vacanze hanno fatto sentire la loro forza: il gruppo, infatti, non era numeroso come al solito.Questo tuttavia non ha impedito che l'Opera galleggiante, il romanzo di JOHN BARTH oggetto dell'incontro, trovasse una bella e animata discussione.Premettiamo subito che l'accettazione è stata pressoché unanime, magari con qualche distinguo.Se fossimo una giuria che deve assegnare il punteggio per una gara di tuffi o di pattinaggio artistico, per cui si escludono dal conteggio finale il voto più alto e quello più basso, dovremmo escludere da questo commento il giudizio di quella persona che ha definito il romanzo un assoluto capolavoro e che lo ha comperato perché, a suo parere, è un'opera che non può mancare in una qualsiasi biblioteca.Altrettanto dovremmo fare con chi invece ha sostenuto che la lettura di tale libro è un po' troppo difficile e che gli ha creato qualche difficoltà. Ma siccome non siamo un tale giuria, e spetta solo a noi la registrazione di tutti i commenti e i giudizi, possiamo asserire che c'è chi ha detto che il romanzo gli è piaciuto e lo ha trovato divertente, anche se il tipo di lettura esigeva molta attenzione. Anche un'altra persona ha sostenuto che si tratta di un lettura impegnativa e che forse l'autore eccede nelle informazioni abbastanza complesse, poi ha letto un suo giudizio dal quale si poteva desumere che il romanzo le è piaciuto.Naturalmente durante queste esposizioni si verificano brevissimi inserimenti da parte di altri componenti del Gruppo, inserimenti però dobbiamo dire, per amore della verità, che sono estremamente contenuti e consentono alla persona che parla di terminare il proprio commento.Ad esempio una persona ha risposto che alcune descrizioni troppo tecniche, che non mancano nel romanzo, devono essere viste nel loro insieme. Ci si è soffermati poi a discettare sul fatto che ci sono pagine di una potenza tale da lasciare attoniti, cioè quando l'autore ci parla della guerra (da pag. 92 a pag. 96 dell'edizione edita da Minimum Fax), e altre di un freschezza e simpatia da suscitare ilarità (pag. 139, sempre dell'edizione Minimum Fax), e a questo punto si è voluto che qualcuno le leggesse.Che sia un buon romanzo è stata poi la conclusione finale dove la maggior parte degli intervenuti si è trovata d'accordo sul fatto che l'autore ha una particolare capacità di tenere in sospeso il lettore e che, come ha affermato una delle partecipanti, John Barth ci suggerisce che la vita va lasciata vivere.Ma la serata non si è conclusa a questo punto perché erano rimasti in sospeso alcuni commenti sul libro oggetto di discussione dell'ultimo incontro, Come Sheherazade della Alberico, da parte di persone che non erano presenti la volta precedente o che ripensando a quanto era stato detto avevano rivisto il proprio pensiero.Non si trattava di giudizi relativi allo stile di scrittura: riguardavano, invece, sopratutto il contenuto. A chi obbiettava che il comportamento della protagonista del romanzo non è del tutto credibile, qualcuno ha sostenuto - citando alcuni esempi mutuati dalla cronaca che invece lo dimostravano - se ne fosse necessario, quanto sia credibile che una donna si comporti come Giuditta.Intanto l'orologio segnava le 23, e ci attendeva un rinfrescante gelato.

1 commento:

  1. Anonimo12:54

    quello che stavo cercando, grazie

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