Resoconto dell'incontro del 30.06.05 - Giulia Alberico, Come Sheherazade

Nell'ultimo incontro del gruppo, la serata di giovedì 30 giugno, una serata fortunatamente fresca dopo giorni di caldo insopportabile, ci siamo incontrati per parlare insieme del libro di Giulia Alberico, Come Sheherazade. Prima di scambiarci i nostri punti di vista sul libro, ho portato i saluti di Enza e Luigi in viaggio verso l'oriente, e subito dopo una lettrice ci ha fatto una breve quanto interessantissima recensione di un libro che stava leggendo, Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte, mentre, poco dopo, qualcun altro ha raccontato la sua recente e avvincente visione del film Le ore, tratto dall'omonimo libro di Michael Cunningham, un libro, tra l'altro, che verrà distribuito nel prossimo incontro del gruppo. Quindi ho dato alcune informazioni sugli orari estivi della biblioteca, distribuito il calendario degli incontri del gruppo e infine ricordato la recente iniziativa estiva, Un libro per chi, le proposte di lettura per la calda estate. Abbiamo quindi cominciato a parlare del libro.
Una delle prime persone che è intervenuta ha esordito dicendo che il libro l'ha fatta arrabbiare molto: insopportabile l'idea della protagonista così depressa e schiacciata sull'amore verso Luca; il dramma amoroso, tuttavia, sempre secondo questa lettrice è molto ben descritto. Di tutt'altro parere qualcun altro a cui il libro è piaciuto molto perché l'autrice è riuscita in modo quasi perfetto a raccontare una storia drammatica di dipendenza affettiva in cui Giuditta la protagonista del romanzo e io narrante è e rimane innamorata di Luca, personaggio infantile e figura tipica di un certo mondo maschile. Secondo un'altra persona,invece, il libro ha fatto molta rabbia: una storia con lineamenti artefatti, poco credibili, con una struttura quasi da "novella", quasi semplicistica. Una storia di estrema solitudine, ha poi sottolineato qualcun altro, in cui Giuditta non si rende conto sino a che punto può arrivare il proprio amore, è perduta e sola e nel finale trova un possibile riscatto. Di parere simile un'altra lettrice, a cui il libro ha suscitato rabbia e l'impressione che la vicenda fosse poco credibile. Un'altra persona, invece, è intervenuta dicendo che anzitutto ha tenuto conto che questa lettura era seguita a quelle di un altro spessore, come quelle della Kristof. Tuttavia è stato un libro che a lei è piaciuto, spiegandoci che ha individuato due parti: la prima con il ritmo della testa, e una seconda con quello delle viscere e del cuore in cui emerge, grazie a un tipo scrittura scarno e veloce, un dolore autentico, un vero e proprio mal d'amore credibile. Il dramma di Giuditta le ha fatto ricordare un'esperienza personale, quella di una parente che in passato visse un'esperienza analoga a quella della protagonista. Sempre per questa persona il libro ci ha poi portati a riflettere acutamente sui diversi finali e l'ingegnosità della trovata della Alberico, proprio perché le cose in questo caso una conclusione possono essere e forse dovrebbero essere viste da vari punti di vista. Riagganciandosi alla seconda parte del libro, quella dal ritmo delle viscere, del mal di pancia autentico, è intervenuta un'altra lettrice rilevando la credibilità dell'autrice di raccontare un vero dramma affettivo; tuttavia ha anche ripreso quanto era stato detto prima, riguardo al senso di rabbia suscitato dalla lettura del libro, una rabbia nata dall'incapacità della protagonista di avere dell'autostima, di spingersi a un finale poco probabile e di possedere una capacità femminile di riscatto diverso. E' poi intervenuta un'altra lettrice sottolineando che si trattava di una classica trama, di un melodramma in tono minore, ma ha poi aggiunto e spiegato la sua lettura dicendoci che ha voluto leggere il libro con uno spirito critico, cercando quello che di buono poteva esserci; per lei la Alberico ha raccontato una storia verosimile, in cui Giuditta soffre molto per l'abbandono. Tuttavia, sempre secondo questa lettrice, è più l'uomo a soffrire quando viene abbandonato intendendo l'uomo oltre i trent'anni, magari con figli - e, in quest'ottica, sono di meno le donne che hanno vissuto e vivono come Giuditta. Un libro mediocre, che però a qualcuno può essere servito come emerso, infatti, dagli interventi precedenti - per le proprie esperienze personali o per tuffarsi in un mondo fatto di mal d'amore e di difficoltà dell'animo. Infine c'è stato chi ha anche esercitato quel diritto alla Pennac, di chiudere il libro e di metterlo da parte. Ero in veste eccezionale di coordinatore, e, al termine degli interventi, ho sottolineato quanto ogni punto di vista fosse rispettabile e assolutamente accettabile, e quanto l'importanza di un gruppo di lettura facesse percepire, ancora una volta, una maggiore consapevolezza di sé e dell'altro, della propria e dell'altrui pratica di lettura.Infine, prima di congedarci, abbiamo speso qualche parola sulla cerimonia di premiazione del sesto concorso letterario nazionale di D come Donna, facendo raccontare alla L. di quando, in veste di rappresentante del GdL, ha premiato uno dei finalisti. I partecipanti hanno poi voluto che io leggessi il primo racconto finalista, Traiettorie, di Laura de Cristofaro. E così, l'esperienza della lettura a alta voce ci ha resi ancora più affascinati da quanto una lettura può regalarci con la sua forza e le sue evocazioni narrative.Il solito e conclusivo momento del rinfresco e la distribuzione dei libri (un grazie affettuoso alla G. per la sua collaborazione!) hanno infine terminato un altro piacevole incontro del nostro GdL.

Ci siamo lasciati dandoci appuntamento al 21 luglio nel giardino della Biblioteca per parlare del libro di John Barth, L'opera galleggiante.

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